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venerdì, ottobre 05, 2012

Miseria e nobilta'


Dove sono nato non e' una grande citta', piuttosto piccola piuttosto, ma sa essere una citta' dura.
A volte anche pericolosa.

E' una citta' industriale, ci trovi la gente ricca e quella che la invidia.

Ma sono cose con le quali non fai i conti fin da subito, cresci spensierato, allegro, persino un po' coglione.
Con gli amici, con le prime esperienze con lo sport.

E cosi' feci pure io, forse non molti sanno o si ricordano, ma da giovane amavo il basket e con alcuni amici, piu' grandi di me, andavo nei parchetti di periferia, o anche nella mia zona, che pur essendo a pochi passi dal centro, era piuttosto malfamata, soprattutto la parte al di la' dello "stradone", cosi' lo chiamavamo.

E per chi se lo domandasse, facevo cagare. Ero veramente pessimo. Ma ero il piu' piccolo, simpatico, la mascotte del gruppo.

E alla fine fu proprio durante una di queste allegre partite, inconsapevole com'ero mai l'avrei saputo prevedere, che la mia vita cambio'.

Una sbruffonata di troppo, mi sentivo invincibile con amici molto piu' grandi di me, e in qualche modo diedi fastidio alla gente sbagliata.
Soprattutto a questo tizio, enorme nella mia memoria, che di fronte alla propria "gang" non poteva fare a meno che farmi pagare cara la lezione.

Non ricordo nemmeno quale fu la grave offesa, non ricordo cosa feci o dissi, forse gli lanciai contro la palla, forse al mio solito non tenni la bocca chiusa. Ricordo solo questo vichingo di uomo alzarsi e dirigersi verso di me.
E poi il delirio.
E in qualche modo, fortunosamente, la fuga.

Scappai. Un poco sotto choc, ma non esattamente terrorizzato. La paura mi venne solo quando vidi gli occhi di mia madre.

Come realizzare improvvisamente che un pericolo e' reale, adulto.

E forse mia madre reagi' esageratamente, il tizio, il criminale, mi conosceva, sapeva dove bazzicavo, e mia madre e' sempre stata un poco "overprotective".

E cosi' mi mando a casa di mio zio, miliardario, che abitava in altra citta'.
Per qualche tempo. Giusto fino a quando la situazione non fosse sbollita.

E pur essendo una situazione folle, esasperata, devo essere sincero, fu uno dei periodi piu' belli della mia vita.

Tante minchiate, mille avventure, sempre in compagnia di quell'adorabile sfigato di mio cugino Carlton.


domenica, settembre 18, 2011

Esempi di intelligenza americana




Professore di sociologia all'universita' di York, inizia l'anno accademico spiegando la forza delle idee e smentendo il classico detto qualunquistico che "ognuno ha diritto alle proprie opinioni". Le lezioni si baseranno su fatti.
E' falso e sbagliato, dice, dare valore a qualsiasi opinione. Alcune non sono accettabili, come l'idea, prendiamone una estrema per far capire il concetto, "tutti gli ebrei dovrebbero essere sterilizzati", e' chiaro che non sia in qualsiasi modo sostenibile.

A questo punto, Sarah Grunfeld, che mi piace immaginarmi bionda, si alza e lascia la classe.
Dove va?
Va nella propria stanza e comincia a scrivere a mille organizzazioni ebraiche di come il professor Johnston insegni concetti antisemiti alle proprie lezioni.

Gia' qui ci sarebbe da essere abbastanza contenti da questo esempio di idiozia, ma la parte che mi e' piaciuta di piu' e' stata quando, scoppiato il caso, salta fuori che il suddetto professore sia ebreo e su come chiunque sostenga che il suo esempio fosse appunto di una cosa negativa.

Le risposte della studentessa Sarah Grunfeld, che mi piace immaginarmi bionda:

“The words, ‘Jews should be sterilized’ still came out of his mouth, so regardless of the context I still think that’s pretty serious.”

(Hmm qualcuno dovrebbe farle notare che le parole "Jews should be sterilized" sono appena uscite dalla sua, di bocca)

o anche ha detto che non crede che Johnston sia ebreo davvero.
Quindi crede stia mentendo? Questa la sua risposta:

“Whether he is or is not, no one will know,” she said. “. . . Maybe he thought because he is Jewish he can talk smack about other Jews.”





giovedì, settembre 01, 2011

L'impero dell'ignoranza





La vicenda: una card con audio parla di una laurea/diploma e i due tizi dicono che ora conquisteranno il pianeta.
Poi la apri e dice perche' fermarsi al pianeta, conquisteranno l'universo, pianeti, arriviamo! Stelle, vi sistemiamo noi. Buchi neri, occhio alle spalle.

Buchi neri.
Black holes.
Black hoes.

Come si dice, il peccato e' nell'occhio di chi guarda, no? Ecco, la NCAAP sente che dicono BLACK HOES, puttane nere, e via, conferenza stampa e chiedono di ritirare la cartolina.

Scusate ma va bene capire male, va bene voler sentire quel che si vuole, ma che senso ha che si parli di pianeti, stelle, universi e di mignotte di colore? Vuol dire che siamo all'ignoranza a tutto tondo, all'impero della deficienza. E le facce? E le facce deluse e affrante? Indignate. Addolorate.
Never again.


"Questa card offende e denigra l'immagine delle donne nere d'America".

Non credo proprio. Ma grazie per averci pensato voi...


venerdì, luglio 22, 2011

Prenderla bene



Onestamente, pur essendo calcio.
Pur essendo Giappone.
Pur essendo donne.

Pur tutto cio', non me ne fregava molto della vittoria della Coppa del Mondo femminile di calcio da parte delle blu samuraiesse.

Qui, qualche bandiera qua e la', qualche fischietto, una scusa in piu' per bere, festeggiare, un po' di vago nazionalismo e quella voglia, palpabile in Giappone, di dimostrare di far parte del mondo. Quel dire, dai che ci siamo anche noi, con voi. E dopo secoli di "noi siamo unici e diversi", e' un bel passo in avanti.

E comunque, poco me ne importava.

Poi leggo cose come questa qua sotto.



Ecco. Dopo questa cosa posso solo sperare che succeda qualcosa che porti l'umilta' e l'intelligenza negli USA.
Ma anche ridere, ridere fortissimo, perche' la mia risata e la mia gioia crescono con il crescere del rumore delle loro rosicate da trogloditi.

lunedì, giugno 07, 2010

martedì, marzo 16, 2010

Te la do io l'America






San Francisco è una bella città.
Da ogni angolo, da quasi ogni angolo, vedi il mare, o lo senti, o lo ricordi.
E ad ogni incrocio ci sta un matto, un barbone, un pazzo.

La gente è cordiale. Ma c'è qualcosa di strano.
I camerieri. Sono affabili, parossisticamente cortesi, ma si sente, si percepisce qualcosa di artificioso, di fastidioso.
Di strisciante.
La loro insoddisfazione.
La loro voglia di non essere lì.
Il loro chiederti il 20% in mancia.

Non è la dignitosa cortesia di Tokyo, è la invidiosa e finta maschera della cordialità americana.
Il cameriere che ti chiede come stai, che fai, di dove sei.
Il cameriere che si fa i cazzi tuoi.
La cassiera che si fa i cazzi tuoi.
La smandrappona di 20 anni con le cosce pasciute e fasciate che ti chiede come va, che ti chiede un dollaro, che se non ce l'hai ti manda a cagare.
Non è cortesia fare intrusione nella vita degli altri, è piuttosto il contrario. Non è un danno, ma non è cortesia.

E mi vien da pensare, che se il Giappone "funziona" è perchè ognuno ha la dignità di essere se stesso, e di stare dove sta facendo quello che fa e facendolo al meglio.
E se l'America "funziona" è perchè ognuno pensa che meriterebbe di più. Ognuno ritiene di valere di più, di avere diritto a più di quel che gli dà la vita, di quel che è riuscito ad ottenere, o anche di più del povero stronzo che ha davanti.

martedì, marzo 09, 2010

The long day





17 ore di fuso orario.
Una giapponese chiacchierina come compagna di viaggio.
Un meeting alla mattina, volo, stanza non pronta.
Ho girato a piedi San Francisco in uno stato di trance.
Mi manca solo il golden gate e Alcatraz e poi ho visto tutto.

Mi sono anche ritrovato con un centinaio di dollari di libri in mano, presi al City Lights, in your face Razzi tu e il tuo Kerouac di merda.

41 ore ed è ancora lunedì 8 marzo.


Che cazzo di festa delle donne.

venerdì, ottobre 16, 2009

domenica, agosto 23, 2009

Pensavo esistessero solo nei film di Tarantino









Beh, questi sono gli stessi che rifiutano la sanità statale e gratis per tutti perchè "non vogliamo che il governo si immischi nelle nostre faccende".
Hanno paura dei medici comunisti, che branco di caproni ignoranti.

In Italia... lasciamo perdere, che bene che vada siamo sugli stessi livelli.

lunedì, agosto 17, 2009

In America






In America life is pretty sweet for a down ass ninja.