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lunedì, novembre 15, 2010

La libertà come prigione o la prigione come libertà



Per la serie acquisti intelligenti, sono lieto di annunciarvi che a casa mia c'è una nuova, ottima, carta igienica.

Resistente, ben confezionata, ha un pregio particolare.

Da un lato è ruvida, porosa, aggressiva. Dall'altro è soffice, lieve, delicata.

"Delicato" è un aggettivo che odio, perchè è stato scippato all'italiano dalla pubblicità. Assieme a "goloso" (che viene spesso anche invertito, in quanto a significato) deve essere uno degli aggettivi più usati negli spot.

Ma non volevo parlare di questo.
Ma della mia carta igienica doubleface.

Come dicevo, è perfetta per ogni mia voglia, per quando ho bisogno di rudezza, di vigore, di efficienza, ma anche per quando, come tutti, ho bisogno di sentirmi un po' coccolato.

Ma non sempre il momento è chiaro, non sempre ho ben in mente quali siano le mie voglie, le mie necessità.

E mi trovo lì, con un pezzo di carta in mano, ovviamente strappato alla perfezione (vedi link), e pondero.

Pondero se la libertà di scelta illimitata sia davvero ciò di cui l'uomo ha bisogno, o se sia giusto che certe scelte siano fatte aprioristicamente, stereotipatamente, in modo tale da liberare l'uomo dall'ansia del vivere, dall'esigenza dell'espressione della volontarietà.
Insomma, cosa valuto, cosa ritengo più importante? La volontà, la consapevolezza, l'atto cogitante totale, indiscriminato e libero, la riflessione morale, il dubbio ontologico ed etico o piuttosto la felicità, la supponenza etica, l'estetica, il pensiero privo della preoccupazione immanente, indirizzato verso un'arte priva di solidità, una trascendenza astrattiva che tralasci il bisogno a favore della necessità. Sono un uomo anti post moderno o post moderno.

E mentre sono lì, in questo stato di confusione, in genere, o mi sento perso e ho bisogno di punti saldi, o mi sento depresso, e ho bisogno di tenerezza.

Nel primo caso vado per il lato ruvido, nel secondo, per quello soffice.

mercoledì, maggio 26, 2010

Divenire



Le nuvole sono una cosa strana, le osservo da fuori e poi da dentro mentre l'aereo si abbassa su Parigi.

Contemplare cose strane mi fa riflettere.

Le nuvole hanno una caratteristica rara: non potendo vederci attraverso, puoi comunque attraversarle.
Così per il buio e così per il tempo.
Buio, tempo e nuvole.

giovedì, maggio 06, 2010

Ho sognato Thespian



Ho sognato Thespian.
Diceva un sacco di fesserie, cose assurde, alcune vagamente offensive o insensibili. Per questo sul momento non mi sono reso conto subito che fosse un sogno.

Mi aveva rubato un maglione.
Un maglione nuovo, che ho preso da poco, qui in Giappone.

Niente di che, un maglione della GAP come tanti, a righe, aperto sul davanti. Ma non è questo il punto.

Thesp mi aveva rubato il maglione e lo indossava, davanti a tutti.
Al che glielo faccio notare, quello era il mio maglione.
La risposta di Thesp mi lascia di sasso, comincia a dire "visto, lo sapevo" e "l'avevo detto agli altri che l'avresti fatto notare, che sei proprio quel tipo di persona che fa notare queste cose".

Continua allora ad accusarmi, lo mortifico, di maglioni ne ho tanti, quello stava meglio a lui e nell'ordine delle cose il valore della bellezza, dell'ordine estetico, dell'edonè è superiore al semplice valore della mera proprietà di un bene effimero, posseduto da un essere temporaneo quale ogni uomo è. All'universo non interessa di chi sia il maglione, ma la bellezza è un valore supremo e se qualcosa ha un valore, forse è proprio quella. Posso però avere i suoi guanti. Perchè quelli stanno meglio a me.

Mi mortifica davanti a tutti.

Ecco, Thesp, ti voglio dire una cosa.

Se vuoi il mio maglione, non devi rubarmelo, basta chiedermelo.
E i tuoi guanti non li voglio.

lunedì, agosto 04, 2008

I sottotitolini in MSN, come in Facebook

A cosa servono?
Ne sono tremendamente affascinato e provo l'impulso costante di scrivere qualche cosa di sagace e intrigante.
Ma a cosa servono.
Voglio dire, c'è chi fa una telecronaca della giornata.
"Pizza, merenda, lavoro, esco a far la spesa."
Chi cerca un brand da mantenere il più a lungo possibile, in cerca di definizioni di sè.
Chi manda messaggi in codice, privati, segreti.
Chi messaggi chiari, diretti a qualcuno.
Chi squarci inintellegibili di un mondo misterioso che dovrebbe appartenergli e forse non esiste del tutto.
Chi vi lascia traboccare il proprio entusiasmo e parla dell'ape, di St. Moritz, della cena, degli amici e di quante cose fighe fanno o impegnati siano.

Ed è pensando a quest'ultimi soprattutto che mi sono reso conto di una cosa.
Bene o male servono per prolungare l'illusione che la nostra vita abbia un senso e un peso per qualcun altro al di fuori di noi stessi.

Perchè alla fine, se non siamo trasmessi, visti, percepiti, se la nostra vita non è un film, una tragedia, una commedia... Che senso ha?

L'evoluzione ci ha portato a sviluppare il nostro nostro intelletto, il nostro io e un'ansia inspiegabile di conferma del reale. Il nostro bisogno di comunicazione è diventato un sonar, l'eco delle nostre parole, dei nostri gesti, ci conferma che esistiamo.
E viviamo nel periodo storico in cui questo comincia ad essere facile e fattibile.

Immagino l'estinzione o un salto evolutivo siano necessari, a breve.

mercoledì, giugno 18, 2008

lunedì, giugno 09, 2008

Dasvidania tovarich

John Ludd giace nella tomba là nel pian
dopo una lunga lotta contro l'oppressor

mercoledì, maggio 07, 2008

venerdì, aprile 18, 2008

Weezer meets Postal Service

Il geek rock riflette sul cammino evolutivo intrapreso dalla società moderna e sulle sfide morali che tale sofferto percorso comporta:

venerdì, marzo 07, 2008

Filosofia Cinese



Io faccio parte di quel tipo di persone che non amano vendicrsi, forse perchè sono troppo pigra per farlo o semplicemente troppo scazzata (volevo dire "troppo buona", ma poi sarebbero fioccati commenti contrari a cui non ho voglia di rispondere e in effetti non sono affatto troppo buona).
Quindi, ormai da anni, ho adottato quella che è notoriamente conosciuta come Filosofia Cinese: mi siedo sulla riva del fiume e aspetto di veder passare i cadaveri dei miei nemici.
Funziona alla grande! Possono passare pochi giorni come anni, ma alla fine eccoli lì, uno dopo l'altro, che scivolano sulle acque del mio fiume beatamente squartati.
Ma io non rido, sorrido e il mio è un sorriso amaro.

Ma ora, nemici miei, è il vostro momento! Non distraetevi!

Sto passando io...