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mercoledì, agosto 24, 2011

Microwave for one - Un libro da mettere sul comodino accanto al dildo



Customer Reviews:

"It used to be that I got home from work and the only thing I'd want to put in my mouth was the cold barrel of my grandfather's shotgun. Then I discovered Sonia Allison's Chicken Tetrazzini, and now there are two things".

"If you've ever wanted to impress your invisible friends and alternate personalities and show you all what a great cook they really are then this is the book for you.
Thank you Sonia for showing me all that life can indeed be enjoyed without any real sense of self worth
".

"until i stumbled upon this book, my diet consisted primarily of rocks, twigs, and raw meat. this was due to being brought up by wolves. i always viewed myself as a "lone wolf" but never paid attention to my diet. upon discovering this work of art, i realized that i was wrong in my ways, and the microwave was the path to my salvation. upon discovering the "lambchops in a tender rosemary wine sauce" in this book, i knew my life was complete. i cannot speak highly enough of this recipe to the other wolves!"

"At one time I was only able to eat something that came out of a can, but thanks to this epic tome of culinary delights I am now the King of Microwave delights! Bow down before me m'ladies and noblemen! Huzzah!"

Tutto e questo e molto altro: Microwave for one.
Direttamente per voi da Amazon.com



sabato, febbraio 05, 2011

Il bel libro del fine settimana



Lo sapete che il 9 febbraio uscirà nelle librerie l'ultima fatica di F. Moccia?
Non sarà il solito volume rivolto ad un pubblico di adolescenti, bensì tratterà la romantica storia di due - ma anche tre - adulti belli e impossibili.

Vi riporto quanto scritto nel retro della copertina, so per certo di fare cosa gradita a voi intenditori dell'amore.

Pandorzo è l'uomo degli incubi, possiede un orto di segale a Pianezza, un umido monolocale in affitto nella zona della Falchera di Torino, una tessera mensile della GTT (gruppo torinese trasporti) ed è di una bruttezza nauseabonda. Tutte le donne prima o poi lo mandano a fanculo. Ma lui non sa dimenticare una ferita del passato che l'ha cambiato per sempre. Ora Pandorzo odia la felicità e non vuole più ammmare.

Cianpornia è una sciatta suonatrice di ukulele dotata di zero talento ma un voto d'amore l'ha costretta a troncare la sua brillante carriera di shampista tenendola sempre più incollata all'ukulele. La sua vita ora è accanto a Barbezio, rimasto gravemente offeso da una pulce in un mercato delle pulci, ed è segnata da un dolore profondo che lei tenta di annegare nella rassicurante routine quotidiana.

Un giorno come tanti le loro anime s'incontrano. Pandorzo entra in una chiesa e sente un coro di vecchie begonie che cantano "La Bergera". Rimane lì, in silenzio, come rapito, emozionato da quella musica, quando improvvisamente la vede. Cianpornia ha un occhio aperto e l'altro chiuso, la bocca si muove a ritmo di tip tap e segue sognante le note. Muove le dita dei piedi a tempo, conosce a menadito ogni passaggio di quella musica. A l'ombrëta d'un busson bela bergera a l'è 'ndurmia. Pandorzo è stregato da quell'immagine e quando lei chiude anche l'altro occhio e lo manda a cagare è come se per la prima volta capisse cos'è l'amore. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa, perché una passione bruciante per il poker online lo costringerà a tentare ogni mezzo per conquistare Cianpornia... chi è veramente questa donna? E soprattutto, dove nasconde il suo ukulele?

Cianpornia è combattuta e per la prima volta comincia a mettere in discussione il suo amore per Barbezio ma sceglie di resistere suonando una melodia funky con il suo ukulele. Non conosce però Pandorzo: lui non si ferma davanti a nulla.
Riuscirà a rubarle l'ukulele, venderlo a Tanu Puzzetta, prendere i soldi e giocarli a poker concludendo con una scala di colore?

mercoledì, gennaio 26, 2011

Changes


Giorni fa, in questo post, il buon Paglia poneva la questione della perpetuità d'identità nel mondo digitale.
L'attenzione era posta sui promemoria indelebili della nostra personalità passata (foto, video e scritti) e sugli effetti stranianti prodotti da un confronto così diretto con questi simulacri.
Casualmente nel libro che sto leggendo sono capitato su una riflessione molto simile, slegata dal mondo digitale e più generale.

L'autrice parla di prigionieri: catturati e naturalizzati da culture a loro estranee e spesso opposte. Questi personaggi perdono in modo traumatico tutto ciò che è loro famigliare per piombare nell'ignoto e nell'ostile.
Con il passare del tempo quello che era ignoto e ostile diventa loro famigliare e quello che era famigliare diventa lontano ed estraneo. Questi uomini si perdono e nel perdersi cambiano. Quello che lasciano dietro di sé è solo un fantasma.

These captives lay out in a stark and dramatic way what goes on in every life: the transitions whereby you cease to be who you were.
Seldom it is as dramatic, but nevertheless, something of this journey between the near and the far goes on in every life. Sometimes an old photograph, an old friend, an old letter will remind you that you are not who you once were, for the person who dwelt among them, valued this, chose that, wrote thus, no longer exists. Without noticing it you have traversed a great distance; the strange has become familiar and the familiar if not strange at least awkward or uncomfortable, an outgrown garment.

A volte, aggiungo io, le persone si liberano di questi promemoria volontariamente, come uno si libera di un vestito che non gli sta più.
Ci si libera dei poster alle pareti, dei peluche, alcuni si liberano della propria casa, della propria città, qualcuno si libera degli amici, della propria famiglia, qualcuno una volta si è persino liberato di me.
A volte resta un dubbio: quale la causa e quale l'effetto?
Perdi qualcosa perché cambi o per poter cambiare devi perdere qualcosa?