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lunedì, luglio 12, 2010

Strali di gufo 10/7

La forza di gravità è un monito silenzioso all'umiltà, essenziale ma ineluttabile promemoria: più in alto ci si arrampica e più male ci si fa quando si cade. Eppure ci sono ancora illusi che sopravvalutano le proprie capacità e si cimentano in scalate fuori dalla loro portata. Poco male, la gravità non ha fretta, sa essere paziente, sa aspettare il momento giusto. E così questa coppa del mondo finisce proprio come ci auguravamo, con dei sempliciotti "spetasciati" in terra.

Oggi festeggiamo sua maestà l'Olanda, regina della sconfitta, fontana di lacrime, prima inter pares dei perdenti. Come un pugile scarso, consapevole di non avere il colpo da "knock out", gli arancioni cercano comicamente di rimanere in piedi fino all'ultimo round, sperando di vincere ai punti. È stupendo vederli stramazzare al suolo a pochi secondi dal gong, maldestramente incapaci di fermare il jab che li mette al tappeto. E quale irresistibile spasso vederli piagnucolare, increduli di essersi visti sottrarre l'agognata lotteria dei rigori. Risate a crepapelle, coi pagliacci!

It's not the fall that hurts, it's when you hit the ground

Offrire ad un bambino un lecca-lecca e poi negarglielo, mettendoselo in bocca, rimane una delle mosse più inebrianti ed appaganti che si possano mettere in atto. Quella fronte corrucciata, quegli occhi lucidi, quel labbro inferiore tremolante, tipici di quell'espressione sull'orlo del pianto, sono una visione esaltante, vivificante. Questa è la magia del mondiale.

Il solito anticonformista improvvisato

Ciò che il Mondiale ha unito, il campionato dividerà, ma questa, come si suol dire, è un'altra storia.

domenica, luglio 11, 2010

Strali di gufo 9/7

Ad una competizione strutturata secondo la logica del "uno contro uno", male si addice il concetto "primo, secondo, terzo". Risulta posticcio, inutile. Nel tennis, infatti, una finale terzo/quarto posto non è mai stata presa in considerazione. Nel calcio, tuttavia, assume un senso se vista come pretesto per sollazzare il pubblico. E che goduria vedere due pezzenti che si sfidano per le briciole in modo che si possa stabilire chi sia "sfigato" e chi "più sfigato".

Che esoso, questo Uruguay, fa di tutto per mettersi in mostra, come un undicenne trascurato che cerca in tutti i modi di farsi notare. Ci riesce splendidamente ritagliandosi l'intramontabile parte dell'unica squadra capace di perdere due partite della fase ad eliminazione diretta, uno spassoso ed irrinunciabile paradosso. Non male per una nazionale che aveva cercato di convincere tutti che il terzo posto contasse qualcosa.

Niente di meglio di un palo, quando pesti una merda

A questo punto mi domando perchè fermarci alla "finalina". Essendoci praticamente 72 ore fra semifinali e finali, perchè non fare un bel round robin per determinare quinto, sesto, settimo e ottavo posto? Non poniamo limiti alla miseria.

Nella foto dei perdenti e due uruguagi

Fra poche ore verrà servita la portata principale, è proprio vero che la fame vien mangiando.

venerdì, luglio 09, 2010

Strali di gufo special: Mistero transalpino

La prima, eclatante, saporosa defezione di questa "Coppa del mondo dei pipponi" è stata quella dei mangiarane. Un po' di rammarico, per non averli potuti sfottere a dovere, mi rimane, ma i tempi non erano maturi.
In questa sede vorrei invece gettar luce sul misterioso regno di Raymond "Frate Indovino" Domenech. Com'è possibile che quest'uomo, che anche l'occhio di un distratto passante riconoscerebbe per il cretino che è, sia diventato il CT della Francia e, soprattutto, lo sia rimasto per sei anni sei? Pure il fatto (innegabile) che egli rappresenti l'archetipo del francese , non giustifica come quest'uomo non sia stato cacciato a gran pedate nel culo anni orsono. Poi capita di vedere per caso una fotografia del presidente della Ligue de football professionnel e vice-presidente della Fédération française de football: Fredric Thieriez...

Ho vinto qualcccheccossa?

... e i contorni si fanno più nitidi.

giovedì, luglio 08, 2010

Strali di gufo 8/7

Toh, ma chi si rivede! Venga, venga, non sia timido, e si metta lì, sul palco, in modo che la possano vedere tutti. Fazzoletto? No? Suvvia, lo prenda, se non per asciugarsi le lacrime almeno per pulirsi il moccio. Queste grasse risate? Sono tutte per lei. No, rimanga lì e se le prenda. Si ricorda quando era lei a ridere? Non avrà davvero pensato che ce ne saremmo dimenticati, vero? Ecco questo è il suo benvenuto, bentornato nel club degli illusi. Per me è un vero piacere consegnar a lei, trombato illustre, la tessera onoraria d'oro.

Quando mai si è vista, nel calcio moderno, una squadra che vincesse il mondiale elargendo goleade a destra e manca? Dopo i poker calati negli ultimi due turni e quello nel girone, i crucchi avrebbero dovuto intuire che la pacchia stava per finire. Ma il tedesco è fatto così, non si fa domande (come la storia ci insegna) e quando c'è di mezzo "kloria di krande Cèrmania", non capisce più un cazzo e comincia a sbavare (o rigurgitar birra, non ho mai capito). E così i mangiacrauti ci deliziano con il loro cavallo di battaglia, sconfitta in semifinale, un classico che non stanca mai.

I signori hanno ordinato Einz brüstel?

Non credo sarà necessario specificare, a questo punto, dove dovrà trovare il coraggio di infilarselo, il simpatico e spiritoso popolo tedesco, il suo "Alemania per la gloria". Comunque, già che ci sono, butto lì un piccolo indizio.

La folkloristica posizione dell'infornata del Frankfurter

Domenica, in prima serata, trasmettono il remake di "Una poltrona per due". Non vedo l'ora.

mercoledì, luglio 07, 2010

Strali di gufo 7/7

Ed eccoci alle semifinali, il momento della verità in cui si distinguono coloro che sono destinati alla vetta e quelli che invece no, rimarranno ancora nella moltitudine dei "mi piacerebbe ma non posso". Nelle semifinali ancora non la vedi, l'agognata coppa, ma puoi sentirne il dolce profumo. Per fortuna per qualcuno resterà solo quello, con un persistente accento di inculata.

E finalmente ce li siamo levati dai coglioni. Lasciatemelo dire, è stata una vera liberazione, ci mancava solo che arrivassero in finale, servendoci un insipido anticlimax. Questo Uruguay ci ha dimostrato come, con un po' di culo e qualche lampo di genio (mitico Suarez), tutti possano arrivare in semifinale. Per fortuna è stata anche la dimostrazione che, quando c'è da vincere veramente qualcosa, gli scartini scaldano le poltrone davanti alla TV.

L'incontestabile ilarità della disperazione altrui.

L'Uruguay è come il membro del quale gli altri iscritti si vergognano un po', ma che è riuscito ad entrare nel circolo solo perchè iscrittosi ai tempi della fondazione. E così, causa due mondiali vinti nel Precambriano, dobbiamo tenercelo, anche se speravamo tutti che non si facesse notare, rimanendo nel dimenticatoio.

Mi sa tanto che stasera non si scopa.

E stasera, finalmente, una partita che rappresenta in modo esemplare questa rubrica. Mi sento come un bimbo, indeciso fra tiramisù e meringata. Slurp!

lunedì, luglio 05, 2010

Strali di gufo 6/7

I detti popolari sono pillole di buon senso che, proprio perchè facilmente accessibili, sembrano latori di consigli scontati, di saggezza spiccia. Invece è illuminante notare come, seppur comprendendone la logica e il messaggio, solo vivendoli, se ne carpisca la verità intrinseca e più profonda, lo spirito che li anima. I cinesi già lo sapevano: "Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare i cadaveri dei tuoi nemici."
Aggiungerei: "E potrai pisciarci sopra."

A questo turno salutiamo l'Argentina che ci regala una splendida lezione di calcio facendosi umiliare in maniera totale, incondizionata, esaltante ed esilarante. L'Argentina del "il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo." si becca nell'ordine: "Rovescio ad effetto dalla trequarti con striscio di testa" ; "Passaggio da terra senza chieder fallo per rinterzo a porta vuota"; "Discesa imperiosa fra birilli in garuffa centrale" e il colpo partita "Rinquarto di calcio al volo da contropiede all'italiana." Ragionier Germania 4, Direttore Conte Argentina 0.

Uacciu uari, Uacciu uari uari.

Il Paraguay, del quale ci aspettavamo una rapida esecuzione, ci sorprende proponendoci l'immortale scena di Pulp Fiction della pistola scaricata sul muro invece che sui sicari. Questi si guardano la camicia, controllano il compagno, si guardano negli occhi e poi freddano lo sprovveduto. Applauso.

Lo sguardo intenso di chi sa cogliere certe occasioni.

Here we are, born to be kings, we're the princes of the universe.

sabato, luglio 03, 2010

Strali di gufo 5/7

Sono stati solo due giorni, ma mi sono sembrati un'eternità. Chiunque abbia detto che il gioco è bello quando dura poco, è chiaro che fosse seduto in panca a tre sostituzioni già avvenute. Non fa che migliorare, questo mondiale, quando pensi che l'apice sia già stato raggiunto ecco che ti sorprende con nuove, splendide sorprese. Perchè a volte anche il "come", piuttosto che il "chi", può essere motivo di gustoso scherno.

Ad ogni mondiale il Brasile parte per spaccar mari e monti e, contando che hanno vinto 5 delle 19 edizioni, 3 volte su 4 finiscon loro con il deretano spaccato. E come non godere vedendo i gol che prendono e la gente che mandano in campo e che l'arbitro è costretto a rispedire negli spogliatoi. In questo momento il mio pensiero va a Marcello Lippi che immagino seduto su una poltrona, a braccia conserte e occhi chiusi che annuendo dice, fra sè e sè: "L'avevo detto io che chi vince la Confederations Cup non vince i mondiali."

Coraggio, "Smilzo", c'è sempre McDonald's.

In uno scontro all'apparenza poco stuzzicante, il Ghana (in campo con la maglia del Lecce) ci regala il sempre irresistibile pezzo del bimbo poco sveglio al quale rubano il gelato. All'ultimo secondo dei supplementari stanno quasi per segnare il gol vittoria quando il centravanti uruguagio para il pallone: espulsione e rigore. Le gambe tremano, palla sulla traversa, fine dei supplementari, rigori, sconfitta. Amo il calcio.

Mal di testa? Bella scusa, vedremo se se la bevono.

Ambarabàciccicoccò, sei squadrette sul comò, prima o poi stai a vedere, chi lo prende nel sedere, nel sedere s'infilò, Ambarabàciccicoccò.

mercoledì, giugno 30, 2010

Strali di gufo 4/7

Ridendo e scherzando, siamo già al quarto appuntamento. Sorprendente come il tempo voli, quando ti diverti. Grande, irripetibile giornata, oggi, ed è tutto merito di un paio di personaggi le cui personalità totalizzanti uniscono i tifosi di tutto il mondo. Arroganti, antipatici, vanagloriosi, spocchiosi, egocentrici, questi due ci hanno regalato la più grande gioia: il trionfo della giustizia.

E le nippomenate, e "la dignitosa cortesia di Tokyo", e i photopost, e "un giorno vi racconterò di Kyoto", e "APArtment jAPAnoise", e "la calura cambia in fresco in quel modo che solo in Kansai", e "Shinjuku la conosco come le mie tasche", e "Forza Blue Samurai"... devo continuare? E allora diciamolo, Aparazzini tutti, diciamolo a squarciagola: "Dritto nel retto, Apa, a te e al tuo cazzo di Giappone!"

Quando ci vuole, ci vuole.

Passiamo all'altro fenomeno della giornata, innamorato di sè stesso e del suo super tiro, manco fosse Marc Lenders. Momento commovente quando Cristiano sfoggia il suo ormai leggendario "tiro da 50 metri sul terzo tabellone alla destra del portiere" e tutto lo stadio lo fischia all'unisono zittendo pure le vuvuzela. Grazie, ragazzi, vi voglio bene.

C'è da dire che sa perdere con gran classe.

Avanti, signori e signore, altro giro altra corsa, si perde sempre!

martedì, giugno 29, 2010

Strali di gufo 3/7

Ogni serie ha le sue puntate sotto tono, meno avvincenti, magari, ma indispensabili per gettare le basi dei successivi climax narrativi. Oggi, perciò, ci leviamo dai testicoli le comparse il cui ruolo di "carne da cannone" serve solo ad aumentare tensione ed aspettativa.

È sempre una soddisfazione veder spazzati via coloro che hanno osato eliminiarti, figuriamoci quando hanno fatto passare la cosa come un'impresa. Quel che ci ricorderemo, di questa Slovacchia, è l'emblematica combinazione senza soluzione di continuità: rigore sgnato / triplice fischio. la speranza, sempre ultima a morire, il 2-1 non l'ha neanche visto, era già all'obitorio. Fantastico.

Questo ancor prima del calcio d'inizio.

L'uomo in più di questo sfolgorante Cile è sicuramente Ivan "Bam Bam" Zamorano. All'11 giugno affermava sicuro: "Lippi è un vincente e sa come fare per ripetere il successo di 4 anni fa." Ieri, invece, ha preferito andarci più cauto: "Non sarebbe una sorpresa eliminare il Brasile". Detto, fatto: pim pum pam, tre sberloni e a casa.

La consolazione di una discreta avvenenza.

Salta con noi, cileno Zamorano! Salta con noi, cileno Zamorano!

lunedì, giugno 28, 2010

Strali di gufo 2/7

Continua la fortunata serie che ventila la nostra frustrazione su coloro che, tronfi del passaggio del turno, credevano di vincere la coppa e che, presto o tardi, saranno destinati a tornarsene a "baita" a calci in culo.

E proprio 4 calci in culo si è presa oggi l'Inghilterra. Sono esilaranti, questi inglesi, che ogni volta ci credono, ci credono davvero, con la stolida ingenuità del bimbo che crede in Babbo Natale. La gemma odierna è stata entrare in un supermercato, appena dopo la conclusione della partita, e notare l'addetto agli addobbi che si affrettava a far sparire tutte le promozioni e le bandierine che inneggiassero "Come on, England", probabilmente per correggerle in "Come home, England".

E adesso chi glielo dice che anche Topolino non esiste?

Al Messico, invece, va il premio "cornuti e mazziati". Non solo gli fanno gol in fuorigioco ma, evidetemente per sfotterli, gli ripropongono l'errore in presa diretta, sul megaschermo dello stadio, giusto per levargli ogni dubbio. Ebbri di rabbia, tequila e mezcal, i messicani cercano invano di convincere l'arbitro a non convalidare il gol. Questo però è Rosetti, un nostro connazionale e quindi col cazzo che si lascia sfuggire l'occasione per metterglielo dove non batte il sole (grandissimo). Poi ne prendono altri due, uno per colpa di un tic nervoso sviluppato nell'occasione da un loro difensore.

Sodomizzazione in pubblico, più il dolore o la vergogna?

Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto, e una tequila bum bum.

domenica, giugno 27, 2010

Strali di gufo 1/7

l'Italia è stata eliminata, diciamolo e mettiamocelo alle spalle.
La bile in questi due giorni è fermentata al punto giusto per la fase ad eliminazione diretta, dove troverà, da qui alla finale, ripetuti momenti di sollievo in cui poter godere delle disgrazie altrui. Sì, perchè se è vero che l'Italia (quattro stelle sul petto) la coppa non la può più vincere, da qui in poi sarà un florilegio di sogni infranti, di gente che, prima o tardi si dovrà accasciare sul manto erboso e piangere le calde lacrime dello sconfitto o, come piace chiamarle a me: le lacrime della merdaccia.

Oggi, tanto per scaldarci, ci godiamo la cacciata dei Coreani che se ne tornano per direttissima in Asia con grande giubilo di chi ama il calcio e di chi venera Citalock, il Dio delle cose al posto giusto. Godo, in particolare, perchè i miei vicini di casa, coreani appunto, oggi, sul loro inutile 1-1, ululavano quali cani rabidi. E invece: a casa a stirar hanbok e a produrre film del cazzo che piacciono solo ad Apa.

Nooo, ma allora è vero che siamo delle pippe!

Il calcio statunitense a sentire i soliti esperti, sta crescendo e la nazionale a stelle e strisce aveva le carte in regola per arrivare lontano. Lontano dall'Africa, s'intende, negli Stati Uniti, per la precisione. A loro va il nostro sentitissimo: "Keep on dreaming, maybe in a thousand years."

Le immagini che ci piace vedere.

Domani c'è Germania - Inghilterra, inutile negarlo: mi sto già umettando le labbra.

martedì, aprile 07, 2009

Mai incrociare i flussi






Ve ne ho parlato.
Ho due maledizioni.
La prima, è che perdo i cappelli. Il Razzi perde i capelli, io i cappelli.
La seconda è che da almeno cinque anni non riesco a finire un libro.
Due flussi di sfiga.

Serata allegra, birra, sake.
Ho messo il mio cappellino e il mio libro nella stessa borsa.
La mia borsa preferita. Che conteneva la mia videocamera. Alcuni vestiti, tra i miei peferiti.

L'ho dimenticata su un taxi.

Mai incrociare i flussi.