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mercoledì, aprile 20, 2011

Per seguire virtude e canoscenza


Con questo voglio rispondere al precedente post di Apa (aggravato dal fotofail).
Non fui fatto per star dietro ai tuoi giochi di dubbia arguzia.
Mentre attendevi la replica io ero impegnato, con un mio pari, nella conversazione virtuosa che qui riporto.


me: Fofo
ho una domanda urgente
tu dove abiti a Londra?
10:40 Alessandro: Chalk Farm
me: ok

[omissis]

11:03 Alessandro: Per esempio io pensavo di andare a vedere recitazione di poesie scandinave ermetiche, che so che ti pace.
me: wow
sai che oggi ho fatto una scoperta
stupefacente
anzi
2 scoperte
Alessandro: Il bidet
me: quasi!!!
incredibile
11:04 sei telepatico
allora ero seduto sul cesso
e come mio solito gorgeggiavo
quando a un certo punto
ho sentito che una nota della mia melodia
risuanava dietro di me
e ho riprodotto nuovamente la nota
e la nota continuava
anche dopo che avevo smesso
per qualche secondo
e allora mi sono girato
11:05 Alessandro: In quietante
me: e ho guardato la cisterna dello sciacquone
che ha la forma di una grande pillola
di metallo
Alessandro: hai trovato un topo canterino?
me: le ho dato un colpo di nocca
e come una campana
ha prodotto esattamente quella nota
così mi sono reso conto
Alessandro: L'hai mandata in risonanza?
me: che era la cisterna
che risuonava
11:06 con quella frequenza
non ti dico le ore liete
Alessandro: Immagino
me: passate a far risuonare la cisterna
dopodiché
Alessandro: LOLOL
me: mi sono dilettato a suonarla
al ritmo di una campana da chiesa
alché è arrivata Liuba
Alessandro: battendo o risuonando?
me: e mi ha detto "ma che cazzo fai? esci o no che devo andare in bagno?"
Alessandro: Giustamente
11:07 me: allora l'ho lasciata andare
ma dopo colazione sono tornato
e ho ricominciato
Alessandro: LOLOL
me: a battare la campana
alché si è prodotto
il secondo fenomeno
ancora più stupefacente
Liuba è arrivata
e mi ha detto
smettila!
Questo suono mi fa venire voglia di fare la cacca!
11:08 Alessandro: LOLOLOLOL
me: dopodiché
mi ha cacciato
e si è chiusa in bagno
una seconda volta
nell'arco di mezz'ora
Alessandro: Insomma ora puoi farla cagare a comando
me: ESATTO!
questa è una cosa eccezionale
Alessandro: LOLOLOL
me: pensa che adesso ho risolto un grande problema
cioé come
Alessandro: Che incredibile concomitanza di fattori
me: svegliarla quando la colazione è pronta
11:09 basterà battere sulla campana qualche minuto prima che esca il pane dal tostapane
e lei puntuale
dovrà andare al cesso
Alessandro: francesi, italiani e russi per arrivare ad una catena di eventi che si relazionano fra loro in modo così complesso e compiuto
me: mi dispiace solo che ci sfrattano
Alessandro: c'è la mano divina
me: dovrei portarmi la cisterna
nella nuova casa
11:10 per me questa è una giornata
speciale
Alessandro: O quantomeno segnarti la marca e controllare se anche le altre fanno lo stesso effetto
risonanza-lassativo
11:11 È decisamente un aneddotto per la vita.
me: comunque tutto ciò è semplicemente geniale
Alessandro: come mai vi sfrattano?
me: mi sento Benjamin Franklin
Alessandro: Non puoi far presente la cosa?
me: o Newton
Alessandro: Insomma non capita proprio tutti i giorni
me: Ho deciso
compro uno stock di campane lassative
11:12 e apro il mio negozio online
per stitici
l'audioterapia lassativa
Alessandro: Campane spurganti
me: e poi la cosa geniale
è che si integra con la sua funzione
non solo ti fa venire voglia di cagare
Alessandro: Il tempio audio dellos cat
me: ma poi ti sciacqua la merda
11:13 Alessandro: Dici che sia una vibrazione così intensa da rompere i legami chimici delle feci solidi riducendole a poltiglia liquida?
11:15 me: no
che è lo scarico stesso
che ti fa venire voglia di cagare
quella campana E' lo scarico
11:16 cioé è DOPPIAMENTE scarico
scarico perché ti fa scaricare e perché scarica le feci nella fogna
Alessandro: Sembra proprio che ci sia un piano divino in corso.

Come vedi, caro Apa, mentre tu ti diletti con motti di spirito io con il mio intelletto conduco la nazione verso la luce del progresso.

mercoledì, gennaio 26, 2011

Changes


Giorni fa, in questo post, il buon Paglia poneva la questione della perpetuità d'identità nel mondo digitale.
L'attenzione era posta sui promemoria indelebili della nostra personalità passata (foto, video e scritti) e sugli effetti stranianti prodotti da un confronto così diretto con questi simulacri.
Casualmente nel libro che sto leggendo sono capitato su una riflessione molto simile, slegata dal mondo digitale e più generale.

L'autrice parla di prigionieri: catturati e naturalizzati da culture a loro estranee e spesso opposte. Questi personaggi perdono in modo traumatico tutto ciò che è loro famigliare per piombare nell'ignoto e nell'ostile.
Con il passare del tempo quello che era ignoto e ostile diventa loro famigliare e quello che era famigliare diventa lontano ed estraneo. Questi uomini si perdono e nel perdersi cambiano. Quello che lasciano dietro di sé è solo un fantasma.

These captives lay out in a stark and dramatic way what goes on in every life: the transitions whereby you cease to be who you were.
Seldom it is as dramatic, but nevertheless, something of this journey between the near and the far goes on in every life. Sometimes an old photograph, an old friend, an old letter will remind you that you are not who you once were, for the person who dwelt among them, valued this, chose that, wrote thus, no longer exists. Without noticing it you have traversed a great distance; the strange has become familiar and the familiar if not strange at least awkward or uncomfortable, an outgrown garment.

A volte, aggiungo io, le persone si liberano di questi promemoria volontariamente, come uno si libera di un vestito che non gli sta più.
Ci si libera dei poster alle pareti, dei peluche, alcuni si liberano della propria casa, della propria città, qualcuno si libera degli amici, della propria famiglia, qualcuno una volta si è persino liberato di me.
A volte resta un dubbio: quale la causa e quale l'effetto?
Perdi qualcosa perché cambi o per poter cambiare devi perdere qualcosa?

mercoledì, dicembre 15, 2010

Back to the present




E' stato ritrovato un sondaggio naufragato al largo di un tempo passato.

Alla domanda SEI PREOCCUPATO PER IL FUTURO avete risposto così:

Sono terrorizzato: 5 (29%)
Sono piuttosto preoccupato: 4 (23%)
Ho qualche timore ma ce la farò: 4 (23%)
Non è una cosa a cui penso: 0 (0%)
Sono speranzoso: 2 (11%)
Sono sicuro che andrà tutto come ho sempre sognato: 2 (11%)

Mettiamo assieme le prime due risposte per verificare che metà degli Aparazzini è seriamente preoccupata per il futuro, il 52% della popolazione.
La terza risposta rivela la frangia pragmatica del blog, coscienti delle difficoltà e tuttavia determinati ad affrontare il futuro, sono il 23%.
La quarta risposta mostra il dato più interessante: tutti senza esclusione pensano al tempo a venire, in un modo o nell’altro è un fattore fondamentale sia per Apa, sia per Ignazio. Nessuno aveva fatto il gallo e questo dimostrava che la rimozione delle risposte brillanti stava dando i suoi frutti (prima dell'arrivo del nuovo sondaggio).
La quinta e la sesta risposta dicono che tra di noi vive una minoranza di ottimisti i quali si dividono tra coloro che si affidano alla grazia divina e quelli che portano occhiali a lenti rosa.

Ho ripensato al concetto del tempo in rapporto al fenomeno della prescienza, ovvero del vedere il futuro. A me è capitato di vedere il futuro due volte, attraverso un deja vu. Alla terza occasione, per verificare di non essermi illuso, ho rivelato a un mio amico quel che sarebbe accaduto da lì a qualche minuto e l’esperimento è andato a buon fine.

Wikipedia sul deja vu:

Collegamenti a disturbi mentali:
[...] La possibilità di una correlazione ha condotto alcuni ricercatori ad ipotizzare che il déjà vu è forse un'anomalia legata ad una temporanea e scorretta diffusione degli impulsi neurali nell'encefalo

Parapsicologia:
Il déjà vu sarebbe associato a presunti fenomeni di precognizione, chiaroveggenza o percezioni extra-sensoriali, ed è stato frequentemente citato in tale ambito come una presunta "evidenza" delle abilità "psichiche" della popolazione generale

Essendo di indole razionale rifiuto l’equivalenza tra inspiegabile e sovrannaturale. Trovatomi di fronte a questo fenomeno ho dovuto formulare una ipotesi per calmare l’ansia e quei disordinati impulsi neurali.

Ecco l’ipotesi basata su quasi nulla di scientifico.
In fisica il tempo è solo una coordinata in uno spazio a 4 dimensioni, lo spaziotempo.
I punti dello spaziotempo sono detti eventi e ciascuno di essi corrisponde ad un fenomeno che si verifica in una certa posizione spaziale e in un certo momento.

Partiamo dal presupposto che lo spazio viene percepito elaborando informazioni sensoriali attraverso il cervello ed estendiamo l’analogia alla quarta dimensione, quella del tempo.
Se la percezione dello spazio è l’interpretazione di una realtà che si estende oltre la portata dei sensi, la percezione del tempo è l’interpretazione di una totalità elaborata solamente in proporzione alle nostre capacità.
Se avessi gli occhi di un felino potrei evitare di accendere la luce per andare in bagno la notte, se avessi il ciclo di vita di un moscerino lunedì sarei nella culla, martedì a un colloquio di lavoro e domenica sotto due metri di terra.
L’esperienza del tempo, come l’esperienza dello spazio, è una questione di capacità elaborativa.

In un modello insiemistico dello spazio il cerchio del nostro orizzonte sensoriale è la frontiera di questa capacità, nel modello temporale l’istante è l’unità di capacità elaborativa delle percezioni sensoriali: quante informazioni alla volta sono in grado di elaborare. Se il cervello umano fosse un computer questa misura corrisponderebbe probabilmente alla frequenza del processore.

Preso questo per buono, il fatto di vedere il futuro è un problema dovuto all’elaborazione non sequenziale di informazioni: come saltare una riga durante la lettura, accorgersene, ritornare alla riga giusta e infine arrivare a rileggere la stessa frase dandole finalmente un senso grazie al contesto.

Avevo anche un climax finale, ma per non fare il solito post lungo lascio cadere e concluderò nel prossimo con questo tema: quando l’imprevedibilità del futuro mette i bastoni tra le ruote alla religione.


mercoledì, ottobre 06, 2010

Stranger, my friend


Oggi doveva essere il giorno della verità.
Dopo tre settimane di inseguimenti, attese e francese.
Ero pronto, mi sono fatto la doccia con il nuovo shampoo all'argilla e jamon serrano. Ero sicuro di me.
E poi, venti minuti prima di questo terzo colloquio, squilla il telefono e mi dicono che tutto è rimandato di una settimana.

Ancora una settimana per sapere se avrò un nuovo lavoro e se avrò dei colleghi, se farò parte di una squadra. Il mio piano pulito è rovinato, adesso gli aerei per volare a casa costano troppo.

Forse hanno pensato a questo piano fin dall'inizio: diamogli appuntamento settimana prossima per fare i seri, poi all'ultimo minuto glielo spostiamo di una settimana così abbiamo più tempo per vedere altri candidati e decidere con calma. Questo è quello che immagino. Immagino spesso cosa pensino le persone e la loro psicologia.

Da quando ho la PS3 gioco a Battlefield perché me l'ha consigliato Apa, mi ha detto che avremmo giocato in squadra. Abbiamo giocato in squadra due volte con Montag ed Ergo, momenti di camaraderia che mi hanno fatto sentire di nuovo maschio (in Francia è difficile, mi sono iscritto a teatro e seguo dei corsi di cucina).

Quando ho iniziato a giocare Apa era già a livello 16. Dopo tre settimane di gavetta sono riuscito a raggiungerlo a livello 20. Ci sono volute 46 ore di gioco, molte delle quali avrei potuto passarle in compagnia dei miei amici e che invece mi sono trovato a condividere con persone estranee e strane.

Parliamo di quante cose si possano conoscere di un estraneo anche solo giocandoci assieme. Da quando ho aggiunto nel mio profilo che parlo inglese Battlefield a iniziato a mettermi in squadra con anglofoni e non più con ragazzi sardi.

Jamael è stato il primo compagno di squadra ad aprirmi gli occhi sul grande potenziale di ricerca in questo campo. Jamael non smetteva di parlare un minuto, l'icona del suo microfono sempre sempre accesa.

"Man, c'mon, take that shit, let's go, let's go!"
Siamo sul carro insieme, io guido e lui ha la voce di un dodicenne indonesiano cresciuto nel Queens: "what the fuck 're you doin' man, turn right! turn right! No no no noooooo!".
Il fatto che io non sia nella stanza con lui e che non posso rispondergli fa sì che si senta libero di parlare con me esattamente come con un suo fratello Hasouk.

"Ok, go back, go back now! They shoot, kill 'em! Kill 'em!", un razzo colpisce in pieno il nostro carro e mentre lui strepita come se nel carro ci fosse davvero io scendo per tentare di ripararlo.

Non c'è niente da fare, un secondo missile e il carro salta in fiamme, Jamael non la prende bene: "What the fuck you doin' man!? You leave me here to DIE! Fuck you man! Fuck youuu! Fuck youuuu!".
Grazie a Jamael ho scoperto la funzione MUTE del gioco, usata ora per la prima volta. Fine primo incontro. Quando vostro figlio dice oggi non me la sento di andare a scuola, sappiate che il suo piano è passare la giornata a insultare sconosciuti su internet.

Altra partita e altro compagno: KarateKid86.
Dal nome pensavo guai, invece è un tipo tranquillo, accento e humor inglese, si lamenta sommessamente quando viene ucciso, dà qualche indicazione utile, è pacato, non grida e non dice parolacce.
Giochiamo amabilmente per almeno un'ora, coprendoci le spalle a vicenda, prendendoci cura uno dell'altro e campeggiando in pace tra gli arbusti. Mi è simpatico.

Poi la realtà fa irruzione nel gioco.

Un pianto di neonato: una, due, tre volte.
"Oh come on stop that, I beg you", ma i pianti si intensificano.
KarateKid86 è lì con il suo M24 che difende con efficenza la base dagli attacchi nemici, ma dietro a quel soldato c'è un uomo di 24 anni, in una stanza, in una casa da qualche parte in Inghilterra e in quella stanza c'è un neonato e il neonato sta piangendo, ma lui non molla il joypad.
Cosa pensare? Il pianto continua.

"Stop that I said! You know you're not getting anything!"
Ora è irritato, ha perso la calma e non è più la persona pacata che conoscevo.
"I can't believe this, I swear I'm never having children".
Adesso so anche che non è suo figlio, che stia facendo baby-sitting? Di sicuro gli piace la parte del sitting ma non quella del baby. In ogni caso è un gran bastardo perché va avanti come se nulla fosse e si gioca altre due mappe in tutta serenità mentre il pargolo muore soffocato dal proprio rigurgito. Io muto spettatore.

Una persona che era quasi mio amico, una cocente delusione, disgusto.
La sessione di gioco si concluderà qualche mezz'ora più tardi in compagnia di un giovane commerciante romagnolo la cui mamma insiste a più riprese perché vada a far riparare la gomma della bicicletta dal Gigi. Per qualche ragione penso al Razzi.

Quante cose abbiamo condiviso inconsapevolmente con un estraneo? Ci credevamo nell'intimo della nostra dimora e invece abbiamo proiettato in mondovisione un estratto della nostra vita, il nostro lavoro, la nostra famiglia, i nostri difetti, un commento distratto che dice molto a un ascoltatore attento (vero Hazey?).

La vita privata è un mobile antico in cui lente e impercettibili si insediano piccole creaturine: la chat, il blog, il fotolog, il social network, il forum, il curriculum online, il gioco.

Siamo stati bucherellati a colabrodo un po' da tutti i lati e non vedo un'inversione di tendenza. L'effetto più evidente lo osserveremo nelle nuove generazioni, vivranno una naturale simbiosi con l'estraneo e acquisteranno un'elevata professionalità nell'arte della dissimulazione.

Tempo di acquistare un microfono.




mercoledì, maggio 26, 2010

Divenire



Le nuvole sono una cosa strana, le osservo da fuori e poi da dentro mentre l'aereo si abbassa su Parigi.

Contemplare cose strane mi fa riflettere.

Le nuvole hanno una caratteristica rara: non potendo vederci attraverso, puoi comunque attraversarle.
Così per il buio e così per il tempo.
Buio, tempo e nuvole.

venerdì, aprile 02, 2010

Dietro la maschera






E va bene facciamo questo sforzo.
Il problema vero non è non avere niente da dire è averne troppo e non riuscire a trattenersi.
Mi han detto di non diventare un secondo Razzi, ma solo essere la sua metà mi basterebbe. Occhio non la sua metà in quel senso, intendo nel valore, nel contegno, in qualità insomma.

Volevo come al solito parlare di morte ed era un po' che immaginavo come scrivere un post intitolato Il primo funerale in cui raccontavo come a trent'anni ho assisto alla mia prima celebrazione, come tutto pimpante e ben vestito da primo giorno di scuola sono andato alla messa e ho visto tutti i parenti che non conoscevo e in finale ho avuto le mie aspettative brutalmente deluse.

Ma mi rendo conto che se voglio essere almeno la metà di qualcuno non posso permettermi questo profilo, perché qua pochi la prenderebbero nel verso giusto. O devo sbattermene del pubblico come faccio di solito?
La prossima volta magari, c'è un sacco di tempo.

Per adesso pensavo al destino e ieri proprio su questo pensiero ho gettato il sale in pentola e sul fondo i grani hanno formato un teschio. Una bella forma di teschio come nei fumetti.
Non è che mi sono spaventato, un po' me l'aspettavo che prima o poi sarebbe successa una cosa del genere.
Per deviare il messaggio ho pensato ai tarocchi, quando ti dicono che la carta della morte può anche portar bene, la torre è quella brutta cattiva. Fortuna che non ho lanciato il sale a forma di torre fiuuu.

Ma avevo detto la morte no. Ok.

Allora io qui vivo nel quartiere nero, little africa.
Tra le varie peculiarità della cultura locale la mia attenzione si è focalizzata su un dettaglio speciale.
E' speciale perché è una di quelle tipiche cose che mi portano istantaneamente a sviluppare una brillante teoria quasi certamente falsa.
Dico brillante perché quando raggiungo la fine del ragionamento mi sento illuminato, è una piccola soddisfazione che mi dò da solo, un micro seghino.
Condividere questa cosa non è una grande idea, quando l'ho raccontato alla mia ragazza mi ha guardato proprio come se lì davanti a lei mi stessi facendo un micro seghino.

Allora ecco qua.
Ho notato che molti bambini di colore adorano l'Uomo Ragno.
Hanno lo zainetto dell'uomo ragno, le scarpette dell'uomo ragno, il cappellino dell'uomo ragno, la felpina dell'uomo ragno, l'astuccino dell'uomo ragno, il quadernino dell'uomo ragno, hanno proprio tutto dell'uomo ragno, gli manca solo di sputare dai polsi.

Ma perché l'Uomo Ragno?
Perché non Superman? Perché non Batman? Perché non Wolverine o Hulk?
L'idea che mi sono fatto è che inconsciamente questi bambini possono identificarsi più facilmente con un supereroe mascherato, completamente rivestito da capo a piedi, senza un centimetro di pelle scoperta.

Superman è il prototipo del dominatore bianco tutto impettito e leccato, Batman è un altro borghesotto che fosse vissuto tempo fa sarebbe stato colonialista, Wolverine anche lui troppo bianco e Hulk dal canto suo cangia verso il colore sbagliato.
Cosa ci resta tra i supereroi classici? Capitan America? Magari no.
La Cosa potrebbe candidarsi, ma chi vuole identificarsi con un ammasso di pietre dalla fisionomia paleolitica?

Poi non venite a parlarmi di Blade o di qualsiasi altro stronzo supereroe di questa lista (che mi sono informato prima di scrivere stronzate), perché capite anche voi che a confronto con l'Uomo Ragno chi cazzo sono questi?

Vi dicono qualcosa nomi come Afro Samurai, The Brown Hornet, Afrikaa Ngala?
No? Strano.

Allora il bambino di colore si concentra sull'Uomo Ragno perché non è un fighetto col ferrarino e gadget multimilionari, non ha un mantellino floscio appeso al collo e non si spara tante pose.



Finché l'atletico e sinuoso Spiderman continuerà a saltare da un palazzo all'altro ondeggiando come un orango sui fili di ragno, scalando grattacieli e combattendo i cattivi, i bambini del mio quartiere lo ameranno. Perché se possono ignorare il fatto che quello che fa è impossibile allora possono anche ignorare che dentro a quella calzamaglia integrale c'è Peter Parker.
E poi pensateci: i ragni sono neri.

Tutto questo per dire che i fumetti sono razzisti, soprattutto i classici.
Dove sono i supereroi Cinesi? E i supereroi gay? Ma sì, sono sicuro che adesso me ne tirerete fuori qualcuno, ma non saranno mai all'altezza dell'Uomo Ragno.



Mi sa che ho sforato anche stavolta.