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venerdì, marzo 02, 2012

Scusate ma volevo scrivere qualcosa anche io oggi anche se il video di auguri è bellissimo e dovrebbe andare al posto della tizia inguardabile sulla destra

Poche persone mi fanno venire i nervi come Apa. La sua spocchia, il fatto che mi conosce e sa dove piantare gli spilli per darmi fastidio, perché si diverte, perché sa come e dove piantarli. Cazzo Apa non sono il tuo bambolotto voodoo.
Stanotte ho fatto un sogno. Stavo facendo una specie di gioco di ruolo, ero con un gruppo di persone ma non c'era nessuno che conosco nella vita reale. A un certo punto arrivavamo davanti a una torre su cui dovevamo arrampicarci. Anche se era un gioco, l'atmosfera non era affatto rilassata, anzi, io mi sentivo un po' agitata, in pericolo. Mi dicevo che era un po' esagerato salire su quella torre per un gioco, anzi, perché stavo giocando? Non volevo giocare. Volevo starmene in un bar a bere. Insomma si arrivava in cima a questa torre e vedevo gli oggetti impolverati della mia stanza di Bari, che rivedo ogni volta che torno. L'armadietto rosso, il violoncello abbandonato, il poster di John Lennon, il posacenere blu con le chiavi del terrazzo. Sembravano essere messi lì apposta per confondermi, ma era troppo strano. La polvere era reale. La torre aveva un che di nuvoloso e lontano e mi ci stavo quasi abituando. Poi qualcosa mi ha riportato a terra, perché stavo camminando con delle persone che non conoscevo, di nuovo, e una persona mi prendeva la mano. Come la fioraia un tempo cieca riconosce il vagabondo, io riconoscevo la mano di Ale. Non ci guardavamo, ma camminavamo vicini e avevamo lo stesso passo. Perché quando non mi pianta gli spilli nei polpastrelli, lui mi tiene la mano.
Pian piano mi sono svegliata e ho pensato che oggi è il suo compleanno.
Tutto è al suo posto oggi ed è bello sentirsi felici.

martedì, febbraio 14, 2012

Tre metri sopra il culo

Ebbene sì, sono una romantica. Nonostante sia impacciata come un lappone in ciabatte, e talvolta distante come il lago Vostok, sono una romantica. Ogni tanto voglio vedere le commedie rosa, mi commuovo alle pubblicità della Barilla in cui c'è lui lontano e lei che gli fa vedere il pancione, piango ai matrimoni e anche io penso che nessuno può mettere Baby in un angolo. Poi mi chiedo perché una persona così si debba beccare Montag, anche se va detto che dopo anni e giorni di educazione (o istruzione?) sentimentale, anche Montag ogni tanto cede per mostrare il suo lato meno rude, ma non è di questo che volevo scrivere. Volevo dire che dato che oggi è San Valentino e noi non siamo assolutamente così convenzionali da festeggiarlo, ebbene io lo sono, e oggi potrebbe essere il giorno, che dico, la sera giusta in cui è bello e doveroso affermare che alla fine la gente aparazzina è gente che ama. C'è chi ama scherzare, chi ama postare peni, chi ama il figlio che ha, chi il figlio che verrà, chi bestemmia a chi ama non corrisposto, chi ama il confine franco-spagnolo, chi se stesso, chi ama ricordare al Razzi che è una brutta persona. Tutti poi amiamo Ignazio e ancor di più i suoi silenzi, che la rendono così enigmatica da somigliare quasi a quella signora in blu intravista una volta in metro.
Anni e anni passati a camuffare sentimenti insegnano che non importa il filo che lega tutto questo amore, il filo è rosso, è ben nascosto e ci sono fili per tutti coloro che li sanno vedere.

domenica, ottobre 30, 2011

Conosci un buon posto?


Comunque vorrei precisare che non sono mai andata a sciare in vita mia.
E, dunque, non conosco le piste da sci di Courmayeur o di La Thuile.

La realtà è che sono una valdostana anomala.
Ho solo una vaga idea di quella che è la cucina regionale (giusto due o tre ricette);
non parlo il dialetto;
non partecipo a fiere/eventi tipici della tradizione della VDA;
lo tzan non si gioca nel mio universo.

Il tutto pur essendo nata qui e avendo parte della famiglia autoctona e integralista (per il restante citofonare in Piemonte/Francia).

E' che, in fondo, di queste cose non me ne frega una cippa lippa.

Nonostante l'agghiacciante premessa ho diversi amici fuori valle che mi chiedono informazioni per trascorrere un fine settimana, il Capodanno o visitare la fiera di Sant'Orso.

Loro non lo sanno ma rivogersi a me è come chiedere ad un poggibonsese consigli su Caltanissetta.

Però io non è che posso sputtanarmi e dire loro "sono 'gnurante".
Voi mica lo fareste,vero?

Allora prendo tempo e mi informo presso l'azienda di soggiorno, chiedo a Mdi, cerco su internet.

Penso di aver dato finora buone dritte dato che nessuno si è lamentato.
E - soprattutto - nessuno mi ha mai sgamata.

Ed in tutti i casi anche se succedesse non lo ammetterei mai, nemmeno in questo blog.
Ho una reputazione da difendere, tze!.

giovedì, settembre 23, 2010

Per un punto Martin perse l'admin



Introduzione

A quasi una settimana di distanza dalla minacciata Riforma e Controriforma, e in una serata in cui Montag è preso da un attacco di cretinaggine acuta che lo porta a cantare mentre lava i piatti e quindi io ho bisogno di isolarmi dalla sua voce stridula (repertorio: "O sole mio", la musica di Star Wars e una musica che sente solo lui nella sua testa) stavo pensando a voi, pensavo ai diversi modi in cui abbiamo reagito al post di Apa di qualche giorno fa. Quindi di seguito trovate una mia breve analisi con riassunto dei personaggi (uccidete Montag).


Analisi


byfluss: fa finta di non battere ciglio. Si appiglia alla riflessione più delirante di Apa, fa la metafora della botteguccia, saluta e dice di farsi sentire altrimenti byflussino si incazza (ciao byflussino!). Poi intrattiene un dialogo con Igny sotto forma di commenti, non riesce a mascherare la sua mestizia, fa battute, ci prova ma non ce la fa. All'improvviso la mette sul serio parlando dei pranzi e che sono bei momenti. E finalmente confessa il suo amore per me, dice che mi ha trovato una persona squisita. È chiaramente scosso. 
Poi, a mente lucida, torna con un post chiarificatore e fa capire quanto ci tiene, mostrando il suo lato tenero, di aparazzone scorreggiante, duro, puro e nudo sul tetto.

Ergonomico (parte I): cita Democrito ad minchiam. Sembra sapere già. Non me la conta giusta.

Ignazio: si incazza. Si fa sentire, dice la sua, dice le parolacce, scrive "azzecca", zittisce byfluss nel succitato dialogo, incita la folla a fare qualcosa per far rinsavire Apa. L'eroina del mio cor, il Masaniello settembrino.

Montag: nonostante sia old, dice una cosa saggia (dopo una elaborazione lunghissima, come il tempo che ci mette a scrivere una mail di lavoro in cui conferma la ricezione di un file). Dice la cosa che fa rinsavire Apa. Poi fa il drammatico. Esagera, sdrammatizza, come al solito. Non canta per tutto il giorno, però.

hazey (in forma di autoanalisi): ci rimane di merda, cerca di metterla a metà tra il personale e il teorico. In realtà, ebraicamente, si sente in colpa da morire perché uno degli ultimi post l'aveva scritto lei e teme di avere fatto precipitare le cose, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, nonostante bradley. Ma non lo dice a nessuno. Poi esce con sua madre e ha una vaga sensazione, come di qualcosa che non c'è. Mangia poco a pranzo.

Papero: non sembra toccato in maniera particolare, ma sa dire qualcosa al giovane Werther.

il mak: scrive un commento al vetriolo, decisamente sincero, sostenendo che non è affatto dispiaciuto . Non entro nel merito del conflitto mak/Apa, che non è chiaro, ma l'analisi in corso non sa spiegare come mai mak abbia continuato a bazzicare le pagine del blog nonostante le osservazioni di cui rende partecipi gli astanti. Usa la parola "sgherri" per indicare alcuni sfigati amici di Apa e svela il passato difficile di Montag.

Razzi: segue il filo dei suoi pensieri.

Thesp: non pervenuto

Ergonomico (parte II): un biondo cavallo pazzo a briglie sciolte. Tana libera tutti. Bellissimo. 

Appendice

Apa: un po' imbarazzato, ma anche confortato. Scrive la frase "ho paura di vederlo svanire, spegnersi e sfiorire. Non che sia mai stato particolarmente un fiore, ma tant'è." e si capiscono molte cose.


Fine


Montag è stramazzato al suolo a suon di lanterne verdi. Posso andare a dormire.

martedì, agosto 10, 2010

Necessità

Ho un bisogno irrefrenabile di cantare "Ma la notte no" e Montag me lo impedisce.
Allora la canto qui nella mia mente e mi vengono in mente gli spettacoli che facevamo quando eravamo piccole, tipo a 6-7-8 anni io e le mie amichette.
Parlando con il padre di Gabriella qualche sera fa, è venuto fuori che sono stati loro, i genitori, a spingerci a organizzare questi spettacoli, perché loro si rompevano ad averci tra le balle, quindi ci misero in testa questi sogni di gloria autarchici.
E quindi noi bambine passavamo agosto a organizzare le scenette, le canzoni, i balletti, a creare i costumi e ingaggiare gli adulti ove necessario. Eravamo io con mia sorella (attualmente serio funzionario di Prefettura), appunto Gabriella e sua cugina Valentina, e Paola la cui madre suona la pianola ogni estate (cavallo di battaglia: "I just called to say I love you") e prima faceva la panzerottata d'estate, poi ha smesso.
Una volta partecipò anche mio fratello, ora noto come "Il Baffo", avrà avuto 5 anni, e si mise in fondo in fondo al prato, che era il nostro palco, a cantare "O bella ciao", ma si vergognava tantissimo e quindi c'era questo bambino minuscolo che non sapeva dire la erre e borbottava tra sé e sé questa angosciante canzone.
Ma i miei due ricordi più belli di questi spettacoli sono due.
Uno è la rappresentazione drammatica sulle note e parole de "Il pinguino innamorato", che racconta di un bel pinguino in frac innamorato della sua pinguina, molto carina. Il pinguino la corteggia, le canta la serenata di notte ma il papà della pinguina è geloso o comunque
non approva e quindi lo caccia via con la scopa. Allora il pinguino va via col cuore affranto e sconsolato e decide di spararsi un colpo in testa. Io ero il pinguino, mentre mio nonno faceva il papà della pinguina (ruolo affidato a Gabriella, che era la bambina più carina). Non so perché poi mio nonno si era messo uno scolapasta in testa per dare l'idea di un pinguino adulto e bacchettone.
L'altro ricordo è Ma la notte no. Noi cantavamo tutta la canzone con la musica di sottofondo e poi al punto in cui c'è la soprano che canta ("Giooornoooooo") arrivava il padre di Gabriella con la sua pancia, i baffoni scuri e le gambe pelose, ma con una parrucca riccioluta favolosa e in abito da femme fatale, che faceva la soprano. Fece una grande interpretazione. Solo che il figlio, al tempo aveva 3 anni, si avvicinò disperato al padre perché l'aveva riconosciuto ma allo stesso tempo ne era terrorizzato e iniziò a piangere come un poveretto.

Tutto questo perché non potevo cantare in libertà.

venerdì, aprile 23, 2010

Tesi, antitesi, sintesi

Forse non vi siete resi conto che domani io conoscerò Byfluss.
Certo, ci sono molte cose belle domani, ma domani vedo Byfluss per la prima volta.
Dopo tre anni di paziente attesa e cocenti delusioni, insulti e inviti a cambiare avatar.
Non so come vestirmi, ma non sarà mai nel modo giusto.
Non so come pettinarmi, ma quello ogni giorno.
Non so cosa dire, addirittura non so neanche se riuscirò a parlargli, e temo di rimanere in un angolo intimorita dal fascino del gentiluomo rude.
Anzi, diciamo la verità, più che dal fascino, dalla sua evidenza.
Forse da domani Byfluss e io diventeremo grandi amici, andremo a bere la birra insieme, parleremo dei Beatles e scoprirò qual è il suo libro preferito. Magari verrà fuori che conosce Walter Benjamin.
Montag mi guarda e non capisce la situazione. A questo punto approfitto e cerco di non capirla anche io.

venerdì, dicembre 18, 2009

Gioco Google traduction: Cuore di spurgo e Carme - culatta Mandingo



"...Di un muro idrorepellente, mentre tutto su e giù per i quattro margini di questa roba..."
"...uno straziante bel giovane paolo con testi d'amore per la gola nel suo epos, una pianura - vice riff di Tannerò, un nome duca di un centinaio e trentadue..."
"...Carme - culatta Mandingo, tagliando un trattino grande in una nuovissima due Guinea abito da sera e un hogsford burla assunto per una venia..."

-

Il signor Thesp (che mi invitò a partecipare a questo strano blog) mi ha raccontato che un tempo si divertiva con un certo traduttore automatico scrauso, a fargli tradurre dei testi rock dall'inglese all'italiano, ottenendo, per esempio, "cuore di spurgo":

Il mio cuore di spurgo

Quando sveglio di mattina l'odore del vostro odore
Il dio sa che non sto facendo bene
Siete la mia clementina, il mio sole dolce
Un diamante scintillante nel vostro occhio

Cuore di spurgo, il mio cuore di spurgo
Non taglierete il mio cuore di spurgo?
Sopra le montagne dal mare e dal puntello
Spero che veniate battendo al mio portello

Il bambino del bambino viviamo in un pattino
E gli dirò alcune cose che usi fare
Siete un libro rotto, un truffatore del truffare
Avete rubato il mio cuore con appena uno sguardo

Cuore di spurgo, il mio cuore di spurgo
Non taglierete il mio cuore di spurgo?


(non mi ricordo assolutamente di che canzone si tratta).

... mi diceva anche che adesso purtroppo i traduttori automatici sono "migliorati", e non è più così divertente, la traduzione non è più così surreale.
Stamattina al lavoro mi son messo un po' a giocare con Google traduction, "traducendo" un certo passaggio di un certo libro abbastanza famoso, abbastanza surreale di suo, e "passandolo" in seguito per il correttore automatico di Word.
Ne ho messo dei pezzi all'inizio del post.

Chi indovina che razza di libro è, vince tantissimo, anche perché non è per niente facile. (Signor Thesp, tu lo sai! non dirlo.)
Buon gioco.

mercoledì, dicembre 16, 2009

Merda

Ci sono due tizi, un ungherese e un polacco, che camminano insieme andando al mercato.
A un certo punto vedono un mucchio di merda. L'ungherese dice:
- Se mangi uno stronzo intero, ti dò 280 euro.
Il polacco riflette, riflette, e dice... OK. Prende uno stronzo e piano piano se lo mangia. Intasca i 280 euro, e tutti e due ricominciano a camminare.
L'ungherese pensa e ripensa, e vedendo che il polacco continua a camminare tranquillo e, inghiottito lo stronzo, non sembra aver molto sofferto, si dice che ha semplicemente perso 280 euro.
Vedendo un secondo mucchio di merda, l'ungherese dice al polacco:
- Se mangio quello stronzo là, mi ridai i 280 euro?
- Ok, va bene, dice il polacco dopo una breve riflessione.
L'ungherese si mette all'opera e, con gran pena, soffocandosi e brontolando, inghiotte le stronzo.
Si rimettono in cammino. Mezz'ora più tardi, il polacco chiede all'ungherese:
- Visto che voi ungheresi siete coì intelligenti, mi potresti dire perché abbiamo mangiato tutta 'sta merda?
Non conosciamo la risposta dell'ungherese.

domenica, luglio 05, 2009

La luna (W. Benjamin, "Infanzia berlinese intorno al millenovecento")




La luce che piove dalla luna non è destinata alla scena del nostro essere diurno. Il cerchio che essa indistintamente rischiara, sembra essere quello di una terra rivale o secondaria. Non è quella che la luna segue da satellite, ma quella a sua volta trasformata in satellite della luna. Il suo vasto petto, il cui respiro era il tempo, non si muove più; finalmente la creazione è tornata alle origini e può nuovamente indossare il velo vedovile che il giorno le aveva strappato. Questo mi faceva capire il pallido raggio che attraverso la persiana penetrava fino a me. Il mio sonno era inquieto; la luna lo sezionava con il suo andare e venire. Quando c'era lei nella camera e io mi svegliavo, ne venivo scacciato, perché sembrava che la stanza non volesse ospitare nessuno all'infuori di lei. La prima cosa su cui cadeva il mio sguardo erano le due catinelle color crema del lavamano. Di giorno non mi capitava mai di prestarvi attenzione. Ma alla luce lunare, la striscia blu che correva lungo la parte superiore mi turbava. Simulava una sorta di fettuccia che entrava e usciva da un tessuto. E in effetti: l'orlo delle catinelle era increspato come una gorgiera. Fra le due erano sistemate delle brocche panciute, fatte della stessa porcellana e ornate dello stesso motivo floreale. Quando scendevo dal letto, tintinnavano, e questo tintinnio, attraverso il ripiano di marmo, si trasmetteva alle vaschette e bacinelle della toeletta. Ma per quanto mi facesse piacere carpire un segno di vita - fosse anche solo l'eco della mia - all'atmosfera notturna, era però un segno insidioso che come un falso amico attendeva il momento di ingannarmi. Avveniva quando con la mano sollevavo la caraffa per versare acqua in un bicchiere. Il gorgogliare di quell'acqua, il rumore con cui deponevo prima la caraffa e poi il bicchiere - ogni cosa giungeva al mio orecchio sotto forma di ripetizione. Perché sembrava che il passato avesse già occupato tutti i luoghi di quella terra secondaria in cui ero rapito. Dovevo rassegnarmi all'idea. E quando poi mi accostavo al letto, era sempre con la paura di trovarci steso me stesso.
La paura svaniva del tutto solo quando sotto la schiena sentivo il materasso. Allora mi addormentavo. La luce della luna abbandonava a poco a poco la mia camera. E spesso era già immersa nell'oscurità quando mi risvegliavo una seconda o una terza volta. La mano era la prima a dover trovare il coraggio per affacciarsi oltre il fossato del sonno in cui aveva trovato riparo dal sogno. Quando poi il tremulo lumino da notte aveva placato lei e me, risultava che del mondo nulla più esisteva se non un unico, ostinato interrogativo. E questo era: perché mai esiste qualcosa nel mondo, perché esiste il mondo stesso? Con sbigottimento mi accorgevo che nel mondo niente poteva costringermi a pensare il mondo stesso. Il suo non-essere non mi sarebbe risultato in alcun modo più problematico del suo essere che sembrava ammiccare al non-essere. Quando la luna ancora splendeva, il mare e i suoi continenti non avevano molto in più del mio lavamano. Della mia stessa esistenza non era rimasto altro che il sedimento del suo abbandono.


(Traduzione di Enrico Ganni)