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venerdì, ottobre 12, 2012

Addio a Londra


Normalmente quando lascio una citta', provo sempre un po' di rimpianto.
Malinconia.
Di malinconia normalmente ne vivo.

Questa volta e' diverso.

Sara' la scelta, drastica, categorica, radicale, improvvisa, presa in un illumimante settimana in Giappone. Sara' la rapidita' in cui tutto ha preso piede... due settimane. Sara' che vado in un posto tanto migliore...

Ma me ne vado, e sento che non mi manchera' Londra.

Certo, mi manchera' Firezza, le serate con Ergo a scegliere quale film non vedere perche' si e' fatto tardi, su Netflix.

Ma Londra, in se', non troppo.

Non la sento ancora come casa, I suppose.

Parto ora. Ci sentiamo.

domenica, settembre 19, 2010

That's all folks...?



E cosi venne il giorno in cui mi resi conto di una serie di cose, pensando a questo angolino di web.
Non grazie al precedente post di Ignazio, erano giorni che mi frullava in testa questa cosa, ma quando persino lei, cioè, una innamorata DI MAK, si rende conto di certe cose... beh, vuol dire che il re è nudo e il popolo già sghignazza.

La prima cosa di cui mi sono reso conto è che nulla dura per sempre.
E la mia idea a riguardo è che è sempre meglio scegliere quando qualcosa finisce, piuttosto che lasciarla finire.
Spesso capito su blog a caso. Tanti sono defunti.
In genere l'ultimo post è una variazione sul tema "So che ultimamente ho scritto poco, ma prometto di rimettermi a scrivere con costanza" - Data: giugno 2008.
Voglio troppo bene a questo progettino per vederlo finire così.

La seconda, Aparazzi si è snaturato.
Nato come un salotto, un luogo virtuale dove tenere contatti con amici, gente, anche sconosciuti con qualcosa da dirsi e sparsi per angoli di mondo, è pian piano diventato un mezzo assolo, quasi una sola voce, la mia.
E non mi piace. Certo, è un luogo che sento come mio, ma non ho mai voluto riempirlo, soffocarlo.
Colpa mia, assolutamente.
E del Razzi, ovviamente.
Ma ultimamente accedo ad Aparazzi solo per scriverlo, quasi mai per leggerlo.
I commenti mi arrivano per posta, sul cellulare, i post altrui ci sono, ma sono estremamente rari.
E poi mi è venuta a noia la socialità digitale esasperata, Facebook e companatico, le foto da bimbiminkia, gli status, i gatti, le amicizie tascabili, i complimenti, i commentini, l'auto propaganda idiota e positiva della propria vita.
Per come la vedevo io questo posto doveva essere un piccolo antifacebook.
La gastronomia che resiste al megasupermercato.
Per come la vedo io abbiamo perso.

La terza, quella naturale predisposizione che avevo per leggere quel che mi capitava, i pensieri che mi balzavano in testa, in chiave "post", mi capita ancora... ma mi domando, avrò già parlato di questo argomento? Avrò già espresso questo concetto?
E ancora, intiresserà? Chi mi legge? Devo essere più divertente? Più scanzonato? PIù serio e attento?
E non volevo fosse così.
Volevo che fosse caos e quel che viene.
Non volevo lettori che fossero altri che quelle persone che volevano parlarsi.
Aparazzi è partecipazione, ci si diceva ai tempi io e l'altro fondatore di questo blog che non ricordo chi fosse.

A scanso di equivoci, a parte le battute, non biasimo assolutamente Razzi per la sua assenza.
Aparazzi gli è sempre servito per procacciarsi donne, esaurita quella necessità, ne è conseguito l'abbandono di questi lidi.
Ho sempre ammirato l'integerrima coerenza del Razzi.
Friulana e solida.
Materialistica e poetica.

La quarta, ci sono altri modi per tenermi in contatto con le persone alle quali tengo e che tengono a me, le quali già ora non mancano di farsi sentire, vicine o distanti che siano.


Chiudere questo salotto è doloroso.
Non è una cosa che faccio a cuor leggero.
Mi piacerebbe cambiare idea, e anche non cambiarla affatto.
L'idea è quella di tagliare.
Di riprendere in mano tutto a mente fredda, selezionare i post migliori, i commenti più interessanti, in pratica ripulirlo dai post di Mak, e stampare, rilegare ed eccolo lì.
Aparazzi.
L'annale di questi tre anni e mezzo della mia vita, in parte della vostra, da tenere comodamente in libreria o su di un disco fisso.

Is that truly all folks?
No.
Per nulla.

Ma in fin dei conti un momento è buono come un altro.
E vivo in Giappone.
Mi sto per sposare.
Il lavoro va bene.
Ergo e Rebo stanno per venire a trovarmi.
Sparo spesso con Montag e Thesp e spotto bradley che è un piacere.
Insomma, il momento è molto buono.

Posso farcela, intendo. A separarmi da qualcosa alla quale tengo molto.

Niente finalino a sorpresa e battutina finale.
Ma... provo un certo fastidio a cliccare publish post.

venerdì, dicembre 18, 2009

Addio ai moji






Nella foto, vedete, il popolo giapponese che celebra la mia partenza con un simpatico rituale.
Mi vogliono già bene.
Almeno il doppio di quanto io ne voglia loro.
E pure il Giappone, questo drago addormentato, dolcemente si fa più freddo, man mano che si avvicina l'ora della mia partenza.
Quasi mi voglia abituare al gelo italiano.
Quasi muoia piano, al ritmo della mia dipartita.

Quando leggerete queste righe sarò già in volo.
Se invece sarò già morto, lascio tutto a LK.

lunedì, novembre 02, 2009

Il gobbo




Non so cosa aveva questa donna, qualcosa di inquietante e insieme di buffo, infantile. Una figura di Ciprì e Maresco al femminile, le rimaneva un cappotto che non le andava più. Una sigaretta in bocca, troppo grossa per le sue magie, rossetto sbavato e orecchini di perle smunte su parole che ti lambiccano la testa fino a che non te la gratti per bene. Un cappotto stretto per l'inverno non le serve più.



Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall'espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
... e nessuno m'aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d'allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.



Alda Merini

sabato, settembre 19, 2009

Itterasshai



Apa domani lascia l’Italia, paese in cui non si rispecchia, e parte per il Giappone, vera terra promessa (e se non lo invidiate state solo mentendo a voi stessi). Nella speranza di aver sue notizie non appena avrà un po’ di tempo, gli auguriamo successo sfolgorante, takoyaki incandescenti, paizuri esagerati e nippomenate a go-go.

In culo alla kujira.

lunedì, luglio 20, 2009

La consistenza di un addio




Il momento dell'addio inizio a sentirlo giorni prima, come i cani sentono il temporale in arrivo.
Gli addii finiscono per consumarsi nell’attesa e in effetti elaboro così tanto gli ultimi momenti che poi quando arriva la partenza mi sento quasi liberata di quella sensazione di sospensione, in cui non vorrei sapere dove mi trovo ma lo so perfettamente. Odio gli addii, mi fanno sentire esposta, rintracciabile, mi stancano e vorrei saltarli a piè pari.
Prima di un addio i suoni somigliano allo sbuffo del treno, ogni linea sulla strada ricorda un binario, le voci riecheggiano come le ultime parole di quegli annunci metallici di orari e arrivi, ritardi e partenze.
Però sul binario gli abbracci si fanno più stretti, la pelle è più fitta, gli occhi sembrano più lunghi e le parole sono fatte di accenni e riferimenti sotterranei a quegli eventi nascosti che hanno segnato il tempo trascorso insieme, quelle cose a cui ripensi in silenzio e sorridi. C’era ancora una cosa che volevo dire, pensi, anzi due, ma ti viene in mente solo mentre torni a casa, col passo pieno e quel peso lì sul petto, nelle vaghe vicinanze del cuore.

martedì, aprile 28, 2009

Addii






Così arriva il momento.
Si ride, fai ridere, cerchi di fare in modo che la realizzazione sia dolce, molle, un'invasione calda e lenta.

Siamo alla fine della commedia. Per definizione le commedie finiscono bene.
Eppure siamo qua, con quell'amarezza di quando un bel libro, un bel fumetto finisce, e tu ne vorresti ancora, vorresti averne di più. Ma lo sai che non è possibile, lo sai che non ce n'è più.

Saluti tutti. Rimani da solo in ufficio.
Lo stesso ufficio che hai visto crescere cambiare, che hai formato, arredato, sporcato. Quello che era il risultato tangibile di un aspetto della tua vita.

A uno a uno saluti tutti, legati più o meno a quei luoghi, ma nessuno come te che sentivi di appartenere un poco a quei muri, che sentivi che un poco ti appartenevano, quei muri.

Li vedi andar via e sai cosa ti aspetta, quel momento. La solitudine. La pace. L'angoscia.
Il senso di colpa.

E finalmente puoi pisciare nel bagno delle donne.

E lasciare giù l'asse.

E uscirtene con la sensazione di aver fatto tutto quello che potevi, anche se non è bastato.

lunedì, marzo 23, 2009

Metrosezzual





Apro "In città" e la pagina degli eventi bresciani mi accoglie, ammiccante e leggera.
Così scopro che Yuri Beretta suonerà per i soci Arci, che al museo di scienze naturali insegneranno ad usare i cerchi graduati del telescopio, che ci sarà un bellissimo tour organizzato dal comune che presenterà a chi partecipa i luoghi di interesse storico (ENTRAMBI???) della città di Brescia, che a Montichiari organizzano corsi di giardinaggio ma soprattutto che a Cigole stasera ci sarà il tanto atteso evento, si brucerà la vecchia. Purtroppo si tratta solo di un semplice falò con l'effige di una vecchia che rappresenta il vecchio anno che muore (tradizioni celtiche), non di un vero e proprio rogo, quello sì che sarebbe stato quantomeno interessante.
Ad ogni modo.
Io da qui me ne devo andare.
Prima di arrivare a dire "Cara, hai sentito, stasera a Puegnago c'è l'innaugurazione della restaurata biblioteca comunale. Pensavo... ci andiamo con tua sorella e Carlo?"

lunedì, luglio 28, 2008

Saluti

Stavo rileggendo un po'delle cose che sono state scritte da qualche mese a questa parte e mi sono resa conto che il sondaggio aparazzino ha realmente eliminato gli sconfitti (forse porta sfiga).
Il Mak è sparito dalla circolazione, Futagawa non scrive da secoli, il Razzi è addirittura stato messo fra parentesi e si è beccato un bel punto interrogativo e anche io, in effetti, non ho più molto da scrivere.
Così, prima che ci mettiate qualche mese a rendervi conto che sono scomparsa, ho pensato di salutare tutti e poi autoeliminarmi da questo blog e usare tutto il tempo a mia disposizione per cercare di rimettere insieme i pezzi di una vita che ormai mi è sfuggita di mano.
Quindi ciao!!!
E' stato bello.

Stefania
(Ci-Pi)

domenica, maggio 25, 2008

Goodbye, goodnight

Tempo di pulizie, di primavera, di maggio, di giugno.


Ho eliminato un po' di utenti, è stato un tuffo al cuore.
Qualcuno si domanderà come ho fatto, con quale freddezza sono stato capace di eliminare dal blog persone del calibro di Parrucca zuccherata...
O di Mammolave(rde).

Quante risate ci siamo fatti in compagnia di Julio, e quanti pianti con Tot

Mandrake, tu e le tue magie ci mancherete tantissimo.

Cervantes. Tu lo sai. Io lo so. E va bene così.
Pink Action, keep it real. Foerever.

KTS. So che sono i tuoi impegni di studio ad averti tenuto lontano. Noi ti penseremo. E quando vuoi tornare, sappi che un posto per te qui ci sarà sempre.

CAMO. La variante. Grazie.

You guys, are the stuff the legends are made of.

Ora abbiamo bisogno di nuovi iscritti però. Qualcuno che magari una volta qualche cosa la scriva.

(Post a tempo, postato di domenica mattina quando io sarò chissà dove)