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mercoledì, gennaio 25, 2012

Terremoti



Leggo di gente terrorizzata per il terremoto su FB.

Dilettanti e cagasotto.

Non capisco se e' questa ansia di condivisione, questa consuetudine a comunicare di tutto con la sottile consapevolezza di essere banali e un poco ridicoli, il gatto che dorme, cosa si e' mangiato, quante birre si e' bevuto, a che ora si e' andati a dormire e quanta voglia si abbia di qualcosa... Magari e' questo che poi amplifica il riverbero di certi eventi.


Che fa dire, "figa il terremoto!" Come se si possa essere un poco anche contenti di avere qualcosa davvero da dire.

martedì, aprile 12, 2011

Lucertole


Sto pensando alle lucertole.
In Italia ne ho viste tantissime.
Ma non ci fai molto caso.
Sei abituato.
Pero' a pensarci bene fanno schifo.

Mi domando come appaiano ad un occhio non abituato.

Mi domando quante altre cose sfuggano per abitudine e pigrizia.
Mi domando se alla fine sia meglio cosi', se sia sopravvivenza, il non vedere e pensare costantemente alle lucertole.

Intanto qui la terra trema, anche parecchio e anche a lungo.

Di lucertole non ne vedo molte. Quasi nessuna.

Di corvi si'.

Come con le lucertole la gente ormai sembra abituata a queste scosse, si barcolla, c'e' chi cade, ci si rialza e via. Al lavoro.

I terremoti non mi spaventano, ma mi agitano.
Adrenalina e uno stato di semi eccitazione, immagino derivata dalla stessa. Ma non e' paura, non e' panico. E quasi esilarante, asfissiante, il termine che cerco e' un altro, ma lo cerco presso la persona sbagliata, Hazey, e non mi aiuta.

Casa mia non cade, ha le fondamenta profonde, e' nuova, e' di cemento armato spessissimo, e' piu' larga che alta.
Pero' questi terremoti sono lunghi e ti danno da pensare.
Cominciano.
Esco?
Mi metto i pantaloni ed esco?
Mi levo le mutandine intime di mia moglie ed esco?
Non vorrei che da sotto le macerie mi estraessero cosi', chi lo spiega poi a quella santa donna di LK?
E proprio mentre faccio questo ragionamento, in genere, la scossa cessa.

E rimango con questo calore nel petto, che guardo i fili dell'alta tensione che ballano fuori dalle finestre, mentre la gente ricomincia a camminare, parlare, ridere e lavorare.

E chissa' cosa fanno le lucertole. Bestie schifose.

domenica, marzo 13, 2011

Japanese Syndrome


E' difficile parlarne.
Difficile parlarne perchè difficile spiegare tutta una serie di dettagli, pratici, emotivi, contingenze proprie di chi questa realtà l'ha vissuta e la vive e che non sai quanto vanno spiegate a chi ti legge, ascolta. Come sempre comunicare diventa anche soppesare, filtrare, e fondamentalmente, devi mettere in ordine i fatti e i tuoi pensieri.

Pensi al rispetto verso il dramma, verso le persone ma sai che c'è? Cazzo, io c'ero, questa cosa l'ho vissuta sulla pelle, quindi vaffanculo. Ho vissuto la scossa, la confusione, la gente che scappava, che piangeva, le cose cadute dai muri, dai soffitti. Ho vissuto il non capirci un cazzo, vedere gente la cui ultima priorità sul momento era spiegare ad un povero gaijin che non parla giapponese cosa cazzo stava succedendo e cosa dicevano gli altoparlanti, le sirene e i mille televisori sintonizzati su messaggi di allarme. Ho vissuto l'essere completamente solo e il ritrovare per caso, nella folla i miei colleghi. Ho vissuto il decifrare il telegiornale per capire cosa mi aspettava. Ho dovuto prendere decisioni che la situazione emotiva, l'ansia, facevano pesare come se ne potesse dipendere la mia vita. Ho vissuto la città bloccata e l'esodo notturno lungo le strade, mi sono perso, mi sono ritrovato. Ho vissuto l'essere separato dalle persone a me care, il non poterle raggiungere e l'impotenza di fronte al doverle aspettare. Ho vissuto il dover provare a far funzionare tre cellulari diversi e skype ogni 30 secondi, e un volo in bici una volta che, per 30 secondi, il cellulare ha funzionato e ho capito dove cazzo fosse LK. Quindi ho vissuto quello che bene o male tutti hanno vissuto a Tokyo. Quindi, dicevo, vaffanculo posso dire quello che voglio.

E posso dire che qui, a Tokyo, col senno di poi, non è successo un cazzo.

Chiariamoci, questo è una dramma, una tragedia, un dramma vero. Un dramma vero che si è svolto a 250 km da qui. Qui, non è successo un cazzo. Solo l'eco di quel dramma. Una breve paura. Un disagio a seguire. E sembra quasi che a qualcuno che a Tokyo ci vive, dispiaccia. Ma le riflessioni sulla natura umana le lascio ad un altro momento.

E sia lodato internet. Quando telefoni, treni, strade non funzionavano, internet, dopo un breve periodo di smarrimento, ha retto. Anche solo poter dire "siamo vivi" a chi era in ufficio, o si stava svegliando in Italia. E con esso ha retto il GPS del mio povero iPhone, che bene o male mi ha portato a casa lungo strade sconosciute. Di contro, finita la crisi, internet è diventato l'angolo dei rumors senza controllo. E una cassa di risonanza di allarmi e panico.

E fondamentalmente questo è quello che ci rimane da fare in questi giorni che sanno di emergenza, di vacanza, e di normalità. Separare il panico dalla razionalità, separare il rumore della lussuria della tragedia di coloro che pronti a non credere a ogni news positiva sono disposti a fare eco a ogni peto come se fosse bomba, dalle informazioni vere, dai problemi veri. Tenere la situazione sotto controllo.
Non sobbalzare a ogni vibrazione di cellulare, non auscultare il terreno alla ricerca delle scosse di assestamento. Aftershock uno ogni cinque minuti, dicono. Ne ho sentito UNO in due giorni. Gli altri ci sono, ma li senti solo se li vuoi cercare, immagino. Ricordarsi che non si muore di "terremoto", ma per le conseguenze di esso, per panico e per scelte sbagliate. Evitare di stare fuori da palazzi dove possa cadere l'intonaco, vetri e insegne. Credo che dopo una scossa 7.9 sulla solidità delle case di Tokyo non ci sia nemmeno da discutere.

E poi vivere la propria giornata, farsi due risate sulla propria situazione, ridicolizzare il panico, piangere e compiangere chi il dramma vero l'ha vissuto e lo sta vivendo davvero, uscire a fare due passi, mangiare qualcosa, rasserenare come si può chi anche qui, e non li biasimo, è teso e spaventato, e, se si riesce, donare un po' di sangue.

Per strada i bambini giocano, le famiglie escono, i negozi e i ristoranti sono aperti.

Siamo soprravvissuti a un terremoto 7.9 sulla scala Richter, da queste parti. Credo che sia il caso di farne buon uso di questa cosa.

Quindi appena Marta si sveglia, la mia collega che durante l'emergenza dorme nel mio salotto, mi attacco alla PS3, che devo livellare a DC Universe Online.

venerdì, marzo 11, 2011

Omens

Qualche tempo fa ero sul punto di fare un post sui grandi terremoti in Giappone.

Poi ho pensato che sarebbe stata una mossa poco carina nei confronti di Apa.

Sembra però che il nostro caro amico si sia dato una mano di iettatura da solo, per quelli che non lo sapessero il post precedente è infatti stato pubblicato PRIMA del terremoto.

Apa sostiene di aver avuto una premonizione: una cefalea "strana" che normalmente gli viene in concomitanza con repentini cambiamenti climatici.

Ho raccolto una testimonianza fotografica di questo intenso momento di attività medianica


Siamo felici che tu stia bene e siamo anche più tranquilli perché ora abbiamo la dimostrazione che saprai scampare a qualsiasi pericolo grazie al tuo superpotere.

Avvisaci prima la prossima volta.

martedì, febbraio 23, 2010

Settimana scorsa






Oggi sembra quasi primavera.

La settimana scorsa invece, all'improvviso, da un clima mite seppur opaco, si era passati a venti, pioggie, neve e soprattutto terremoti.

Mi mancavano solo Bertolaso e un paio di mignotte per sentirmi quasi in Italia.

lunedì, aprile 06, 2009

Bertolaso e le parole grosse

 


Dopo aver usato parole grosse per il superscienziato veggente, il rilancio:

BERTOLASO: PEGGIORE TRAGEDIA DEL MILLENNIO

La risposta che cerchi è:
  1. Il capo della protezione civile vuole sminuire la tragedia dicendo che negli ultimi nove anni effettivamente non c'era stato niente di simile, ma che prima del 2000 ne aveva viste di peggio.
  2. Bertolaso vuole rincuorare gli italiani, nel suo messaggio è implicito che per i prossimi 990 anni non dovrebbe succedere più niente di serio.
  3. Bertolaso possiede un precursore sismico (migliore di quello di Giuliani) che gli permette di prevedere i terremoti per il resto del millennio.
  4. Bertolaso dipinge più grande la minaccia e quindi i suoi meriti.
  5. Bertolaso voleva usare parole grosse, ma ha scelto quelle sbagliate.