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lunedì, maggio 12, 2008

Once again, farewelli

E ritorna, puntuale, quel momento in cui Ergo ritorna, puntuale, a Pasadena, California.
Volto scuro, voce seria. Devi lasciarlo partire con il sorriso.
E mi ritrovo a spendere pensieri e a cercare parole per descrivere, magari con un tocco di poesia, la nostalgia che già pone i suoi liquidi cristalli, come rugiada, sulle pareti più contorte del mio cervello.

Ma non serve. Certe cose non servono.
E allora pugno chiuso. Dorso contro dorso.

Per quando torni Ergo, ti faccio "Gimme Shelter" con la batteria, a livello hard.
Bendato.

E' una promessa.

sabato, settembre 22, 2007

Post introverso e riflessivo come Buffoli

Fuori piove. Da queste parti e' un rarita'. Pasadena, California, Stati Uniti. Dall'altra parte del mondo. Accolgo la pioggia come una liberazione. Amo la pioggia e amo il tempo uggioso, quel cielo plumbeo e carico di scure nubi. Amo osservarlo, quel cielo. Amo scoprirlo. Sempre diverso da se' stesso, mai noioso, dipinto inedito perenne con nuove sfumature, nuove forme, linee arzigogolate che giocano fra di loro intrecciandosi e danzando parallele. Amo il rumore della pioggia. Mi calma, cancella il perenne mormorio della megalopoli, delle sue freeway sempre cariche di traffico. Apro la finestra e lo faccio entrare quel rumore, che riempa la stanza, che rempia le mie orecchie, che svuoti le mie orecchie, che culli il mio animo. E parlo. Parlo con Apa. Amo parlare con Apa, mi diverte. Parlo di politica, di cose serie e noiose, stimolanti e frivole. Mi piace il modo in cui Apa discute, argomenta e sottolinea, domanda e incalza, non concede tregua, mastino d'intelletto. Mi aiuta a pensare. Mi spinge a capirmi, ad analizzarmi ad innalzarmi. Consapevolezza che affiora, relitto affondato nella mediocrita' dell'ingenuita'. Eppure l'abbraccio, la faccio mia, la nutro e la cullo, perche' e' mia, la sento mia. E scopro che c'e' spazio per lei, c'e' spazio anche nell'intelletto, a dispetto dell'intelletto, in armonia con l'intelletto. La morsa della contraddizione svanisce. E' una sensazione calda mentre l'intensita' della pioggia aumenta ed una folata di aria fresca entra nella stanza scostando appena le tende.

sabato, luglio 14, 2007

Getting the boot

TAG: LIfe at Pasadena
Tutte le belle cose finiscono, si sa. Per fortuna anche quelle brutte finiscono. A volte si potrebbe porre fine noi stessi a certe situazioni ma, vuoi per quieto vivere, vuoi per pigrizia, vuoi per timore di cio' che il cambiamento puo' portare, si tende a lasciar correre e ad accontentarsi. A volte pero' si ha la fortuna di ricevere una piccola spinta che ci mette in condizione di dover cercare il cambiamento. Nel mio caso la spintarella viene sotto forma di foglio di carta con una inaspettata intestazione: "NOTICE TO TERMINATE TENANCY". In italiano semplicficato: SFRATTO. E cosi terminano le magiche avventure di Ergo, Zac e Shawn il quale alcuni di voi conoscono con lo pseudonimo: "l'iraniano". E' un vero peccato, e dire che solo una settimana fa, di ritorno da un suo viaggio in Iran, il mio corpulento e barbuto coinquiliino mi aveva fatto dono de "L'anello dell'amicizia". Non ho mai citato, su questo blog, le innumerevoli uscite di questo individuo e non credo che questo sia il momento adatto per farlo, se mai ce ne sara' uno. Tuttavia vorrei che capiste lo stato d'animo in cui mi trovo ora che, in 30 giorni, devo trovarmi un altro alloggio e, probabilmente, altri coinquilini. Prima casa a Pasadena: Rudy, il coinquilino che pisciava nella doccia dove io mi lavavo. Seconda casa: Beppe, l'italoamericano di Brooklyn che si vantava di aver ucciso un uomo. Terza casa: Shawn, l'iraniano che non capisce l'ironia e la prende come un insulto. Capirete il mio timore, se questo e' il trend non so cosa aspettarmi, ma so che la realta' ama surclassare anche le peggiori previsioni.
Ah, per gli esterofili, "to get the boot" e' slang americano e significa "essere cacciati a calci in culo".
Got the picture?

sabato, marzo 10, 2007

Il vuoto

Ecco che comincia.
Sento l'aria che fluisce via velocemente, succede sempre nei fine settimana. Per cinque giorni, da Lunedi a Venerdi, un po' si respira, a volte bene, a piene boccate, a volte un po' maluccio, come in alta quota, ma l'aria non viene mai a mancare come Sabato o Domenica. Invece, quando proprio ne ho piu' bisogno, ecco che annaspo, soffoco, con le mani strette attorno alla trachea. Proprio quando sono tutto il giorno in casa, seduto alla scrivania a disegnare o dipingere, per due giorni di seguito, mediamente 13/14 ore al giorno, tutti spariscono. Sul Blog si crea il vuoto ed io, pateticamente, premo il pulsante "aggiorna" ogni mezz'ora, con l'unico risultato tangibile di aumentare a dismisura il numero di visite. Ogni mezz'ora alzo lo squadro dal disegno o dall'illustrazione e cerco 5 minuti di pausa. Ogni mezz'ora annaspo. Annaspo perche' trovo il vuoto.
E mi deprimo.

domenica, novembre 19, 2006

Horrorfest - 8 films to die for

"Each year there are movies produced that are never seen by the public. Their content is considered too graphic, too disturbing and too schocking for general audiences. Now, for the first time, one studio will defy the system to bring you 8 movies you where never meant to see."

Il sito ufficiale

Ne ho gia' visti due, uno ieri e uno oggi, ecco le mie impressioni e qualche spoiler.

UNREST
Un bel film, un bel film del cazzo. Un gruppo di studenti di medicina comincia il suo corso di vivisezione umana. La protagonista, che assomiglia a Britney Spears, sente pero' che c'e' qualcosa che non va nel cadavere che loro stanno sezionando. Muiono 5 persone, uccise non si sapra' mai bene da chi. Lei ed il suo ganzo (incontrato a "vivisezione umana") indagano, scoprono alcuni fatti, ci ricamano sopra senza alcuna prova tangibile e risolvono la situazione cremando il cadavere. Tanta tensione che non sfocia in nulla in quanto non succede mai una minchia, ma proprio una minchia. La gente muore ma non si sa chi o cosa la uccide e il cadavere rimane, dall'inizio alla fine, un pezzo di carne inanimata (piu' o meno intera). Tristezza.
Momento piu' bello: quando, al massimo della tensione, finalmente si aprono le porte della vasca frigorifera piena di formalina e, fra gli altri cadaveri ivi conservati, si puo' notare, in basso a destra, un cadavere con la camicia.

PENNY DREADFUL
Altro film a dar nuovo spolvero al termine "cagata". Una bimba ha un incidente nel quale vede rantolare a morte i genitori. Anni piu' tardi cerca di vincere la sua fobia delle macchine facendo un bel viaggio "on the road" con la sua psichiatra di nome Oriana. Ad un certo punto quasi investono un tizio e, per scusarsi, si offrono di dargli un passaggio. Il tizio evidentemente non accetta le scuse e, fattosi portare in un camping abbandonato in mezzo alle montagne, prima uccide Oriana, poi, stordita la protagonista, la chiude in macchina con il cadavere ed infine incastra il mezzo fra due alberi in modo che la ragazza non possa uscirne. La tensione sale fino a quando lo spettatore non comincia a provar simpatia per lo squilibrato che si sta, evidentemente, divertendo come un matto a giocare ogni tipo di scherzo alla protagonista. Prima fa rumori sinistri bacchettando contro le lamiere della macchina; poi si mette a ballare sul tetto; poi le taglia il mignolo e si mette a sfotterla ridendo; poi apre il baule, pratica un foro nel sedile posteriore e le tira i capelli; poco dopo, quando lei cerca di uscire dal bagagliaio aperto glielo chiude in faccia ridendosela come un matto. Il film prosegue per un po' in questo dramma claustrofobico in cui lo spettatore, piu' che mangiarsi le unghie, si annoia di brutto, poi, improvvisamente, il film finisce.
Il momento piu' bello: quando, a tre quarti del film, vengono introdotti tre nuovi personaggi il cui unico scopo e' venir uccisi dal pazzo per far vedere che non e' uno che scherza.

Lunedi prossimo: Grave Dancers
Giovedi: Resurrection

Stay tuned

giovedì, ottobre 26, 2006

Coinquilini Ergonomici

Molti di voi sanno gia' che, da quando sono a Pasadena, non sono stato molto fortunato in quanto a coinquilini.
Nella prima casa in cui ho vissuto c'era Rudy, il quale, ho scoperto solo successivamente, aveva la simpatica abitudine di pisciare nella doccia in cui mi lavavo...
Poi ho diviso il mio secondo domicilio con Giuseppe, lunatico italo-americano di NY che mi ha confessato, vantandosene, di aver ucciso un disgraziato che aveva avuto la brutta idea di insultarlo di fronte ad altre persone. Gioventu' a Brooklyn.
Ora vivo con un americano che ci sta abbastanza dentro (Zac) ma anche con un iraniano che me ne combina di tutti i colori (Shawn). In futuro tornero' magari sugli infiniti aneddotti di quest'ultima convivenza, oggi pero' voglio condividere con voi l'ultimo della serie.

Primo pomeriggio e l'iraniano mi chiede se il collegamento ad internet mi funziona. Gli rispondo di si e lui si lamenta che a lui non funziona. Passano le ore, si fa sera, e mi accorgo che anche a me il collegamento viene a mancare. Informo Shawn che anche a me e' caduta la linea. Sembra sollevato dalla notizia e si auto-rassicura: "Allora non e' solo il mio computer ad avere problemi.... e pensare che ho smanettato per tre ore e invece il problema era comune". Tornato a casa Zac, io e quest'ultimo, ci mettiamo a smanettare con la rete wireless e, individuata nuovamente la connessione ed inserita la password, il mio laptop torna in rete. La stessa operazione sul laptop dell'iraniano non sortisce alcun effetto. Non sapendo piu' che pesci pigliare io e Zac torniamo a farci i cazzi nostri. Qui comincia lo show del mediorientale che si siede sconsolato sul divano e comincia a dire, apparentemente a se stesso:
"Che periodaccio.... perche' Dio mi fa questo? Perche' a volte e' mio amico e a volte mi manda questi brutti momenti?"
Dopo un'attimo di pausa si rivolge a me e mi domanda:
"Credi che Dio abbia risolto il problema solo a te perche' tu sei bianco?"
Io, un po' spiazzato, rispondo:
"Il problema me l'ha risolto Zac...."

A quanto pare Dio e' razzista, d'altra parte io l'ho sempre sospettato.
Comunque speriamo che Shawn trovi lavoro presto!

lunedì, luglio 10, 2006

Il mio Mondiale

Grosso si avvicina all'area col pallone in mano, lo sguardo fiero e concentrato, io lo osservo con le mani congiunte in preghiera di fronte alla bocca. Il ragazzo guarda l'arbitro ed aspetta, io aspetto con lui, poi il fishio, la rincorsa, l'immagine della rete che si gonfia (perche' solo da quello lo spettatore capisce se c'e' stato il goal), lui gioisce, io salto ed urlo.
La giornata e' iniziata con una telefonata di Bertoletti dall'Italia che ha chiamato due secondi esatti dopo il suono della sveglia alle 9 e 30 di mattino. Ci siamo scambiati i pareri sulla partita e ci siamo salutati, quindi, come da prassi, mi sono messo a controllare il sito della Gazzetta, senza troppa fretta, tanto la partita e' alle 21:00 in Italia e quindi a mezzogiorno in California. Leggo l'articolo su Napolitano, senza troppo interesse, quando, verso la fine dello stesso (l'articolo, non Napolitano), noto uno strano orario: "le 20". Un errore? Controllo il calendario del Mondiale. Nessun errore, proprio le 20, quindi fra solo un'ora. Scendo e faccio colazione maledicendo l'organizzazione teutonica ma ringraziando il cielo per aver evitato di un soffio una grande inculata. Ho tempo, pur non avendo la televisione in casa in 10 minuti posso recarmi al campus ove, in un padiglione esterno, vi e' un simpatico televisore appeso al muro grazie al quale ho gia' seguito quasi tutte le partite dell'Italia. Preferirei vedere la finale nello stesso luogo dove ho assistito alla semifinale, a casa di un mio amico e compagno di corso, ma pur avendolo chiamato un paio di volte non risponde. Stara' dormendo, penso, e quando dorme non si sveglia neanche con le cannonate. Pazienza. Salgo sulla mia Toyota Tercel e mi reco al campus, con mezz'ora di anticipo, mica voglio perdermi l'inno, ma al mio arrivo il panico mi attende. Il padiglione e' occupato da una troupe di teste di cazzo americane che si apprestano a girare non so quale cortometraggio del cazzo. Stupido io, cosa vuoi aspettarti da questo popolo di teste di minchia che, unici al mondo, non va matto per il calcio? Faccio un paio di telefonate cercando di contattare un paio di conoscenti che potrebbero ospitarmi, nella disperazione cerco anche di contattare il mio ex compagno di casa, italo americano schizzofrenico omicida. Niente. Salto in macchina, destinazione la casa del mio amico ronfatore, la casa che porta bene, la mia ultima spiaggia. Spero di riuscire a tirarlo giu' dal letto. Freeway 110 east, uscita Rosemead boulevard, sinistra ad Emperor Avenue, destra a Loma Street. Busso alla finestra, suono il campanello e mi apre, faccia assonata ed assente, spiego, mi scuso, entro. Inno, Zidane, Materazzi, sofferenza, sofferenza, sofferenza, Grosso. Salti ed urla. E poi? Guardo il mio amico, mi sorride, e' felice per me ma non e' felice con me. Premiazione. Telefonata di mia sorella, da Londra, casino in piazza anche li, d'altronde d'estate la capitale inglese e' un piccolo calderone italiano. Qui invece silenzio. La saluto e saluto il mio amico, guidando verso casa il silenzio mi perseguita, nessuno strombazza, nessuno esulta, solita domenica pomeriggio fiacca e scazzata. Accenno un tentativo di telefonata a qualche amico in Italia. Che illuso, col casino che c'e' non noterebbero neanche se un congolese cercasse di violentarli. Mi auguro che succeda. Casa, silenzio, Aparazzi. Solo Luciferasi ha postato, immagino che neanche gliene fotta piu' di tanto, magari una leggera sensazione di felicita', la stessa di quando trovi 5 euro per terra e poco piu'. Posto la mia solitudine nella malinconica sicurezza che qualcuno postera' subito dopo di me probabilmente un inutile messaggio dal titolo "Siamo i piu' forti" con un'immagine della coppa nelle mani dei nostri giocatori e un breve commento tipo: "Viva Cannavaro con Buffon, Gattuso e Grosso.
Bella li, se interessa a qualcuno, anch'io son felice.