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lunedì, gennaio 30, 2012

La vita cambia



Nuovi usi, nuove abitudini. La vita cambia, per tutti.Cose che non immaginavamo poter fare diventano all'ordine del giorno e ci capita di pensare che il tempo che scorre sia un inesorabile progresso.
Il mondo diventa ogni giorno piu' piccolo, si comunica in ogni angolo del globo.
Possiamo giocare con dei videogiochi ognuno a casa propria. Possiamo scattare foto in ogni istante. Possiamo parlare gratuitamente tra Italia e Giappone, condividere foto, film.

E in questo avanzare non ci rendiamo conto di quelle piccole cose che spariscono, che non facciamo piu', che i nostri figli non conosceranno, che i nostri nipoti avranno del tutto dimenticato e manco potranno immaginarsi, cosi' come noi a fatica possiamo concepire come passava il tempo nostro nonno, i nostri prozii.

Fermiaci un attimo a riflettere quindi, a piangere il lutto di cento e mille piccole cose.
Rendiamoci conto, per esempio, di come l'estrema diffusione del cellulare ci abbia privato dell'ingenuo piacere di lanciare qualcuno vestito in una piscina.

mercoledì, gennaio 19, 2011

Facebook e le generazioni future


Giusto ieri ho ricevuto un sms dalla mia fidanzata del liceo.
E la cosa mi ha fatto riflettere.
Tutti noi abbiamo fatto la nostra quantita' di cazzate in passato.
Le nostre fesserie, le nostre cattiverie, le nostre allegre minchiate.
Cose che se ci pensi ora la tua stessa mente ti censura con un "ma che coglione".

Ma appunto, la parola chiave e'"passato", qualcosa che, dopo essere passata, e' solo parzialmente qui con noi.

A testimonianza del fatto che a 13 anni io e mio cugino Bebo facevamo le mosse di Remo Williams per schivare i proiettili, o che Ergo ha rischiato di decapitarsi in palestra per troppo zelo nell'andare a recuoperare il registro di classe, rimangono solo le nostre memorie fallaci, bucate, ricamate con il dorato filo della nostalgia. Addolcite. Altre memorie, altre sconfitte dell'anima, invece vengono sepolte, rimosse.

Al contrario, invece, a ricordare di quanto sia stato emo un mio giovane cugino di adesso, per esempio, ci sara' la perenne memoria collettiva di Facebook.
A testimonianza rimarranno le sue frasi di status sciocche e deprimenti, i suoi gusti scialbi, ogni fidanzatina, ogni flirt, ogni parola detta a sproposito, quelle che dimentichi per tua stessa coerenza. Ogni spremuta di sentimenti sciocchi, ogni esaltazione scema.

Mi domando che effetto possa avere questa cosa. Se vorra' dire la morte di FB in futuro, se vorra' dire il deperimento dell'eta' adulta, ognuno costretto a rimanere coerente alla propria adolescenza. Se il senso di vergogna cambiera'. Se ci sara' invece la vittoria della maturita', se chiunque potra' indifferentemente diventare l'adulto che merita di essere in pieno vigore mentale.

O se semplicemente vorra' dire che potro' sfottere con cognizione di causa e carte alla mano, per i prossimi trent'anni, chiunque abbia citato Vasco o Ligabue, o fatta qualche posa o mossa da bimbominkia.

mercoledì, dicembre 15, 2010

Back to the present




E' stato ritrovato un sondaggio naufragato al largo di un tempo passato.

Alla domanda SEI PREOCCUPATO PER IL FUTURO avete risposto così:

Sono terrorizzato: 5 (29%)
Sono piuttosto preoccupato: 4 (23%)
Ho qualche timore ma ce la farò: 4 (23%)
Non è una cosa a cui penso: 0 (0%)
Sono speranzoso: 2 (11%)
Sono sicuro che andrà tutto come ho sempre sognato: 2 (11%)

Mettiamo assieme le prime due risposte per verificare che metà degli Aparazzini è seriamente preoccupata per il futuro, il 52% della popolazione.
La terza risposta rivela la frangia pragmatica del blog, coscienti delle difficoltà e tuttavia determinati ad affrontare il futuro, sono il 23%.
La quarta risposta mostra il dato più interessante: tutti senza esclusione pensano al tempo a venire, in un modo o nell’altro è un fattore fondamentale sia per Apa, sia per Ignazio. Nessuno aveva fatto il gallo e questo dimostrava che la rimozione delle risposte brillanti stava dando i suoi frutti (prima dell'arrivo del nuovo sondaggio).
La quinta e la sesta risposta dicono che tra di noi vive una minoranza di ottimisti i quali si dividono tra coloro che si affidano alla grazia divina e quelli che portano occhiali a lenti rosa.

Ho ripensato al concetto del tempo in rapporto al fenomeno della prescienza, ovvero del vedere il futuro. A me è capitato di vedere il futuro due volte, attraverso un deja vu. Alla terza occasione, per verificare di non essermi illuso, ho rivelato a un mio amico quel che sarebbe accaduto da lì a qualche minuto e l’esperimento è andato a buon fine.

Wikipedia sul deja vu:

Collegamenti a disturbi mentali:
[...] La possibilità di una correlazione ha condotto alcuni ricercatori ad ipotizzare che il déjà vu è forse un'anomalia legata ad una temporanea e scorretta diffusione degli impulsi neurali nell'encefalo

Parapsicologia:
Il déjà vu sarebbe associato a presunti fenomeni di precognizione, chiaroveggenza o percezioni extra-sensoriali, ed è stato frequentemente citato in tale ambito come una presunta "evidenza" delle abilità "psichiche" della popolazione generale

Essendo di indole razionale rifiuto l’equivalenza tra inspiegabile e sovrannaturale. Trovatomi di fronte a questo fenomeno ho dovuto formulare una ipotesi per calmare l’ansia e quei disordinati impulsi neurali.

Ecco l’ipotesi basata su quasi nulla di scientifico.
In fisica il tempo è solo una coordinata in uno spazio a 4 dimensioni, lo spaziotempo.
I punti dello spaziotempo sono detti eventi e ciascuno di essi corrisponde ad un fenomeno che si verifica in una certa posizione spaziale e in un certo momento.

Partiamo dal presupposto che lo spazio viene percepito elaborando informazioni sensoriali attraverso il cervello ed estendiamo l’analogia alla quarta dimensione, quella del tempo.
Se la percezione dello spazio è l’interpretazione di una realtà che si estende oltre la portata dei sensi, la percezione del tempo è l’interpretazione di una totalità elaborata solamente in proporzione alle nostre capacità.
Se avessi gli occhi di un felino potrei evitare di accendere la luce per andare in bagno la notte, se avessi il ciclo di vita di un moscerino lunedì sarei nella culla, martedì a un colloquio di lavoro e domenica sotto due metri di terra.
L’esperienza del tempo, come l’esperienza dello spazio, è una questione di capacità elaborativa.

In un modello insiemistico dello spazio il cerchio del nostro orizzonte sensoriale è la frontiera di questa capacità, nel modello temporale l’istante è l’unità di capacità elaborativa delle percezioni sensoriali: quante informazioni alla volta sono in grado di elaborare. Se il cervello umano fosse un computer questa misura corrisponderebbe probabilmente alla frequenza del processore.

Preso questo per buono, il fatto di vedere il futuro è un problema dovuto all’elaborazione non sequenziale di informazioni: come saltare una riga durante la lettura, accorgersene, ritornare alla riga giusta e infine arrivare a rileggere la stessa frase dandole finalmente un senso grazie al contesto.

Avevo anche un climax finale, ma per non fare il solito post lungo lascio cadere e concluderò nel prossimo con questo tema: quando l’imprevedibilità del futuro mette i bastoni tra le ruote alla religione.


lunedì, novembre 15, 2010

Facebook per anziani - A nonna Abelarda piace questo elemento

* Nonno Florindo29 è stato taggato in una foto:



* La vedova del Colonnello Baramban ha preso le sue pastiglie.
- Alla sciura Pina piace questo elemento.

* a Zio Odoacre piacciono D3nti3raHipHopNe3v3rStop e Orietta Berti.

* Nonno Klemente ha komprato il Viagra su Internette, lol!!!1!!1!
- A Nonn3ttaPInKAlIdA piace questo elemento.

* Nonno Otello si è iscritto al gruppo Anziani che guardano i lavori in corso a Bikini Bottom.



* Nonno Gino è diventato fan di Mietitrebbia.

* Nonno Battista e zia Adelinda sono in una relazione aperta.

* Zia Adelinda ha cambiato la foto del profilo



* Nonno DjEgisto ha aggiunto una foto all'album Le mie Nights All'Albikokka.



...
E tra qualche decennio ci saremo anche noi.
Yeah!.

martedì, settembre 21, 2010

Montisola



Penso di aver trovato un elemento comune a molti dei miei incubi.
Montisola.
Ridente, ma anche non troppo, isolotto lacustre nel lago d'Iseo. L'isola lacustre più grande d'Europa, dicono.

Non so se sia effettivamente così o questa idea, che sia un elemento ricorrente, sia una suggestione dovuta al sogno stesso.
Faccio sempre più fatica, con sonno e veglia che si confondono, a tracciare contorni netti a ciò che dovrebbe essere un pensiero conscio e ciò che invece ha il sapore appagante dei processi nascosti del mio cervello.


Ad ogni modo.
Incubi.
Montisola.

Come mai?
E' una cosa che mi spiego fin troppo facilmente. E la facilità con cui me lo spiego mi rende sospettoso.
Qualcuno avrà notato la mia costante fissazione con il tempo, quella paura dell'irreversibilità delle cose, quel senso di frustrazione e impotenza di fronte all'implacabilità dello scorrere dello stesso.
Ecco, a Montisola i traghetti ci sono fino ad una certa ora, le dieci, le undici. Poi ricominciano al mattino. Mi ricordo che da piccolo, giovane, la cosa mi colpì molto.
Rimanere bloccato sull'isola per un ritardo.
La mannaia inesorabile del tempo.

Ed è così che forse da anni alcuni dei miei incubi migliori sono ambientati lì. In quel luogo temporaneo ed instabile, a scadenza.
Un po' come tutti i luoghi, in fin dei conti.
Anche se ci piace pensare che non sia così. E mentre il nostro nido, la nostra casa, ci aiuta nella sua omogeneità dei tempi, degli spazi, a dimenticare questo fatto.
Altri posti, come Montisola, invece ce lo ricordano fin troppo bene.

lunedì, agosto 30, 2010

Pensieri felici



Mi fa male un dente.
Sono in sala di registrazione, ho un freddo mortale perchè alternano il condizionatore in turbo boost mode e spento.
Non dovrei essere qui ma ci sono.
E mi fa male un dente.
Cioè, doloricchia la gengiva. Niente di che. Mai avuto carie, non comincerò certo ora.
Eppure.
Eppure sento che questo costante conflitto tra la mia mente e la chimica e fisica del mio corpo, stia pendendo a favore di quest'ultime.

Da giovane ho vissuto a lungo a Bangkok e in teoria caldo e umidità erano peggio che qui, eppure non lo soffrivo così, il caldo.
Perdere peso, mettere peso, mettere massa muscolare, perderla, è sempre stato facile, ora non più.
Ho messo gli occhiali.
Comincio a perdere la dimestichezza con l'italiano, come se la mia memoria avesse detto ok, vuoi il giapponese e l'inglese? Allora queste cose le do via.
Non dormo peggio che mai.
E regolo i miei umori con delle pastiglie.


E due sono le cose che ne conseguono.
Intrinsecamente legate, strette avvinghiate l'una all'altra.
Ed una è che crolla di continuo la sospensione dell'incredulità in cui viviamo. Quell'idea che la nostra vita sia una fiction, un prodotto della mente per la mente.
Che si sia in un certo qual modo distanti dal reale, entità separate dal proprio corpo, un principio d'eternità, contemporaneamente immerso ed avulso dal tempo e dallo spazio fisico.
Con i nostri segreti, i nostri pensieri, chiusi nel nostro cranio o petto o dove meglio vi pare, che ci consolano.
E pian piano crolla questa idea, si affaccia quella che the joke was on me, e che l'illusione e che ci sia altro oltre a alchemie chimiche di ghiandole più o meno complesse sia proprio quello, un'illusione beffarda. (Vi prego cliccate sulla parola.)

L'altra.
Da bambino mi domandavo spesso come sarei sceso a patti con la morte, non la sentivo incombere su di me, la sentivo una cosa estranea, e mi spaventava l'idea che un giorno l'avrei invece capito fino in fondo che sarebbe toccato pure a me. Vedevo gente adulta, vivere la propria vita normalmente e mi chiedevo, stupito, come potessero, se ancora non avessero realizzato.

A quanto pare è così che il tuo corpo ti prepara all'accettazione del grande evento, a rate, poco a poco, per osmosi.

E che dire.
Non ho un capello grigio.
Non ho perso un capello nella mia vita.
Non ho rughe.

Deve essere particolarmente dura per il Razzi.

martedì, dicembre 01, 2009

Lettere da un desaparecido






Mi scrive Razzi, chiedendo di pubblicare la sua lettera.
Ancora in viaggio, ancora alla ricerca di qualcosa che gli sfugge. Ma questa volta è un viaggio diverso, come lui stesso spiega.


Caro Apa,
Continua il mio viaggio, continuano le mie peregrinazioni, ma questa volta non mi perdo per le vie del mondo, piuttosto mi lascio andare per i dolorosi, scoscesi sentieri della memoria.
Basta poco, i tramonti del castello di Caporiacco, il profumo del frico, un vecchio ubriaco, ma poche cose sono poderose come una fotografia, proprio come dicevi tu.
E questa foto che ti mando ha risvegliato in me ricordi sopiti, sfogli un libro ed esce, ed eccomi qui, 15, 16 anni fa, ancora con i capelli lunghi, in un momento spaesato e felice, come ce n'erano tanti, con i miei amici di allora. Quello tatuato è Sergio, quello ricciolo è Palombo. Non li sento, non li vedo più.
Ho pensato quasi di chiamarli, quando ho trovato questa foto, ma poi non ce l'ho fatta. Voglio ricordarmeli così, voglio che Sergio e Palombo siano per me bloccati in questo momento, con Palombo che mi costringe generosamente i genitali e io che faccio altrettanto con Sergio.
Ma cosa è successo a quei periodi spensierati? L'unica risposta che so darmi è che è successa la vita. Il lavoro. Le scelte di diventare maturo, di proteggere la mia immagine, di curarla. Il lavoro. Il tempo che non ho per tutti voi, per noi.
Perchè diciamolo, se non ho avuto tempo per Sergio e Palombo, perchè mai dovrei averlo per voi stronzi?



Maledetto Razzi.
Sa sempre andare dritto al cuore.