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lunedì, dicembre 13, 2010

Condividere ossigeno con certa gente - Non piace ad uncertot di persone

Alle volte capita di alzarsi.
Alle volte capita di alzarsi e guardarsi allo specchio.

L'immagine riflessa non è sempre uguale a quella che vorremmo vedere.
Spesso è una questione di dettagli come peli nel naso, rughe, colorito verdognolo scordatidimeilprimapossibile.

Alle volte però è un qualcosa di più profondo, una sorta di malessere psicomolanderostiniano.
E' il voler essere un qualcosa che non c'è, aspirare ad una sorta di perfezione che mai potremo raggiungere.

...

Ok, il termine "psicomolanderostiniano" non esiste.
Se è per questo però non esistono nemmeno donne e uomini perfetti come quelli presenti sulle copertine dei giornali, cover boy/girl che vivono su un altro pianeta chiamato Photoshop, assieme a Madonna Lisciagassataferrarelle, Elvis e qualcunochehasbagliatostradaefapuzzette.

E' per questo che ho deciso di inaugurare una nuova rubrica, uno spazietto per dire basta ai finti problemi.
Un angolino per imparare ad amarci per quello che siamo.
Un vicolo cieco per sostenere il diritto d'espressione inalienabile dell'essere (umano, a volte).

Posterò foto di gggente. Reale.
Gggente con cui non vorreste mai condividere il vostro ossigeno.
Gggggente come tutti noi, quindi.





E poi diciamolo, la bellezza non è tutto.. basta essere una tipo.

sabato, luglio 25, 2009

L'onda





La sento, arriva.
L'onda.
Mancano ancora almeno quindici minuti di treno prima di arrivare a destinazione ma si diffonde una sorta di agitazione. L'ansia dell'arrivo.
Il treno per l'italiano medio è ancora una bestia non domata, un mistero.
Fa paura, e se non riuscissi a scendere? L'angoscia dell'immortale lotta dell'uomo contro il mondo, la natura, la realtà.
Il primo cede, si alza, è l'inizio.
Come capre, come lemming, la gente comincia ad alzarsi, uno dopo l'altro. Una reazione a catena.
Siedo vicino al corridoio e il mio compagno di sedile comincia a farsi prendere, non siamo manco a Lambrate, ma comincia a non riuscire a stare seduto, la sedia sembra scottare. Non si può alzare se non faccio altrettanto. Si sente bloccato.
Si agita, sbuffa, si guarda attorno, guarda fuori, guarda la gente che si alza e cammina. Negli occhi riconosco lo sguardo del cane che vede il padrone uscire di casa. Chiudo gli occhi ma quella immagine non mi abbandona.
Ok, porca troia, mi alzo.

E mi faccio quei cazzo di 15 minuti in piedi, in fila, lungo il corridoio.