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martedì, settembre 25, 2012

INCHIESTA: Ergonomico "Cavaliere senza macchia"? Prima controlliamo le mutande.



Avevo lasciato Aparazzi perche' frequentare Ergo e postare sul blog era effettivamente troppo per me.

Come bere la coca cola e la pepsi assieme. Assurdo. Inutile.


Dovevo fare una scelta, la feci: Ergo.

LOL. "Feci".

Poi arriva l'altra sera, a casa mia, siamo li' che ci godiamo la Juve che fa l'impresa.
Mica Ergo mi deve tirar giu' uno scoreggione sul divano?

"Ops", dice.

Ops...

Well.
Solo gli scemi non cambiano idea.
I am back.
In Japan.

Lontano da Ergo.

lunedì, maggio 21, 2012

It's Magic




Magic, the gathering, e' un bellissimo gioco di carte.
Gioco che non piace a Ergo, il quale mi spiego' il perche'. Non mi ricordo. Ricordo solo che aveva senso e come tale ho categorizzato il concetto, Ergo ha un motivo valido per non amare Magic.

Ma a parte i gusti personali di Ergo, a mio parere, rimane un gran gioco.

La cosa che mi e' sempre piaciuta di piu' e' quella di creare un proprio mazzo e una propria strategia. E soprattutto il concetto che due "effetti" minuscoli, se combinati, possono avere ripercussioni significative, persino enormi.

"Muori se peschi piu' di una carta" e "Pesca tante carte quante ne ha in gioco l'avversario" o cose del genere.

Questo concetto, poi, si applica anche alla vita, quella vera.

Per esempio "diarrea" e "colpo della strega".

mercoledì, maggio 16, 2012

Taciti accordi



In un gabinetto pubblico, il suono dello sciacquone e' il segnale di prenotazione dello spazio comune al di fuori dei gabinetti.

Da quel momento e' il tuo turno per uscire dal cesso, lavarti le mani.

Il rumore dell'asciugatore indica invece che hai liberato la stanza, dando quindi la possibilita' ad altri di prenotare lo spazio comune e poi utilizzarlo a piacere, evitando incroci di sguardi che dicano "Ah, ma allora eri tu a fare tutte quelle scoreggiotte".


mercoledì, ottobre 19, 2011

E komo mai



"E komo mai", che uno crede voglia dire come mai, ma invece vuole dire "benvenuto", in polinesiano o quel che e' che parlano alle Hawaii.

In questo caso sarebbe meglio "bentornato", ma conosco tre parole sole in quella lingua e "benvenuto" ci stava meglio che non "ciao" o "grazie".

Per chi si preoccupa delle cose importanti, tutto a posto.
Si sa come a volte il jet lag, i viaggi intercontinentali, il cambio di clima e regime alimentare improvviso possa comportare delle costipazioni e dei blocchi intestinali. Invece ho il piacere di comunicarvi che stamane ho prodotto copiose quantita' di sterco.
Tanto da evocare la figura del topo cagone, di benniana memoria, e da cui l'immagine sopra.

Per quanto riguarda il resto... Mi sono svegliato alle quattro e mezza del mattino, e il mio cervello pare non essere ancora "a bolla" come il mio intestino, se e' vero che nel tentativo di tenere la porta a perta a madre giappa con passeggino, nell'andare in ufficio stamane, ho quasi ripetutamente decollato, decapitato, il pargolo, premendo una decina di volte in sequenza il pulsante che comanda la chiusura delle porte dell'ascensore, invece di quella che comanda il movimento opposto.

Ma il bello di essere tornato a casa, in Giappone, e' proprio qui: la madre mi ha ringraziato con profusione.

sabato, settembre 24, 2011

venerdì, agosto 05, 2011

La rivincita di un saccentello

Prendo spunto dal preciso, per quanto colorito, commento di Ergo al post qui sotto per spiegare un paio di elementi.

L'Ergo, con, si potrebbe dire, giusta causa, critica la mia scelta della toilette centrale, pensando che sia figlia del caso, in quanto palesemente contraria ai risultati dello storico sondaggio aparazzino.

Lo stesso pero' dimostra di non conoscermi affatto bene.
Infatti la mia scelta della seconda toilette e' quanto piu' lontana dal casuale possibile.

La natura logistica del bagno del mio ufficio infatti rende peculiare la disposizione delle toilette e sovverte la statistica che assegna il defecatore occasionale alle rispettive tazze.

Il primo "stall" infatti si trova esattamente dietro all'angolo. Il defecatore urgente, quindi, lo preferira', in quanto il piacere di svoltare e di ritrovarsi un anelato cesso innanzi, risulta irresistibile ai piu'.

Il secondo "stall" invece ha la porta che si chiude da sola, non serrata, ma accostata. I piu' quindi lo crederanno occupato, quando invece cosi' non e'.

Il terzo invece e' per handicappati. E' quindi enorme, comodo. Di diversamente abili al nostro piano non ce ne sono, ma ci sono molti americani. Se vuoi quindi appoggiare le chiappe dove le ha appoggiate un peloso ciccione statunitense, la terza toilette fa per te, sono quelli che si fanno meno problemi a usarlo.

Queste mie non sono deduzioni ma rilevazioni statistiche.
Non potendo stare costantemente in bagno in orario d'ufficio, ho utilizzato una tecnica abbastanza semplice.

Non pisciando io negli urinatoi, per mancanza di carta igienica, utilizzo anche per le evacuazioni liquide le toilette normali. Alzando dunque l'asse (con il piede).

Al mio ritorno per la successiva minzione, se l'asse e' rimasta alzata vuol dire che nessun altro ha, con molta probabilita', utilizzato quel bagno con altri scopi.

Ora, la percentuale di abbassamento della prima toilette e' del 76.5% superiore a quella della seconda.
Quella della terza non e' calcolata perche' non lo prendo in considerazione per mia naturale avversione alla rottura delle regole della convivenza civile.

Ritenendo di aver esaurito con successo la mia argomentazione, ringrazio per l'attenzione.

martedì, maggio 31, 2011

Acquisti sbagliati



Devo ringraziare le mie viscere nell'ultima settimana che, grazie a un rate di evacuazione che neppure ai tempi del colera, ma ho finalmente terminato la scorta di 150 rotoli di carta igienica di Hello Kitty.
A parte la soddisfazione di pulirsi il culo con la faccia della simpatica gattina, dava ben poca soddisfazione.

La cosa più fastidiosa era quel profumo di fragola che costantemente emanavano. Già fastidioso di per sè, lascio alla fantasia del lettore immaginare la sinestetica goduria che era fondere quel melenso profumo sciropposo e l'acre e maschio puzzo di merda.

martedì, gennaio 18, 2011

Pigliate 'na pastiglia


Da quando sono tornato in Giappone dormo una-due ore a notte.
Mi addormento alle nove, mi sveglio alle undici, bene.

Ovviamente stavo di merda, per cui ho deciso che, in barba al mio fegato malato, mi sarei preso un bel sonniferozzo.
Tanto me lo stavo rovinando con l'insonnia, una pastiglia non fara' di peggio.

Per cui torno a casa, mi cucino la mia bisteccuzza in padella.
Mi prendo il pastigliozzo e vado a letto dopo aver letto un po'. Sono le dieci.

Come non previsto all'una devo correre in bagno.
Non mi riaddormentero' mai piu'.

Capisco che il mio corpo reagisce in maniera incrociata ai principi medicinali, un altro segno dell'invecchiamento.

Ho bisogno di dormire.

Ma stasera un bel purgante, non me lo leva nessuno.

lunedì, novembre 29, 2010

La scelta saggia


Finisce così il primo sondaggio veramente utile di Aparazzi, con questi risultati:


Scelgo la prima porta, la più vicina all'ingresso, per motivi pratici.
(0%)

Scelgo la terza, la più lontana.
(42%)

Scelgo la seconda, credendo che statisticamente sia la meno utilizzata.
(21%)

Uso una lattina. Sono il Razzi.
(36%)


Se ne deduce subito una cosa, che o il Razzi vota ogni volta che si ricollega ad Aparazzi, o c'è il 36% della popolazione aparazzina che vorrebbe essere il Razzi.
La seconda mi sembra l'ipotesi più credibile. Chi non vorrebbe essere un furetto tutta astuzia e sagacia? La calvizie è uno scotto ben misero da pagare.

La seconda è che il saggio aparazzino d'ora in poi saprà che su tre cabine bagno, la prima è per statistica e probabilità, la più pulita delle altre, la meno frequentata.

Tutto ciò per tutti tranne che per Ergo, che preferirà ancora personalmente controllare palmo a palmo e saggiare la situazione igienica delle singole tazze. A ognuno le proprie perversioni.

Per lui, in omaggio, una foto di Buffoly al bagno.

lunedì, novembre 15, 2010

La libertà come prigione o la prigione come libertà



Per la serie acquisti intelligenti, sono lieto di annunciarvi che a casa mia c'è una nuova, ottima, carta igienica.

Resistente, ben confezionata, ha un pregio particolare.

Da un lato è ruvida, porosa, aggressiva. Dall'altro è soffice, lieve, delicata.

"Delicato" è un aggettivo che odio, perchè è stato scippato all'italiano dalla pubblicità. Assieme a "goloso" (che viene spesso anche invertito, in quanto a significato) deve essere uno degli aggettivi più usati negli spot.

Ma non volevo parlare di questo.
Ma della mia carta igienica doubleface.

Come dicevo, è perfetta per ogni mia voglia, per quando ho bisogno di rudezza, di vigore, di efficienza, ma anche per quando, come tutti, ho bisogno di sentirmi un po' coccolato.

Ma non sempre il momento è chiaro, non sempre ho ben in mente quali siano le mie voglie, le mie necessità.

E mi trovo lì, con un pezzo di carta in mano, ovviamente strappato alla perfezione (vedi link), e pondero.

Pondero se la libertà di scelta illimitata sia davvero ciò di cui l'uomo ha bisogno, o se sia giusto che certe scelte siano fatte aprioristicamente, stereotipatamente, in modo tale da liberare l'uomo dall'ansia del vivere, dall'esigenza dell'espressione della volontarietà.
Insomma, cosa valuto, cosa ritengo più importante? La volontà, la consapevolezza, l'atto cogitante totale, indiscriminato e libero, la riflessione morale, il dubbio ontologico ed etico o piuttosto la felicità, la supponenza etica, l'estetica, il pensiero privo della preoccupazione immanente, indirizzato verso un'arte priva di solidità, una trascendenza astrattiva che tralasci il bisogno a favore della necessità. Sono un uomo anti post moderno o post moderno.

E mentre sono lì, in questo stato di confusione, in genere, o mi sento perso e ho bisogno di punti saldi, o mi sento depresso, e ho bisogno di tenerezza.

Nel primo caso vado per il lato ruvido, nel secondo, per quello soffice.

martedì, gennaio 19, 2010

Superamento di limiti






Nella mente umana esiste di sicuro un concetto di limite, e di suo superamento, legato ai piaceri, ai vizi, alle lordure.
Spesso non chiaro, spesso non palese, ma basta farlo emergere.
Tutti noi abbiamo esperienza di cose, azioni, che mai avremmo pensato di provare in vita nostra.
E la nostra moralità, la nostra abitudine si spostano di passo passo con esso.
Per dire, la prima volta che si mangia qualcosa, che si scopre un gusto e al quale poi ci si affeziona.

O la prima volta che Razzi ha pisciato nel lavandino, evoluzione della storica pisciata nella lattina, o Rudy nella doccia di Ergo, con fatali conseguenze.
O la prima volta che Fiodor si è defecato in mano per tastarne la consistenza.
Tutte cose che di sicuro li avranno disgustati, fatti sentire in colpa le prime volte, ma che con il tempo sono diventate viziose abitudini. Quel colpevole senso di piacere e carnalità che li ha spinti a riprovarci.
Inconsapevolmente.

Io, ieri, ho vissuto uno di questi momenti con lucidità. Malato, senza posate, in assenza di cibo.
Ho cenato seduto a terra mordendo direttamente la forma di grana che mi sono portato dall'Italia, bevendo birra dalla bottiglia. In un attimo mi ha colpito tutta la consapevolezza del momento.

Sarebbe interessante vedere che sorta di "uomo nuovo" potrebbe emergere da un continuo sondare di nuovi abissi e di nuovi slittamenti morali.

Da questo punto di vista il berluscanesimo e Buffoli sono dei fenomeni apprezzabili.

domenica, novembre 29, 2009

Nuovi paradigmi






Ci sono immagini che ti riconfigurano il cervello.

Ora ho una nuova immagine mentale evocata dal concetto "figura di merda".

venerdì, agosto 08, 2008

Venerdì mattina presto

Razzi - Ho appena visto un piccione posato a un cavo della luce che cagava. Pensa che bello cagare dall'alto. Nel vuoto.
Apa - Sì. Ma dove la trovi dopo la carta?
Razzi - Infili il rotolo nel cavo. Lo puoi anche spostare.
Apa - Ti segue se ti appoggi. Fico.
Razzi - Proprio così. Adesso vado che scappa anche a me.
Apa - Enjoy, my friend. Ti sono vicino. Figurativamente.

Ecco, questa conversazione mattutina, struggente, fa riflettere. Ad un amico puoi dire che stai andando a cagare, con un'allegra sensazione di complicità. Con un amico sei completamente libero.

E se fosse stata una donna? Avrei detto “stacco un attimo”, “mi assento” oppure, se volevo fare il simpatico, un innocente “mi scappa la cacca”. O magari, in una giornata molto sfortunata, addirittura “la cacchina” o “il bisognino”.

Con le donne vuoi fare bella figura, non vuoi che pensino che tu sia un bruto o un pirla o uno sfigato. Con le donne fai dei calcoli, indossi la maschera, ti nascondi. Con le donne non sei libero.

Naturalmente questa riflessione non riguarda soltanto la merda ma molte, molte altre cose. Pensateci e convertitevi.

mercoledì, luglio 16, 2008

Incombenze

Ho perso il treno delle 8.57, per traffico e vecchi che a quanto pare hanno deciso di uscire in auto e guidare in modo assurdo. Probabilmente sono morti in auto, ma non lo sanno, quindi vanno avanti in prima, ondeggiando, nelle loro toyota yaris e opel agila.

Comunque, decido di tornare a casa, il treno dopo è alle 10.05, col caldo che fa mi rifiuto di salire su di un interregionale.

Salendo le scale sento quel che si sente quando pensi che devi cagare.
Decido quindi, con saggezza, di sedermi sul cesso e lavorare in wi-fi.
Solo che non viene niente. E non sto parlando del lavoro.

Ad ogni modo decido di rimanere lì, per comodità.
Ma la sensazione, quella rimane.

Fino a 15 minuti dalla partenza del treno. Infatti è proprio allora che la sensazione diciamo che comincia a trovare una sua esplosiva concretezza.
Ci tengo a precisare che ci vogliono giusto 8 minuti e 40 secondi da casa mia alla stazione.

Per gli amanti del lieto fine, comunque, c'è stato tempo per far tutto, bidet compreso, ed arrivare in stazione e prendere il treno al volo.

Mi mancavano i post scatologici.

Scommetto che mancavano anche a voi.