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venerdì, novembre 13, 2009

Casoncelli






Quanto mi mancano.

domenica, novembre 08, 2009

mercoledì, agosto 05, 2009

Genuinità





Mamma, figlia belloccia, cugina sfigata.
Un trittico così così tipico, così bresciano.
La prima in ciabatte e cannotta di un colore che immagino imprecisato anche per un non daltonico.

Figozza la seconda. Tirata, abbronzata, belle gambe rovinate da un qualche fiore tatuato sul piede e da un durone di rinascimentale memoria sul tallone.
Capelli lunghi, fluenti, trucco un filo pesante e quel naso. Quel naso che dice Brescia. Sproporzionato e sgraziato su un bel visino dagli occhi ottusi e sempre vagamente incazzati. Occhi leghisti. (Questa era per Byflo).

Parlano solo queste due, o meglio, parlano tutte e tre, ma solo le prime due dicono qualcosa, la terza ha puramente funzioni assertive, si dichiara d'accordo ora con una, ora con l'altra. Spesso con la seconda, dalla quale è affascinata e invidia il corpo snello e sano e quelle tettine impertinenti.

Stanno per scendere le scale della stazione, con una valigia.


Note
Le varie parolacce sono assolutamente intercalari privi di significato e non indicano astio o fastidi particolari.
La S di CASO è sorda, come in soffitto.
La madre ha le S aspirate, segno che sia di origini valtriumpline.



La madre, grugnendo una sorta di risata "Oh, 'hperöm chë gh'ë mia el cà all'arioport de Parigi!"
La figlia, con fare vagamente supponente "Caso ma perchè, gh'ö mia ciapàt la dröga, 'nculat"
La madre "Ma no, però ta gh'ët le halamine caho!"
La cugina "Eh sì!"

Traduzione del dialogo
"Oh! Speriamo che non ci sia il cane all'aeroporto di Parigi."
"Cazzo ma perché, non mica comprato la droga, inculato!"
"No ma hai le salamine (salsicce), cazzo"
"Eh sì!"


Non so quanti di voi sapranno provare le mie stesse emozioni.
Ah, dolce, cara, grezza, genuinità bresciana. Sublimazione di disgusto e nostalgia.

giovedì, luglio 30, 2009

Estate atipica





È estate da un po' e manca qualcosa.
O meglio, mancava.

Ma finalmente stamane qualcuno ha posto rimedio.
Sono anni che Brescia ci regala il primato dei truci omicidi estivi, gente sciolta nell'acido, liti, crisi, gelosie. Parenti fatti a pezzi e sparsi per le valli.

Ma stamane apro il giornale e leggo, donna nel bresciano ammazzata a fucilate.

Finalmente.

Poi leggo meglio "...arrestato il marito, napoletano trapiantato a Brescia...".

Cazzo, non conta allora!

martedì, maggio 12, 2009

lunedì, marzo 23, 2009

Metrosezzual





Apro "In città" e la pagina degli eventi bresciani mi accoglie, ammiccante e leggera.
Così scopro che Yuri Beretta suonerà per i soci Arci, che al museo di scienze naturali insegneranno ad usare i cerchi graduati del telescopio, che ci sarà un bellissimo tour organizzato dal comune che presenterà a chi partecipa i luoghi di interesse storico (ENTRAMBI???) della città di Brescia, che a Montichiari organizzano corsi di giardinaggio ma soprattutto che a Cigole stasera ci sarà il tanto atteso evento, si brucerà la vecchia. Purtroppo si tratta solo di un semplice falò con l'effige di una vecchia che rappresenta il vecchio anno che muore (tradizioni celtiche), non di un vero e proprio rogo, quello sì che sarebbe stato quantomeno interessante.
Ad ogni modo.
Io da qui me ne devo andare.
Prima di arrivare a dire "Cara, hai sentito, stasera a Puegnago c'è l'innaugurazione della restaurata biblioteca comunale. Pensavo... ci andiamo con tua sorella e Carlo?"

venerdì, dicembre 12, 2008

La tola





In bresciano esiste questa parola. "Tola".
Esprime un senso di vergogna, di timidezza.

Credo sia una delle tante evoluzioni ignoranti del bresciano da tolla, che credo voglia dire "latta".
Faccia di tolla, faccia di latta (o bronzo), faccia da tola.
Poi pian piano la gente non riconosce il significato di tola, prende un da (bresciano) come un da (italiano), e tola diventa vergogna, faccia da vergogna.

Frase tipica bresciana è quindi "che tola", quando uno si vergogna o fa qualcosa che lo mette sotto l'attenzione di tutti.

E la cosa strana è che nella mia testa ha questo significato dal sapore leggermente diverso, intraducibile.
Per dire, il termine tola mi viene sempre in mente quando guardo una trasmissione televisiva, un filmato... è c'è qualcuno che si rende particolarmente ridicolo. Un comico che non fa ridere. Uno che viene mortificato. Che fa una figura di merda E questa cosa mi risulta insopportabile. A prescindere che io provi simpatia o meno per il personaggio in questione.

Non riesco a digerire la situazione. Devo spegnere, cambiare canale. Mi sento fisicamente male.
Provo tola.

Mi domando se succeda anche ad altri.

Mi interrogo sul legame tra lingua, senso, significato, e cultura locale. I giappoonesi provano cose diverse? O hanno solo parole diverse per le stesse cose?
Esprimere concetti è semplicemente un percorso di approssimazione da qualcosa di astratto, puro, assoluto, a qualcosa di finito e imperfetto quali le parole?
O al contrario le parole non sono solo strumenti di espressione ma anche di lettura, il filtro tra la mia mente e il mondo, parte attiva nel processo appercettivo (questa l'ho messa per Ergo).

In che modo le mie categorie mentali sbilanciano quelle che alla fine sono le mie sensazioni, i miei pensieri?

Mi domando se fossi nato, cresciuto in qualche altro posto... cosa proverei?