Visualizzazione post con etichetta Pensieri sparsi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pensieri sparsi. Mostra tutti i post

lunedì, gennaio 30, 2012

La vita cambia



Nuovi usi, nuove abitudini. La vita cambia, per tutti.Cose che non immaginavamo poter fare diventano all'ordine del giorno e ci capita di pensare che il tempo che scorre sia un inesorabile progresso.
Il mondo diventa ogni giorno piu' piccolo, si comunica in ogni angolo del globo.
Possiamo giocare con dei videogiochi ognuno a casa propria. Possiamo scattare foto in ogni istante. Possiamo parlare gratuitamente tra Italia e Giappone, condividere foto, film.

E in questo avanzare non ci rendiamo conto di quelle piccole cose che spariscono, che non facciamo piu', che i nostri figli non conosceranno, che i nostri nipoti avranno del tutto dimenticato e manco potranno immaginarsi, cosi' come noi a fatica possiamo concepire come passava il tempo nostro nonno, i nostri prozii.

Fermiaci un attimo a riflettere quindi, a piangere il lutto di cento e mille piccole cose.
Rendiamoci conto, per esempio, di come l'estrema diffusione del cellulare ci abbia privato dell'ingenuo piacere di lanciare qualcuno vestito in una piscina.

venerdì, settembre 09, 2011

Un filmato






Sono stanco morto.
Preambolo importante, il mio cervello va un po' per i cazzacci propri.
E guardo il filmato delle scimmie.

Le simpatiche scimmie.
Tenute rinchiuse per anni, finalmente vedono la luce del sole, l'erba, vengono liberate da test di laboratorio, esperimenti.

Mi da' gioia, mi commuove.
Riconoscere dei tratti umani in quella specie di abbraccio.
Pensare a cosa hanno sofferto.

Poi continuano a ribadire quella scena, vorrei vederne altre, e invece solo quella.
E comincia a sembrarmi forzato, come a dire che, come spesso succede, si proiettano pensieri ed emozioni dove non ce ne sono, o dove ci sono solo abbozzi.

E poi parla il tedesco.
E io non lo capisco.

E improvvisamente mi immagino che stia dicendo "Vedete? Vedete come sono felici? Anche nel 45 volevamo fare la stessa cosa, solo che ci avete fermato prima! Ci avete frainteso!".

Decadimento cerebrale



A volte mi capita di confondere una parola, un'espressione, e per questo sbagliare l'azione legata a quella parola.

Penso o dico una cosa, confondendomi, dicendo una cosa invece di un'altra, e va a finire che commetto lo stesso errore anche nell'azione che ho compiuto o vorrei compiere.

Il che, mi da' da pensare. A cosa ci sia di nascosto dietro le parole, a quale forma possa avere il linguaggio macchina del mio cervello. Mi da' da pensare su come le parole siano la semplificazione di qualcosa. La raffinazione di qualcosa.

Platone si lamentava che la scrittura avrebbe reso l'uomo piu' stupido perche' avrebbe impigrito il cervello. Cosi' e' successo, anche con gli altri strumenti, la stampa, i computer, la televisione.

Mi domando se sia successo lo stesso con le parole, se il linguaggio sia stato un sistema di comodo e di imbarbarimento.
L'idea che si ha e' che prima della comunicazione verbale si fosse tutti degli scimmioni vagamente glabri e con il pollice opponibile.

E se invece fossimo stati degli dei, capaci di pensieri puri, potenti, spaventosi.

Pensieri impossibili da comunicare.

venerdì, settembre 02, 2011

Awareness



Leggevo di questa artista, quella del post byflo incontra ergo, credo. In pratica si e' messa in una stanza e ha detto ai propri spettatori "Ci sono degli oggetti sul tavolo, fate di me quel che volete con quegli oggetti".

Una pistola, una rosa, una piuma, un proiettile, delle forbici, uno scalpello.

Il risultato e' stato che pian piano la gente e' diventata sempre piu' aggressiva. Lo spettacolo, per la cronaca, durava sei ore. Alla fine delle sei ore lei si e' alzata, e sono scappati tutti. Fuggiti.

Crollato il loro mondo di regole condivise, la sospensione dell'incredulita' morale, sono rimasti spaventati dall'idea di un confronto.

Interessante esperimento socio e psicologico direi, anche se non sono del tutto convinto si tratti di arte.

Una storia che ho letto, una scuola d'arte, il professore chiede di mettere in scena una performance art session.

Uno studente si alza, prende una scala, prende l'orologio che era appeso al muro e gli cambia le batterie.

Applausi e discussione.

Durante la discussione arriva il bidello, prende la scala, prende l'orologio appeso al muro e gli cambia le batterie, e poi va avanti con il suo giro, nella prossima aula.

Sconcerto e discussione che si accende in aula, ma allore era arte?
Si lo era, perche alunno X e' un artista e bidello Y invece no.

La consapevolezza rende la cosa differente.

E sono combattuto, perche' da un lato ritengo che la consapevolezza sia l'unica vera virtu' dell'essere umano e forse l'unico valore.

E capisco che sia la consapevolezza del gesto ad attribuire il messaggio all'azione.
Ma ritengo pure che esistano messaggi che esulano dall'intenzione. Soprattutto nell'arte moderna, ma e' vero che e' per questo che mi fa schifo.

Come ritengo pure che esista la consapevolezza dello spettatore.

E inoltre sono convinto che non ci siano limiti al livello di consapevolezza che uno o l'altro puo' avere e che quindi non esista l'atto perfetto, ma solo sciocche approssimazioni. In fin dei conti siamo scimmie ignoranti che si illudono di avere una percezione perfetta di se' e del mondo.

Pensa a me, che sto ragionando e scrivendo una cosa del genere, e poi mi leggera' solo Ignazio.




martedì, agosto 09, 2011

Questo mondo


Parlavo col Razzi di questo mondo.
Della fine di questo mondo.
Del tramonto del capitalismo occidentale, di un'idea di vita e di benessere.

E' forse quello che sta accadendo e un po', lo devo ammettere, mi spaventa. Mi spaventa l'idea di essermi preparato quanto possibile a questo sistema... l'idea che mi cambi sotto i piedi mi mette un certo tipo di angoscia.

Un po' la stessa sensazione che ebbi, qualche anno fa, quando da una serie di indizi cominciai a capire che le cose in EA stavano cambiando.

Mi ricordo ancora il pomeriggio in cui confrontai il mio capo con una serie di elementi e lei mi disse, ti chiamo dal cellulare. E poi che si', avevo ragione, stavano per chiudere tutto ma lo avrebbero solo annunciato dopo alcuni mesi. Di non dirlo a nessuno.

Ricordo che mi chiusi nella sala riunioni e mi sdraiai sul tavolo, guardando un soffitto per una decina di minuti. E ne uscii con la risoluzione di rendere il tutto il piu' dolce possibile ai miei colleghi, ai miei amici, di instillare l'idea che tutto potesse finire piano piano, ridendoci su.

Ne uscii con la convinzione che per quanto stesso finendo un mondo, io, nessuno, sarebbe finito con esso.
Un poco mi sbagliavo, certe cose sono finite. Ma alla fine ho imparato ad avere un certo distacco verso certe cose, verso la stabilita'. Non ho mai capito se si trattasse di una vittoria o di una sconfitta, se ne fossi uscito "fluido" o "spezzato".

E ora un po' mi ricordo quei sapori.
E mi manca quel tavolo e quel soffitto.

Anche se poi, riflettendoci bene, non e' che poi questo mondo, questo sistema mi sia poi mai andato molto a genio.
Voglio dire, prendiamo la mia mattina di ieri.
Mi alzo alle sei, mi infilo nel caldo, salgo su un treno, attraverso la citta', mi perdo in un ospedale e tutto cio' per pagare un tizio che poco capisco per infilarmi un dito ricoperto di lattice nel buco del culo.
Che razza di mondo e'?

sabato, luglio 30, 2011

With or without you




Leggo. Life without art is stupid.
Rifletto.

Vero.

Poi vedo il filmato di cui sotto.

E mi vien da pensare che life, even with art, is pretty stupid anyway.





Anche se il tipo sullo skate, mi comunica qualcosa.

mercoledì, luglio 27, 2011

Meccaniche cerebrali



Sto diventando abitudinario.
Non in cio' che faccio in generale, ma nelle piccole azioni quotidiane. E devo dire che un poco la cosa mi spaventa.

Il mio cervello, asfissiato da task di alto livello, cerca di liberare la propria RAM associando  a piccoli gesti delle meccaniche automatiche che si sviluppano a livello quasi inconscio.

Non ci sono abituato, convinto come sono che la piu' alta delle virtu' e delle qualita' sia  la consapevolezza, ho sempre prestato la massima attenzione ad ogni cosa, provando persino un certo tipo di fastidio fisico quando non mi e' stato possibile in passato.
Paragonabile ad una goccia di sudore che scivola lungo la schiena e si infila con precisione nella cavita' delle natiche.
O alla sabbia nelle mutande.

Per dire, in vita mia, non ho mai perso quasi nulla. Solo cappelli.

Inoltre sono per natura caotico e disordinato, nella mia vita, e complicatamente sistematico nel mio modo di ragionare, alterno a singhiozzo zoom e grandangolo, lucidita' a emotivita' e analisi ed intuito. In modo convulso ma in un certo modo, per me, sensato. Consono.
Piu' o meno coscientemente alimento l'officina del mio stress e della mia ansia, con la mia stessa natura.

Per questa ragione, per disabitudine, per natura, spesso i meccanicismi li incasino di brutto. Come appunto i cappelli. E ora mi ritrovo ad aprire chiudere casa e infilare le chiavi nella tasca della borsa senza riflettere. La PASMO per la metro me la gioco tra borsa e tasche a seconda della tappa nel mio tragitto quotidiano e l'alterno con il badge dell'ufficio. Stessa cosa con il portafogli.
Per ora non e' successo nulla, ma non ho controllo, e nessuna fiducia in me stesso, su tutte queste e mille altre azioni quotidiane, potrei invertire i fattori. I tempi. Gli oggetti con i soggetti.

Ma quello che temo di piu' e' quando verra' il giorno in cui piscero' prima di averlo tirato fuori.

(il finalino)

mercoledì, giugno 08, 2011

Dove vanno



Piccoli dilemmi di noi insonni.
Dove vanno quei crocevia di pensieri, di preoccupazioni, liquidi, viscose, appiccicose e che ribollono nelle coronarie fino ai bulbi oculari quando arriva il momento in cui decidi di esserti stancato abbastanza per poterti avventurare tra coperte e cuscini con un minimo di speranza di poter superare la prova.

Dove sono durante il giorno.
Qual e' la ricetta che li sopisce. Che le placa. Che le sfoga in brevi attacchi. Che li gestisce in qualche modo.

E perche' quel momento, quello in cui c'e' lo sforzo, la voglia di dormire, risulta anche il piu' prolifico, l'acme' delle mie intuizioni e della mia pigrizia.

Quanto e' deprimente.
Fuochi d'artificio.
Lampi istantanei, che si spengono e non riesci a trattenere.
Rimane solo il rumore che rimbomba.

E quel senso di sconfitta che provoca l'idea che se ti dici di non pensare a qualcosa, a quel qualcosa di fatto ci stai pensando, con tutte le conseguenze del caso.

E se davvero la chimica aiuta, dove vanno.
Muoiono, o solo diventano un sosttosistema, un sottogruppo, qualcosa di chiaramente alieno.

giovedì, dicembre 30, 2010

Equilibri



Se tendo il pollice e faccio rotare il polso le mie ossa producono un sinistro, umido scricchiolio.
Uno scrocchiare malsano, leggermente doloroso.
Succede ogni singola volta, fin dalla più remota adolescenza.

Allora chi interpellavo a riguardo mi rispondeva che fosse normale, parte del fenomeno della crescita, allungamento di ossa, tendini, assestamento delle giunture.

Ora mi dicono che è vecchiaia, entropia, decadimento.

Ci deve essere stato un momento, un giorno, anche un'istante solamente in cui il mio polso non è scrocchiato.
Lo zenith delle mie facoltà fisiche, il mio massimo potenziale. La realizzazione perfetta di ciò che la natura aveva inteso per me. Il mio io più vero.

Ci deve essere stato, ma me lo sono perso.

Molto probabilmente dormivo.

mercoledì, dicembre 08, 2010

Una riflessione stupida, però un poco intelligente, ma fondamentalmente stupida




Ultimamente mi fastidia scrivere post.
Non perchè non me ne vengano in mente, non perchè abbia poco più di nulla da dire, queste sono cose che non mi hanno mai fermato, e lo si capisce bene.

E' piuttosto un problema di cibernetica, di connessione uomo-macchina.
Mi è venuta a noia la tastiera, come se non mi bastasse più.
Come se mi limitasse, nonostante ormai sia una semi-normale estensione della mia persona.

In un qualche modo mi pare che quel fastidio che quel tastierino idiota e bastardo dell'iPod, abbia contagiato la sana e vecchia keyboard di ogni altro apparecchio in mio possesso.

Provo la frustrazione dell'interfaccia.

La cosa è abbastanza stupida, ma mi fa riflettere su come le nostre capacità di astrazione, di concezione del trascendente, siano contemporaneamente allenate e vituperate dalla tecnologia.
Come allo stesso tempo il virtuale, l'informatica, ci aiuti in un'educazione al concetto, alla sublimazione del concreto, ma allo stesso tempo la mortifichi constringendola in unità di misura, in parole, immagini, suoni e bit.

Così come il cristianesimo costringe l'uomo in anima, semplifica la natura in spirito e magia, mi pare che l'informatizzazione rischi di semplificare il pensiero in quell'ambito di virtuale che sia tecnologicamente realizzabile. Come se entrambe creassero dei canali trascendentali (grazie Kant) forzati, degli stereotipi formali.

Ma probabilmente sono solo menate, e sto dicendo cazzate.

lunedì, novembre 15, 2010

La libertà come prigione o la prigione come libertà



Per la serie acquisti intelligenti, sono lieto di annunciarvi che a casa mia c'è una nuova, ottima, carta igienica.

Resistente, ben confezionata, ha un pregio particolare.

Da un lato è ruvida, porosa, aggressiva. Dall'altro è soffice, lieve, delicata.

"Delicato" è un aggettivo che odio, perchè è stato scippato all'italiano dalla pubblicità. Assieme a "goloso" (che viene spesso anche invertito, in quanto a significato) deve essere uno degli aggettivi più usati negli spot.

Ma non volevo parlare di questo.
Ma della mia carta igienica doubleface.

Come dicevo, è perfetta per ogni mia voglia, per quando ho bisogno di rudezza, di vigore, di efficienza, ma anche per quando, come tutti, ho bisogno di sentirmi un po' coccolato.

Ma non sempre il momento è chiaro, non sempre ho ben in mente quali siano le mie voglie, le mie necessità.

E mi trovo lì, con un pezzo di carta in mano, ovviamente strappato alla perfezione (vedi link), e pondero.

Pondero se la libertà di scelta illimitata sia davvero ciò di cui l'uomo ha bisogno, o se sia giusto che certe scelte siano fatte aprioristicamente, stereotipatamente, in modo tale da liberare l'uomo dall'ansia del vivere, dall'esigenza dell'espressione della volontarietà.
Insomma, cosa valuto, cosa ritengo più importante? La volontà, la consapevolezza, l'atto cogitante totale, indiscriminato e libero, la riflessione morale, il dubbio ontologico ed etico o piuttosto la felicità, la supponenza etica, l'estetica, il pensiero privo della preoccupazione immanente, indirizzato verso un'arte priva di solidità, una trascendenza astrattiva che tralasci il bisogno a favore della necessità. Sono un uomo anti post moderno o post moderno.

E mentre sono lì, in questo stato di confusione, in genere, o mi sento perso e ho bisogno di punti saldi, o mi sento depresso, e ho bisogno di tenerezza.

Nel primo caso vado per il lato ruvido, nel secondo, per quello soffice.

lunedì, ottobre 25, 2010

Ribaltamento comico



Girando in rete, ho trovato questo filmatino.
Carino, sorrisini, riassunto?
Tre supereroine dell'universo DC cantano una canzoncina sui colleghi maschi, mettendo in ridicolo le loro doti come amanti o i loro attributi sessuali.

Niente di troppo volgare, ma mi domando, e se si fosse trattato di uomini che prendevano per i fondelli le controparti femminili toccando gli stessi argomenti?

Non credo che sarebbe stato in alcun modo accettato, nè dalle donne, nè dai maschietti.

Perchè?
Di sicuro esiste una sorta di tabù sulla sessualità femminile, una sorta di protezione della sfera intima, segno di una forte oppressione culturale. Se l'eroe si tromba la nemica (James Bond) è un figo. Se l'eroina si tromba il nemico... Stupro? Sconfitta? Inganno?
Sì perchè l'uomo scopa e la donna viene scopata.

A parte questo mi viene in mente quel che Le Febvre diceva del carnevale, di come si sviluppa in quel processo comico per cui al servo, allo schiavo, è permesso prendere per i fondelli il padrone, ma non viceversa.
La sovversione dei ruoli nella commedia, il servo furbo, il padrone tonto.
Il ribaltamento comico.

E forse c'è una componente di questo, sottomessa anche e soprattutto nella cultura sessuale, alla donna è concesso lo sfottò, all'uomo no.

E di fatto mi sovvengono solo due manifestazioni "culturali" (termine che uso per intendere la produzione di contenuti di puro valore d'intrattenimento o artistico) in cui questo svilimento o ridicolizzazione della donna è concessa, e addirittura ne è un tema portante.

Il porno, è uno. E dice molto della repressione, della paura e sottomissione dei fruitori acquirenti nei confronti della donna.

E l'hip hop.
Ed infatti se esiste nel mondo "occidentale" una forma di matriarcato è di sicuro quella del ghetto afroamericano, dove le famiglie sono spesso formate da nonne, madri giovanissime e figli, con spesso totale assenza di figure paterne, fuggite chissà dove.

mercoledì, settembre 29, 2010

French manicure



Oggi ho seguito per quanto possibile gli interventi alla Camera.
E nel mentre ho pensato ad una mia compagna di classe ritrovata grazie a Facebook.

Casalinga, due bimbi piccoli.
Le sue passioni sono il make-up e la ricostruzione unghie.
Vota per il Pdl senza alcuna cognizione di causa, ad esempio non sa minimamente cosa sono il lodo Alfano, la P2, la P3 o chi sono David Mills e Mangano.
Berlusconi le ispira simpatia e tanto basta.

Ecco, mi chiedo quante persone scelgono in questo modo, senza basi solide.
Magari perché in famiglia si è sempre votato così o perché il politico in questione è accattivante o boh, per la sua cravatta a pois beige su sfondo insignificante.

In lei rivedo l'atteggiamento di tanti miei coetanei che decidono di non interessarsi alla politica in quanto monotona e distante.
Tuttavia non ha senso, la politica è ovunque... è nell'aria, al mercato, per le strade, a scuola, nella busta paga (se hai la fortuna di averne una). Ti avvolge e ti condiziona, che tu lo voglia o meno.
Non considerarla come parte integrante, accantonarla significa rinnegare gli strumenti per difendersi, migliorare e cambiare.
Un pò come ritrovarsi in un luogo sperduto, ovattato senza sapere come ci si è finiti, da che parte andare e quale mezzo usare.

Il biglietto da visita perfetto per restare inermi e accumulare fregature a braccia aperte.
Con gioia.


... ma in fondo forse è meglio così, l'importante è non rovinarsi le unghie.

venerdì, settembre 10, 2010

Stupidi




Credo di averne già parlato, ma ho questa innata, irresistibile tendenza a cercare di confermare l'idea che gli altri si fanno di me.

Ho una particolare empatia, sensibilità nel capire le persone, in genere quindi mi faccio una buona idea di quel che pensano di me.
Opinione giusta o sbagliata, gradita o non gradita che sia mi viene spontaneo, immediato, comportarmi in modo tale che venga confermata. Se qualcuno pensa che io sia uno stronzo, aumenterò la mia dose di commenti bastardi, se qualcuno pensa che io sia generoso, mi verrà naturale fargli tanti regali, offrirgli il pranzo, cose del genere.

Da ciò ne deriva una cosa molto semplice, ovvero che se pensate che io sia stupido, sono io che vi sto fregando.
Quindi gli stupidi siete voi.

lunedì, agosto 30, 2010

Pensieri felici



Mi fa male un dente.
Sono in sala di registrazione, ho un freddo mortale perchè alternano il condizionatore in turbo boost mode e spento.
Non dovrei essere qui ma ci sono.
E mi fa male un dente.
Cioè, doloricchia la gengiva. Niente di che. Mai avuto carie, non comincerò certo ora.
Eppure.
Eppure sento che questo costante conflitto tra la mia mente e la chimica e fisica del mio corpo, stia pendendo a favore di quest'ultime.

Da giovane ho vissuto a lungo a Bangkok e in teoria caldo e umidità erano peggio che qui, eppure non lo soffrivo così, il caldo.
Perdere peso, mettere peso, mettere massa muscolare, perderla, è sempre stato facile, ora non più.
Ho messo gli occhiali.
Comincio a perdere la dimestichezza con l'italiano, come se la mia memoria avesse detto ok, vuoi il giapponese e l'inglese? Allora queste cose le do via.
Non dormo peggio che mai.
E regolo i miei umori con delle pastiglie.


E due sono le cose che ne conseguono.
Intrinsecamente legate, strette avvinghiate l'una all'altra.
Ed una è che crolla di continuo la sospensione dell'incredulità in cui viviamo. Quell'idea che la nostra vita sia una fiction, un prodotto della mente per la mente.
Che si sia in un certo qual modo distanti dal reale, entità separate dal proprio corpo, un principio d'eternità, contemporaneamente immerso ed avulso dal tempo e dallo spazio fisico.
Con i nostri segreti, i nostri pensieri, chiusi nel nostro cranio o petto o dove meglio vi pare, che ci consolano.
E pian piano crolla questa idea, si affaccia quella che the joke was on me, e che l'illusione e che ci sia altro oltre a alchemie chimiche di ghiandole più o meno complesse sia proprio quello, un'illusione beffarda. (Vi prego cliccate sulla parola.)

L'altra.
Da bambino mi domandavo spesso come sarei sceso a patti con la morte, non la sentivo incombere su di me, la sentivo una cosa estranea, e mi spaventava l'idea che un giorno l'avrei invece capito fino in fondo che sarebbe toccato pure a me. Vedevo gente adulta, vivere la propria vita normalmente e mi chiedevo, stupito, come potessero, se ancora non avessero realizzato.

A quanto pare è così che il tuo corpo ti prepara all'accettazione del grande evento, a rate, poco a poco, per osmosi.

E che dire.
Non ho un capello grigio.
Non ho perso un capello nella mia vita.
Non ho rughe.

Deve essere particolarmente dura per il Razzi.

venerdì, agosto 27, 2010

Pensieri pigri


Il tifo è una cosa strana. L'idolatria pure.
Sentimenti bizzarri, una proiezione di se stessi o di alti concetti su qualcos'altro. Uno stereotipo, un pensiero pigro di complessa articolazione.
E noi italiani ne siamo particolarmente schiavi.
Probabilmente siamo particolarmente pigri. Sicuramente siamo particolarmente stronzi.
Sono formae mentis che abbiamo assimilato del tutto, tanto che lo diamo per scontato.

Luttazzi pare che copi le battute? "Ah, ecco il tuo Luttazzi che copia le battute, adesso che ne pensi?"
Sul momento ci pensi, ci rimani anche male. Accusi il colpo. Poi in effetti che devi dire?
"Ah cacchio, allora aspetta che cancello le risate che mi ha fatto fare quando le ho sentite, quelle battute."
Luttazzi mi fa ridere. Credo sia una persona particolarmente intelligente, non per questo ne devo fare un mio mentore per questioni morali. La sua funzione la svolge bene, mi fa ridere e pensare. Poi può anche mangiarsi i peli pubici, puzzare ed essere un figlio di puttana. Peggio per lui. Non lo devo stimare.

Allo stesso modo la Repubblica pubblica un servizio su come le poche nuove "case" a L'Aquila siano state costruite su zone idrologicamente instabili, e abbiano grossi problemi di infiltrazioni, tanto da essere inabitabili.
Primo commento sulla pagina? "Voi giornalisti di sinistra siete sciacalli", serie di sgrammaticature, e concetti confusi ne seguono.
Ancora una volta, pensiero pigro, tifo, idolatria. Se qualcuno dà contro a chi "tieni" tu, è per forza un nemico. Un comunista, in questo caso. Tanto che ormai essere contro il regime del ducetto impotente di Arcore vuol dire essere comunisti. Tanto che ormai dire che a Berlusconi non tira il cazzo e si fa pisciare in bocca, che la sua legge elettorale è una porcata o che le sue leggi ad personam sono infamie che distruggono la costituzione, è la stessa cosa, sullo stesso piano. Tutte cose vere eh? Ma le puoi mettere sullo stesso piano solo se le consideri un'offesa alla squadra per cui tifi. Offesa generica, a prescindere ti odio, non ascolto, non elaboro, rimbalzo. Il concetto, la questione, non importano.

O ancora come un amico di Ergo, che si incazzava se gli dicevi che Kubrick era mezzo pedofilo.
O chi vuole che il proprio cantante preferito sia anche un genio.
O il proprio attore un santo, uno da ammirare.

Idoli. Tifo.
Sarà perchè abbiamo il papa in casa o è proprio il contrario?

Cosa ci spinge ad essere così propensi a metterci dietro ad una bandiera, e difendere persino gli interessi altrui.

Voglio dire, gli juventini che difendono Moggi, gli interisti che difendono Moratti, i milanisti che difendono Berlusconi.
E ognuno di noi che non capisce cosa possa far sì che qualcuno tenga all'altra squadra. Ma neppure cos'è esattamente che ci fa tifare per dei colori, cambiano proprietà, presidenti, giocatori...

Ma cazzo. Come si fa a tifare Inter, cazzo? (reitarazione voluta)

Ma soprattutto, come si fa a tifare Juve dopo un mercato così?
Dovrò gridare "Forza Pepe"?

lunedì, marzo 29, 2010

Secreti





Il corpo.
Mai avuto un buon rapporto.
Essendo il mio desiderio essere tutto pensiero, con difficoltà sono sceso a patti con la fisicità.
Con l'idea di corpo, con le costrizioni del mangiare, respirare, del defecare.

Ora, chiunque prova un certo ribrezzo alle produzioni corporee altrui.
Feci, piscio, sudore, sperma, smegma, cerume, catarro, peti, saliva.
Si ha spesso un ottimo rapporto con le proprie, e un pessimo rapporto con le altrui.

A parte casi di perversioni.
Tipo scat, ne sa qualcosa Fiodor. O pissing, ne sa qualcosa Razzi.
Lo sperma è argomento delicato, comporta tutta una serie di correlazioni tipiche della voglia di sopraffazione, di marchiare, di virilità insoddisfatte e insicure che cercano riscontri chimico liquidi alle proprie incertezze e soddisfazioni placebo ai propri desideri di potenza o di sottomissione.

Lo sputo è segno di disprezzo.
Il peto, benché spassosissimo, è biasimato.

E così le altre.

Ma ce n'è una, una secrezione che nessuno considera mai come schifosa.
Per la quale nessuno prova ribrezzo.
E a me pare un'ingiusta separazione.

Le lacrime.

Ecco, ho deciso che da oggi a me le lacrime fanno schifo.

giovedì, marzo 25, 2010

Categoremi






Pranzo con dei fornitori.
Zaru soba, e menate varie.

Prendo le bacchette e già si entusiasmano.
Il giapponese è contento quando vede l'occidentale che mangia alla giapponese.
Hanno una certa consapevolezza e orgoglio nel sentirsi unici e diversi, ma vogliono anche essere amati, a modo loro.

Mangio tutto.
I soba hanno la qualità intrinseca di non sfamarmi per nulla, cibarsi di soba è per me un piacere momentaneo ed effimero che confina con la perdita di tempo.

Finito il pranzo, faccio una mossa molto giapponese, prendo l'acqua per la zuppa e allungo la salsa dei soba, ottenendo una zuppa salata e saporita che sorseggio.

Applausi ed eiaculazioni precoci da parte degli astanti che solenni mi dicono: tu sarai molto fluente e bravo a parlare giapponese, lo si capisce da come mangi.

Ovviamente mi viene da pensare che sia una minchiata, che le due cose non sono affatto correlate, non c'entrano nulla l'una con l'altra.
Ma se invece... questo fosse solo il MIO punto di vista sulla cosa, e se invece il loro avesse valore almeno quanto il mio?

O meglio e se non avesse ragione nessuno?
Se la realtà, fondamentalmente fosse un insieme relativo di paradigmi scollegati tra loro?

venerdì, marzo 19, 2010

Tamburi







Comunque ci sono mattine che ti svegli e non è che proprio ti sei svegliato, ma più alzato dal letto e basta.

O meglio, hai compiuto un vuoto gesto simbolico, privo di valore reale, un rito che ha smesso di significare qualcosa che non sia il gesto stesso.
E pensi che dovresti risolverla quella diatriba tutta tua tra il giorno e la notte, tra il sonno e la veglia.
Tra caos necessario ed ordine sostenibile, tra nutriente e digestibile, e ritorni sempre lì.
A gesti svuotati, cose che fai ma sulle quali non agisci. Pranzare, lavare, vestirsi, sistemare, dormire, lavorare.
Sono come battiti.
Il ritmo sincopato con il quale scandisci il tuo tempo.
In cui spezzi il vuoto di quello che poi sei tu, il flusso silenzioso dei tuoi pensieri, con quello che fai di riconoscibile, di umano ed universale, il ritmo che tieni nella tua vita.
A volte una samba, un jazzettino, una rumba, una salsa, un rock, una canzone di Baglioni.
A volte sei un virtuoso e a volte sei il giro sotto della pianolina Bontempi.
Devi saper far sentire i battiti che fai e quelli che non fai, in un armonia di vuoti e pieni, di tocchi e di rullate.

E non sei un esperto.

La batteria di Rockband la setti a "medium" perchè alla fine ti piace ancora divertirti.
Ma certi giri, certi giri entrano storti, e tu tieni un ritmo coerente solo con se stesso, fuori asse, sbagliato.

E quando ci sei dentro non ci esci, le cose vanno da sè, non lo puoi correggere, ha una sua energia, una sua resistenza, una sua inerzia. Perchè ha una sua qualità di essere altro da te.

Devi allora fermarti, e cercare di sentire il battito, quello inespresso ma richiesto... e ricopiarlo, ricalcarlo con il tuo, colpo dopo colpo per ritrovare il ritmo.
E se anche all'inizio non ti piace, lo sai che una volta che ci sei dentro, a questo nuovo, corretto giro, ti verrà naturale.

E allora magari chiudo un attimo ancora gli occhi, tendo l'orecchio, ascolto il battito inespresso ma richiesto, ne percepisco la cadenza, e cerco di ricalcarlo.

lunedì, febbraio 08, 2010

Back to bad being good or otherwise







C'è un'idea che mi fa pensare che le idee sulle cose non siano mai una bella cosa.
Volevo dire "non siano mai una cosa ideale", ma avrei superato il limite massimo di figure retoriche per frase che mi autoimpongo da sempre, una deontologia rigorosa.

Comunque. Questa idea è che ci sia un percorso, nelle nostre vite.
Nelle nostre giornate.
Ed è un'idea falsa. E dannosa.
Ti alzi, esci dal letto, calpesti qualcosa, l'acqua della doccia è fredda, sei in ritardo, ti contestano l'immondizia, prendi il treno sbagliato ed è una giornata di merda.

Ci vedi trama e ordito di un dio o della sfiga, o delle stelle o del destino o della sorte.
Ci vedi qualcosa dove qualcosa non c'è perché ti pare far comodo l'idea che ci sia qualcosa. E invece ti fa torto.

Poi cambia tutto, fai ottimi affari, incontri gente bella e decente, mangi bene, ti cambia l'umore.
E pari pensare che il disegno sia cambiato.

E ancora sbagli, perchè non è così.
Sbagli perchè ti consoli, ti consoli spegnendo il cervello, come fa l'occhio con la zona cieca, immaginando quello che dovrebbe esserci, ma non percependolo in realtà.

E così sono le idee sulle cose, e ti accorgi che ne hai senza saperlo davvero, a bizzeffe, che ti fottono la verità. Sulle persone, sul tempo, su te stesso e quel che fai.
Pensieri pigri, stereotipi che incanalano le tue energie lungo passaggi mentali spenti e rituali, in categorie abusate e ormai false.

E pensi.
Che scrivi sempre più spesso per piacere invece che per piacere.

A voi scoprire quale sia il verbo e quale il sostantivo.