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lunedì, marzo 26, 2012

Quite possibly the best biscuit ever made

Dopo molto dibattere e lungo riflettere, sono giunto alla conclusione che le Macine siano, con buona probabilità, il miglior biscotto mai creato.

Tutti in piedi, entra Sua Maestà.

Mi si consenta qui una digressione. Solo ultimamente mi sono reso conto che il piacere legato al cibo non è limitato allo stretto, seppure importante, campo del gusto. Questa realizzazione, magari per altri evidente, è in me maturata parlando con persone che hanno una particolare avversione per qualche tipo di cibo. Mi sono accorto che, molto spesso, i motivi sono di carattere tattile, piuttosto che gustativo: i funghi e le lumache sono viscidi, il polpo gommoso, il pesce può presentare una consistenza fastidiosa o generare la paura delle lische.

È stato grazie a questo nuovo punto di vista che ho acquisito le categorie valutative per poter analizzare ed infine individuare due dei tre motivi che rendono le Macine probabilmente il miglior biscotto di sempre.

DIMENSIONE
Quando il biscotto è troppo grande ci si vede costretti ad adottare due diversi approcci. Si può decidere di forzare il biscotto in bocca, ma si rischia di strisciarlo contro i lati della bocca rischiando fastidiose abrasioni. Oppure ci si vede costretti a morderlo, nel qual caso, oltre al fastidioso effetto collaterale dello sbriciolamento, subentra una certa insoddisfazione data dall'impossibilità di fare del biscotto un sol boccone. La grandezza delle Macine è invece ottimale: abbastanza grandi da essere un biscotto quantitativamente soddisfacente, ma non troppo da crear i problemi sopra citati.

MASSA
Le Macine non sono un biscotto che sparisce rapidamente. Una volta inserito in bocca, pongono una certa resistenza, richiedono una masticazione intensa ed attiva durante la quale si prova l'appagante e voluttuosa sensazione di aver la bocca piena.

COESIONE
Questo è forse il punto di forza più noto di questi biscotti. È risaputo infatti che quando vengono inzuppati nel latte, nel thè o nella cioccolata calda, le Macine non si sfaldano miseramente crollando nella tazza, ma resistono gagliarde per tutto il tragitto verso la bocca.

Che si facciano avanti dei contendenti, se ne hanno il coraggio.

giovedì, agosto 20, 2009

Gusti, arte e quelle cazzate là





Parlavo con Ergo, il nuovo curatore del sondaggio che sta facendo, lasciatemelo dire, un lavoro impeccabile non facendo rimpiangere il Razzi neppure un po'.
*Nota che questa voleva essere una frecciatina, questo post è stato "confezionato" prima degli ultimi ergonomici aggiornamenti

Parlavamo di sensi, gusti e, di riflesso, di arte in senso generale.

È un discorso che spero coinvolgerà anche il già citato Razzi.

La questione fondamentale, il cosiddetto nocciolo, è come la musica, tra tutti i gusti, i piaceri, abbia un aspetto unico e che la contraddistingue.

La gente, la gente si mette le magliettine con i gruppi musicali, si veste per il genere che predilige, sceglie come atteggiarsi e che gente frequentare anche in base alla musica.

Chi ascolta punk si veste come uno skater, così i metallari, con le magliette con i 666 e i capelli lunghi, o comunque le camicie nei pantaloni e le cinture di cuoio. E fra i vari gruppi, fra i vari ambienti, circolano anche certi dissapori, disprezzi, sfottò, per chi non apprezza il proprio genere, oltre alla voglia di imporre il proprio gusto.

La musica, insomma, crea un senso di comunità, di appartenenza.

E mi domando, com'è che non succeda lo stesso per i gusti in fatto, che ne so, di cucina.

Mai vista gente che indossasse una t-shirt con scritto "Foie gras" o "Pizza ai funghi". E neppure uno che amasse alla pazzia la crème brulée avercela a morte con chi predilige quella catalana o, dio ce ne scampi, la panna cotta.

Ma soprattutto non mi spiego come uno che si compra i sushi surgelato al discount disprezzi la musica metal.

giovedì, gennaio 31, 2008

Gli inglesi e i mamma's boys - 3 weeks later

Fabio Capello. Dovreste ringraziarlo. A solo 3 settimane di distanza dall'articolo del Times di cui parlava Apa, un po' deluso dalla caduta di stile dell'uomo italiano, ecco che proprio quello che sembrava essere la causa dell'accanimento da parte degli inglesi vi salva il culo e con tutto il suo fascino ridona all'ormai scaduto maschio italico un po' della sua antica fama da latin lover.

Ora, è significativo questo fatto che abbia dovuto pensarci un 61enne...

Mi chiedo se noi povere donne italiane dovremmo buttarci sugli over sixty per avere un po' di soddisfazione...

lunedì, gennaio 28, 2008

Io porco

Troppa politica, ultimamente, su questo blog. E allora vorrei parlarvi di me che ieri ho mangiato in uno dei migliori ristoranti nei quali abbia mai avuto la fortuna di mangiare, e sempre in ottima compagnia.

Dall'una e mezza alle cinque.

La festa della delicata opulenza, della ricchezza sapida e intensa.

Foie gràs e piccolit, sfogliatine di guanciale, piccioni laccati, zuppette di rane e lumache che facevano piangere da piacere.

E a metà del mio "Crescendo di agnello con finale di suo carrè" ho ripensato alla polenta con tartufo di Buffoliana memoria, e alla/lo padellazio di Mak. E ho riso.

Lo ammetto. Ho riso in faccia all'ignoranza.

Perchè oltre che lussurrioso, mi piace essere, di tanto in tanto, superbo.