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martedì, novembre 06, 2012

giovedì, marzo 01, 2012

Musica ergonomica: Au revoir

Quanto e perchè ci tocchi la morte di una persona famosa, non è facile spiegare. Immagino che, in parte, a forza di sentirne parlare, il personaggio famoso esca dalla schiera degli sconosciuti, diventando familiare. Così la sua esistenza lo rende parte integrante di un presente che, alla sua dipartita, mostra tutta la sua natura effimera, ricordandoci che siam tutti diretti lì. Chi poi si appassiona alla vita, alle opere di un'altra persona, probabilmente sente un legame più profondo, sebbene ovviamente univoco. Per certi aspetti, sopratutto nel campo artistico, la tristezza può anche esser giustificata dalla consapevolezza che non ci sarà più una nuova opera da scoprire, da godere. Lo show è finito, non ci saranno bis.

Certo, le sue canzoni più famose probabilmente le conosco, se non altro per averle sentite da qualche parte, alla radio, o di sfuggita, come sottofondo di uno spot televisivo o di un servizio, ma non posso dire di aver mai seguito l'artista che era Lucio Dalla.

Eppure egli ha creato un suono che riverbera nell'infinito, un afflato di trasporto assoluto per la musica, impossibile da verbalizzare. Senza di lui non avrei mai potuto sentire Razzi appropriarsene e cantarlo a squarciagola, e il mondo avrebbe un sorriso di meno.

Grazie Lucio.

DUBIDUDÀ.

giovedì, febbraio 09, 2012

giovedì, gennaio 19, 2012

Musica Ergonomica Otto: Out there

È difficile analizzare il sentimento di esaltazione e felicità che provoca il sentire per la prima volta una musica che ci piace. Mentre la melodia si rivela al nostro orecchio e il cervello la elbora per la prima volta, cercando di stargli dietro, si può godere del piacere della scoperta misto all'aspettativa che la metrica e la repetitività creano nella mente. D'altra parte, quando la canzone non ci prende particolarmente, si ha inevitabilmente la sensazione di star perdendo tempo. In bilico fra queste possibilità, spesso mi trovo ad andare sul sicuro e a riascoltare quel che son sicuro già piacermi. Eppure spesso mi trovo ad essere angosciato dall'idea che vi siano sicuramente, là fuori, centinaia se non migliaia di canzoni che mi piacerebbero ma che, inevitabilmente, mai sentirò. Il fatto di poter perdere anche solo uno di quei magici momenti, in congiunzione con la quasi consapevolezza di non poter umanamente ascoltare tutta la produzione musicale dell'umanità, mi dà una sensazione di impotenza. E pure l'immensità che la ricerca di quelle piccole perle comporterebbe mi fa desistere prima ancora di provare.

Eppure a volte la musica, grazie a pure coincidenze, si fa strada verso di me. Capitava così che, in attesa di venir imbarcato sul mio volo per l'Italia, qualche tempo fa, scoprissi per filodiffusione il primo disco dei Mumford & Sons. L'idea che solo il caso me li abbia fatti conoscere, mi ricorda ancora una volta che la musica è là fuori e che forse non c'è bisogno di godersela tutta, basta sapersi godere quella che ci raggiunge.

Mumford & Sons - Little Lion Man

Mumford & Sons - Dust Bowl Dance

venerdì, gennaio 06, 2012

Musica Ergonomica Sette

Parlando di musica con Razzi, ci trovavamo a concordare che si tratta della regina delle arti. Nessun altra, ragionavamo, riesce a toccare così profondamente l'animo umano pur rimanendo tanto accessibile ed usufruibile. In parte questo si deve all'ampia modulazione con cui essa riesce a declinarsi, presentandosi in vari e disparati livelli di complessità. In parte credo sia anche perché abbiamo sempre con noi uno strumento per ricrearla: la nostra voce. Eppure, spesso, una musica vale di più per la concatenazione delle sue note e pause, piuttosto che per le parole e i concetti che esprime. Mentre una canzone può toccarci solo grazie alla propria melodia, difficilmente una canzone poco orecchiabile può redimersi tramite il proprio testo.
Tuttavia, quando entrambi gli aspetti funzionano, si crea un'alchimia che eleva la canzone ad un altro livello, e la si ascolta anche per il piacere di vivere, sentire, quelle parole, perché parlano di noi e in esse ci rivediamo.

Pur rischiando il pubblico ludibrio, cito qui due canzoni che rientrano in questa categoria.

As I sat sadly by her side (Nick Cave and the Bad Seeds)
Una canzone su due visioni della realtà, sul pessimismo e l'ottimismo, sulla speranza e sulla paura, sull'utopia e sulla realtà, sul potenziale e sulla delusione, sul trascendente e sul mondo sensibile. Un grandioso crescendo verso un finale non risolutore.

Infinito (Raf)
L'immensità del cielo stellato che genera pensieri e dubbi sul futuro. Il vuoto diventa specchio della paura ed inadeguatezza dell'umanità.

Niente finale frizzante ma, qui di seguito, le vostre proposte, spero.

martedì, settembre 06, 2011

lunedì, maggio 16, 2011

La musica migliore




La musica migliore nasce dall'anima.

lunedì, aprile 25, 2011

Vanita'

Oh you're so vain.



Carly Simon.

La canzone la conoscete di sicuro.
Canta, "sei cosi' vanitoso, che probabilmente pensi che questa canzone parli di te".


Ora. Di chiunque stia parlando (si disse David Bowie, Warren Beatty, altra gente famosa), Carly non si rende conto di mettere in atto un vero e proprio paradosso.

Ovvero, dice a Mr X che lui e' talmente pieno di se', che, arrivera' persino a pensare che la canzone parla proprio di lui. Quindi, visto che lo dice nella canzone, e' vero che la stessa parla di lui e che lei a lui sta facendo riferimento. Quindi, non e' il tipo che e' uno sbruffone a pensare che la canzone parli di lui, semplicemente lo sa, lo capisce e ha ragione.

Quindi o Carly e' scema, o io mi faccio troppe menate su una canzone del '72.

venerdì, aprile 01, 2011

mercoledì, marzo 02, 2011

Eroicamente

Abbiamo tutti i nostri problemi, le nostre piccole e grandi tragedie, le nostre paure, le nostre battaglie. Nessuna esistenza è, o sarà mai, facile. In questa valle di lacrime, però, c'è chi trova il suo equilibrio, chi vive con relativa serenità, chi riesce a coltivare una certa pace, se non proprio felicità. Situazioni e prospettive possono aiutare, ma credo sia anche un fatto di predisposizione mentale, di propensione attitudinale.

Infatti c'è anche l'inquieto, l'ansioso, il tribolato. E se devo pensare ad una persona che , nel mio immaginario, sembra sempre impegnata in un insanabile conflitto interiore, che sembra sempre in lotta per farcela, che si sveglia con un peso sulle spalle e sullo stomaco; se c'è qualcuno che mi immagino fieramente in battaglia con l'essere, quale fosse un compito, per quanto ingrato, assolutamente imperativo; se penso a qualcuno che, dopo ogni livido lasciatogli dalla vita, sospira profondamente, poggiando la mano sul ginocchio si rialza e, pulitosi il sangue con la mano, continua ad andare avanti; se penso a qualcuno, quando ascolto "I won't back down" nella versione di Johnny Cash, penso ad Apa.

Ad Apa che oggi compie 33 anni e che andrà avanti dove pure Gesù si è fermato.



"Il mondo intero, ma non dirlo a nessuno, mi vergogno."

(Takashi Mitsuhashi)

venerdì, febbraio 04, 2011

Una cosa strana


L'altro giorno, quello del tizio per strada, per tutto il giorno ho avuto in testa una canzone, di Battisti.

Mi rimbalzava di continuo in testa, fino a quando non ho capito il motivo, non poi cosi' assurdo, per il quale mi si era attaccata al cervello.

Sapreste indovinare quale, tra queste canzoni?

-Emozioni
-Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...
-Dieci ragazze per me
-Il mio canto libero
-Una donna per amico
-Pensieri e parole
-La canzone del sole
-Anna

lunedì, gennaio 17, 2011

Caro amico mio culattone aspettami...



http://www.youtube.com/watch?v=pG-JmvJshto

Benvenuti all'internet. Dove tutto è old di circa due anni, ma quando poco fa il mio amico Valvola m'ha sottoposto questa divertente pareidolia, non l'avevo mai notata nè sentita.

Quindi per molti di voi ben più sfigati di me sarà una novità.

Che gli altri mi aspettino.

mercoledì, settembre 01, 2010

Internet è bella



Uno che soffre di insonnia crolla dal sonno, felice come un bimbo, a mezzanotte, ovviamente non può che svegliarsi alle sei con sospetta sensazione di avere calcoli renali.

La vita potrebbe sembrare uno schifo, poi invece passa Papero e ti spara questo link.


Grazie internet.
Grazie Papero.

martedì, luglio 27, 2010

Devo ricordarmi di filmare in orizzontale





Serata piacevole, divertente.
L'iPhone si conferma telefono di merda. Non prende un cazzo, ha una batteria ridicola, e videocamera e fotocamera sono abbastanza ridicole.
Ma tanto questo è lo standard ormai.
Immagino non sia lo standard filmare in verticale, ma amen.

Comunque serata molto piacevole, dicevo.
Doveva essere un concerto blues e si è trasformata in una sessione di jamming in cui tutti potevano partecipare, salire sul palco, suonare, cantare.

Grandi eslcusi? Il vostro Apa e il suo kazoo e la matta della metropolitana.


Che voglia di Rockband. Ormai i karaoke non mi bastano più.

venerdì, luglio 23, 2010

Body rolls

giovedì, giugno 24, 2010

Nuove vette nella bestemmia




Troppo bella raga!

Ogni ginocchio si piegherà.

La cosa bella della religione Cattolica è che è talmente palese come sia uno strumento di schiavitù e di controllo basato sulla paura e sulla perversione del concetto di amore che la cosa passa in secondo piano.
L'essere che sa tutto che ti vede e giudica.
Il genuflettersi.
Tornerà quando meno te l'aspetti.
Ha una serie di indicazioni, una lista, di cose che vuole che tu NON faccia.
Bada, non consigli, non cose che tu dovresti fare.
Solo cose che NON devi fare.
Che poi è il concetto base dell'idea e della psicologia del controllo.
Chiede una sola cosa, l'obbedienza.
Primo comandamento? L'obbedienza.
Però ti ama.

venerdì, giugno 18, 2010

Ma lol




Quante cose che si potrebbero dire su questo video.
Sui commenti che si trovano nella pagina di youtube relativa al video stesso.

Ma credo che il silenzio e la risata valgano più di mille bestemmie.
La blasfemia, quest'arte sottile e inconsapevole.

Com'era più bella la chiesa quando per una cosa del genere avrebbero sterminato interi villaggi.

domenica, maggio 16, 2010

The Saddest Music In The World


Un giorno di circa un mese fa ero malato a casa e convinto di stare per morire ho cercato un modo originale di accelerare la fine.
Il momento era buono per fare quello che avrei voluto fare da tempo: la playlist più triste del mondo.

Nonostante i buoni propositi continuavo a trascinare questo dovere e non c'erano più scuse.
In tutta sincerità vi dico che ho passato una giornata di merda e se non sono morto per malattia o per tristezza vorrà dire che ne sono uscito fortificato.

Non ho pubblicato subito questa sequenza di struggenti litanie del cuore perché dopo una giornata passata letteralmente in lacrime non avevo più la forza di pensare nemmeno a un commento.
Così l'ho lasciata a macerare fino al recupero e oggi che mi sento di aver in briglia le emozioni posso trottare quei due metri che restano.

Il tema di questo Aparazzi Mix è "la canzone più triste del mondo".
Il titolo è preso da un simpatico film di Guy Maddin di cui vi consiglio la visione.
Abbiamo parlato in passato delle emozioni che una canzone può produrre, ci siamo domandati quali siano esattamente gli elementi che provocano il tilt, quali sfumature può avere la tristezza.
Lo abbiamo fatto davvero o me lo sono sognato? Ad ogni modo facciamolo ora.
E' la melodia? Sono le parole? Il ricordo di un momento?
Di sicuro qualcosa che fa risuonare le corde più intime, annoda lo stomaco e spinge verso la gola.

Trovate qui a fianco la mia personale lista che non necessariamente entrerà in fase con la sensibilità di ognuno.
La domande che vorrei porvi sono queste:
Qual'è la vostra canzone più triste?
Che cosa esattamente vi emoziona e vi fa piangere in una canzone?

Sottoponendomi a questa volontaria espiazione mi sono in parte risposto.
I principe della mia tristezza e vincitore del concorso per l'uomo più morte dell'anima si chiama Nick Drake.
Per tingere l'umore di nero le canzoni tristi si appoggiano spesso ai temi classici: il dolore per una perdita, un amore impossibile, la nostalgia di qualcosa o qualcuno, un destino sfortunato, una infanzia difficile, l'apatia, la difficoltà di essere diversi, gli orrori della guerra, i mali dell'umanità.

In One of These Things First di Drake ho trovato un pugnale più subdolo: la paura di essere, più precisamente la solitudine e l'angoscia di essere un individuo, di essere una cosa in particolare e non tutto, la nostalgia per quello che non si è, l'incapacità di afferrare la vita.
Oltre l'apparente leggerezza della musica, nelle parole di questa canzone si rivela la terrificante impossibilità di giustificare la propria esistenza, si allarga l'orizzonte all'infinito e si apre un vuoto immenso nel tentativo di immaginarsi come qualcuno o qualcos'altro.

I Could have been a sailor, could have been a cook
A real live lover, could have been a book
I could have been a signpost, could have been a clock
As simple as a kettle, steady as a rock
I could be here and now
I would be, I should be
But how?
I could have been one of these things first

Guardando ad altre canzoni della lista trovo che il tema esistenzialista e nostalgico ricorra.
Belle & Sebastian, che sono seguaci di Drake, propongono un quadro meno astratto e più esplicitamente depressivo:

Anthony walked to his death
Because he thought he'd never feel this way again
If he goes back to the house then things would go from bad to worse
What could he do?
He wants to remember things exactly as he left them on that funny day
And if there is something else beyond, he isn't scared because
It's bound to be less boring than today
It's bound to be less boring than tomorrow

se non fosse per la squisita melodia e la strumentazione originale le parole dei Beirut in Poscards from Italy potrebbero apparire banali:

The times we had
Oh, when the wind would blow with rain and snow
Were not all bad

Qui è l'attacco di marcia della sezione ritmica sul gemito della voce a innescare il magone.
Persino quel pagliaccio di Adam Green è capace di tirare fuori la lacrimuccia con un testo tanto naive quanto sincero in Can You See Me:

Look, look, look at me doing this
Look, look, look at me doing that
Look, look, look at the way that i am

[...]

But if everyone is coffin-bound
Then I'm so scared of being not around
I'm so scared to never make a sound
I'm so scared of being underground

Can you see me?

Il pericolo nell'etichettare canzoni come commoventi capolavori di rara tristezza è che il limite tra profondo flusso catartico e imbarazzante sproloquio lagnoso è molto sfocato.
Questo problema era indirettamente emerso in un vecchio post di Ergo.
Essendo affascinato dal grottesco ammetto la coesistenza dei due aspetti e gioco sul confine.

in Beautiful Boyz, Cocorosie e Antony volutamente sopra le righe cantano:

Born illegitimately
To a whore most likely
He became an orphan
Oh what a lovely orphan
He was sent to the reformatory
Ten years old was his first glory
Got caught stealing from a nun
Now his love story had begun

il testo ricorda una canzone di Nick Cave che inizia così:
O My O My
What a wretched life
I was born on the day
That my poor mother died
I was cut from her belly
With a stanley knife

Questi sono casi estremi, ma è un punto interrogativo anche la più nota Stan di Eminem:

[...] you coulda rescued me from drowning
Now it's too late - I'm on a thousand downers now, I'm drowsy
and all I wanted was a lousy letter or a call
I hope you know I ripped all of your pictures off the wall
I love you Slim, we coulda been together, think about it
You ruined it now, I hope you can't sleep and you dream about it
And when you dream I hope you can't sleep and you scream about it

Si piange o si ride? O entrambe le cose?
Anche una canzone d'amore può commuovere oppure risultare melensa e affettata.
We Both Go Down Together dei Decemberist's parla di un classico suicidio di coppia.

Meet me on my vast veranda
My sweet untouched Miranda
And while the seagulls are crying
We fall but our souls are flying

And oh, my love, my love
We both go down together

Alcune canzoni mi commuovono pur non capendole, un esempio è la misteriosa Beneath the Rose di Micah P. Hinson.

Altre sono talmente disturbate che è difficile non esserne colpiti.
Jeff Magnum dei Neutral Milk Hotel scrisse un album pensando ad Anna Frank, tanto per andare sul leggero, condito di immagini lynchiane.

Oh comely
I will be with you when you lose your breath
Chasing the only
Meaningful memory you thought you had left
With some pretty bright and bubbly terrible scene
That was doing her thing on your chest

[...]

Goldaline, my dear
We will fold and freeze together
Far away from here
There is sun and spring and green forever
But now we move to feel
For ourselves inside some stranger's stomach
Place your body here
Let your skin begin to blend itself with mine

In compagnia di Jeff Magnum troviamo Sufjan Stevens che ci racconta di John Wayne Gacy Jr., il serial killer che, travestito da clown, seviziava bambini:

He dressed up like a clown for them
With his face paint white and red
And on his best behavior
In a dark room on the bed
He kissed them all

All'opposto troviamo i grandi classici impermeabili alle critiche: Stand By Me, Yesterday, Perfect Day, Everybody Hurts e la famosa cover di Hurt nell'interpretazione di Johnny Cash. Quest'ultima dimostra che il significato delle parole dipende anche da chi è a pronunciarle.

Su questo concludo l'arringa, ringrazio chi ha contribuito con suggerimenti, vi invito ad aggiungere le vostre riflessioni sull'argomento e spero di essere riuscito a strapparvi almeno una lacrima.

mercoledì, maggio 05, 2010

Ammissioni di ignoranza e una domanda




A me la musica piace.
Molto.
Ma non so se me ne intendo.
Mi piacerebbe intendermene, ma non lo so.
Mi piace la filosofia di Ergo, che sostiene che qualsiasi musica che ti piaccia ha una propria dignità, persino i Dams, persino i Jefferson Starship.
Mi piace la filosofia di Razzi, elitaria e tassonomica che ordina i generi musicali, li cataloga, per valore, esecuzione; analitica.
Mi piace la filosofia di Thesp, che giudica in base anche ad elementi sociali quali la ricercatezza del pezzo, la propria singolarità e non commercialità, una sorta di bandiera contro il mainstream, un "io sono io e voi non siete un cazzo", un "se ascolti roba che ascoltano tutti sei come tutti".

Ma devo ammettere che una filosofia mia, non so se ce l'ho. Alterno. Un giorno la penso in un modo. Un altro in un altro. Ho 50 Gb di musica sull'HD e mi sembra non bastarmi.

E ci sono due generi musicali che non capisco.
Che non sono proprio in grado di capire cosa distingua una buona canzone da una pessima canzone.
Una grande performance da una schifezza immonda.

E sono il metal e la mazurka.