Visualizzazione post con etichetta Musica Ergonomica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musica Ergonomica. Mostra tutti i post

martedì, settembre 25, 2012

INCHIESTA: Ergonomico "Cavaliere senza macchia"? Prima controlliamo le mutande.



Avevo lasciato Aparazzi perche' frequentare Ergo e postare sul blog era effettivamente troppo per me.

Come bere la coca cola e la pepsi assieme. Assurdo. Inutile.


Dovevo fare una scelta, la feci: Ergo.

LOL. "Feci".

Poi arriva l'altra sera, a casa mia, siamo li' che ci godiamo la Juve che fa l'impresa.
Mica Ergo mi deve tirar giu' uno scoreggione sul divano?

"Ops", dice.

Ops...

Well.
Solo gli scemi non cambiano idea.
I am back.
In Japan.

Lontano da Ergo.

giovedì, marzo 01, 2012

Musica ergonomica: Au revoir

Quanto e perchè ci tocchi la morte di una persona famosa, non è facile spiegare. Immagino che, in parte, a forza di sentirne parlare, il personaggio famoso esca dalla schiera degli sconosciuti, diventando familiare. Così la sua esistenza lo rende parte integrante di un presente che, alla sua dipartita, mostra tutta la sua natura effimera, ricordandoci che siam tutti diretti lì. Chi poi si appassiona alla vita, alle opere di un'altra persona, probabilmente sente un legame più profondo, sebbene ovviamente univoco. Per certi aspetti, sopratutto nel campo artistico, la tristezza può anche esser giustificata dalla consapevolezza che non ci sarà più una nuova opera da scoprire, da godere. Lo show è finito, non ci saranno bis.

Certo, le sue canzoni più famose probabilmente le conosco, se non altro per averle sentite da qualche parte, alla radio, o di sfuggita, come sottofondo di uno spot televisivo o di un servizio, ma non posso dire di aver mai seguito l'artista che era Lucio Dalla.

Eppure egli ha creato un suono che riverbera nell'infinito, un afflato di trasporto assoluto per la musica, impossibile da verbalizzare. Senza di lui non avrei mai potuto sentire Razzi appropriarsene e cantarlo a squarciagola, e il mondo avrebbe un sorriso di meno.

Grazie Lucio.

DUBIDUDÀ.

giovedì, febbraio 23, 2012

Musica Ergonomica hijacked


È dall'ultimo karaoke che mi ronzano in testa i Queen.
Li scarico.
iPhone.
Pantaloni a sigaretta, giacca, sciarpetta, gaio mi infilo tra le strade di Tokyo.

Auricolari. Li ho comprati all'aeroporto con Thesp. Mi viene in mente Thesp che mi dice che non puó condividere la stufetta chè ci si deve scaldare il culo. Passo oltre.

"Show must go on". Nodo in gola.
"Bohemian Rhapsody".
E mi vengono in mente memorie di una persona che posso solo immaginare fossi io. Il ragazzino che girava le casse sul balcone, prendeva in mano l'asta per abbassare le tende sul balcone, ridicolmente simile all'asta del microfono di Mercury, e si faceva nel pomeriggio un full reenactment, e ribadisco il FULL, di LIVE AT WEMBLEY '86. Con il balcone a mo' di palco e il volume al massimo.

Mai nessuno si lamentó, a riprova che Brescia, e via Petrarca in particolare, sono platea raffinata e amante del buono spettacolo.

Quando ascolto i Queen, gli album da studio, con quel sound un po' preconfezionato, penso a quanto quel tipo di musica, con i battiti uguali a se stessi, con le note uguali a se stesse, ormai non mi piaccia piu' molto se non quando questo fenomeno viene esasperato nella musica elettronica. Nel rock, mi sa di finzione. Odio Lenny Kravitz, Aerosmith. Eppure i Queen mi piacciono. Emotivamente. Come spesso dice Ergo. La musica e' anche emotivita' a parte che arte.

Ed e' forse per questo che quando ascolto i Queen penso a lui.

O forse perche' camminando per strada al ritmo di Another One Bites the Dust, nessuna persona sana di mente puo' fare a meno di sentirsi un poco ricchione.

giovedì, gennaio 19, 2012

Musica Ergonomica Otto: Out there

È difficile analizzare il sentimento di esaltazione e felicità che provoca il sentire per la prima volta una musica che ci piace. Mentre la melodia si rivela al nostro orecchio e il cervello la elbora per la prima volta, cercando di stargli dietro, si può godere del piacere della scoperta misto all'aspettativa che la metrica e la repetitività creano nella mente. D'altra parte, quando la canzone non ci prende particolarmente, si ha inevitabilmente la sensazione di star perdendo tempo. In bilico fra queste possibilità, spesso mi trovo ad andare sul sicuro e a riascoltare quel che son sicuro già piacermi. Eppure spesso mi trovo ad essere angosciato dall'idea che vi siano sicuramente, là fuori, centinaia se non migliaia di canzoni che mi piacerebbero ma che, inevitabilmente, mai sentirò. Il fatto di poter perdere anche solo uno di quei magici momenti, in congiunzione con la quasi consapevolezza di non poter umanamente ascoltare tutta la produzione musicale dell'umanità, mi dà una sensazione di impotenza. E pure l'immensità che la ricerca di quelle piccole perle comporterebbe mi fa desistere prima ancora di provare.

Eppure a volte la musica, grazie a pure coincidenze, si fa strada verso di me. Capitava così che, in attesa di venir imbarcato sul mio volo per l'Italia, qualche tempo fa, scoprissi per filodiffusione il primo disco dei Mumford & Sons. L'idea che solo il caso me li abbia fatti conoscere, mi ricorda ancora una volta che la musica è là fuori e che forse non c'è bisogno di godersela tutta, basta sapersi godere quella che ci raggiunge.

Mumford & Sons - Little Lion Man

Mumford & Sons - Dust Bowl Dance

venerdì, gennaio 06, 2012

Musica Ergonomica Sette

Parlando di musica con Razzi, ci trovavamo a concordare che si tratta della regina delle arti. Nessun altra, ragionavamo, riesce a toccare così profondamente l'animo umano pur rimanendo tanto accessibile ed usufruibile. In parte questo si deve all'ampia modulazione con cui essa riesce a declinarsi, presentandosi in vari e disparati livelli di complessità. In parte credo sia anche perché abbiamo sempre con noi uno strumento per ricrearla: la nostra voce. Eppure, spesso, una musica vale di più per la concatenazione delle sue note e pause, piuttosto che per le parole e i concetti che esprime. Mentre una canzone può toccarci solo grazie alla propria melodia, difficilmente una canzone poco orecchiabile può redimersi tramite il proprio testo.
Tuttavia, quando entrambi gli aspetti funzionano, si crea un'alchimia che eleva la canzone ad un altro livello, e la si ascolta anche per il piacere di vivere, sentire, quelle parole, perché parlano di noi e in esse ci rivediamo.

Pur rischiando il pubblico ludibrio, cito qui due canzoni che rientrano in questa categoria.

As I sat sadly by her side (Nick Cave and the Bad Seeds)
Una canzone su due visioni della realtà, sul pessimismo e l'ottimismo, sulla speranza e sulla paura, sull'utopia e sulla realtà, sul potenziale e sulla delusione, sul trascendente e sul mondo sensibile. Un grandioso crescendo verso un finale non risolutore.

Infinito (Raf)
L'immensità del cielo stellato che genera pensieri e dubbi sul futuro. Il vuoto diventa specchio della paura ed inadeguatezza dell'umanità.

Niente finale frizzante ma, qui di seguito, le vostre proposte, spero.

martedì, settembre 06, 2011

mercoledì, marzo 02, 2011

Eroicamente

Abbiamo tutti i nostri problemi, le nostre piccole e grandi tragedie, le nostre paure, le nostre battaglie. Nessuna esistenza è, o sarà mai, facile. In questa valle di lacrime, però, c'è chi trova il suo equilibrio, chi vive con relativa serenità, chi riesce a coltivare una certa pace, se non proprio felicità. Situazioni e prospettive possono aiutare, ma credo sia anche un fatto di predisposizione mentale, di propensione attitudinale.

Infatti c'è anche l'inquieto, l'ansioso, il tribolato. E se devo pensare ad una persona che , nel mio immaginario, sembra sempre impegnata in un insanabile conflitto interiore, che sembra sempre in lotta per farcela, che si sveglia con un peso sulle spalle e sullo stomaco; se c'è qualcuno che mi immagino fieramente in battaglia con l'essere, quale fosse un compito, per quanto ingrato, assolutamente imperativo; se penso a qualcuno che, dopo ogni livido lasciatogli dalla vita, sospira profondamente, poggiando la mano sul ginocchio si rialza e, pulitosi il sangue con la mano, continua ad andare avanti; se penso a qualcuno, quando ascolto "I won't back down" nella versione di Johnny Cash, penso ad Apa.

Ad Apa che oggi compie 33 anni e che andrà avanti dove pure Gesù si è fermato.



"Il mondo intero, ma non dirlo a nessuno, mi vergogno."

(Takashi Mitsuhashi)

domenica, giugno 27, 2010

Back on topic, please


Ok, ricominciamo a parlare del mondiale.

martedì, marzo 02, 2010

Nessun Dorma

E così risorge Radio Aparazzi, grazie alla dedizione e alla voglia di un Apa instancabile che porta sulle spalle il destino di un blog di cui è co-fondatore ma sempre più unica ed insostituibile colonna portante. Non si può dire sia un bravo motivatore, il nostro amico, un po' perchè ci tiene così tanto, ad Aparazzi, che i suoi standard sono un po' fuori scala e forse un po' perchè del suo blog è anche un poco geloso. Ciononostante avanza portandoselo sulle spalle, anche quando il peso lo piega fino a fargli sentire i denti sulle ginocchia. Sbuffa ma non demorde forse perchè non può fare altrimenti, perchè Aparazzi fa parte di lui, una parte alla quale non vuole rinunciare, ma certo è che ne beneficiamo tutti, da chi legge occasionalmente, a chi segue i post snobbando i commenti, fino a chi commenta senza però mai postare. Se non ci fosse lui Aparazzi non avrebbe un'anima, non avrebbe un sapore, o, più semplicemente, non sarebbe.
Anche nel giorno del suo compleanno il contributo che posso dare è di ben scarsa rilevanza ma credo che, per quanto poco, ogni piccolo momento regalato a questo luogo-non-luogo sia il regalo più azzeccato che gli si possa fare. Ecco quindi un altro piccolo pezzo volto ad arricchire la ben più vasta epica in formato tascabile che è Aparazzi.



Purtroppo si tratta di un regalo incompleto, una creazione orfana. Inizialmente avevo pensato di corredarlo con un video composto da una breve serie di illustrazioni. Avendo dovuto abbandonare l'idea per motivi di tempo, riporto il canovaccio di seguito:

Pomeriggio soleggiato in un quartiere di periferia di una piccola cittadina italiana, un bimbo appena uscito da scuola entra di fretta in una fumetteria e guarda freneticamente gli espositori dei nuovi arrivi. Trovato rapidamente quel che cerca, lo solleva come stesse tenendo fra le mani una preziosa reliquia, il suo volto si illumina di soddisfazione e meraviglia. Si tratta del nuovo, sfavillante numero delle avventure di "Capt. Daltonic" in missione speciale a Tokyo. Avvolto nella sua sgargiante tuta arcobaleno e in constante conference call con il quartier generale di Neo Akihabara, "Capt. Daltonic" e il suo simpatico sidekick "Ryou-chan", il transessuale di Shinjuku, affrontano l'invasione dei Gaijin brutti, sporchi e arroganti per difendere la bellezza, l'armonia e la raffinatezza della cultura giapponese.
Il bimbo, estasiato, gli occhi lucidi di colui che stringe fra i pugni un sogno, piuttosto che un semplice fumetto, si reca alla cassa. Qui trova il padrone del negozio, un possente babbuino con in bocca una canna e sulla testa un lussureggiante copricapo indiano. L'animale lo scruta un attimo e poi si china a cercar qualcosa in un cassetto del bancone dietro al quale è seduto. Dopo un breve rovistare, porge al bimbo un volumetto vecchio, grigiastro ed un poco impolverato. Il bimbo guarda la copertina per una frazione di secondo quindi, fatta un'espressione di disgusto, paga il suo fumetto ed esce di corsa. Il babbuino lo guarda con un'espressione indecifrabile, quindi ripone il vecchio fumetto nel cassetto scuotendo le spalle.
L'ultima inquadratura ci mostra la copertina del volumetto: "Il Brigadier Razzi e il mistero del castello fantasma di Caporiacco."


Long live Aparazzi.

giovedì, novembre 19, 2009

Una dedica


Dedicato al mio caro amico Ergonomico.

lunedì, maggio 12, 2008

Once again, farewelli

E ritorna, puntuale, quel momento in cui Ergo ritorna, puntuale, a Pasadena, California.
Volto scuro, voce seria. Devi lasciarlo partire con il sorriso.
E mi ritrovo a spendere pensieri e a cercare parole per descrivere, magari con un tocco di poesia, la nostalgia che già pone i suoi liquidi cristalli, come rugiada, sulle pareti più contorte del mio cervello.

Ma non serve. Certe cose non servono.
E allora pugno chiuso. Dorso contro dorso.

Per quando torni Ergo, ti faccio "Gimme Shelter" con la batteria, a livello hard.
Bendato.

E' una promessa.

martedì, novembre 13, 2007

Musica Ergonomica Sei: Il prurito irresistibile

Ogni grande canzone, si sa, ha le sue cover. Il motivo che spinge un artista a cimentarsi con la canzone di qualcun altro credo sia comunemente individuato nel desiderio di cantare e far propria una canzona che si ama. Alle volte però il motivo può essere un altro. A volte ci può anche essere il desiderio di mettere mano a qualcosa che si apprezza ma che non si condivide. La voglia, quasi la necessità, di adattare una canzone lla nostra personale struttura melodica. Alle volte si sente che la melodia ha potenziale ma non si riesce ad accettare le soluzioni dell'artista perche' queste contrastano con il nostro orecchio, con la nostra sensibilita' musicale. Ed ecco che allora si prende una canzone e la si canta secondo il proprio orecchio, come a voler soddisfare un prurito fortissimo al quale non si puo' resistere.
Ecco perchè mi son permesso di cantare la mia versione, con un tocco di ironia, perchè prendersi troppo sul serio fa male e perche' non sono Robbie Williams, vero Ignazio?

mercoledì, gennaio 31, 2007

Musica Ergonomica Cinque

Esiste un rapporto sacro e personalissimo tra noi e la musica che ci piace ascoltare, che ci emoziona, che ci colpisce e ci dona piacere. Nel nostro tempo, nella nostra societa', la musica e' diventata un'estensione del nostro io. L'idea che qualcuno si fa di noi puo' essere altamente influenzata da cosa ascoltiamo e viceversa ci sentiamo attaccati nel profondo quando qualcuno critica la "nostra" musica. "Hai degli ottimi gusti musicali" e' un complimento che ci fa molto piacere ricevere, "Ma che merda stai ascoltando?" e', invece, una frecciata al cuore. A volte, quindi, si cerca di nascondere certe preferenze musicali se si sa che c'e' una buona possibilita' di essere giudicati negativamente; d'altra parte, pero', si sente la necessita' di trovare qualcun altro che ama cio' che amiamo noi, come alla ricerca di una qualche conferma.
"Si, abbiamo capito dove vuoi andare a parare, i gusti sono gusti, ognuno e' libero di scegliere quel che vuole ascoltare e bla bla bla."
Siete perspicaci, ma vorrei spingermi un poco piu' in la'. Qui voglio scagliarmi contro la frase "Nessuno puo' giudicarmi" e vorrei rigirare il concetto. Chiunque infatti puo' giudicarci e, di fatto, non c'e' modo di impedire che questo accada. Io sono piuttosto dell'idea che non ci si deve vergognare dei propri gusti ne si deve permettere ad altri di metterci nella condizione di doverci giustificare. Ascolto musica che ti fa cagare? Si, a testa alta e col sorriso sulla faccia. Perche' a livello di accorgimenti tecnici, di complessita' del suono, di ricercatezza della melodia, di virtuosismo degli assoli, di modulazione della voce, le canzoni possono certamente essere valutate, ma a livello di emozioni che queste ci trasmettono, di ricordi che ci riportano alla mente, di piacere che ci danno, non esistono canzoni di serie A e di serie B.
Se qualcuno vi dice il contrario ridetegli in faccia.
Celine Dion, Gem Boy, 883, Abba, Francesco Salvi, HIM, Marylin Manson, Meat Loaf, Shakira certo non ve li proporro' mai, ma questo vuol dire conoscere i propri interlocutori, non autocensurarsi.

Passiamo alle proposte di questa puntata:

Transatlanticism - Death cab for cutie
Sleeping in - The Feeling
Consequence - Notwist

Mi raccomando ora mi aspetto le vostre di proposte

venerdì, gennaio 19, 2007

Musica Ergonomica Quattro

Esigente. Il Razzi e' molto esigente. Egli e' un padrone di casa inflessibile e severo. L'ospite ha qualcosa da offrire al Razzi, non e' li a divertirsi o per una semplice formalita'. E' li per adempiere al suo ruolo. L'ignoranza non e' un'attenuante, se non sai qual'e' il tuo ruolo la negligenza e' tua, il Razzi esige. Guai a deluderlo, la stima che Razzi nutre nei tuoi confronti e' una scala i cui gradini son veloci da percorrere in discesa, solitamente due alla volta. L'ascesa invece e' una lunga ed estenuante marcia da percorrersi a schiena curva, sbuffando e maledicendosi. A volte me lo immagino, Apa, che va a casa dal Razzi e viene costretto a togliersi una scarpa, la sinistra, a ballare nudo su di un tavolo cantando "funiculi funicula", a fumare una canna con la narice destra ed una sigaretta con la sinistra aspirando alternativamente dall'una o dall'altra a seconda che il Razzi alzi la paletta blu o quella viola e a pagar pegno, quando sbaglia, ingurgitando un litro di zabaione. Ma sto divagando, questo non e' un post sulle mie fantasie sessuali.
Poco tempo fa ho incontrato il Razzi e lui ha subito tenuto a farmi presente che l'avevo deluso. Non solo faccio pochi post, ma ho mollato da tempo la serie "Musica Ergonomica" e questo e' un fatto gravissimo, in quanto al Razzi, tale serie, piaceva assai. Mentre gli occhi del Razzi, colmi di disappunto, mi fissavano impietosi, cercavo di salvare il salvabile come quando, saliti su di un ascensore di nuova generazione, quelli per intenderci in cui si puo' prenotare piu' di una fermata, si preme il pulsante corrispondente al pian terreno e ci si accorge, poco dopo, di aver dimenticato qualcosa. Allora si preme disperatamente i pulsanti dei piani sottostanti per evitare di dover scendere giu' fino a terra. Ma per quanto si sia veloci e pronti, una volta chiusasi la porta c'e' poco da fare, qualche piano in discesa bisogna farlo.
Adesso mi tocca risalire a piedi. Questo e' il primo passo, comincio la mia spossante ascesa, a schiena curva, sbuffando e maledicendomi.

I consigli di questa puntata:

Teenage Wasteland - The Who
Seventeen Years - Ratatat

venerdì, agosto 04, 2006

Musica Ergonomica Tre

Eccoci alla terza puntata dedicata alla musica ed alla condivisione della stessa. La riflessione di oggi riguarda un dilemma che spesso mi attanaglia quando scopro una canzone o addirittura un gruppo che mi piace particolarmente. Da un lato, come e' ovvio, nei giorni successivi non riesco a resistere e mi dedico ad una pericolosa overdose della new entry, pericolosa perche' puo' portare, nel giro di una settimana, al rifiuto da sovraesposizione. La nuova scoperta porta pero' con se', oltre al succitato imbellimento iniziale, anche un dubbio. Se fino ad oggi, non ho mai neanche saputo dell'esistenza della suddetta canzone o del suddetto gruppo, chi mi dice che non ci siano altre canzoni la' fuori, magari gia' datate, che potrebbero potenzialmente entrare nella mia top 30 ma che non conosco? Sicuramente ci sono, e' tuttavia impossibile, almeno per me, essere in grado di sentire tutto cio' che e' stato inciso o sara' inciso. La sensazione, quasi la sicurezza, che non sentiro' mai canzoni che mi piacerebbero tremendamente, mi lascia con una sensazione di incompletezza che solitamente scaccio dalla mente con la prima minchiata a disposizione: una scatola di biscotti, carta e matita, un vibratore.
Sono pero' certo che chiedendo alle altre persone quale musica amano, chiedendo loro quali sono le loro canzoni preferite, posso cercare di colmare questo vuoto. Sta gia' funzionando, un grazie sentito a Thesp che mi ha fatto scoprire Antony & the Johnsons.
Ora tocca a me (come da tema della serie):

Under the milky way - The Church (ma preferisco la cover di Grant Lee Phillips)
88 Lines about 44 Women - The Nails

Attendo ansioso vostre proposte.

lunedì, luglio 17, 2006

Musica Ergonomica Due

Eccoci al secondo appuntamento musicale d'oltreoceano. Avete scaricato ed ascoltato le prime due canzoni da me proposte? Se nessuno l'ha fatto quel primo post non e' servito a molto. Io, da parte mia, ho cominciato a scaricare alcune delle "canzoni perfette" che avete proposto e che non conoscevo. Alcune mi sono piaciute, altre no, ma il mondo, mi dicono, e' bello perche' e' vario.
Un paio di riflessioni prima delle succose proposte musicali all'ordine del giorno. La prima parte dall'osservazione che, il piacere donato dalla musica, come da altre forme di intrattenimento e di espressione artistica, e' soggettivo. Alcune opere vanno a toccare corde della nostra sensibilita' che e' difficile, se non impossibile, spiegare a parole. Il nostro animo entra in risonanza con la melodia e ci dona sensazioni forti, dolci, elettrizzanti o melanconiche. Una piccola tempesta di felicita' o dolce tristezza o malinconia o pura potenza o esaltazione si scatena nel petto senza che si possa descriverla. Tuttavia vorremmo condividerla, vorremmo che qualcun'altro risuonasse all'unisono con noi, comprendesse in che splendido e silenzioso modo sta vibrando la nostra anima. Ecco quindi la necessita' di condividere la musica, nella speranza che qualcun'altro entri in risonanza. Seconda riflessione, molto piu' terra a terra, d'altronde parte da un commento di B4ldo alla prima puntata, non e' che si puo' pretendere poesia e delicatezza da una persona che si fregia dell'appellativo "Il peggiore". Mi si rinfacciava di istigare al download selvaggio di mp3. Ebbene lasciatemi rispondere molto brevemente. Vi e' mai capitato di venir martellati da una canzone appena uscita e di comprare il cd solo per scoprire che le rimanenti canzoni sono semplicemente inascoltabili? Tutto questo per la modica cifra di 20 euro naturalmente. Allora, onde evitare le inculate, suggerisco di scaricare l'album e ascoltarlo. Se non vale la pena, si cancella, se vale la pena si acquista. Discorso piu' che legittimo, poi sta a voi ed alla vostra onesta'.
Passiamo ora alle proposte odierne. Due canzoni sono gia' state citate precedentemente ma visto che le ho scoperte con le modalita' discusse nella prima puntate, mi permetto di inserirle qui come reminder:

It's not the fall that hurts - The Ceasars
Here I go again - Whitesnake

Passiamo quindi alle primizie, almeno per chi come me non le conosceva:

6th Avenue heartache - The Wallflowers
Learning to fly- Tom Petty

Enjoy

martedì, luglio 04, 2006

Musica Ergonomica Uno

Aparazzi ha ormai raggiunto la velocita' di crociera e con il suo folto gruppo di affezionati e' ormai una consolidata realta'. Fino ad oggi pero' mancava qualcosa, c'era un indefinito senso di vuoto nell'aria, una sensazione di incompletezza sottile ed intangibile ma costante e fastidiosa. Ebbene oggi quel vuoto sparisce, Aparazzi e' completo potendo finalmente fregiarsi di una serie gestita da Ergonomico, serie della quale il presente post rappresenta la puntata numero uno. Qual'e' lo scopo di questo appuntamento? Presto detto: vi e' mai capitato di sedervi di fronte al vostro computer e, sfregandovi le mani, assaporare di scaricare qualche mp3 solo per realizzare che, proprio in quel momento, avete un terribile quanto imbarazzante vuoto mentale? Niente problema, da oggi ci pensa Ergonomico a proporvi canzoni particolari, bizzarre o semplicemente famose ma che non vi verrebbero mai in mente. L'iniziativa nasce da esperienze di vita vissuta in quanto il sottoscritto, viaggiando da casa al campus, ha spesso occasione di sentire una stazione radio che va fiera di non prendere richieste e di non aver DJ ne' programmi ma, semplicemente, di suonare cio' che le pare. "Jack FM, playin' what we want". E' davvero ottima musica, variegata ed interessante tant'e' che ho un block notes in macchina [Toyota Tercel] per segnarmi le proposte piu' ghiotte.
Le prime due proposte arrivano anche con una dedica ad uno dei fondatori del blog, quell'Apa che tutti conosciamo, ammiriamo ed allegramente sfottiamo. E infatti:

Murray Head - One Night In Bangkok
The Vapors - I Think I'm Turning Japanese

Enjoy