Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post

giovedì, aprile 18, 2024

sabato, gennaio 14, 2012

Endechomenon: Copycat



Forse qualcuno di voi ha già potuto ammirare questa scenetta su facebook, quindi, prima che a Montag parta il suo consueto "old", lasciate che vi mostri cosa è successo appena dopo.

Sono il Telegattone, Maoooooo.

domenica, gennaio 08, 2012

Battlefield Tokyo: Fighting Hypothermia

Giappone, Dicembre 2011, io, Razzi e Thesp siamo ospiti a casa di Apa, un algido cubo di vetro e cemento. I tre piani, di cui uno sotterraneo, sono collegati fra loro da vertiginose scale di chiara ispirazione Maya che tradiscono il medesimo sanguinolento scopo. Thesp cerca di comprovarne la pericolosità ergendosi su di una traballante sedia, in prossimità del baratro, con il fittizio intento di cambiare l'inclinazione di un faretto appeso al soffito. Millanta di voler migliorare l'arredamento luminoso della stanza, in realtà è evidente che stia cercando, nel suicidio, sollievo alla glaciazione in atto in quel nudo parallelepipedo di pietra. Purtroppo Apa lo ferma, tuonandogli contro, ed è in quel momento che comincia la disperata battaglia per il calore che, suo malgrado, Thesp non riuscirà mai a vincere davvero.

Lo so bene io che, arrivato a casa di Apa già da qualche giorno, pur avendo cercato di lanciare qualche messaggio subliminale, non sono riuscito a scongiurare un principio di cancrena alle estremità degli arti superiori ed inferiori. D'altra parte, più che girare per casa con due tute addosso, cappucci compresi, e con il cappotto, non ho il coraggio di fare.

Apa ci spiega che in Giappone il riscaldamento non esiste, che ci sono solo condizionatori convertiti a termoconvettori, e stufette elettriche. Quando sottolinea che l'uso dei suddetti è, ironia della sorte, caldamente sconsigliato, a causa della scarsa convenienza in termini di consumo energetico, mi rendo conto che la guerra sarà lunga e feroce. Questo mi viene subito confermato dagli occhi di Thesp che vedo brillare quando, dopo un furtivo e frenetico saettare, individuano finalmente il telecomando del condizionatore.

Misterioso, lontano oriente, pieno di contraddizioni e segreti. Infatti, pur "non essedoci riscaldamento in Giappone", ogni volta che si entra in qualche luogo che non sia la Fortezza della Solitudine di Umegaoka, ci si ritrova in un clima subtropicale, umido ed accogliente come il ventre di una madre. Addirittura, nei viaggi verso Kyoto e ritorno, la temperatura interna dell'autobus raggiunge tale intensità da incenerirmi completamente i peli pubici. Thesp perderà due centimetri di altezza, a Razzi, invece, cresceranno rigogliose piante in testa, effetto poi scomparso in qualche ora, con sua grande delusione.

Ma torniamo alla cella frigorifera di Tokyo. Per combattere il gelo pungente io mi vedo costretto a comprare un pigiama in micropile di nutria e le ciabattone imbottite di vello; Razzi gira per casa sempre dentro al suo sacco a pelo, come se fosse un Pisolone; Thesp, invece, si appropria di tutti i sistemi riscaldanti della casa e crea un suo personale ed esclusivo termo-fortino, tanto che arriviamo a sospettare che la notte dorma con la testa sul piano cottura. La guerra fra lui ed Apa è spietata e senza esclusione di colpi fra telecomandi nascosti e stufette accese all'alba ma, alla fine, quella casa rimarrà un frigidarium. Nonostante tutti i sotterfugi che la mente di Thesp riesce a partorire per aggirare divieti e controlli, la temperatura non si alzerà mai più di mezzo grado celsius.

Così, pur avendo consumato la stessa energia che serve per muovere Mazinga, Thesp non vincerà mai la sua battaglia con il gelo. Pertanto, la mattina quando io, lui ed Apa andiamo in aeroporto per tornare in Italia, decide di lasciare il termoconvettore acceso in modo che, per sommo sfregio, riscaldi quella Ice Lounge in assenza di Apa per l'intero mese successivo.

Fermamente convinto che da tutto ciò si possano trarre importanti lezioni, mi domando quali possano essere.

venerdì, settembre 23, 2011

APATOUR - Giappone forza quattro



Non so quanti voi ne siano a conoscenza ma a dicembre Ergo, Razzi e Thesp (ordine rigorosamente alfabetico), mi verranno a trovare in Giappone per un paio di settimane, cogliendo l'occasione dell'assenza di LK.

Sto quindi preparando un prelibato piatto di attrazioni, viaggi, esperienze uniche e tipiche di un paese del sol levante nascosto.

Il viaggio e' iniziato nel migliore degli auspici, con Thesp che ha speso 40k mille miglia di alitalia per comprare un volo di solo ritorno.
Il tutto il giorno prima che scontassero del 50% i voli per il Giappone di quel periodo.

Insomma, ci stiamo gia' divertendo un mondo.

Tante le richieste, tante le voglie da soddisfare.
Kyoto, Beppu, Nikko, Hakone, Maria Ozawa e soapland, Karaoke e yakiniku.

Cerchero' di accontentare tutti, per ora posso dire a Ergo e Thesp che ce l'ho fatta e ho gia' prenotato loro per QUESTO.


A presto con gli aggiornamenti del viaggio.

giovedì, agosto 25, 2011

Jesus died in Japan




Io lo sapevo che questo era un posto magico.
Ora ne ho la conferma.


domenica, marzo 13, 2011

Japanese Syndrome


E' difficile parlarne.
Difficile parlarne perchè difficile spiegare tutta una serie di dettagli, pratici, emotivi, contingenze proprie di chi questa realtà l'ha vissuta e la vive e che non sai quanto vanno spiegate a chi ti legge, ascolta. Come sempre comunicare diventa anche soppesare, filtrare, e fondamentalmente, devi mettere in ordine i fatti e i tuoi pensieri.

Pensi al rispetto verso il dramma, verso le persone ma sai che c'è? Cazzo, io c'ero, questa cosa l'ho vissuta sulla pelle, quindi vaffanculo. Ho vissuto la scossa, la confusione, la gente che scappava, che piangeva, le cose cadute dai muri, dai soffitti. Ho vissuto il non capirci un cazzo, vedere gente la cui ultima priorità sul momento era spiegare ad un povero gaijin che non parla giapponese cosa cazzo stava succedendo e cosa dicevano gli altoparlanti, le sirene e i mille televisori sintonizzati su messaggi di allarme. Ho vissuto l'essere completamente solo e il ritrovare per caso, nella folla i miei colleghi. Ho vissuto il decifrare il telegiornale per capire cosa mi aspettava. Ho dovuto prendere decisioni che la situazione emotiva, l'ansia, facevano pesare come se ne potesse dipendere la mia vita. Ho vissuto la città bloccata e l'esodo notturno lungo le strade, mi sono perso, mi sono ritrovato. Ho vissuto l'essere separato dalle persone a me care, il non poterle raggiungere e l'impotenza di fronte al doverle aspettare. Ho vissuto il dover provare a far funzionare tre cellulari diversi e skype ogni 30 secondi, e un volo in bici una volta che, per 30 secondi, il cellulare ha funzionato e ho capito dove cazzo fosse LK. Quindi ho vissuto quello che bene o male tutti hanno vissuto a Tokyo. Quindi, dicevo, vaffanculo posso dire quello che voglio.

E posso dire che qui, a Tokyo, col senno di poi, non è successo un cazzo.

Chiariamoci, questo è una dramma, una tragedia, un dramma vero. Un dramma vero che si è svolto a 250 km da qui. Qui, non è successo un cazzo. Solo l'eco di quel dramma. Una breve paura. Un disagio a seguire. E sembra quasi che a qualcuno che a Tokyo ci vive, dispiaccia. Ma le riflessioni sulla natura umana le lascio ad un altro momento.

E sia lodato internet. Quando telefoni, treni, strade non funzionavano, internet, dopo un breve periodo di smarrimento, ha retto. Anche solo poter dire "siamo vivi" a chi era in ufficio, o si stava svegliando in Italia. E con esso ha retto il GPS del mio povero iPhone, che bene o male mi ha portato a casa lungo strade sconosciute. Di contro, finita la crisi, internet è diventato l'angolo dei rumors senza controllo. E una cassa di risonanza di allarmi e panico.

E fondamentalmente questo è quello che ci rimane da fare in questi giorni che sanno di emergenza, di vacanza, e di normalità. Separare il panico dalla razionalità, separare il rumore della lussuria della tragedia di coloro che pronti a non credere a ogni news positiva sono disposti a fare eco a ogni peto come se fosse bomba, dalle informazioni vere, dai problemi veri. Tenere la situazione sotto controllo.
Non sobbalzare a ogni vibrazione di cellulare, non auscultare il terreno alla ricerca delle scosse di assestamento. Aftershock uno ogni cinque minuti, dicono. Ne ho sentito UNO in due giorni. Gli altri ci sono, ma li senti solo se li vuoi cercare, immagino. Ricordarsi che non si muore di "terremoto", ma per le conseguenze di esso, per panico e per scelte sbagliate. Evitare di stare fuori da palazzi dove possa cadere l'intonaco, vetri e insegne. Credo che dopo una scossa 7.9 sulla solidità delle case di Tokyo non ci sia nemmeno da discutere.

E poi vivere la propria giornata, farsi due risate sulla propria situazione, ridicolizzare il panico, piangere e compiangere chi il dramma vero l'ha vissuto e lo sta vivendo davvero, uscire a fare due passi, mangiare qualcosa, rasserenare come si può chi anche qui, e non li biasimo, è teso e spaventato, e, se si riesce, donare un po' di sangue.

Per strada i bambini giocano, le famiglie escono, i negozi e i ristoranti sono aperti.

Siamo soprravvissuti a un terremoto 7.9 sulla scala Richter, da queste parti. Credo che sia il caso di farne buon uso di questa cosa.

Quindi appena Marta si sveglia, la mia collega che durante l'emergenza dorme nel mio salotto, mi attacco alla PS3, che devo livellare a DC Universe Online.

venerdì, marzo 11, 2011

Omens

Qualche tempo fa ero sul punto di fare un post sui grandi terremoti in Giappone.

Poi ho pensato che sarebbe stata una mossa poco carina nei confronti di Apa.

Sembra però che il nostro caro amico si sia dato una mano di iettatura da solo, per quelli che non lo sapessero il post precedente è infatti stato pubblicato PRIMA del terremoto.

Apa sostiene di aver avuto una premonizione: una cefalea "strana" che normalmente gli viene in concomitanza con repentini cambiamenti climatici.

Ho raccolto una testimonianza fotografica di questo intenso momento di attività medianica


Siamo felici che tu stia bene e siamo anche più tranquilli perché ora abbiamo la dimostrazione che saprai scampare a qualsiasi pericolo grazie al tuo superpotere.

Avvisaci prima la prossima volta.

lunedì, settembre 20, 2010

Strali di gufo: terza di campionato

(Day One After Apa)

Ritornano gli strali. Tornano per tener caldo il blog, in attesa della seconda venuta di Apa; tornano per mantenere promesse mai fatte; ma soprattutto tornano per scaldare i motori in vista di due eventi epocali che si verificheranno nei prossimi trenta giorni. Il primo altri non è che il pirotecnico Inter-Juventus del 2 Ottobre, che seguirò per voi al fianco di Apa, il giorno stesso del mio atterraggio in Giappone. Il secondo è il fratricida Brescia-Udinese del 17 Ottobre, che seguirò (tornato di fresco dal Giappone) allo stadio Mario Rigamonti in compagnia del Razzi. Due eventi volti ad unire idealmente, in questo difficile momento, Apa & Razzi.

Gli "Strali di gufo" danno il loro meglio in regime di eliminazione diretta, ma lo spirito che li anima è applicabile, con qualche aggiustamento, anche al campionato. Ce lo dimostra brillantemente l'Udinese, squadra di Razzi, che si becca quattro sganassoni in salsa umiliazione, piatto ancor più gustoso se si sottolinea che sono ultimi in classifica (cosa, fra l'altro, nell'ordine naturale delle cose, quando si sono accumulati la bellezza di zero punti).

L'allenatore dell'Udinese in un raro momento di lucidità.

Anche la Sampdoria non vuole essere da meno e ci omaggia con uno spettacolo memorabile. In casa, di fronte ai suoi tifosi, va in vantaggio su rigore, e poi come nelle migliori candid camera, ad una manciata di minuti dalla fine si fa infilare due volte, senza vaselina. Immaginare trentamila persone, basite, che si guardano negli occhi, sperduti, lucidi e increduli, toglie il fiato dal ridere.

La vita è una tempesta, ma prenderlo in culo è un lampo.

È la dura legge del gol: fai un gran bel gioco, però se non hai difesa gli altri segnano e poi vincono.

venerdì, giugno 25, 2010

Evvai!




Mi spiace davvero per voi Italiani, ma è stata una goduria qui per noi passare il turno.
Forza, Blue Samurai!

martedì, giugno 15, 2010

Nippocoppa


Maledetti giapponesi.

A parte che non hanno trasmesso la partita dell'Italia, ma per fortuna è l'unica che non trasmetteranno, le altre, ultime, due saranno regolarmente in TV.
A parte questo, dicevo, da quando hanno sculato con il Cameroon e vinto la loro prima partita in un mondiale che non fosse quello a casa loro, ogni cazzo di trasmissione, argomento, banfa, qualsiasi cosa... è sul gol di Honda.
E' pazzesco, sembrano dei bambini che hanno scoperto un giocattolo nuovo.
Le vecchie in TV, parlano di calcio, si fanno spiegare il girone, analizzano le squadre avversarie, si vedono già passare il turno con l'Olanda, sono tutti letteralmente impazziti.

E se ho tifato Giappone fino ad ora, ed al gol ho pure esultato, mi sa che il mio supporto, e la mia sopportazione, finiranno qui.

venerdì, giugno 04, 2010

Canale 8, sempre con te




Grazie a tutti i miei fan, però si sta un po' esagerando.

Da quando FujiTV mi ha intervistato quale esperto conoscitore delle zone erogene nel corpo femminile, la mia vita sta diventando quasi impossibile.

Orde di fan, gente che mi ferma per strada, autografi, figli da riconoscere.
Stalking.

Ma la cosa più terribile?
Tutti i giornalisti che mi chiedono "ma che fine ha fatto il Razzi?"

martedì, maggio 25, 2010

Geografiga



Le ragazze di Shinjuku guardano.
Ti guardano di soppiatto, mentre sali le scale mobili. Ti scrutano curiose, negli occhi, cercano un contatto e se ne vergognano.
Alcune con insistenza, altre con intenzioni che non capisci.
E LK si innervosisce.

Quelle di Shibuya invece si fanno guardare.
Mezze nude, chiappe al vento che rimbalzano solidamente, con un orgoglio malcelato e impudente. Impudico.
Capigliature lunghe. Bionde. Gambe chilometriche e di carne soda che guizzano da micro pantaloncini. Colli sottili, occhi barocchi ma pur sempre animaleschi per una sorta di insipienza che sembrano nascondere. Tacchi e manierismo su fisici da modelle e quell'intelligenza che, probabilmente anche sbagliando, attribuiresti a una fotografia.
E LK si innervosisce.

Poi capita quella di Ikebukuro.
Che sull'ascensore, nella ressa, ti mette la mano sul pacco.

E qui LK proprio si incazza.


Ergo, quando vieni, dove ti porto?

giovedì, maggio 13, 2010

L'omaggio per qualcuno è un insulto per altri

Yukio Hatoyama, primo ministro giapponese dal settembre 2009, è a capo di un governo non molto amato dai propri connazionali. Così, per riacquistare un po' di consenso, il leader nipponico ha una grande pensata: barbecue con la gente comune. Già questa sarebbe una trovata che sembra controproducente. Se fosse un evento annuale al quale ogni primo ministro debba partecipare, senza troppi filtri censori, la codificazione di un momento in cui, volente o nolente, il leader si deve incontrare con coloro che deve rappresentare, potrebbe anche essere una trovata interessante. Facendolo "una tantum", quando sei ai minimi storici del consenso, insinui il sospetto che sia un po' una presa per il culo. Qualcosa di più di un sospetto quando ti presenti così:


Una mossa che pochi hanno capito. Yukio voleva semplicemente omaggiare Apa, invitato al barbecue, ma addormentatosi e quindi non pervenuto. Coraggio onorevole Hatoyama, io la capisco.

martedì, marzo 16, 2010

Te la do io l'America






San Francisco è una bella città.
Da ogni angolo, da quasi ogni angolo, vedi il mare, o lo senti, o lo ricordi.
E ad ogni incrocio ci sta un matto, un barbone, un pazzo.

La gente è cordiale. Ma c'è qualcosa di strano.
I camerieri. Sono affabili, parossisticamente cortesi, ma si sente, si percepisce qualcosa di artificioso, di fastidioso.
Di strisciante.
La loro insoddisfazione.
La loro voglia di non essere lì.
Il loro chiederti il 20% in mancia.

Non è la dignitosa cortesia di Tokyo, è la invidiosa e finta maschera della cordialità americana.
Il cameriere che ti chiede come stai, che fai, di dove sei.
Il cameriere che si fa i cazzi tuoi.
La cassiera che si fa i cazzi tuoi.
La smandrappona di 20 anni con le cosce pasciute e fasciate che ti chiede come va, che ti chiede un dollaro, che se non ce l'hai ti manda a cagare.
Non è cortesia fare intrusione nella vita degli altri, è piuttosto il contrario. Non è un danno, ma non è cortesia.

E mi vien da pensare, che se il Giappone "funziona" è perchè ognuno ha la dignità di essere se stesso, e di stare dove sta facendo quello che fa e facendolo al meglio.
E se l'America "funziona" è perchè ognuno pensa che meriterebbe di più. Ognuno ritiene di valere di più, di avere diritto a più di quel che gli dà la vita, di quel che è riuscito ad ottenere, o anche di più del povero stronzo che ha davanti.

martedì, febbraio 23, 2010

Non ci sono parole


Spero che non l'abbiate già postato, mi son fatto passare un paio di pagine di commenti ma non l'ho visto. In caso, crocifiggetemi pure in sala mensa.



Oddio, forse anche se fosse inedito vorrete comunque crocifiggermi...

In realtà lo sto postando per un solo, semplice motivo. Quella maledetta maghetta dai capelli azzurri è stata una dei miei primi sogni erotici di ragazzino pre-pubere. Rivederla così, oggi, interpreta da Kirsten "ce ne sono di ben più fighe di me, e tante, ma quante hanno una tale espressione da porca?" Dunst... Non so, mi ha provocato un brivido. Devo ancora capire se di lussuria, schifo o entrambe le cose.

Ai poster hentai del filmato l'ardua sentenza.

Il primo che risponde "torni a postare per farci vedere 'sta merda? Era meglio se continuavi a lurkare!" vince una bambolina della suddetta maghetta. Usata.

giovedì, ottobre 01, 2009

Daltonismo esteso








Essere daltonici implica un certo livello di incertezza sul cibo che si acquista.
Vuol dire scegliere una panna cotta ai frutti di bosco e scoprire che è al cioccolato solo una volta portata alla bocca.

In Giappone si passa al livello successivo di questo fantastico gioco, non solo i colori ma anche i nomi perdono di significato.
I nomi, le confezioni, gli scaffali.

Ieri ho preso dei ghiaccioli marroni, a forma di coca cola, sono propro dentro delle "guaine" di plastica a forma di bottiglia di cocacola, che devi "stappare" con una linguetta, un anello, e poi gustare da quello che sarebbe il collo della bottiglia.
Presi ieri e me li sono tenuti per stasera.

Avevo proprio voglia di gustarmi questo... boh, ghiacciolo gelatoso al cappuccino dentro questa comoda guaina in plastica a forma di coca cola.

sabato, settembre 19, 2009

Itterasshai



Apa domani lascia l’Italia, paese in cui non si rispecchia, e parte per il Giappone, vera terra promessa (e se non lo invidiate state solo mentendo a voi stessi). Nella speranza di aver sue notizie non appena avrà un po’ di tempo, gli auguriamo successo sfolgorante, takoyaki incandescenti, paizuri esagerati e nippomenate a go-go.

In culo alla kujira.

giovedì, agosto 13, 2009

Accontentato






Sono stato accontentato.

Mi sono svegliato nel cuore della notte con un'angoscia profonda.

Come lo pago l'affitto in Giappone?
Ok, in yen, ma tramite cosa?
Carta di credito non funge in Japan. Conto corrente italiano? Crediamoci? Come lo faccio un conto corrente giapponese?

Addio sonno e welcome to the internet.

E qui mi scontro con il primo dei bellissimi paradossi nipponici.

Per avere un appartamento, devi avere un conto corrente giapponese.

Per avere un conto corrente giapponese, oltre a X documenti, devi avere un indirizzo giapponese.


Ma non mi fermeranno, non questa volta.

sabato, agosto 01, 2009

Soddisfazioni





Ciao a tutti.
Io domani vado a mare, avrò una connessione lenta e non potrò vedere i video, quindi volevo chiedervi se per il mese di agosto potete evitare di postare video interessanti. Roba simile all’ultimo video di Ignazio andrà bene.
Inoltre, per lasciarvi un bel ricordo di me volevo raccontarvi di un sogno che ho fatto tempo fa, un bel sogno. Ho sognato Nabokov in persona. Lui faceva il bibliotecario dei libri smarriti. Mi avevano rubato la borsa con tutto dentro (non ero sul taxi, però), tra cui un libro di filosofia e due suoi romanzi. Ma doveva essere stato solo uno scherzo, perché li ritrovavo. Allora mi portavano in un ufficio dove Nabokov registrava tutti i libri smarriti e poi ritrovati, e misurava il grado di attaccamento ai libri. Io ero un po’ piccata per lo scherzo, ma cercavo di fare vedere che ero molto attaccata ai miei libri e facevo pure la mollicona con lui, nonostante fosse un attempato signore scorbutico. Poi, senza neanche rendermene conto, mi trasformavo in una donna inglese. Una specie di spia. Dovevo fuggire da un luogo e scendevo in ascensore con una bicicletta. Le porte si aprivano all’improvviso e mi trovavo davanti uno schieramento di donne coreane o giapponesi, un agghiacciante esercito di donne mute con i pantaloni neri e dolcevita fucsia. Terrorizzata spingevo il bottone per chiudere le porte, ma una donna riusciva a entrare nell’ascensore. Io allora l'ammazzavo di botte con dei pugni in faccia.
Credo tutto sommato di aver dormito bene.
Per vendicarmi dello scherzo che il signor Nabokov mi ha fatto in sogno, ho postato questa foto. Una bella foto di lui in braghe corte mentre dà la caccia alle farfalle. Così ti impari, vecchio russo.

giovedì, giugno 18, 2009

Ok, ve lo dico






Da settembre ritorno in Giappone.

Per la felicità di Byfluss, presto in arrivo una nuova, entusiasmante serie di nippomenate.