mercoledì, luglio 13, 2011
domenica, aprile 17, 2011
lunedì, agosto 09, 2010
Al cinema con Aparazzi - A Serious Man
Giudizio critico: Bello fess
Allora, il film, secondo me, è bello.
In America si sono lamentati del finale. Si lamentano sempre dei finali dei fratelli Coen.
Dicono che non sanno fare i finali.
Ma il fatto è che sono Americani, e per lo più non capiscono un cazzo.
Gente che vuole che spieghi tutto, per filo e per segno, li prendi per mano e dici loro cosa pensare. Poi al massimo si incazzano e ti dicono che loro vogliono pensare il contrario. Ma comunque vogliono essere presi per mano.
Si lamentarono di No Country for old men, che ha un finale splendido, si lamentano pure di questo, che ha un finale spettacolare.
D'altronde, il film è basato sull'idea dell'incertezza, dei punti di vista, della soggettività della realtà.
Su come il gatto di Shrodinger, citato proprio all'inizio del film, sia paradossalmente vivo e morto nella scatola.
Se non è prendere per mano questo...
Il film inizia con un aneddoto di tradizione ebraica. Un uomo torna a casa, felice di aver incontrato un tale che non vedeva da tempo, che l'ha aiutato a sistemare la ruota del carro.
La moglie gli dice che ha visto un Dybbuk, un anima sfuggita all'aldilà, una creatura sovrannaturale e probabilmente maligna.
Infatti sostiene che un'amica, una parente gli ha detto che suddetto tale è morto di tifo mesi fa.
A quel punto il tale bussa alla porta.
E' un vecchio emaciato che si trascina su di una sedia.
Il marito l'ha invitato per una zuppa, la moglie sostiene che sia un Dybbuk, il marito si vergogna della moglie, ha qualche dubbio, ma è sicuro che non sia così.
Allora la moglie pugnala il vecchio. Che sul momento sembra non sanguinare. Poi lo fa copiosamente.
Si alza, ed esce barcollando dalla casa.
Era un Dybbuk? Non lo era? La porta si chiude e non lo scopriremo mai. La moglie ne rimane convinta, il marito rimane convinto del contrario.
Ma non è importante quello. L'importante è vedere come i nostri punti di vista, e soprattutto quello religioso e quello razionale, spesso ci portino a vedere le cose in modo contrastante, e come non sia possibile capire quale delle due cose sia la realtà.
Come il gatto sia contemporaneamente vivo e morto.
Come il nostro modo di pensare sia il vero paradosso, non la realtà.
Poi il film passa agli anni sessanta, e comincia davvero.
Per dirvi, un sacco di gente ha capito che il tizio fosse un vero Dybbuk, e che quel che succede a Larry e alla sua famiglia sia la maledizione dello spirito che si propaga nei secoli.
Ecco, secondo me hanno torto. Ma probabilmente contemporaneamente hanno ragione.
ALLE ORE: 15:26
lunedì, aprile 19, 2010
martedì, febbraio 23, 2010
Lo avete già visto voi?
O aspettate il DVD come me?
ALLE ORE: 11:47
lunedì, ottobre 19, 2009
sabato, ottobre 03, 2009
Death Kills
Per la cronaca, Henry Gibson è morto il mese scorso.
ALLE ORE: 20:10
lunedì, luglio 27, 2009
domenica, aprile 12, 2009
Will You Be Here Tomorrow?
ATTENZIONE: post ad alto contenuto ematico
Staplerfahrer Klaus era una parodia dichiarata dei filmati sulla sicurezza sul lavoro.
Questo no. Questo è la parodia di sé stesso.
A cura de Il Dipartimento della Morte.
ALLE ORE: 08:24
domenica, dicembre 07, 2008
giovedì, luglio 24, 2008
Un nuovo, ennesimo, mito
Arte.
Arte pura.
Arte che non si insegna.
Arte che però insegna, insegna la vita, arte catartica, terapeutica, mitopoietica.
Arte che si percepisce.
Arte.
Arte, porca puttana.
ALLE ORE: 08:57
domenica, luglio 06, 2008
giovedì, giugno 26, 2008
venerdì, giugno 06, 2008
Some days you just can't get rid of a bomb
ALLE ORE: 23:52
domenica, marzo 30, 2008
sabato, marzo 15, 2008
Un segreto che segretamete tutti condividiamo
Ieri ho capito qualcosa. Qualcosa che non mi vergogno di definire importante.
Discutevo con Ragione Perduta di cinematografia italiana. Di film quali "Tre metri sopra al cielo", "Ho voglia di te", "La finestra di fronte", "Saturno contro","Scusa ma ti chiamo amore" e il suo seguito "Scusa ma ti chiavo, amore".
Abbiamo presto notato che a parte monologhi inconcludenti e surreali, dialoghi irreali, ruffiani e aggiustatamente fuori sincrono con la realtà in maniera figa, e soprattutto una trama raccapricciante, scontata, puritana e spesso incoerente, quello che la faceva da padrona era il sesso.
Il sesso nel nuovo cinema sentimentale italiano è come quello nei film anni 80 americani.
Ha caratteristiche topiche. Quando due trombano, spesso lei è vergine o verginale. Il sesso è lento. Lentissimo. Fatto di piccoli movimenti. Sentito. Esageratamente sentito. Basta che lui le sfiori la tetta e lei quasi gode. Basta che lei gli lecchi il capezzolo glabro, e lui quasi gode. Mano sulla spalla? Quasi gode. Smorfie esagerate di continuo. Lei non ha mai le mestruazioni. Lui non ha mai con sè il goldone, ma non se ne preoccupano. Lui le viene dentro. Lei gode sempre. Godono assieme. Lei non rimane incinta e non sembra preoccuparsene.
Mettendo in ordine tutte queste cose, catalogandole, la conclusione mi pare persino scontata, e mi sono quasi vergognato di non esserci arrivato prima, nonchè accorto di saperlo da sempre, inconsciamente.
Sesso lentissimo, piccoli movimenti, smorfie continue di piacere/dolore, lei non ha le sue cose, lui le viene dentro e va tutto bene.
Si tratta chiaramente di sesso anale.
Il che poi, con uno splendido escamotage, permette alla nostra eroina persino di arrivare vergine al matrimonio O di non aver "veramente" tradito il marito.
Approved by Monsignor Bagnasco.
ALLE ORE: 11:02
venerdì, marzo 07, 2008
Be Kind Rewind
Michel Gondry con un nuovo film e due trailer da guardare in sequenza.
Il primo per riassaporare un poco del suo genio, il secondo per restare sconcertati di fronte alla sua evidente follia.
"Be Kind Rewind" Official Trailer:
"Be Kind Rewind" Sweded Trailer:
ALLE ORE: 00:32
martedì, febbraio 05, 2008
Cloverfield (spoiler-free)
Venerdì sera sono andato a vedere Cloverfield, ben sapendo che più che un grosso mostro nel film ne avrei visti tanti piccoli nella sala. Mai più al cinema nella serata del weekend, me lo ripeto sempre e ci casco con precisione ogni volta, ma in questo caso è stata quasi un'emergenza. Da un po', infatti, mi tenevo in un silenzio mediatico mirato ad evitare spoiler del film, come solo in Italia riusciamo a fare (quando uscì l'ultimo libro di Harry Potter, Repubblica.it urlava il finale in prima pagina, avranno preso lezioni da Sacco).
Io avevo deciso che il mostro non lo volevo vedere prima del film. Ci sono riuscito e ne sono felice, perché così mi sono goduto appieno il film. Bellissimo. C'è chi dirà, "un altro film di mostri?". Ma questo è diverso, poco americano nel suo essere decisamente americano. Contrariamente a vaccate tipo il Godzilla di Emmerich, Il Regno del Fuoco o i coreano The Host, questo è "verosimile", non nel senso che cose del genere succedono ogni giorno, ma che nell'ipotesi narrativa, tutto fila liscio in modo abbastanza credibile. Ok, essendo girato come The Blair Witch Project qualcuno potrebbe opinare che le batterie della telecamera durano troppo, ma è un espediente narrativo che non interrompe troppo la sospensione dell'incredulità.
Qualcuno lo ha sprezzantemente paragonato a Godzilla. Secondo me dire che Cloverfield è come Godzilla perché in entrambi c'è un mostro che spacca la città, è come dire che In the Mood for Love è uguale ai Promessi Sposi perché in entrambi c'è una coppia che non riesce ad amarsi o che Superman e Batman sono uguali perché entrambi hanno propensione ai vestiti aderenti e i mantelli.
Un plauso a regista e produttore, per essere riusciti a rendere un'area ampia come Manhattan assolutamente "claustrofobica", un posto enorme e pieno di nascondigli, dove non riesci a nasconderti, anche più di 1997 Fuga da New York, dove l'area era volutamente trasformata in prigione.
Andate a vederlo, che poi visto al cinema è un'altra cosa.
ALLE ORE: 15:06
mercoledì, dicembre 19, 2007
Joseph Frank Keaton Jr
Meraviglioso. Ho scoperto qualcosa per cui vale la pena tenere gli occhi spalancati.
Buster Keaton.
Mi son resa conto di amare la fisicità degli attori del muto, l’avevo già capito con gli occhi di Chaplin, o con la Swanson nel sonoro "Sunset Boulevard".
Ma Buster Keaton in “Sherlock Jr” è stupefacente (quando ho letto che è del 1924 mi è preso un colpo). I suoi gesti sono assoluti, il suo corpo è opportuno, spaccato, sdoppiato, sognante e reale al tempo stesso. Le situazioni che si creano in questo film muto superano ciò che ci si aspetterebbe, e anche alcune soluzioni che sembrano scontate per occhi ormai abituati a botti e colpi, o tempi volutamente lunghi, lasciano di stucco. Il corpo diventa sogno del corpo, del cinema stesso. Del movimento come giro su se stessi. L’inciampare è un’arte, lo specchio veloce dei propri gesti perfetti in un mondo speculare.
Tre quarti d’ora di soluzioni poetiche e surreali, una automobile che si trasforma delicatamente in una barca a vela, e la realtà si trasforma attraverso la realtà stessa. Tutto quello che ci serve lo abbiamo già, lo pieghiamo con cura mentre sogniamo e al risveglio ce lo mettiamo. Ma solo le pieghe residue danno la vera forma. E le parole, anche quelle che sto usando ora, non dicono nulla rispetto al corpo, alle immagini, alle espressioni di Buster. È bellissimo parlare di questo film muto perché non resta altro che vederlo.
Non trovo una parola adatta per la scena finale in cui Keaton, non sapendo come fare per riappacificarsi del tutto con la sua bella, prende spunto dal film che stanno proiettando nella sala in cui lui è “moving picture operator”.
Una grattata sulla testa.
Meraviglioso.
Birra per tutti.
ALLE ORE: 21:18
mercoledì, gennaio 18, 2006
A history of violence
Sabato sera sono andato a vedere "A history of violence" di Cronenberg.
Che dire? Sarebbe facile dire "capolavoro", ma non lo è.
Si tratta comunque di un ottimo film, onesto, diretto, acerbo. Furbo nel portare lo spettatore a credere di trovarsi di fronte al solito thriller e poi a divertirlo e affsascinarlo senza senso di oppressione... I colpi di scena sono lievi, lisci, sottili, non colpiscono ma vengono assimilati piacevolmente.
Un film che consiglio a chiunque. A chiunque non si metta a ridere imbarazzato di fronte ad un cunnilinguus o a chi si lasci scappare gridolini ad ogni scena forte o colpo d'arma. Insomma a chiunque tranne quella troia dal taglio di capelli improbabile e dagli stivali raccapriccianti che era seduta a due posti da me al cinema e a quel poveraccio del suo ragazzo, uno dei tanti che ha trovato nel mullet il più efficace strumento di espressione per il suo malessere interiore.
ALLE ORE: 23:10
