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venerdì, maggio 11, 2012

Sexo in Parigi



Scendo per strada, sono quasi le nove del mattino.
Un sole audace, impavido, violento buca il vento trai palazzi colorando la strada a strisce di luce.

Persone, In strada. Intente.

Passa una scosciatina in bicicletta.
Hot pants.
E' la stagione dei polpacci e delle coscette giapponesi. Guizzano, Saettano. Non ancora terrorizzate dal sole le ragazze giapponesi si spogliano, prima di ricoprirsi per l'estate.
Gambette da caprette.
Caviglie provate da scarpe disgraziate ed eccepibili.

Di fronte a me un businessman, un salary man. Camicia bianca, vestito nero, cravatta e borsa in mano. Vestito camouflage per Tokyo. L'ABC della mimesi urbana.

Da un locale sotto casa, il tizio vi e' davanti, parte all'improvviso una canzone a tutto volume.

Il salary man ha un sossulto, ma non di sorpresa o spavento. Un sussulto strano, si volta verso la musica, verso il locale e ha l'espressione di qualcuno che si sta lentamente ricordando qualcosa. O capendo qualcosa. Un processo mentale in corso. Un paio di secondi di meningi spremute.
E poi via. Si gira verso di me e comincia a correre.
A correre come se ne dipendesse la sua vita.
A gambe levate.

Tralaltro corre piu' veloce uno che corre a capofitto o uno che corre a gambe levate?

Ma divago.

Mi fermo.


Di fronte a una scena del genere che interrompe il mio flusso di pensieri, profondi e filosofici sull'eventualita' che la camicina che indosso possa essere una ben debole difesa nei confronti dei colpi d'aria e, per estensione, dello squaraus, di fronte a una scena del genere, dicevo, ho bisogno di un veloce reality check.

Ascolto.
La canzone, rimbomba ad alto volume. Dice qualcosa come sex, sexo. Reitera. Ripete. Non capisco. Una frase ripetuta all'infinito.

Ascolto meglio.

Ora mi pare chiaramente che dica letteralmente SEXO IN PARIGI.


Improvvisamete capisco tutto.
S'e' ricordato dell'appuntamento con Thesp.
Thesp. Il tuo amichetto arriva, tranquillo.

Posso andare al lavoro tranquillo.

Tranquillo...

A meno che questa camicina non sia troppo leggera...

martedì, maggio 08, 2012

Gocce di giapponesitudine



La nuova compagnia per la quale lavoro, ogni lunedi' mattina ha la grande augusta riunione del lunedi' mattina di giada. Quello e' il momento in cui prolungo la lettura del mio libro oltre il semplice tragitto della metropolitana.
Perche' per dirlo con franca chiarezza, durante la molto venerabile grande augusta riunione del lunedi' mattina di giada, io non capisco un cazzo di quello che dicono e di quello che succede.

Me ne sto li'. Con altri 300, 400 colleghi. Ognuno con un malloppo di carte che dovra' poi distruggere prima di uscire dalla sala. Ad ascoltare dati. A vedere team che si alzano in piedi tra il pubblico, si voltano, si inchinano non si capisce bene se per ringraziare o per scusarsi. Ma in Giappone non lo si capisce mai. In Giappone e' essenzialmente la stessa cosa. Annunci. Tutto, ovviamente, in Giapponese stretto.

E mi rendo conto che sono uno dei pochi eletti. Sono fortunato. Chi altro puo' dire di aver assistito a questo rituale primario? I pochi altri stranieri presenti parlano giapponese e sanno quel che succede... Chi altro se la gode come me? Mi sento come uno di quegli studiosi accolto dal branco di gorilla.

Ma il momento piu' squisitamente giapponese non e' la riunione in se', ma l'ingresso.

Dove ci sono omini che ti chiedono di firmare un foglio.

Arrivo io, dove devo firmare? Employee number? Non me lo ricordo l'employee number. "Ah, OK, allora firma e basta".

Settimana dopo. Mi sto per recare alla riunione. Controllo il mio tesserino, quello che obbligatoriamente devo portare al collo in bella vista. Ha l'employee number! E proprio mentre sono li' che mi dico quanto cazzo e' giapponese il tipo che la settimana scorsa mi disse di lasciar stare, non volendo dirmi che ero un pirla, che il numero ce l'ho sotto gli occhi... controllo il mio badge e mi appresto a firmare e registrarmi quando...

Un sesto senso.
Negli occhi del tizio che ho davanti. C'e' qualcosa che non va. Sto infrangendo qualche regola, sto sbagliando qualcosa. Penso alla velocita' con cui ho visto entrare e direttamente seduto il mio capo... e domando "Ma se ho il cartellino, se sono gia' registrato come employee... devo firmare?"
"No."

Un mese e 4 riunioni e nessuno mi diceva un cazzo.

Ecco. Questa e' una delle tante essenze del Giappone. Una convulsione di gentilezze che sono potenze di se stesse e che finiscono per generare l'inutile.

Come mi manchera'.

mercoledì, ottobre 19, 2011

E komo mai



"E komo mai", che uno crede voglia dire come mai, ma invece vuole dire "benvenuto", in polinesiano o quel che e' che parlano alle Hawaii.

In questo caso sarebbe meglio "bentornato", ma conosco tre parole sole in quella lingua e "benvenuto" ci stava meglio che non "ciao" o "grazie".

Per chi si preoccupa delle cose importanti, tutto a posto.
Si sa come a volte il jet lag, i viaggi intercontinentali, il cambio di clima e regime alimentare improvviso possa comportare delle costipazioni e dei blocchi intestinali. Invece ho il piacere di comunicarvi che stamane ho prodotto copiose quantita' di sterco.
Tanto da evocare la figura del topo cagone, di benniana memoria, e da cui l'immagine sopra.

Per quanto riguarda il resto... Mi sono svegliato alle quattro e mezza del mattino, e il mio cervello pare non essere ancora "a bolla" come il mio intestino, se e' vero che nel tentativo di tenere la porta a perta a madre giappa con passeggino, nell'andare in ufficio stamane, ho quasi ripetutamente decollato, decapitato, il pargolo, premendo una decina di volte in sequenza il pulsante che comanda la chiusura delle porte dell'ascensore, invece di quella che comanda il movimento opposto.

Ma il bello di essere tornato a casa, in Giappone, e' proprio qui: la madre mi ha ringraziato con profusione.

venerdì, settembre 23, 2011

APATOUR - Giappone forza quattro



Non so quanti voi ne siano a conoscenza ma a dicembre Ergo, Razzi e Thesp (ordine rigorosamente alfabetico), mi verranno a trovare in Giappone per un paio di settimane, cogliendo l'occasione dell'assenza di LK.

Sto quindi preparando un prelibato piatto di attrazioni, viaggi, esperienze uniche e tipiche di un paese del sol levante nascosto.

Il viaggio e' iniziato nel migliore degli auspici, con Thesp che ha speso 40k mille miglia di alitalia per comprare un volo di solo ritorno.
Il tutto il giorno prima che scontassero del 50% i voli per il Giappone di quel periodo.

Insomma, ci stiamo gia' divertendo un mondo.

Tante le richieste, tante le voglie da soddisfare.
Kyoto, Beppu, Nikko, Hakone, Maria Ozawa e soapland, Karaoke e yakiniku.

Cerchero' di accontentare tutti, per ora posso dire a Ergo e Thesp che ce l'ho fatta e ho gia' prenotato loro per QUESTO.


A presto con gli aggiornamenti del viaggio.

giovedì, maggio 19, 2011

Comunicazioni importanti



Non bastava il terremoto.
Non bastava il nucleare.

Ora anche questo.
Ricevo e inoltro, mail dell'ambasciata italiana.



In occasione della visita a Tokyo del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, On. Stefania Craxi,

l’Ambasciata d’Italia ha il piacere di invitare la Comunita’ italiana di Tokyo

ad un incontro con l’On. Sottosegretario
dedicato ai principali temi di attualita’ della politica estera italiana

che avra’ luogo Giovedi’ 26 maggio alle ore 18:00

presso l’Auditorium Umberto Agnelli dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo


Non c'e' pace per questo paese martoriato.

Unico peccato e' che qui le monete da uno yen sono di nichel e leggerissime. 

mercoledì, marzo 16, 2011

Io sono Godzilla e tu sei Tokyo



Tra poche ore Radioactive Man toccherà il suolo natio.
Facciamolo sentire a casa.
Accingiamoci tutti ad accoglierlo come si conviene a un eroe dei nostri tempi.

domenica, marzo 13, 2011

Japanese Syndrome


E' difficile parlarne.
Difficile parlarne perchè difficile spiegare tutta una serie di dettagli, pratici, emotivi, contingenze proprie di chi questa realtà l'ha vissuta e la vive e che non sai quanto vanno spiegate a chi ti legge, ascolta. Come sempre comunicare diventa anche soppesare, filtrare, e fondamentalmente, devi mettere in ordine i fatti e i tuoi pensieri.

Pensi al rispetto verso il dramma, verso le persone ma sai che c'è? Cazzo, io c'ero, questa cosa l'ho vissuta sulla pelle, quindi vaffanculo. Ho vissuto la scossa, la confusione, la gente che scappava, che piangeva, le cose cadute dai muri, dai soffitti. Ho vissuto il non capirci un cazzo, vedere gente la cui ultima priorità sul momento era spiegare ad un povero gaijin che non parla giapponese cosa cazzo stava succedendo e cosa dicevano gli altoparlanti, le sirene e i mille televisori sintonizzati su messaggi di allarme. Ho vissuto l'essere completamente solo e il ritrovare per caso, nella folla i miei colleghi. Ho vissuto il decifrare il telegiornale per capire cosa mi aspettava. Ho dovuto prendere decisioni che la situazione emotiva, l'ansia, facevano pesare come se ne potesse dipendere la mia vita. Ho vissuto la città bloccata e l'esodo notturno lungo le strade, mi sono perso, mi sono ritrovato. Ho vissuto l'essere separato dalle persone a me care, il non poterle raggiungere e l'impotenza di fronte al doverle aspettare. Ho vissuto il dover provare a far funzionare tre cellulari diversi e skype ogni 30 secondi, e un volo in bici una volta che, per 30 secondi, il cellulare ha funzionato e ho capito dove cazzo fosse LK. Quindi ho vissuto quello che bene o male tutti hanno vissuto a Tokyo. Quindi, dicevo, vaffanculo posso dire quello che voglio.

E posso dire che qui, a Tokyo, col senno di poi, non è successo un cazzo.

Chiariamoci, questo è una dramma, una tragedia, un dramma vero. Un dramma vero che si è svolto a 250 km da qui. Qui, non è successo un cazzo. Solo l'eco di quel dramma. Una breve paura. Un disagio a seguire. E sembra quasi che a qualcuno che a Tokyo ci vive, dispiaccia. Ma le riflessioni sulla natura umana le lascio ad un altro momento.

E sia lodato internet. Quando telefoni, treni, strade non funzionavano, internet, dopo un breve periodo di smarrimento, ha retto. Anche solo poter dire "siamo vivi" a chi era in ufficio, o si stava svegliando in Italia. E con esso ha retto il GPS del mio povero iPhone, che bene o male mi ha portato a casa lungo strade sconosciute. Di contro, finita la crisi, internet è diventato l'angolo dei rumors senza controllo. E una cassa di risonanza di allarmi e panico.

E fondamentalmente questo è quello che ci rimane da fare in questi giorni che sanno di emergenza, di vacanza, e di normalità. Separare il panico dalla razionalità, separare il rumore della lussuria della tragedia di coloro che pronti a non credere a ogni news positiva sono disposti a fare eco a ogni peto come se fosse bomba, dalle informazioni vere, dai problemi veri. Tenere la situazione sotto controllo.
Non sobbalzare a ogni vibrazione di cellulare, non auscultare il terreno alla ricerca delle scosse di assestamento. Aftershock uno ogni cinque minuti, dicono. Ne ho sentito UNO in due giorni. Gli altri ci sono, ma li senti solo se li vuoi cercare, immagino. Ricordarsi che non si muore di "terremoto", ma per le conseguenze di esso, per panico e per scelte sbagliate. Evitare di stare fuori da palazzi dove possa cadere l'intonaco, vetri e insegne. Credo che dopo una scossa 7.9 sulla solidità delle case di Tokyo non ci sia nemmeno da discutere.

E poi vivere la propria giornata, farsi due risate sulla propria situazione, ridicolizzare il panico, piangere e compiangere chi il dramma vero l'ha vissuto e lo sta vivendo davvero, uscire a fare due passi, mangiare qualcosa, rasserenare come si può chi anche qui, e non li biasimo, è teso e spaventato, e, se si riesce, donare un po' di sangue.

Per strada i bambini giocano, le famiglie escono, i negozi e i ristoranti sono aperti.

Siamo soprravvissuti a un terremoto 7.9 sulla scala Richter, da queste parti. Credo che sia il caso di farne buon uso di questa cosa.

Quindi appena Marta si sveglia, la mia collega che durante l'emergenza dorme nel mio salotto, mi attacco alla PS3, che devo livellare a DC Universe Online.

venerdì, marzo 11, 2011

Omens

Qualche tempo fa ero sul punto di fare un post sui grandi terremoti in Giappone.

Poi ho pensato che sarebbe stata una mossa poco carina nei confronti di Apa.

Sembra però che il nostro caro amico si sia dato una mano di iettatura da solo, per quelli che non lo sapessero il post precedente è infatti stato pubblicato PRIMA del terremoto.

Apa sostiene di aver avuto una premonizione: una cefalea "strana" che normalmente gli viene in concomitanza con repentini cambiamenti climatici.

Ho raccolto una testimonianza fotografica di questo intenso momento di attività medianica


Siamo felici che tu stia bene e siamo anche più tranquilli perché ora abbiamo la dimostrazione che saprai scampare a qualsiasi pericolo grazie al tuo superpotere.

Avvisaci prima la prossima volta.

mercoledì, dicembre 01, 2010

ItaRiano - Endechomenon




Va bene trovare menu pieni di errori di spelling a cazzo, evviva gli spagetti la margerita, il forumajo e quanto altro la mano e mente giapponese possa produrre.

Ma qual è il grado di probabilità che da due errori contigui nasca una frase di senso compiuto completamente diverso dall'originale?

E che suddetta frase possa essere un plausibilissimo titolo di un porno anni ottanta?

Pochissime.

Ecco a voi però le SOTTACENTI CASALINGHE.

Cosa sottacciano non ci è dato saperlo, lo possiamo solo immaginare.

Anche se l'insalata di bastone di due righe sotto potrebbe essere uno spoiler.

martedì, maggio 25, 2010

Geografiga



Le ragazze di Shinjuku guardano.
Ti guardano di soppiatto, mentre sali le scale mobili. Ti scrutano curiose, negli occhi, cercano un contatto e se ne vergognano.
Alcune con insistenza, altre con intenzioni che non capisci.
E LK si innervosisce.

Quelle di Shibuya invece si fanno guardare.
Mezze nude, chiappe al vento che rimbalzano solidamente, con un orgoglio malcelato e impudente. Impudico.
Capigliature lunghe. Bionde. Gambe chilometriche e di carne soda che guizzano da micro pantaloncini. Colli sottili, occhi barocchi ma pur sempre animaleschi per una sorta di insipienza che sembrano nascondere. Tacchi e manierismo su fisici da modelle e quell'intelligenza che, probabilmente anche sbagliando, attribuiresti a una fotografia.
E LK si innervosisce.

Poi capita quella di Ikebukuro.
Che sull'ascensore, nella ressa, ti mette la mano sul pacco.

E qui LK proprio si incazza.


Ergo, quando vieni, dove ti porto?

domenica, febbraio 28, 2010

Barriere culturali






Spesso la gente mi chiede com'è vivere in Giappone.
Beh, la risposta è abbastanza semplice.

E' come se aveste fame, vi trovaste per strada, decideste di entrare in un ottimo ristorante di ramen, doveste scegliere da una pulsantiera quale piatto volete gustare, pagaste alla suddetta pulsantiera e prendeste i biglietti dalla stessa emessi.
Con questi poi vi recaste dai giovani cuochi, che sorrisi e grida vi accogliessero facessero accomodare al bancone.
E poi vi presentassero un pezzo di legno, vedil foto allegata, al post e vi chiedessero di scegliere.
Non sai cosa.
Non sai come.
Non sai perchè.

Ecco.
Vivere in Giappone è più o meno così, tutti i giorni.