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mercoledì, marzo 11, 2009

Fenomenologia






Andando allo stadio ho sempre trovato affascinante quella che mi piace chiamare la fenomenologia del petardo.
Il notare come in questo miscuglio di invasati variegati alla violenza ci fosse una sorta di gioia infantile nel lanciare razzi e piccoli esplosivi.
Gioia che ho sempre ricondotto allo stupore, al senso di meraviglia di un piccolo gesto, un'azione minuta, che provoca reazioni estreme. Ed è proprio questa, in sintesi, la fenomenologia del petardo: quel brivido che si ha nel perdere il controllo della realtà, con minimo rischio, nell'arco di pochi secondi.
Illusione di onnipotenza, senso di divinità, il tutto in comodo formato starnuto.

mercoledì, settembre 24, 2008

Epica proporzionale

Oggi non ho proprio voglia di fare un cazzo.
Vorrei dormire.
Vorrei mangiare un formaggino cremoso, direttamente dalla confezione, sentire la foglia di aluminio sulle mie labbra.
Vorrei sentire le mattonelle di casa mia sotto ai miei piedi nudi.
La porosità di un muro, con la mano.
Le setole ruvide di un tappeto, con il collo.

Vorrei scrivere un poema epico su di un rospo che attraversa un parco, di notte.

Un poema che parli dell'epica proporzionale alla nostra natura, di come per noi, alla fine, sia già un'impresa non cedere all'obnubilamento della nostra mente e al peso delle aspettative.
Nostre o altrui, a seconda di chi ci si aspetti o ci si sforzi di essere.

domenica, maggio 18, 2008

Appunti di viaggio

Sono partita dall'aeroporto di Delhi lasciando, seppur per qualche giorno, un secchio con cui mi faccio la doccia e in cui lavo a mano tutti i miei vestiti. Ho lasciato le zanzare e la polvere, i bambini affamati e i branchi di cani, il caldo che sfianca e il cibo che rende il tuo intestino una fabbrica di cacca molla. Ho lasciato il ragazzo indiano che si nasconde dietro ai cespugli fronteggianti il mio studentato rigorosamente femminile per masturbarsi (la guardia l'ha beccato 3 volte, ma è sempre riuscito a scappare).
Gli Emirati Arabi Uniti puzzano di petrolio, e non solo da una prospettiva economica, ma pure realistica. Vicino a dove sto ora stanno costruendo l'ennesima isola artificiale, sulla quale hotel e campi da golf avranno la precedenza. Qui c'è un lusso sfacciato, senza personalità. Un lusso che appare ma non è. Non vedo stile in Dubai. Non c'è un posto che ti sorprenda per altro che il lusso, un'immagine che colpisca la mente più che gli occhi. E, tra qualche anno, Dubai sarà un'altra Sharm El Sheikh, ovvero un posto in cui all'inizio dovevi avere un 'buon tenore' (Paglia 2007) per andarci, ora basta il rimborso dell'INPS. Di nuovo avverrà una democratizzazione del lusso, un'accessibilità che porterà più clienti ma toglierà il senso di esclusività. La scarsità verrà trasformata in abbondanza, e si dovrà cercare un altro bene scarso per poter far felice chi della scarsità se ne fa uno stile di vita bramoso di ammirazione e tentativi di imitazione.

Ieri, nel taxi, mentre parlavo di blanda economia con l'autista Pakistano, ho avuto un'idea geniale per un post, ma l'ho dimenticata nella notte. Sarà l'età, saranno gli acronimi che aleggiano nei miei neuroni, sarà che quando ero piccola mio padre mi ha costretta a mangiare dei funghi che sembravano piccoli cervelli tenendomi una mano stretta sul collo fino a quando non inghiottivo. Devo bere più caffeina e mangiare pesce crudo.

venerdì, aprile 18, 2008

Weezer meets Postal Service

Il geek rock riflette sul cammino evolutivo intrapreso dalla società moderna e sulle sfide morali che tale sofferto percorso comporta:

martedì, ottobre 09, 2007

Appunti pre-partenza

Alla stazione di Shinjuku uscire a nord/nord-ovest, costeggiando l'Odakyu Halc Building. Passare 2 semafori (al secondo c'è la Tokyo Tomin Bank), al terzo girare a sinistra prendendo la strada a nord-ovest. Poi l'hotel è sulla seconda a sinistra dopo Kashiwagi Park.