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lunedì, novembre 02, 2009

Il gobbo




Non so cosa aveva questa donna, qualcosa di inquietante e insieme di buffo, infantile. Una figura di Ciprì e Maresco al femminile, le rimaneva un cappotto che non le andava più. Una sigaretta in bocca, troppo grossa per le sue magie, rossetto sbavato e orecchini di perle smunte su parole che ti lambiccano la testa fino a che non te la gratti per bene. Un cappotto stretto per l'inverno non le serve più.



Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall'espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
... e nessuno m'aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d'allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.



Alda Merini

mercoledì, novembre 05, 2008

Svuota il tabellone


al Razzi


Ecco fluttuare via etere la memoria che come una farfalla nabokoviana raggiunge il Razzi
e si posa sulla sua testa di luna.
Razzi. Anima della festa.
Dire non può cosa prova quando piscia allo specchio nella lattina.
Sa che la vita è uno scherzo fallito ma lui non risponde, si alza e fa il dito.
Gli rimane una forma di vago negli occhi, allontana lo sguardo e arrotola ricordi di nebbie e luci bianche tra le dita.
Trasparente si gira e sorride al fango. In fondo al tutto c'è l'acqua.
Talete friulano. Sa come andare, non sa come tornare.

mercoledì, settembre 24, 2008

Molto faticoso

è molto faticoso scrivere un post su Mosca, molto più facile rifugiarmi in una fantasia:


happy happy hippos
sucking at my nipples

steady as the barnacles
till I grab their testicles

mercoledì, aprile 09, 2008

Do not go gently


Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.

domenica, marzo 16, 2008

L'uomo giusto

È molto tempo che non vi scrivo. Il fatto è che io non sono come Apa o altri. Scrivo soltanto quando ho davvero qualcosa di importante da dire. E stavolta ce l'ho.

Poco fa ero disteso sul divano e stavo guardando un film tristissimo di Mike Leigh dopo un bellissimo weekend, accarezzando una lattina di birra da (fortunatamente) 0,5 l appoggiata sul pavimento.

Ad un certo punto sento il bisogno di pisciare. Metto il film in pausa, vado al bagno e la porta è chiusa ha chiave. Dentro c'è M. Vabbe', torno dal divano.

20 minuti dopo il bisogno di pisciare è diventato intenso. Mi alzo, metto in pausa, porta del bagno chiusa a chiave. Bestemmio morbido, senza troppa rabbia.

Passano altri 20 minuti, il bisogno di pisciare è diventato insostenibile, mi alzo, metto Mike Leigh in pausa, torno in bagno, porta chiusa a chiave. Bestemmio duro e stramaledico M. che ha la straordinaria capacità di distruggere le vite degli altri oltre alla propria.

Soffro. E non so come fare. Desidero pisciare nel lavandino della cucina e lo farei se non avessi la certezza che M. uscirebbe dal bagno nel momento esatto in cui sarebbe impossibile tornare indietro. Oltre il confine della pisciata irreversibile.

Soffro. Non so come porre fine al mio dolore. Rientro nervosamente nella mia stanza e vedo la lattina di birra. Bastano due sorsi per finirla.

Avvicinare la punta del cazzo al buco a spicchio della lattina è un'impresa bella e pericolosa. Non puoi stare troppo lontano o il piscio rimbalzerebbe beffardamente sulla parte superiore della lattina. Non puoi andare troppo vicino o rischi di tagliarti beffardamente l'uccello.

Ma faccio centro. Perfettamente centro. E il sollievo mi pervade. Un sollievo animale che spazza via ogni coscienza. Poi la coscienza si rifà viva e mi visualizzo.

In piedi, esattamente al centro di una stanza scarsamente illuminata, uno specchio enorme davanti a me, i jeans slacciati, i capelli tagliati di fresco, la barba rasata di fresco, una lieve abbronzatura da marzo romano, il cazzo in una mano, la lattina nell'altra, gli addominali contratti nello sforzo di pisciare dentro. Pisciare bene. Pisciare diverso. Pisciare giusto.

E capisco. Capisco perché su Facebook risulto più desiderabile del 93% di 24.645.009 persone.

Perché so pisciare bene. So pisciare diverso. So pisciare giusto.

giovedì, febbraio 14, 2008

Domanda

Oggi, visto che me ne frego di che giorno inutile sia, mi sono svegliata con questo dubbio: come cavolo si scrive il "color magenta acceso"?
Opzioni:

fucsia (come dice google),
fuxia (come credevo io, perchè mi piacciono le x),
fuchsia (come la pianta, vd. Wikipedia), oppure
fuschia (come dice la nonna della mia amica)?
Nel dubbio ho scelto FUCK-SIA (che ovviamente non si legge secondo la fonetica inglese, grazie)

martedì, gennaio 15, 2008

Chi cazzo ha scritto stammerda? (un capolavoro)

Bulldozer
(dal film "Lo chiamavano Bulldozer")

You can see a mountain here comes Bulldozer
you can see a cloud of fists and dust
it's quite clear why his name is just Bulldozer
it's enough to see him once again

where's he coming from
no one knows
and nobody would ask such a thing
no one knows
and nobody would ask such a thing

You can see a mountain here comes Bulldozer
you can see a cloud of fists and dust
he won't be the first one to look for glory
but when he's involved he won't deny

where's he coming from
no one knows
and nobody would ask such a thing
no one knows
and nobody would ask such a thing

But for a man he's just a good boy
just a good boy with a heart of gold
who likes to go his own way
stay faraway from the world

You can see a mountain here comes Bulldozer
you can see a cloud of fists and dust
it's quite clear why his name is just Bulldozer
it's enough to see him once again

where's he coming from
no one knows
and nobody would ask such a thing
no one knows
and nobody would ask such a thing

But for a man he's just a good boy
just a good boy with a heart of gold
who likes to go his own way
stay far away from the world

You can see a mountain here comes Bulldozer
you can see a cloud of fists and dust
it's quite clear why his name is just Bulldozer
it's enough to see him once again
(x2)

sabato, novembre 10, 2007

Coming soon to a theater near you

Qualcuno stava aspettando, altri mi hanno fatto domande a riguardo.
Bene, è con estremo piacere che vi comunico di aver iniziato le registrazioni ufficiali del mio prossimo singolo:



Potete ascoltarne un piccolo estratto in anteprima cliccando QUI

Ci vediamo on the road.

venerdì, ottobre 26, 2007

L'atto poetico


La triade Panaparazzina è in Giappone: terra di magia, terremoti e poesia.
Ma anche il Cile cinquant'anni fa.


Negli anni quaranta e all'inizio degli anni cinquanta, in Cile si viveva poeticamente come in nessun'altra parte del mondo. La poesia impregnava tutto: l'insegnamento, la politica, la vita culturale e quella amorosa. Durante le innumerevoli feste quotidiane, la gente beveva senza ritegno e c'era sempre qualche sbronzo che recitava versi di Neruda, di Gabriela Mistral, di Vicente Huidobro e altri magnifici poeti.

Perché tanta lirica gioia? In quegli anni, mentre l'umanità subiva la Seconda guerra mondiale, nel lontano Cile, separato dal resto del pianeta dall'Oceano Pacifico e dalla Cordigliera delle Ande, lo scontro tra nazisti e alleati era vissuto come una partita di calcio.

In ogni casa, su di una cartina inchiodata al muro, si seguivano le avanzate e le ritirate degli eserciti in guerra con spilloni muniti di bandierine, tra i brindisi e le scommesse. Per i cileni il loro paese lungo e stretto, malgrado i problemi interni, era un'isola paradisiaca che la distanza preservava dai mali del mondo. Mentre in Europa imperava la morte in Cile regnava la poesia.

Il cibo abbondava - i quattromila chilometri di coste fornivano pesci e frutti di mare squisiti - il clima era eccezionale e il vino un nettare a buon mercato - un litro di rosso costava meno di un litro di latte - e per tutte le classi sociali, dai poveri ai ricchi, quello che contava di più era fare festa. [...]


Un notaio compassato, a partire dalle sei di sera si ubriacava nei bar e si faceva chiamare "il terribile tette nere". A lungo si parlò della battuta con cui aveva abbordato una cliente: "Signora anch'io sono stato donna: parliamoci da vacca a vacca".


Il paese intero, al tramonto, era in preda a una follia collettiva.
Si festeggiava la mancanza di solidità del mondo. In Cile la terra tremava ogni sei giorni! Il suolo stesso era, per così dire, convulsivo. Per cui tutti erano soggetti a un terremoto esistenziale. Non vivevano in un mondo compatto che seguiva un ordine razionale bensì in una realtà tremolante, ambigua.

Si viveva precariamente tanto sul piano materiale quanto su quello relazionale.
Non si sapeva mai come sarebbe finita la notte di baldoria: la coppia che si era sposata a mezzogiorno poteva dividersi all'alba e ritrovarsi a letto con altre persone; gli invitati potevano buttare i mobili giù dalla finestra e così via.

I poeti, nottambuli di natura, vivevano in un'euforica smodatezza.
Neruda, collezionista frenetico, si era fatto costruire una casa-museo a forma di castello radunando intorno a sé un'intero paese.

Huidobro non si accontentava di scrivere "Perché cantate la rosa? Fatela fiorire nel poema" ma ricoprì di terriccio fertile i pavimenti di casa sua e vi piantò un centinaio di roseti.

Teofilo Cid, figlio di ricchissimi libanesi, rinunciò alla sua fortuna e conservò come unica ricchezza un abbonamento al quotidiano francese "Le Monde" e, ubriaco fradicio giorno e notte, decise di vivere su di una panchina del Parque Forestal.
E lì lo trovarono una mattina, morto, ricoperto dalle pagine del suo giornale.

Ci fu un altro poeta che si faceva vedere in pubblico soltanto alle veglie funebri degli amici per mettersi a saltare sulla bara.

Il magnifico Raul de Veer non si fece il bagno per due anni per selezionare con il suo fetore chi davvero fosse interessato ad ascoltare i suoi versi.

Tutti quanti erano usciti dalla letteratura per partecipare agli atti della vita quotidiana adottando una posizione estetica e ribelle. Per me, come per molti altri giovani, erano idoli che ci indicavano un modo di vivere bellissimo e demenziale.

da: Alejandro Jodorowsky - "La danza della realtà"


Un modo di vivere bellissimo e demenziale.
Per qualche ragione associo le ultime parole ad Apa.
Se lui potesse, nella mia visione, vivrebbe seguendo questo precetto.
O forse è il Razzi?
Boh, tanto è uguale.









domenica, marzo 04, 2007

Poesia Seborghina - Aparazzino Adamantino

APARAZZINO ADAMANTINO




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S'affaccia e compare molesto al mattino
Diventa più saldo all'idea di un pompino
Mi giro e il tuo corpo lo fa adamantino...
Mi metto all'opera, con fare felino.
Il piano è deciso, facciamo un bambino.
Il nome è già pronto: Aparazzino.


Ma aspetta... Sopresa! E' un altro buchino!




lunedì, febbraio 12, 2007

La poesia contemporanea come alternativa al defecare - esperienza #1


Nel bagno della stazione ho masturbato il mazzo con parole colorite come tante margherite lanciate a gran corsa dal tuo treno in figa.
Quanto al mio viso ricoperto di speranza bianca non è nebbia che si assaggia, non è roba che va via con l'acquaragia.

La poesia contemporanea come alternativa al defecare ovvero il blocco note del poeta maleducato - premessa

Questa premessa partiva inizialmente dalla premessa che in primis il titolo iniziale dell'iniziativa fosse in verità: La poesia contemporanea come alternativa al defecare ovvero il blocco note del poeta stuzzichevole.
Ma mi è stato fatto notare da un apprezzato poeta siciliano che quello stuzzichevole, suonando pretenzioso, avrebbe invalidato completamente lo scopo stesso del progetto.
Tutto è benissimo riassunto nel titolo della premessa che, spietato come sanno essere i titoli, non lascia spazio a nulla che non sia lo sfogo bassissimo della poesia, spogliato a scappare via nudo sul tappeto degli scherni più umilianti.
E' arrivato il momento di togliere il fazzoletto di testa a questa margherita marrone e molla che è la poesia contemporanea. Ammettiamo l'incontinenza, ammettiamo che tutto si riduce all'espulsione di un fardello che è caro, è nostro, ma che se ne deve andare affanculo giù per il tubo del cesso.
Detto questo incominciamo, ma per favore non fatelo voi da casa e basta con gli sms.

sabato, febbraio 10, 2007

Poesia Seborgina - Ode al pomeriggio dopo




Le carni, i sessi, le fauci. Passa mezz'ora.

I corpi distesi come panni.

Non godevo così da quando avevo sedici anni

E penso al pomeriggio dopo, quando ti tromberò anc'hora.




lunedì, gennaio 15, 2007

Poesia Seborghina

Ci hanno richiamato. Ringraziamo i Nostri fan.

A loro dedichiamo questa poesia Seborghina.



A Razzi

Pensavo a te.
Nudo.
Con un fiore di campo che ti spunta dall'ano.
Un fiore vigliacco.

giovedì, febbraio 09, 2006

Quanto è bello lu Wi-Fi

Quanto è bello lu Wi-Fi
Se ce l'hai tu già lo sai
E se sulla tazza stai
Leggi e posti, casomai.


A.P., (Brescia, 09/02/06)