
E cosi venne il giorno in cui mi resi conto di una serie di cose, pensando a questo angolino di web.
Non grazie al precedente post di Ignazio, erano giorni che mi frullava in testa questa cosa, ma quando persino lei, cioè, una innamorata DI MAK, si rende conto di certe cose... beh, vuol dire che il re è nudo e il popolo già sghignazza.
La prima cosa di cui mi sono reso conto è che nulla dura per sempre.
E la mia idea a riguardo è che è sempre meglio scegliere quando qualcosa finisce, piuttosto che lasciarla finire.
Spesso capito su blog a caso. Tanti sono defunti.
In genere l'ultimo post è una variazione sul tema "So che ultimamente ho scritto poco, ma prometto di rimettermi a scrivere con costanza" - Data: giugno 2008.
Voglio troppo bene a questo progettino per vederlo finire così.
La seconda, Aparazzi si è snaturato.
Nato come un salotto, un luogo virtuale dove tenere contatti con amici, gente, anche sconosciuti con qualcosa da dirsi e sparsi per angoli di mondo, è pian piano diventato un mezzo assolo, quasi una sola voce, la mia.
E non mi piace. Certo, è un luogo che sento come mio, ma non ho mai voluto riempirlo, soffocarlo.
Colpa mia, assolutamente.
E del Razzi, ovviamente.
Ma ultimamente accedo ad Aparazzi solo per scriverlo, quasi mai per leggerlo.
I commenti mi arrivano per posta, sul cellulare, i post altrui ci sono, ma sono estremamente rari.
E poi mi è venuta a noia la socialità digitale esasperata, Facebook e companatico, le foto da bimbiminkia, gli status, i gatti, le amicizie tascabili, i complimenti, i commentini, l'auto propaganda idiota e positiva della propria vita.
Per come la vedevo io questo posto doveva essere un piccolo antifacebook.
La gastronomia che resiste al megasupermercato.
Per come la vedo io abbiamo perso.
La terza, quella naturale predisposizione che avevo per leggere quel che mi capitava, i pensieri che mi balzavano in testa, in chiave "post", mi capita ancora... ma mi domando, avrò già parlato di questo argomento? Avrò già espresso questo concetto?
E ancora, intiresserà? Chi mi legge? Devo essere più divertente? Più scanzonato? PIù serio e attento?
E non volevo fosse così.
Volevo che fosse caos e quel che viene.
Non volevo lettori che fossero altri che quelle persone che volevano parlarsi.
Aparazzi è partecipazione, ci si diceva ai tempi io e l'altro fondatore di questo blog che non ricordo chi fosse.
A scanso di equivoci, a parte le battute, non biasimo assolutamente Razzi per la sua assenza.
Aparazzi gli è sempre servito per procacciarsi donne, esaurita quella necessità, ne è conseguito l'abbandono di questi lidi.
Ho sempre ammirato l'integerrima coerenza del Razzi.
Friulana e solida.
Materialistica e poetica.
La quarta, ci sono altri modi per tenermi in contatto con le persone alle quali tengo e che tengono a me, le quali già ora non mancano di farsi sentire, vicine o distanti che siano.
Chiudere questo salotto è doloroso.
Non è una cosa che faccio a cuor leggero.
Mi piacerebbe cambiare idea, e anche non cambiarla affatto.
L'idea è quella di tagliare.
Di riprendere in mano tutto a mente fredda, selezionare i post migliori, i commenti più interessanti, in pratica ripulirlo dai post di Mak, e stampare, rilegare ed eccolo lì.
Aparazzi.
L'annale di questi tre anni e mezzo della mia vita, in parte della vostra, da tenere comodamente in libreria o su di un disco fisso.
Is that truly all folks?
No.
Per nulla.
Ma in fin dei conti un momento è buono come un altro.
E vivo in Giappone.
Mi sto per sposare.
Il lavoro va bene.
Ergo e Rebo stanno per venire a trovarmi.
Sparo spesso con Montag e Thesp e spotto bradley che è un piacere.
Insomma, il momento è molto buono.
Posso farcela, intendo. A separarmi da qualcosa alla quale tengo molto.
Niente finalino a sorpresa e battutina finale.
Ma... provo un certo fastidio a cliccare publish post.