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lunedì, luglio 02, 2012

Strali di gufo: dietrologia

E finì col botto. Quattro ceffoni ben assestati, amministrati con sapienza ad intervalli regolari, per lasciare al malcapitato il tempo di assaporare pienamente il dolore e l'umiliazione pubblica di ogni singolo schiaffone.
Con la finale come loro apice inarrivabile, questi campionati europei sono stati un crescendo di illusi che si son ritrovati, uno dopo l'altro, a fare gli inevitabili conti con la loro pochezza.

LE SQUADRE

Polonia: 6.5
Per i padroni di casa era stato apparecchiato un girone all'acqua di rose, eppure i polacchi sono riusciti a farsi eliminare immediatamente da avversari del calibro di Repubblica Ceca e Grecia. Come a dire che uno va per rubare il gelato ad un bambino e finisce senza mutande. Pirla.

Russia: 7
Inizia in goleada nello stesso girone dei polacchi, quello dei "siamo qui per caso", convincendo tutti che sia una squadra portentosa. Poi dimostra che di portentoso ha solo la capacità di salutare. Fuoco di paglia.

Francia: 7
Riescono a passare da secondi il girone che dovevano dominare, poi decidono di non scendere neanche in campo. Nel quarto di finale che disputano, gli spunti migliori li hanno a fine primo e secondo tempo, quando escono dal campo. Desaparecidos.

Inghilerra: 7.5
Vince per caso il proprio girone e questo illude i suoi tifosi, sempre proni ad affermare il primato della realtà percepita al di sopra di quella oggettiva. Nei quarti dimostrano la loro impalpabilità ma ciononostante incolpano della sconfitta i rigori e non la nullità ormai comprovata della loro scuola. Sognatori ad occhi aperti.

Olanda: 8
Non vince manco una partita, credendo che basti essere arrivata in finale due anni fa per garantirle chissà quale lasciapassare. Lo sgomento con il quale prendono sonore mazzate da tutte le parti, increduli e basiti, è stato uno degli spettacoli più divertenti della competizione. Ancora una volta si riconfermano pagliacci.

Germania: 9
Il solito schiacciasassi di supponenza, il solito finale inglorioso col culo per terra. Volevano spaccare mari e monti, vocazione nazionale, e come spesso gli accade finiscono in lacrime, questa volta addirittura al 36mo minuto del primo tempo. Recidivi.

Italjuve: 10
I volti delusi di queste mezze calzette, alla fine della batosta, dimostrano, per quanto sia incredibile, che i vari Bonucci, Balzaretti, Barzagli, Chiellini, si erano comicamente illusi di valere un campionato europeo.  Così, dopo aver subdolamente elargito a maniche larghe, la fortuna si riprende tutto e, nell'ultima decisiva partita, le pippe tornano ad essere pippe, come da ordine naturale delle cose. L'aspetto più comico della vicenda è che se l'Italia avesse deciso di non presentarsi in campo, avrebbe perso a tavolino per 3-0, facendoci così una figura migliore. Illusi.


Sento una certa pressione al fondoschiena...

Thiago Motta.
I PERSONAGGI

Chiellini: 8
Si fa uccellare da Fabregas e, per salvar la faccia, finge l'infortunio. Ricorda un mio compagno delle elementari il quale, portiere, simulava falli inesistenti e dolori lancinanti, con tanto di lacrime abbondanti, ogni volta che prendeva un gol.

Buffon: 9
Ieri, il portierone dalla bocca larga, è uscito dal campo da vincitore: aveva scommesso sulla Spagna.

Monti: 9.5
In una manovra di sfavillante opportunismo, spera di sfruttare un eventuale successo italiano per dare una spolverata alla sua immagine. Per il nostro sollazzo, l'operazione "Luce riflessa" si trasforma buffamente nella debacle "Corvaccio della malora".

Ergo: 10
Segue diligentemente il dictat degli strali di non cantar vittoria troppo presto, resistendo imperioso pure all'epica semifinale tedesca. Quando comincia a progettare il post per la finale, in anticipo sulla partita, contravvenendo ai suoi principi, si ritrova improvvisamente dal lato meno piacevole dello sfottò. The joke is on him.

Byfluss: 10.5
Non gli basta aver asfaltato la Germania in semifinale, come il bimbo goloso che si ingozza fino all'indigestione, rompe l'inviolabile regola della scaramanzia per ordinare una porzione di strali. Lo accontentiamo volentieri.

Da vero italiano, Mario frigna.

Ma io volevo il pallone d'oro...

C'è più gusto ad essere Bresciani.

mercoledì, maggio 09, 2012

Strali di gufo: antologia del buonumore

Fra le mie vignette preferite, nella settimana enigmistica, ci sono sempre state quelle "senza parole"

LOL

giovedì, maggio 03, 2012

Strali di gufo: rivincite

Fra i molti difetti che mi contradistinguono ce ne sono due che formano una combinazione esplosiva: il primo è farsi delle aspettative, il secondo, essere rancoroso. 

Quando, ieri, Apa mi chiede se ho intenzione di vedere la partita, gli rispondo che cercherò di fare il mio meglio  per arrivare a casa il prima possibile. La partita in questione è Juventus-Lecce. Qualcuno si potrebbe legittimamente domandare come possa, tale insipida partita, interessare ad un interista. Il punto è che si tratta di un'occasione di sentire, parlare, banfare con un amico che, per il momento, vive dall'altra parte del globo. Pertanto, di rientro dall'aeroporto, rinuncio a far la spesa per precipitarmi a casa.

Dove Apa si nega. Skype gli succhia la banda, ma possiamo sempre chattare. Quattro righe distratte, poi il nulla. A quel punto, venuto a mancare il motivo primo di interesse della partita, mi godo la debacle dell'Inter.

È con una gioia vera, irrefrenabile e fanciullesca che apprenderò più tardi della papera del portiere della Juve: pareggio, avversari ad un punto, errore di una delle bandiere. E nonostante il cinismo in cui viviamo, per una volta ci credo, alla giustizia divina, al principio del bene assoluto che alla fine vince, al concetto che quel che semini, poi raccogli.


Contrizione da cappella atomica

E penso allo scorno, alla delusione, al fastidio, alla paura che quel pezzo di merda di Apa (come mi piace chiamarlo amichevolmente) deve aver provato. E godo, godo forte, di una goduria totale ed inebriante, piena, assoluta.

A volte l'ira sa essere uno dei peccati più appaganti. Delio Rossi ne converebbe con me.



Il piede di Buffon
 
E quando Apa se ne uscirà con qualcosa sulla falsariga di: non ho visto perchè dormivo / stavo male / avevo l'insonnia / mi hanno rapito gli alieni; godrò anche di più.

mercoledì, marzo 14, 2012

Strali di gufo: climax

Le vittorie e le sconfitte non sono state create tutte uguali, alcune valgono di più, altre di meno. Discriminanti fondamentali sono le circostanze, gli avversari, il momento, il modo. Le fasi a gironi, per esempio, le ho sempre ritenute delle scaramucce: si può pareggiare e anche perdere ma poi passare il turno. In regime di scontri ad eleminazione diretta si vedono i veri uomini, quelli che, quando conta, tiran fuori i testicoli.
A volte per farseli calciare.

Mancava solo quest'ultimo pezzo del puzzle per completare l'opera, come nel concerto non può mancare la canzone più famosa, quella più attesa. E come in un concerto d'altri tempi, alziamo tutti i nostri accendini luminosi, con commozione.

Endechomenon

Illuminante il commento di un compagno di sventura interista: "A marzo fuori da tutto e al settimo posto in campionato, sapevo che Ranieri fosse un perdente, ma non immaginavo fino a questo punto."

La famigerata fitta al culo

La messa è finita, andate in pace.

martedì, febbraio 07, 2012

Strali di gufo: un ritorno tanto atteso

Anche l'ironia ha una sua architettura. Se analizzata, si possono riconoscere al suo interno degli impianti ben consolidati, delle forme ricorrenti che la caratterizzano. Uno dei metodi per repicarla, ad esempio, è la ripetizione. Un esempio di applicazione è il tormentone che, se utilizzato sapientemente non genera noia ma, dopo aver fatto montare l'aspettativa, regala grande ilarità.

Celebriamo il suo ritorno e, ammetiamolo, ci è tanto mancata. Mi riferisco all'unica vera Inter degna di essere vista e rivista, quella degli alti e bassi, quella che passa nello spazio di un nulla da "Preparate la vasella, che stiamo arrivando!" a "Mi passate la vasella, che mi stanno arrivando?"

Allora siamo d'accordo: chi perde fa pompini a tutti.

La partita di domenica ci restituisce, con quattro poderosi colpi pelvici, una delle più classiche ed amate maschere della commedia italiana: Interista Frignone. Temevamo di averla persa, invece era solo la pausa prima della battuta.
Ora ditemi che non vi viene da ridere.

mercoledì, febbraio 01, 2012

Strali di gufo: Momenti magggici

Più di una volta mi è capitato di notare come la regia televisiva privi gli spettatori di gustosi siparietti o succose informazioni. Operando tale ingiusta censura, sembra quasi si voglia proteggere la dimensione epica e nobile che il calcio ha perduto, o che forse non ha mai avuto.

Un esempio eclatante e risalente ad anni fa è la vicenda "Rio Ferdinand". L'inglese, durante i quarti di Champions League contro la Roma, con la sua squadra avanti 6-0, abbandonò il campo di fretta e furia lasciando i compagni in 10, avendo il suo allenatore esaurito tutte le sostituzioni. La cosa, seppur notata dai commentatori, non fu mai spiegata. Fu solo grazie a vie traverse che Apa ed io venimmo a scoprire che il giocatore aveva avuto un attacco di quella che, da allora, noi ribattezzammo la "Rio Ferdinand", ma che viene più comunemente indicata come cacarella, squaraus, diarrea.

È interessante come, settimana scorsa, in un contesto medesimo, un evento di diversa natura ma di altrettanta incontestabile ilarità sia stato per l'ennesima volta nascosto ai telespettatori. Per fortuna, pur con tutte le sue pecche, la rete è diventato un formidabile strumento per smascherare i pezzenti.

La partita è quella che ha visto la Roma venir spedita fuori dalla Coppa Italia grazie a tre bei microclismi infilatisi come da ricetta. Uno di questi è stato somministrato da Alessandro Del Piero, alla sua maniera. Proprio prima della partita, il capitano della Roma, Francesco Totti, aveva speso parole di stima per il capitano bianconero, non sapendo che questo gliel'avrebbe inculcato. Così, il pupone, al gol dello juventino, non ci ha più visto e mentre la squadra avversaria ancora stava esultando per il gol, ha cercato di battere da centro campo e segnare nella porta sguarnita. La scena è stata patetica ed ancora più impreziosita dall'atteggiamento dell'arbitro che, notata la cosa, ha fatto gentilmente presente all'infoiato giallorosso che, magari, se sua maestà lo consente, prima l'arbitro dovrebbe fischiare la ripresa del gioco. Non abbiamo immagini della faccia del signor Banti, quando si è visto attorniare dai romanisti inviperiti, ma ci piace immaginarcelo così:

Eh?

lunedì, gennaio 23, 2012

Strali di gufo: Pampulu pimpulu parim pam pum

Abbiamo già detto che il calcio è uno sport che vive nell'attesa di un momento. Quest'attesa non è però circoscritta ai 90 minuti della partita, spesso la precede anche di parecchi giorni. Nel nostro paese, complici i mezzi di informazione, il tifoso vive immerso in un incantesimo di montante attesa per tutta la settimana e quando arriva il fischio d'inizio è come un gavettone pieno, vuole solo esplodere.

È pertanto eccezionale quando, dopo l'abboffata di aspettative, bastan pochi secondi perchè il tifoso debba incassare il primo gol ed è un tripudio quando il secondo e il terzo arrivano prima ancora che sian passati 10 minuti. Immaginiamoceli, i tifosi del Cesena, che, dopo aver fatto 330 km per seguire la propria squadra in trasferta, dopo soli 9 minuti, vorrebbero pigliar su baracca e burattini e andarsene, piagnucolando come il bimbo al quale hanno rubato il giocattolo.

Taxi! Mi porti via da qui, e alla svelta!

All'inizio del secondo tempo, con un avversario ormai annoiato, il Cesena accorcia le distanze regalando chissà quali speranze al tifoso indefesso che, si sa, quando si tratta dei propri colori, crederebbe anche agli asini che volano. Invece è apoteosi, gli avversari, che da signori non volevano infierire, giustamente si risentono: "Ah è così??" Pam, Pum, altri due manrovesci in sberleffo e tanti saluti. Cala il sipario, standing ovation.

Jerry Lewis capitano: una scelta appropriata.

lunedì, gennaio 16, 2012

Strali di gufo: identità rubata

Le aspettative e l'anticipazione sono componenti consistenti ed importanti del calcio. Non potrebbe essere altrimenti per uno sport che vive fondamentalmente dell'attesa di un momento, quello del gol. La genialità di questo sport è che c'è sempre qualcuno che aspetta con cieca convinzione, solo per poi vederselo infilare nel bugigattolo posteriore senza passare per il via.

"Prenditelo dietro, zingaro"
Intramontabile De Gregori.


Il derby comincia e si rivela subito una partita tesa e tattica, molto equilibrata, con le squadre molto attente. Ma non per il telecronista Mediaset Bruno Longhi che non fa nulla per dimostrare un briciolo di imparzialità:

"Thiago Silva esce da imperatore, supremazia Milan."
[Mettiti gli occhiali, Bruno.]

"Uno dei rari casi in cui la squadra di Ranieri riesce a costruire qualcosa."
[Fottiti, Longhi.]

"Ibra, colpo dello scorpione!"
[Ha solo fatto un colpo di tacco finito fuori, Bruno, datti una calmata.]

"Esce Nesta, stavolta, l'ovazione è per lui!"
[Vedrai che ovazione quando ti prenderò a bastonate, Longhi.]

"Ibra: numero!"
[È caduto col culo per terra, rincoglionito.]

"C'è tempo per l'ammucchiata: Pato, Ibra, Emanuelson."
[Bruno Longhi sogna di sesso che è una cannonata.]

"Gran numero di Nocerino! Si è addormentatato Maicon."
[Nocerino, il favorito di Longhi al prossimo Pallone D'oro.]

"Ora sarà un'altra partita, con la reazione rabbiosa del Milan."
[Le patetiche speranze del povero Bruno appena dopo lo svantaggio.]

"Ibrahimovic. Cercherà il numero."
[Adesso Longhi si crede anche un vaticinatore.]

"Milan all'arrembaggio!"
[I viaggi psichedelici di Bruno Longhi.]

"Ranieri Ha resuscitato una squadra che era morta."
[Come la tua fava, Bruno.]


Verso il finale della partita, arriva Apa online

Apa: Girami il link alla parta, dai.
Ergo: La vedo qui, con il commento imparziale di Bruno Longhi
Apa: Era interista, ora aziendalista?
Ergo: Parrebbe
Apa: Ma è Piccinini!

. . .

Ah.

Chissà se Bruno Longhi è al corrente del fatto che Sandro Piccinini va in giro spacciandosi per lui.

martedì, gennaio 10, 2012

Strali di gufo: Verginità e sodomia

Lasciamoci alle spalle il Natale sia temporalmente che moralmente: certe soddisfazioni ce le si può togliere solo coltivando un po' di buono, sano odio. Come può capitare di incontrare una persona con la quale ci si trova in sintonia, con la quale c'è affinità, ecco che, a volte, improvvisamente, appare la testa di cazzo. Tutto quel che dice, ogni cosa che fa, ogni aspetto del suo essere stride con tutto ciò che che c'è di buono e giusto. L'arcinemesi ha fatto la sua apparizione ed ogni sua sconfitta, anche minima, diventerà fonte di grande gioia.

Non fosse stato per Lionel Messi, non avrei avuto grandi gioie in questi anni, e invece, grazie a lui, ho potuto godere di una copiosa serie di mortificazioni ai danni di quel truzzo, viziato di Cristiano Ronaldo. Anche oggi, alla premiazione del Pallone D'oro 2012, lo scugnizzo di Madeira l'ha preso dove mi auguravo: fra le chiappe.

Nella medesima occasione, si è potuto anche assistere al patetico tentativo del mondo del calcio di rifarsi la verginità. Il circo ha mostrato agli occhi di curiosi e passanti quel bizzarro e grottesco scherzo della natura che è Simone Farina. Il 29enne che ha rifiutato una combine e denunciato chi gliel'ha proposta, è stato invitato al gala come premio per la sua onestà. In realtà non si è trattato di un premio per il giocatore italiano, ma di una maldestra operazione di marketing messa in atto nella malcelata speranza di apparire onesti solo perchè accompagnati da un onesto. Il tutto ricorda la favola bibblica di Sodoma: Abramo chiede a Dio di risparmiare la città se al suo interno si riusciranno a trovare almeno 50 uomini giusti. Pian, piano Abramo, da grande contrattatore qual'era, riesce ad abbassare la quota di uomini giusti fino a strappare al Signore la promessa di salvare la città anche per l'irrisoria cifra di 10.

Com'è finita lo sappiamo tutti.

giovedì, settembre 22, 2011

Strali di gufo: riciclo

Che si dia una calmata, quest'Inter, che non posso fare una puntata degli 'strali' ogni due giorni. Dopo un po' finirebbe allo stesso modo di quel famoso striscione: "Non so più come insultarvi".

Per fortuna viene in mio soccorso Fiorello con la sua splendida parodia, così posso rifiatare.



Ci mancherai, Gasp, se non altro per i siparietti che ispiravi.

giovedì, settembre 15, 2011

Strali di gufo: Scempio Ediscion

Scempio: strazio, deturpazione. Dal latino "exemplu", "esempio", da cui "punizione esemplare".

A volte, due elementi precedentemente compresi ed assimilati (ma mai messi in correlazione prima) risaltano improvvisamente come connessi. È da questo tipo di nuove associazioni che scaturiscono le epifanie. La somma di "È nato prima l'uovo o la gallina?" e "Oggi a me, domani a te" spiega rapidamente l'anima vera dello sfottò. Quando il tifoso di una squadra se la passa male, diviene subito lo zimbello di tutti gli altri, sopratutto degli odiati rivali. In tali periodi di nera disperazione, il tifoso, invece di sviluppare una cultura della pietà, mastica amaro e come una vipera, attende sotto una roccia. Quando, prima o poi, le sorti si ribalteranno, l'ex sbeffeggiato restituirà, possibilmente centuplicata, tutta la bile ingoiata. In questo circolo infinito, all'interno del quale è impossibile individuare la causa primigenia, sembra che l'interista abbia una naturale predisposizione ad essere il classico "pesce nel barile".

Sembra quasi ingiusto concentrarsi solo sulla partita di stasera dopo che, nelle prime tre partite ufficiali, l'Inter ha perso tre volte, prendendo copiosi e possenti calcioni nel fondoschiena . Ma quando vieni sbeffeggiato in casa da una squadra di tappezzieri turchi, tutto il resto tende a passare in secondo piano.

Nel culo nooooooooo!

I nerazzurri, poverini, ci hanno anche provato ma, per qualche motivo, l'organizzazione e i movimenti che hanno messo in campo li hanno fatti sembrare undici pazienti appena risvegliatisi dal coma.

Poi, invece, c'è anche chi è in coma irreversibile.

Nonostante tutti gli imprevisti, Razzi, potremmo finire a ritrovarci al Friuli per seguire Udinese-Inter in Europa League.

mercoledì, agosto 17, 2011

Strali di gufo: De Scempsions

L'anno scorso, in occasione di Brescia-Udinese ed Udinese-Brescia io e il Razzi ci siamo scambiati reciproca ospitalità con tanto di scambio di maglie. Quest'anno, con il Brescia tristemente ed ingiustamente retrocesso in serie B, il programma prevedeva di seguire l'Udinese nel girone di Champion's League. Purtroppo i friulani, da teste di minchia quali sono, hanno pensato bene di pescare per il preliminare una squadra abbordabile: l'Arsenal. I più svegli di voi penseranno: nella sfiga una combinazione favorevole, essendo l'Arsenal una squadra di Londra poteva ripetersi il magico scambio di ospitalità. Purtroppo, come è ormai tristemente noto, Razzi ha l'innata predisposizione ad ignorare e deludere coloro che a lui si affidano. E così il Kerouac di Caporiacco mi ha sbattuto in faccia un doppio due di picche, negando, senza batter ciglio, la disponibilità sia per l'andata che per il ritorno.

Ed è per questo che l'altro ieri mi sono recato all'Emirates Stadium e, sedutomi in mezzo ai tifosi dell'Arsenal, ho tifato per i Gunners.



Chissà se davvero, anche al ritorno, il Razzi sarà impegnato con i suoi amici a giocare a bocce.

venerdì, agosto 12, 2011

Strali di gufo: Bye bye Byfluss

Non so se lo sapete ma l'Italia sta messa male. Non mi riferisco alle solite chiacchiere degli emigrati scontenti, alla solita propaganda politica, alla irrinunciabile propensione italica a lamentarsi, siamo oggettivamente messi male. Tanto male che l'Europa, per tenerci e tenersi a galla, ci ha imposto alcune riforme probabilmente necessarie ma che nessun partito avrebbe mai fatto se non, appunto, presi con l'acqua alla gola. Siamo abbastanza nella merda e lo dico senza voler sembrare il saputello che l'aveva detto, in questi vent'anni abbiamo (tutti compresi) mandato le cose abbastanza a puttane (chi vuol cogliere l'ironia del parallelismo con le pratiche del nostro presidente del consiglio faccia pure). Ecco quindi che, sotto dettatura di Europa e Stati Uniti, ora arrivano una serie di riforme draconiane, forse necessarie, sicuramente dolorose.

Una di queste prevede l'abolizione delle province con meno di 300.000 abitanti. Questo provvedimento creerebbe interessanti paradossi: alla Liguria rimarrebbe una sola provincia, al Molise nessuna, La Sardegna ne perderebbe sei su otto. Ma gli effetti che a noi Aparazzini interessano di più e sui quali voglio porre l'accento sono altri ed eclatanti:

Trieste sparisce e si affermera una volta per tutte, in maniera incontrovertibile, la superiorità di Udine, città del Razzi.

Piacenza verrà cancellata e questo porterà ad un inevitabile ridimensionamento di Byfluss che non potrà più fare tanto lo spavaldo.

E questo è solo l'inizio.

venerdì, luglio 15, 2011

Strali di gufo: Meglio di così...

Fu anni fa, eppure ricordo ancora distintamente quando Apa mi domandò quali motivazioni mi spingessero a tifare Inter. Al momento mi parve una domanda semplice, se non fosse che si affrettò subito ad entrare nelle specifiche del caso. "La Juventus," mi fece l'esempio " rappresenta le virtù umane della dedizione, del sacrificio, dell'impegno, dell'orgoglio; il Milan è la squadra che più di ogni altra incarna, in Italia, gli ideali del bel gioco d'attacco, del fascino dei grandissimi campioni. L'Inter, invece, cosa rappresenta?" Alla domanda fece poi seguire quello sguardo attento ma perplesso che hanno i canidi quando inclinano la testa di lato, quasi cercassero veramente di capire quel che gli si dice.

Il motivo per cui sono nerazzurro mi venne in mente subito: alle elementari la maggior parte dei miei compagni di classe era interista ed io, che mi sentivo lo sfigato ostracizzato, decisi di cercare di recuperare punti tifando Inter. Nessun profondo motivo, nessun valore morale o affine virtù umana mi spinse a quella scelta, solo mera emulazione e senso di sopravvivenza.

E mentre Apa mi guardava con quel suo fare interrogativo e puro di chi è solo genuinamente interessato alla risposta e non ha alcun secondo fine, alcun desiderio di provare la propria superiorità, mi resi conto che non avevo il coraggio di ammettere la verità, quindi improvvisai:

"Perchè tifare per l'Inter non è facile. Le sconfitte, gli sfottò, l'umiliazione ti temprano. E anche perchè il ruolo del giullare è fondamentale, serve a capire che le cose non vanno prese sul serio."

Era il periodo prima di Calciopoli e l'Inter non vinceva nulla. Apa si limitò ad accettare la mia risposta senza contestarla, chi lo conosce sa che è per lui un atteggiamento del tutto inusuale. Non capii mai se fosse perchè si era accorto del mio bluff, della mia risposta inventata sul momento, o se invece avesse interpretato le mie parole come un segnale di resa, alla stregua del cane che infila la coda fra le gambe, facendogli ottenere una prematura quanto insipida vittoria.

Col tempo ho capito che le sue motivazioni eran certo fighe ed altisonanti, ma tanto posticce quanto quelle che avevo inventato lì su due piedi. Anche lui ha cominciato a tifare Juve per qualche input esterno e solo dopo, in un processo psicologico chiamato "razionalizzazione", ha deciso di fare l'upgrade a motivi più consoni al suo ego.

Oggi, però, posso finalmente rispondere a quella domanda che tanto mi spiazzò, e la risposta è "Scudetto 2006". Perchè sarà anche tutto un "magna magna", ma noi l'abbiamo fatta franca.


Live with it.

mercoledì, aprile 06, 2011

Strali di gufo: la scelta e l'orgoglio

Sotto il profilo logico, il tifo si presenta come una pratica irrazionale. Mi è capitato più volte di conversare con persone che, giustamente, ne facevano notare i ridicoli paradossi. Il principale di questi è quello relativo alla reale connessione che c'è fra squadra/società e tifoso, una connessione puramente univoca in cui il tifoso si sente parte di qualcosa, mostra un senso di appartenenza che, di fatto, non ha alcun riscontro se non nella sua mente e nelle sue stesse azioni. Il tifo è fondamentalmente una pratica riflessiva e, per certi versi, onanistica. Suscita una certa ilarità pensare di tifare con ardore, esaltandosi o intristendosi, a seconda dei casi, per le gesta di 11 miliardari dei quali sappiamo tutto ma che di noi non sanno nulla, neanche il nome.

Se studiato da un punto di vista sociale e psicologico, invece, il tifo assume contorni più chiari, essendo espressione congiunta di alcune fissazioni tipiche della natura della nostra specie: il bisogno di appartenenza ad un gruppo; la tendenza a categorizzare tutto, riducendo a dicotomia; la necessità di difendere le proprie idee per difendere il proprio orgoglio. E così, un giorno, per motivi di varia natura, una persona può decidere di tifare per una squadra, compiendo quindi una scelta, prendendo una posizione. Questa scelta la pone in un gruppo, che, per costruzione, si definisce per inclusione ed esclusione. Quindi chi fa parte del gruppo presuppone che la scelta di farvi parte sia giusta e che chiunque scelga, per qualsiasi motivo, di non farne parte compia una scelta errata. Infine, dato che la natura e la società umana, sin da tempi immemori hanno distinto fra vincitore e sconfitto, fra retto ed empio, fra giusto e sbagliato, ecco che ogni persona tende a difendere strenuamente le proprie posizioni per non finire dalla parte meno desiderabile della dicotomia.
Citando Bertolt Brecht: "Mi sedetti dalla parte del torto, perchè tutti gli altri posti erano occupati."

Ecco, quindi, dove risiede la logica perversa del tifo: tifiamo perchè abbiamo fatto una scelta che non accettiamo possa essere avulsa dalla dicotomia giusto/sbagliato, e quindi, in ultima analisi, tifiamo per difendere il nostro orgoglio.

Ecco cosa vuol dire saper perdere con classe.


Ve la ricordate? È proprio la caratteristica
posizione dell'infornata del Frankfurter.

In retrospettiva, quando alle elementari decisi di diventare interista, credo feci la scelta sbagliata.

domenica, gennaio 30, 2011

Strali di gufo: Scontro fratricida, quando l'amicizia non ha più dignità

I fili con i quali la storia tesse la sua tela non si intrecciano mai in maniera scontata, formano trame a volte tragiche, a volte poetiche, spesso memorabili. La storia non si cura dei concetti ai quali l'uomo così disperatamente si aggrappa, non riconosce morale, giustizia, pietà. È così che ci regala storie di profonda, ingiusta, inebriante umiliazione.

Due fili, uno vorrebbe intrecciarsi, disegnar un mirabile arazzo, complesso, lussureggiante, grandioso; l'altro si nega, latita, ignora. A niente valgono i richiami, le preghiere, i punzecchiamenti, sordo ad ogni supplica, si eclissa.

Quando si presenta l'occasione della rivincita, essa arriva con i colori del bianco e del nero. La storia, cieca di valori, infierisce senza malizia e senza gioia. I doni che porta non li può assaporare, l'umanità sola può percepire il gusto agrodolce della comicità che scaturisce dalla mortificazione finale.


Uno dei due è un vincente bianconero, l'altro solo uno juventino

giovedì, dicembre 02, 2010

Strali di gufo: lassù qualcuno mi ama?

Conoscere la propria storia, lo si dice spesso, dovrebbe aiutare a non ricadere negli stessi errori. Eppure l'uomo, scolaretto distratto, non sembra interessato ad imparare e persevera ottusamente. Guidato per mano dalla propria spensierata ignoranza, si dirige, giocoso e gaio, verso il precipizio. A volte, per fortuna, con esiti faceti.

Dopo la lezione di Perugia, nel lontano 14 maggio 2000, quando si ostinò a voler giocare su di un campo impraticabile, non pareva possibile che la Juventus avrebbe nuovamente peccato di hubris. E invece, per la nostra felicità, ieri sera ci è ricascata. Sotto una tormenta di neve e su di un campo più bianco di un lenzuolo, i bianconeri si fanno sbattere fuori dall'Europa League da una squadra di minatori polacchi.

I suddetti, seppur svantaggiati, hanno se non altro l'accortezza di scegliere delle maglie blu, ben visibili in piena bufera. La Juve, invece, decide di mimetizzarsi con maglietta, pantaloncini e calzettoni bianchi e così, per trovarsi, devono andare a tastoni. Verrebbe voglia di dar loro il bastone per ciechi, ma, bianco anche quello, finirebbe per farli inciampare. Nel secondo tempo la situazione diventa ancor più comica, con le righe del campo ormai invisibili. Si gioca come al campetto sotto casa: senza fuori o calci d'angolo. Fosse durata un po' di più, questa spassosa farsa, si sarebbe finito per giocare anche dietro le porte, come nel hockey.

"Arbitro, non l'ho visto. Giuro!"
Questa volta gli crediamo.

Emblematiche di questa serata rimarrano le scivolate e le cadute dei giocatori. In queste condizioni, i corpi in caduta lasciano delle strisciate sulla neve che parecchio somigliano alle vergognose "sgommate" sulle candide pareti della tazza del water. Una splendida metafora per il cammino europeo della squadra bianconera con la quale ci puliamo idealmente, quale fosse carta igenica, bianca anche quella.

Dimensione di un dolore posteriore.


Col bianco tuo candor, neve, sai dar la gioia ad ogni cuor.

domenica, settembre 26, 2010

Strali di gufo - Special APA edition



Capita anche ai migliori di perdere, e sono sicuro che le sconfitte dell'inter di questa e della prossima settimana non incideranno particolarmente sul percorso scudetto dei campionissimi di Moratti.

E di quest'ultimo, vorrei parlare, lasciando parlare di calcio il buon Ergo, ben più competente di me.

Infatti se l'Inter perde sul campo, lo fa probabilmente perchè orfana del presidentissimo, il gran burattinaio infatti non è allo stadio a vedere la sfida con la Roma, come non manca di avvisarci la Gazzetta, organo ufficiale del gruppo telecom, strettamente legato alla squadra nerazzurra.

Infatti la rosea dedica un intero fotoreport con una ventina di foto, ognuna commentata abbastanza tragicamente, accompagnando l'impegno alternativo di Moratti, il matrimonio della figlia Celeste.

C'è la foto di Moratti che guida il maggiolone con la figlia.
Moratti che la aiuta a scendere.
Moratti vicino alla figlia.
Il lancio del riso.

Qualcuno potrebbe persino domandarsi cosa c'entri un servizio così con lo sport.

Due cose.
La prima è che Moratti è il calcio. Moratti è lo sport. Quello onesto.

La seconda è che i più attenti possono cogliere un liet motif tra l'inter squadra e la vita di Moratti.
Basta vedere la foto degli sposi perchè i più smaliziati capiscano molte cose.

Un semplice clic su questo link per vederla.

giovedì, settembre 23, 2010

Strali di gufo: quarta di campionato

Cosa sarebbe il calcio senza la possibilità di godere delle sfortune altrui? Le vittorie sono passeggere (sic transit gloria mundi), sconfitta e vergogna, invece, sono per sempre. Il tifo vive della logica "io meglio, tu peggio, io ragione, tu torto, io figo, tu merda". Procura quindi immenso appagamento avvicinarsi allo sconfitto, a giochi ormai fatti, e dirgli candidamente: "Non ho potuto far a meno di notare che hai perso."

Sono tante le sberle che si becca il Bari, due addirittura su rigore (giusto per mortificare ogni velleità). E se è vero che l'arbitro non può terminare la partita in anticipo, dichiarando un "Technical KO" o la sconfitta per "manifesta inferiorità", è anche vero che in questi casi tende a sorvolare sul tempo di recupero. Invece, a questo giro, in pieno spirito "Strali di gufo", il signor Mazzoleni di Bergamo decide di prolungare l'agonia di tanti minuti quanti i gol presi dal Bari. Quattro. Magnifico.

Il premio "The rough and painful way" va alla Roma, la quale, per vocazione e blasone, non è incline a ricevere favori arbitrali. Così la terna arbitrale, avendo già le sviste in canna, pronte a colpire, piuttosto che sprecarle sparando a salve, decide di usarle a favore degli avversari. Il Galattico Brescia ringrazia e incamera.

Salve, sono Zbigniew Boniek e approvo questo rigore.

Una citazione doverosa va all'Udinese di Razzi, ancora ferma a zero punti. I bookmaker inglesi cominceranno ad accettare scomesse su quando arriverà il primo punto. Io comincio ad augurarmi che i friulani si giochino la loro chance contro il Brescia.

lunedì, settembre 20, 2010

Strali di gufo: terza di campionato

(Day One After Apa)

Ritornano gli strali. Tornano per tener caldo il blog, in attesa della seconda venuta di Apa; tornano per mantenere promesse mai fatte; ma soprattutto tornano per scaldare i motori in vista di due eventi epocali che si verificheranno nei prossimi trenta giorni. Il primo altri non è che il pirotecnico Inter-Juventus del 2 Ottobre, che seguirò per voi al fianco di Apa, il giorno stesso del mio atterraggio in Giappone. Il secondo è il fratricida Brescia-Udinese del 17 Ottobre, che seguirò (tornato di fresco dal Giappone) allo stadio Mario Rigamonti in compagnia del Razzi. Due eventi volti ad unire idealmente, in questo difficile momento, Apa & Razzi.

Gli "Strali di gufo" danno il loro meglio in regime di eliminazione diretta, ma lo spirito che li anima è applicabile, con qualche aggiustamento, anche al campionato. Ce lo dimostra brillantemente l'Udinese, squadra di Razzi, che si becca quattro sganassoni in salsa umiliazione, piatto ancor più gustoso se si sottolinea che sono ultimi in classifica (cosa, fra l'altro, nell'ordine naturale delle cose, quando si sono accumulati la bellezza di zero punti).

L'allenatore dell'Udinese in un raro momento di lucidità.

Anche la Sampdoria non vuole essere da meno e ci omaggia con uno spettacolo memorabile. In casa, di fronte ai suoi tifosi, va in vantaggio su rigore, e poi come nelle migliori candid camera, ad una manciata di minuti dalla fine si fa infilare due volte, senza vaselina. Immaginare trentamila persone, basite, che si guardano negli occhi, sperduti, lucidi e increduli, toglie il fiato dal ridere.

La vita è una tempesta, ma prenderlo in culo è un lampo.

È la dura legge del gol: fai un gran bel gioco, però se non hai difesa gli altri segnano e poi vincono.