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lunedì, giugno 26, 2023

Perdere il treno

Devo andare da qualche parte in sud Italia.

Devo passare da Roma o lì vicino.

Arrivo in stazione in anticipo e ho in mano una specie di ricevuta stampata da una macchinetta che non è un biglietto.

Prima ancora di andare a una macchinetta a stampare il biglietto vero cerco un banco informazioni.

Lo trovo in fondo alla stazione e sul cammino noto quello che forse sarà il binario dove prendere il treno che mi porterà alla stazione dove ho la prima coincidenza in provincia di Roma.

Il banco informazioni sembra chiuso ma una signora è già riuscita a parlare con qualcuno attraverso gli oscuranti.

C'è un signore lì dentro, mi avvicino.

Il chiosco apre e c'è anche una signora, una responsabile delle ferrovie. Prima di me un'altra cliente le parla, ma questa responsabile ha un atteggiamento strano, pretende che si parli con calma, al suo ritmo, per darle il tempo di riflettere e per un senso di rispetto nei suoi confronti.

Arrivato il mio turno le mostro la ricevuta.

È un po' perplessa, dice che dovrei avere un codice per ritirare il biglietto, io dico che ho solo quello più il foglio che le ho dato. Chiedo da dove parte il treno. Cerca di frenare il ritmo delle mie domande e tarda a rispondere, sta usando la sua posizione di guardiana delle informazioni per mostrare che ha potere. Esce fuori dal chiosco e mentre gesticola da in mezzo ai miei fogli vola fuori la ricevuta del mio biglietto.

Mi affanno per riprenderla ma non la trovo.

Le dico che ha perso la ricevuta, sembra sorpresa e forse un po' in colpa. Ora sarà costretta ad accompagnarmi al treno per informare il capotreno, per fargli sapere che io il biglietto ce l’avevo ma che lei me lo ha perso!

Iniziamo a camminare spediti verso l'altro lato della stazione mentre lei guarda sul suo telefono da dove parte. I numeri dei binari non sono chiari, forse c'è un misto di numeri e lettere e non sembrano nemmeno in sequenza.

Anche se ero in anticipo di più di mezz'ora, ora inizio a preoccuparmi.

Lei mi fa capire che è più avanti, anche se a me pare il binario lo avessimo già passato, ma siccome è lei che ha le informazioni sul telefono mi fido anche se mi puzza sta cosa.

Inizio a correre e lei fatica a starmi dietro e mi grida che devo andare al binario 0.

Ma non c'è un binario 0!

Arrivo alla fine della stazione a quello che presumo sia il binario 1.

Lei mi dice che è nella nuova ala della stazione, mi mostra un'apertura verso un passaggio che non avevo visto perché era troppo grigio e sembrava l’ingresso di un cantiere, dev’essere l’estensione della stazione.

Mi ricordo di questa situazione identica in un altro sogno di questo tipo, rabbrividisco perché già so quel che mi attende.

Per arrivare alla famosa nuova ala della stazione bisogna passare da una serie di scale e ponti labirintici che manco Escher avrebbe potuto inventare. Lei stessa ammette che si perde sempre in questi meandri di cemento armato.

Inizio a correre attraverso ponti, scale su, scale giù, pianerottoli, svolte a destra a sinistra, scale che si restringono, passaggi semi nascosti per farti perdere. Zero, assolutamente zero indicazioni sulla direzione della nuova ala della stazione, come se i lavori fossero ancora in corso e chissà se finiranno o se alla fine si sono resi conto che questa architettura è stata un errore e che è meglio lasciare perdere, come le opere pubbliche del meridione. Sono qui che corro ma non c'è garanzia che abbiano davvero finito il cantiere.

Alla fine sbocchiamo in una stanza, la signora delle ferrovie è come se ci fosse ancora e un po' non c'è, la sua voce la sento e forse c'è anche qualcun altro, forse c'è Liuba.

Questo pezzo di appartamento in cui sono arrivato è in realtà un vicolo cieco, ci sono due o tre stanze adiacenti ma non c'è uscita!

Comincio veramente a incazzarmi, probabilmente mancano 5 minuti alla partenza e guarda dove sono finito!

Il pavimento è sbilenco, in discesa verso il fondo della stanza.

Sono talmente incazzato che mi levo le scarpe e le scaglio contro il muro.

Cerco dietro gli armadi e sposto mobili sperando di rivelare un'uscita segreta, cerco di ricordarmi la soluzione del sogno precedente. Stavamo scendendo quindi forse ci sono altre scale nascoste da qualche parte.

A un certo punto una voce di qualcuno mi dice che devo andare al ristorante la cui porta di servizio dà sull'appartamento a chiedere di aprirmi la cantina.

Ora in effetti ricordo questo dettaglio, praticamente è un escape game e il segreto è che con una parola d'ordine ti fai aprire un passaggio.

Apro la piccola porta in cima ai tre gradini, entro nel ristorante e chiedo alla donna dietro al bancone di aprirmi, niente parola d’ordine, le faccio capire che non sto giocando e non mi dovete rompere il cazzo che sono in ritardo.

Lei forse tira una leva da qualche parte e io torno in casa.

Cerco di qua e di là il passaggio aperto e non trovo niente, poi vedo del movimento dietro il mobile della TV, sposto tutto, c'è un buco rettangolare nel muro ma è tamponato con qualcosa tipo carta velina accartocciata.

Qualcuno sta cercando di uscire da dietro, dev’essere la messinscena per l’escape game ma io non ho tempo per questo gioco, che ore sono?

Da dentro il muro in cartongesso, sta uscendo un giovanotto travestito con una cuffietta da vecchia e una faccia da befana in gomma, con foga tiro fuori la carta e lo scanso per gettarmi giù nel buco.

Atterro nello scantinato dove sta la cucina del ristorante, ci sono dei cucinieri.

Che ore sono?

Sono le 19:17, il treno è partito due minuti fa! Bestemmio ad altissima voce e voglio spaccare tutto: la cucina, la faccia dell’architetto, prendere a schiaffi la signora della biglietteria.


Ma forse non è colpa loro un po’ come succede sempre, non è mai colpa di nessuno.

Faccio per correre verso l’uscita sempre che ce ne sia una, ma mi rendo conto che sono senza scarpe. Bestemmio di nuovo, grido di lanciarmi giù le scarpe. Bestemmio. Non ce la farò mai. Mi hanno di nuovo fottuto. Bestemmio. Bestemmio. Bestemmio. Mi sveglio.

venerdì, maggio 06, 2011

I sogni son desideri


Ultimamente sogno di brutto.
Sogni profondi intensi, saporiti e rotondi.
Complessi ed incomprensibili.

Mi sono da poco svegliato e ho sognato di lavorare, cosa che sto facendo troppo ultimamente, in uno studio di quelli vecchi, antichi, che vedevi una volta nei film.
Ottocentesco. Ridondante.
Pieno di libri, intarsi, librerie, velluti e pergamene.

Al lavoro con me c'è Ergo, che mi fa da assistente, tipo.
Dobbiamo chiamare Celentano.
Dobbiamo chiedere di fare qualche tipo di lavoro per noi, ma non mi ricordo cosa.

Lego il fatto, nel sogno stesso, al referendum, ho letto da qualche parte che Celentano sta facendo campagna referendaria. E dico a Ergo che gli dica qualcosa, faccio qualche commento sgradevole dei mie e lui, che sta già telefonando a Celentano, mi porge la cornetta e mi dice diglielo, diglielo.

Poi sente che qualcuno risponde, cambia totalmente tono, parla in inglese, dice che no, non abbiamo il nuovo numero di Adriano, se lo fa dare, ringrazia in italiano e saluta, e ricomincia a fare il pirla con me e bestemmia contro Celentano, reo di non averci avvisato del cambio di residenza e numero telefonico.

Al che realizzo che è un sogno, che sono in Giappone, che mi sono dimenticato di avvisare l'ambasciata sia che sono tornato a Tokyo, sia del MIO cambio di residenza, e che con tutta probabilità questo risulterà nella mia impossibilità a votare per il referendum visto che mi avranno, se l'hanno fatto, mandato tutto all'indirizzo sbagliato.

Torna tutto insomma.
Tranne Ergo.

Ma Ergo è la mia coscienza e la mia curiosità, infatti mi sveglio e mi rendo conto che il personaggio ERGO che ho sognato, era profondo e complesso tanto la mia percezione di Ergo nella realtà. Era completo. Cagava il cazzo per sfottere, era un rompicoglioni per sfizio, brillante e pedante, nel momento di serietà faceva quella faccia e quel tono che fa Ergo in quei momenti lì. Un simulacro, un eidolon perfetto di Ergo nella mia testa.
In genere quando sogno qualcuno non è così, mi rendo conto che sono miei proiezioni. Qui mi son svegliato con la sensazione che fosse proprio lui.

E se chiudo gli occhi lo vedo che mi fa l'occhiolino, ammicca e mi manda a fanculo.
Mi manca.

mercoledì, novembre 03, 2010

I'll be ready






Sto perdendo peso a vista d'occhio, sono quasi magro e quasi asciutto.
Qualcuno dirà "è il matrimonio", ma quel qualcuno si sbaglia.
Infatti ho dei bioritmi particolari, inversi a quelli della normale popolazione, tendo ad ingrassare in estate e a dimagrire d'inverno.
Il che è anche controproducente, quando hai bisogno di caldo, ciccia e riserve energetiche, ecco che le perdo, quando potrei andare in giro a fare il bullo, a farmi vedere, sono cicciottino.

Mi confido con LK.
"Da chi è che ti vorresti far vedere tu?" è la sua risposta.

Ma non mi capisce. Non capisce il mio sogno.

Sono tornati gli anni ottanta e cominciano pure a tornare gli anni novanta.
Già hanno rifatto Beverly Hills.

Tornerà anche Baywatch
E sono sicuro, assolutamente sicuro, che c'è qualcuno in questo esatto istante che sta cercando nel mondo il prossimo Mitch Buchannon.



Some people stand in the darkness
Afraid to step into the light
Some people need to help somebody
When the edge of surrender's in sight...

giovedì, maggio 06, 2010

Ho sognato Thespian



Ho sognato Thespian.
Diceva un sacco di fesserie, cose assurde, alcune vagamente offensive o insensibili. Per questo sul momento non mi sono reso conto subito che fosse un sogno.

Mi aveva rubato un maglione.
Un maglione nuovo, che ho preso da poco, qui in Giappone.

Niente di che, un maglione della GAP come tanti, a righe, aperto sul davanti. Ma non è questo il punto.

Thesp mi aveva rubato il maglione e lo indossava, davanti a tutti.
Al che glielo faccio notare, quello era il mio maglione.
La risposta di Thesp mi lascia di sasso, comincia a dire "visto, lo sapevo" e "l'avevo detto agli altri che l'avresti fatto notare, che sei proprio quel tipo di persona che fa notare queste cose".

Continua allora ad accusarmi, lo mortifico, di maglioni ne ho tanti, quello stava meglio a lui e nell'ordine delle cose il valore della bellezza, dell'ordine estetico, dell'edonè è superiore al semplice valore della mera proprietà di un bene effimero, posseduto da un essere temporaneo quale ogni uomo è. All'universo non interessa di chi sia il maglione, ma la bellezza è un valore supremo e se qualcosa ha un valore, forse è proprio quella. Posso però avere i suoi guanti. Perchè quelli stanno meglio a me.

Mi mortifica davanti a tutti.

Ecco, Thesp, ti voglio dire una cosa.

Se vuoi il mio maglione, non devi rubarmelo, basta chiedermelo.
E i tuoi guanti non li voglio.

venerdì, febbraio 26, 2010

Specchio onirico






Ho fatto un incubo, al solito.
Di quelli angoscianti ed infidi.
Di quelli che non è che lo capisci che è un incubo, non fino a quando non ti svegli e metti assieme, lentamente, i frammenti di realtà che il sogno e il sonno hanno disperso e nascosto nel tuo cervello, e reso irriconoscibili.

Pian piano capisci chi, dove sei, e anche i lati non materialmente riconoscibili della tua esistenza diventano più nitidi.

Di fatto ho sognato che LK non esisteva. Cioè, sapevo che mancava qualcosa, ma non capivo cosa, non mi rendevo conto di chi, era come se ci fosse un disequilibrio che mi attanagliava il cervello, la mancanza di una figura importante. E questo cresceva la mia angoscia, il mio affanno, fino a quando non mi sono svegliato con questo senso di soffocamento, la paura della mia mente che perde il controllo della realtà.

E a fatica ho ricomposto i pezzi.
Sono in Giappone, siamo ne 2010, LK esiste. E' il razzi ad essere sparito!
Come ho fatto a confonderli, proprio non so.

mercoledì, settembre 09, 2009

Cherubini incazzati







Sono a lezione di Giapponese.
Piccola pausa, l'insegnante si va prendere un caffè, io decido di appoggiare la testa sulla scrivania un minuto.

Mi sono svegliato alle tre del mattino e sono in piedi da allora.

Mi addormento.
Svivolo.
Rotolo.
Piombo a capofitto in un sogno.
Sogno Jovanotti. Lorenzo Cherubini, che si affaccia incazzato alla finestra sul retro di casa sua.
Dei bambini gli hanno rovinato il prato, dissestato il giardino, giocando.

Urla imbestialito, ma mi tranquillizzo.
Dice infatti che sa chi sono, e che presto andrà a parlare con i suoi genitori.

Torna l'insegnante, mi sveglio.

Ikanakereba narimasen...

venerdì, agosto 21, 2009

Due euro





Uno con due euro può comprarsi una coca cola.
Dissetarsi.
Dissetarsi alla grandissima, ammettiamolo.

Oppure comprarsi due schede da 12 numeri del super enalotto e sognare per i due giorni che rimangono tutto quello che potrà fare con la vincita, ben sapendo che è un sogno, una masturbazione onanistica senza orgasmo.

Con questa somma potrei finalmente costruire la società di cazzate che da tempo ho in mente. Vivere in modo bellissimo e demenziale.
Avere sei figli, ognuno porterà il nome di uno dei numeri della combinazione vincente.
Ventisette Paglia. Tredici Paglia.

Sono scelte.
Sono investimenti.

A volte mi va la coca cola.
A volte mi va di gettare le fondamenta per dei sogni.

mercoledì, agosto 12, 2009

Il sonno






L'ho anelato da tempo, da tanto tempo. Cioè, lo sapete, non dormo mai, vorrei dormire, l'insonnia, gli incubi, i sogni, la veglia, il fastidio, quella sensazione come di uno strato di sabbia e fumo tra te e il mondo.

Ultimamente dormo.
Dormo parecchio.
Mi addormento presto, mi sveglio tranquillamente, durante la notte ho solo brevi, brevissimi momenti di veglia che non mi impediscono di riaddormentarmi.
In questi secondi in cui mi sveglio, cambio posizione, mi muovo, mi riaddormento.

E cambio sogno.
Faccio zapping.
Sogno tanto, tantissimo e decisamente troppo.
Mi sento soffocato di sogni, di colori che non capisco, suoni, situazioni, vite parallele, incrociate, movimenti mentali sincopati e che hanno senso solo per la durata della loro esistenza.

Sono sfiancato di immagini e sensazioni che non riesco a ricostruire.

Quasi quasi rivorrei la mia insonnia.

Quasi quasi.

sabato, agosto 01, 2009

Soddisfazioni





Ciao a tutti.
Io domani vado a mare, avrò una connessione lenta e non potrò vedere i video, quindi volevo chiedervi se per il mese di agosto potete evitare di postare video interessanti. Roba simile all’ultimo video di Ignazio andrà bene.
Inoltre, per lasciarvi un bel ricordo di me volevo raccontarvi di un sogno che ho fatto tempo fa, un bel sogno. Ho sognato Nabokov in persona. Lui faceva il bibliotecario dei libri smarriti. Mi avevano rubato la borsa con tutto dentro (non ero sul taxi, però), tra cui un libro di filosofia e due suoi romanzi. Ma doveva essere stato solo uno scherzo, perché li ritrovavo. Allora mi portavano in un ufficio dove Nabokov registrava tutti i libri smarriti e poi ritrovati, e misurava il grado di attaccamento ai libri. Io ero un po’ piccata per lo scherzo, ma cercavo di fare vedere che ero molto attaccata ai miei libri e facevo pure la mollicona con lui, nonostante fosse un attempato signore scorbutico. Poi, senza neanche rendermene conto, mi trasformavo in una donna inglese. Una specie di spia. Dovevo fuggire da un luogo e scendevo in ascensore con una bicicletta. Le porte si aprivano all’improvviso e mi trovavo davanti uno schieramento di donne coreane o giapponesi, un agghiacciante esercito di donne mute con i pantaloni neri e dolcevita fucsia. Terrorizzata spingevo il bottone per chiudere le porte, ma una donna riusciva a entrare nell’ascensore. Io allora l'ammazzavo di botte con dei pugni in faccia.
Credo tutto sommato di aver dormito bene.
Per vendicarmi dello scherzo che il signor Nabokov mi ha fatto in sogno, ho postato questa foto. Una bella foto di lui in braghe corte mentre dà la caccia alle farfalle. Così ti impari, vecchio russo.

giovedì, giugno 11, 2009

Binari





I miei sogni si sono sempre contraddistinti per una sorta di prevedibilità, non tanto nei contenuti, ma nel loro svilupparsi.
Mi spiego meglio.
Come se fossero composti da una rassicurante pasta onirica, piu' densa della realta', in cui per quanto folli fossero gli avvenimenti sognati e i loro sviluppi, lo stupore non esistesse se non come parte della "recita", come indicato sul copione. Come se più che vero stupore si trattasse dell'assecondare la trama che mi voleva stupito.

Per questo questo sogno mi ha colpito.
Ero in stazione, per mille motivi e in pratica dovevo fare qualcosa per incontrare Pan, la mia ex di cui qualche volta ho parlato in queste pagine, la ballerina di tanti video in Giappone.

Ero in stazione ed ero in ritardo, per cui, cosa che non faccio mai, attreversavo i binari. Vedevo il treno in lontananza e attraversavo i binari.
Ma non so come, ad un certo punto mettevo male il piede su quei sassi bianchi un po' sconnessi che stanno tra i binari e scivolavo, battendo la testa sul ferro, tramortendo a terra intorpidito.

E non me l'aspettavo, il mio sogno era su tutt'altro, quella e' stata un'improvvisa variazione, una deviazione mentale che non mi spiego, una delle mie altre personalità, un elemento esterno che mi ha choccato. A tal punto non da svegliarmi ma da distaccarmi dal sogno stesso, da contemplarlo dall'alto e da sognare di scriverne un post, su questo medesimo blog.

Tanto che adesso non so a che livello del paradosso sono, se sto scrivendo davvero, se lo sto sognando, se sono a terra tramortito con la testa sul binario mentre una folla in preda al panico mi urla di alzarmi mentre il treno si avvicina e non può far nulla per fermarsi, mentre Pan mi aspetta da qualche parte.

mercoledì, settembre 24, 2008

Ninnananna

I sogni a volte sembrano voler gareggiare con la realtà.
Ieri è stata una splendida giornata, di quelle dolci, che scorrono al ritmo di una musica tradizionale giapponese, nel sole di settembre che ti rincuora più che accaldarti, in mezzo alla gente, ai parchi, al lusso, al silenzio, ai grilli che a mezzanotte lo sottolineano, il silenzio. Una notte di parole, sigarette, carammelle, immagini deformate.

E mi sono tuffato nel letto stanco, felice, e un poco confuso, lo devo ammettere. Adoro l’indefinito, adoro quel senso di stupore un poco incoerente.

Come spesso mi capita sono scivolato nel sogno, in quel modo assurdo, lento e contemporaneamente improvviso. Ed è stato come se i miei sensi gridassero vendetta. Ed era come se il mio corpo reclamasse qualcosa... e nel farlo si aggrappasse con forza a quello che aveva e a se stesso.

Ho sognato una voce. Ed è una sensazione stranissima.
Non era una voce nel buio, era mancanza di tutto tranne che di voce.
Ho sognato una voce che, ricordo, mi stupiva per la sua dolcezza, quasi fosse inattesa. Per essere priva di durezze.

Una voce che era come il solletico da bambini.

E ancora quel senso di stupore.

mercoledì, luglio 16, 2008

Vuoi della fantascienza da bere?

La sintassi è morta, evviva la sintassi.

Non posso non condividere quello che mi ha fatto un po' risvegliare da un sonnacchioso spleen assolato.
Riporto qui il testo autentico, che sennò perde di freschezza; e forse potrebbero correggerlo. Forse.

Il contesto è: Commento alla galleria di foto di Repubblica su Amy Winehouse.

"Il suo stato di salute ha tenuto in apprensione i suoi fan che preferirebbero vederla sul palco di un concerto per esprimere il talento di cui dispone piuttosto che seguirne i decorsi ospedalieri. Invece una vita dissoluta spesa tra alcol e droghe stanno rischiando di comprottere una carriera che si annunciava straordinaria. Ma Amy Winehouse sembra per il momento aver imparato la lezione. Settimane in ospedale per un presunto enfisema piuttosto che disintossicazione dopo essere stata trovata svenuta in casa. Amy torna in pubblico e queste solo le immagini mentre lascia la casa londinese per partecipare ad un meeting al Chambers Of Rock"

martedì, marzo 11, 2008

Saponette

L'altra notte l'ho trascorsa a sognare di cambiare le saponette nei bagni.
Andavo in un bagno e mancava la saponetta. Allora andavo in ripostiglio, aprivo la confezione di saponette al melograno, la mettevo in bagno.
Andavo poi nell'altro e mancava pure lì. Stessa cosa. Poi mi accorgevo che ce n'era un'altra già aperta, a fianco di quella che avevo appena messo.
Tornavo dunque nel primo bagno a controllare che non fosse la prima saponetta... e difatti, non c'era più. Non so perchè ne aprivo una nuova.
Tornavo nel secondo bagno, ed era di nuovo sparita.

Ho passato la notte a portare saponette nei bagni.
E sono sicuro che fosse il Razzi a fregarmele sempre.

venerdì, marzo 07, 2008

Tsunami

Stanotte, per la quinta volta in meno di due settimane, ho sognato uno tsunami.
In uno dei primi sogni un tornado mandava le finestre in pezzi, pezzi di vetro che poi tagliavano il mio viso. Poi dalle finestre rotte vedevo queste onde giganti provenire dall'oceano. Correvo verso la strada e l'acqua era ovunque. Prendevo una barca e cercavo di trovare mia madre nel pensiero di doverla salutare prima di morire. In un altro sogno vedevo sempre le onde arrivare e cercavo di trovare un posto in cui salvarmi, nonostante fossi conscia che sarei morta. Nel sogno di questa notte ero in spiaggia. Dei bambini mi tiravano dei sassi alle gambe e io cercavo di scappare. Poi vedo lo tsunami arrivare e mi metto a correre verso un palazzo alto. Salgo le scale di fretta e arrivo all'ultimo piano, guardo fuori dalla finestra e tutto intorno è inondato di acqua, solo acqua, non si vede altro. Io guardo dalla finestra e realizzo che morirò di li a poco.

Minimo comun denominatore:
- tsunami, inondazione di tutto
- non muoio nel sogno ma ho la consapevolezza che morirò presto
- ho paura mentre scappo dallo tsunami, ma sono tranquilla quando realizzo che non posso sfuggire alla morte

Dato che è un sogno che sta diventando più che ricorrente, deve esserci una spiegazione.
Qualcuno ne sa di interpretazione dei sogni?

mercoledì, dicembre 19, 2007

Joseph Frank Keaton Jr

Meraviglioso. Ho scoperto qualcosa per cui vale la pena tenere gli occhi spalancati.
Buster Keaton.
Mi son resa conto di amare la fisicità degli attori del muto, l’avevo già capito con gli occhi di Chaplin, o con la Swanson nel sonoro "Sunset Boulevard".
Ma Buster Keaton in “Sherlock Jr” è stupefacente (quando ho letto che è del 1924 mi è preso un colpo). I suoi gesti sono assoluti, il suo corpo è opportuno, spaccato, sdoppiato, sognante e reale al tempo stesso. Le situazioni che si creano in questo film muto superano ciò che ci si aspetterebbe, e anche alcune soluzioni che sembrano scontate per occhi ormai abituati a botti e colpi, o tempi volutamente lunghi, lasciano di stucco. Il corpo diventa sogno del corpo, del cinema stesso. Del movimento come giro su se stessi. L’inciampare è un’arte, lo specchio veloce dei propri gesti perfetti in un mondo speculare.
Tre quarti d’ora di soluzioni poetiche e surreali, una automobile che si trasforma delicatamente in una barca a vela, e la realtà si trasforma attraverso la realtà stessa. Tutto quello che ci serve lo abbiamo già, lo pieghiamo con cura mentre sogniamo e al risveglio ce lo mettiamo. Ma solo le pieghe residue danno la vera forma. E le parole, anche quelle che sto usando ora, non dicono nulla rispetto al corpo, alle immagini, alle espressioni di Buster. È bellissimo parlare di questo film muto perché non resta altro che vederlo.
Non trovo una parola adatta per la scena finale in cui Keaton, non sapendo come fare per riappacificarsi del tutto con la sua bella, prende spunto dal film che stanno proiettando nella sala in cui lui è “moving picture operator”.
Una grattata sulla testa.
Meraviglioso.
Birra per tutti.

martedì, novembre 27, 2007

Apa e Razzi onirici (Magia #1)

Questa notte ho sognato che Apa, Razzi e io eravamo degli illusionisti, ciascuno a suo modo.
Ci trovavamo in un museo egizio dal quale dovevamo per forza uscire, ma siccome non avevamo il biglietto di entrata non potevamo neanche uscirne. Nel museo c'era qualche essere malvagio che sicuramente li inseguiva. Dico "li" perché loro erano un po' più maghi, mentre il mio ruolo era quello di fare da mediazione col mondo. Non ricordo molte peripezie all'interno del museo. Ricordo fughe in ascensore, enormi sale buie e lunghi corridoi. Comunque riuscivamo ad uscirne (non vi dico come). E alla fine del sogno si capiva che Apa era un vero spirito buono, un puro. Mentre Razzi andava a usare le sue arti magiche per vincere ai banchetti del baro in mezzo al mercato delle verdure.


venerdì, gennaio 13, 2006

Labirinti

Capita a volte che di notte ci si trovi ingarbugliati in processi onirici vagamente opprimenti e certamente fastidiosi che ci torturano ricorrenti per tutta la notte.
Mi è capitato ieri notte. Per quanto mi svegliassi, mi alzassi per bere o mi sforzassi di fare altro, c'era una parte della mia mente convinta di trovarsi in una sorta di boschetto chiaramente fittizio, quasi televisivo che ricordava quello della trasmissione storie della foresta:

(Immagine "rubata" da Animamia.net)

Odio quando mi capita.