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giovedì, ottobre 27, 2011

Pinocchio



E' un peccato che nessuno abbia mai voluto uccidere Pinocchio.
Un peccato nel senso dal punto di vista della trama, ci si sarebbero potute scrivere pagine importanti.

Metti Pinocchio che diventa una specie di Terminator di legno, tu dici "Uso il fuoco" e lui spara tre, quattro balle colossali e ti trafigge con il naso.

E alla fine qualcuno lo sconfigge facendogli dire "Il mio naso adesso cresce" e quindi facendolo esplodere per il paradosso che se ne genera.

Questo e' quello che penso la notte, quando non dormo. O meglio quello che mi invade il cervello.

Quando non sono troppo impegnato ad allucinare che nelle mie vene ed arterie scorrano esseri lumacoidi invece che sangue o di avere bisogno di riempire il mio ventre di numeri per poi potermi lanciare sui binari di un treno per trovare sollievo al ronzio che proviene dal mio cranio, dal mio teschio.

Avrei potuto parlarvi di quello, ho preferito parlarvi di Pinocchio


martedì, settembre 21, 2010

Montisola



Penso di aver trovato un elemento comune a molti dei miei incubi.
Montisola.
Ridente, ma anche non troppo, isolotto lacustre nel lago d'Iseo. L'isola lacustre più grande d'Europa, dicono.

Non so se sia effettivamente così o questa idea, che sia un elemento ricorrente, sia una suggestione dovuta al sogno stesso.
Faccio sempre più fatica, con sonno e veglia che si confondono, a tracciare contorni netti a ciò che dovrebbe essere un pensiero conscio e ciò che invece ha il sapore appagante dei processi nascosti del mio cervello.


Ad ogni modo.
Incubi.
Montisola.

Come mai?
E' una cosa che mi spiego fin troppo facilmente. E la facilità con cui me lo spiego mi rende sospettoso.
Qualcuno avrà notato la mia costante fissazione con il tempo, quella paura dell'irreversibilità delle cose, quel senso di frustrazione e impotenza di fronte all'implacabilità dello scorrere dello stesso.
Ecco, a Montisola i traghetti ci sono fino ad una certa ora, le dieci, le undici. Poi ricominciano al mattino. Mi ricordo che da piccolo, giovane, la cosa mi colpì molto.
Rimanere bloccato sull'isola per un ritardo.
La mannaia inesorabile del tempo.

Ed è così che forse da anni alcuni dei miei incubi migliori sono ambientati lì. In quel luogo temporaneo ed instabile, a scadenza.
Un po' come tutti i luoghi, in fin dei conti.
Anche se ci piace pensare che non sia così. E mentre il nostro nido, la nostra casa, ci aiuta nella sua omogeneità dei tempi, degli spazi, a dimenticare questo fatto.
Altri posti, come Montisola, invece ce lo ricordano fin troppo bene.

venerdì, febbraio 26, 2010

Specchio onirico






Ho fatto un incubo, al solito.
Di quelli angoscianti ed infidi.
Di quelli che non è che lo capisci che è un incubo, non fino a quando non ti svegli e metti assieme, lentamente, i frammenti di realtà che il sogno e il sonno hanno disperso e nascosto nel tuo cervello, e reso irriconoscibili.

Pian piano capisci chi, dove sei, e anche i lati non materialmente riconoscibili della tua esistenza diventano più nitidi.

Di fatto ho sognato che LK non esisteva. Cioè, sapevo che mancava qualcosa, ma non capivo cosa, non mi rendevo conto di chi, era come se ci fosse un disequilibrio che mi attanagliava il cervello, la mancanza di una figura importante. E questo cresceva la mia angoscia, il mio affanno, fino a quando non mi sono svegliato con questo senso di soffocamento, la paura della mia mente che perde il controllo della realtà.

E a fatica ho ricomposto i pezzi.
Sono in Giappone, siamo ne 2010, LK esiste. E' il razzi ad essere sparito!
Come ho fatto a confonderli, proprio non so.

lunedì, giugno 29, 2009

Poe





Un rumore.
Nel mio letto, un rumore.
Come una vibrazione bassa, sorda, che attraversa il letto.
Se solo mi allontano pochi centimetri, sparisce.

Le lenzuola ancora portano l'odore di qualcuno che non sono io.

E quel rumore continua, non viene da fuori, non è un'eco.

Come se un muro solido di brusio e bassi battiti attraversasse la mia stanza e la dividesse in due. Sporgo la testa dal letto ed è silenzio. Il suono avvolge

Non ne capisco l'origine, non so da dove venga, sono le quattro del mattino, il suono mi si adagia nel cervello, è come se lentamente facesse vibrare la mia materia grigia, impedendomi di dormire, costringendomi ad impazzire.

Cambio stanza e dormo nella mia vecchia camera, ora studio, su un letto traballante che è del Razzi quando viene.

Ma quel rumore in qualche modo, da lontano, nella sua natura misteriosa mi tormenta.

La mattina il suono è sparito, sciolto dalla luce, rimane la foschia di una notte inquieta.

Se un giorno verrò inghiottito dal buio, sapete perchè.

sabato, febbraio 21, 2009

Nightmare before Easter





Ho fatto un incubo, un incubo ricorrente.
O almeno credo che lo sia, perchè quello è il retrogusto che mi ha lasciato in bocca...
Ma la natura del sogno è appunto quella di giocare con le nostre percezioni, ingannare le misure su cui basiamo la nostra stima della realtà.


Nel sogno dovevo arrampicarmi su una sorta di colonna di roccia. Dall'alto mi cadevano addosso delle creaturine strane. Gechi, lucertole, scorpioni, insetti. Erano blu, viola, gialli fosforescenti, e cadevano ad ondate, le schivavo a mala pena.
Man mano che salivo le ondate si facevano più intense, tanto da costringermi a scalare la colonna con un movimento a spirale, annaspando, soffocando in quello schiame luminoso, mentre le mie mani e i miei piedi si tagliavano e scorticavano sulla roccia.

Giunto alla cima, non ricordo cosa ci fosse. Poco dopo mi sono trovato in un locale di lap dance, dove ho trovato il cantante dei Killers che si masturbava nei pantaloni. Piangendo. Era una cosa mostruosa, dolorosa, angosciante. Sono scappato e ricordo poco oltre al panico, ai miei polmoni in fiamme, alla mancanza di respiro.


Vendo al miglior offerente due biglietti del concerto dei Killers.

lunedì, maggio 12, 2008

Incubatore

Apa deve avermi attaccato qualche strana malattia del sonno.

Ieri sono riuscito ad addormentarmi solo alle cinque, dopo una notte passata a gridare disperazione contro una figura luminescente e odiosa che appariva nella stanza di fronte. Quando ho riavuto vita nel corpo sono riuscito ad alzarmi, andare a vedere se il mio amico era tornato a casa, se non fosse rimasto chiuso fuori con quell'altra ragazza. Nell'appartamento non c'era nessuno, forse erano restati a dormire fuori.
Quindi un elicottero precipita davanti alla spiaggia e trapanando l'acqua con l'elica si spezza ed esplode. Subito arriva una motovedetta per finire i superstiti.
I proiettili traccianti raggiungono uno a uno i naufraghi. Sgomento, ma non cedo alla paura e riprendo la scena, poi scappo sulle colline sabbiose seguito da qualcuno che crede di salvarsi.

Solo a mezzogiorno, al risveglio, ammetto che non c'era alcun amico in programma, né ospiti e quella figura di luce probabilmente era uno stupido lampione.


Oggi tornano i pericolosi velivoli.

Mi sveglio quando un annuncio in inglese gracchia di allacciare le cinture.
Mi ero addormentato e stiamo atterrando, Apa è di fianco a me.
Qualcosa non va. Gli oblò da entrambi i lati sventolano palazzi a una distanza preoccupante. Non mi risultava che dovessimo atterrare a Londra City e nemmeno Apa sembra molto tranquillo. Comincio a cagarmi sotto, le ali in punta sfiorano gli edifici, portano via vasi e biancheria. Ad ogni blocco folate di vento fanno oscillare l'aereo che rallenta sempre di più. E' inclinato all'indietro, i motori non danno potenza, c'è un guasto. Stiamo scendendo a venti metri, dieci, l'aereo è fermo e non tocca terra. E' uno schianto agognato, ma negato. Questo maledetto sta calando come un elicottero, se tocca terra si spezza.
Qualcuno dietro mi dice di scendere prima che atterri. Mi tolgo le cinture e solo ora mi rendo conto che non c'è alcuna capotta, quindi salto fuori. Via prima che tutto sia in fiamme.

Ci allontaniamo rapidamente, nessuno in giro finché non arriviamo a una strada di montagna.

"Dove ci troviamo?"
"A Ginevra", risponde una turista.

Ginevra. La compagnia aerea mi dovrà rimborsare il ritorno, questo scherzo mi costerà almeno duecento euro. Sono molto contrariato, andiamo a prendere un autobus per Ginevra. Saliamo, l'autobus è pieno e parte, sistemo le valigie. Due, tre fermate, periferia, violenza verbale, criminalità.
Due controllori in testa si alzano, io e Filippo sappiamo di avere sbagliato.
In piedi frugo nelle valigie, lui resta ad aspettare senza scuse.
La gente è davvero tanta, la donna in uniforme mi passa davanti, non chiede niente.
Mancano due fermate a Ginevra, fermi a un semaforo.
Dalla strada un borghese forza la porta d'emergenza alla sinistra del guidatore, entra, apre il separé e insieme a cinque agenti di polizia inglese trascinano fuori l'autista.
Lo prendono a pugni in bocca. "Ti sei costituito, bastardo!?". Costituito?
Viene lanciato fuori dal bus, sconvolto e colpevole non riesce a parlare. Un agente motorizzato lo prende al collo, lo benda stretto, gli tappa la testa con un casco, lo sbatte sulla moto, blocca l'acceleratore e lo spara a missile attraverso la piazza, sulla rotonda statale. E' un attimo: la moto cade, un furgone, un'auto, un'altra moto, un carosello di ruote gli passa sopra. Sparisce.

Mi sono distratto e ora la donna mi chiede il biglietto, spiega che quell'uomo truffava le assicurazioni simulando gravi incidenti. Un contrappasso, ma quanta severità questa polizia. Cosa succede a chi non ha il biglietto?
Sinceramente mi spiego e la controllore non la prende male, mi chiede ottanta euro, ne prende cinquanta e me ne dà quaranta di resto. Rimango interdetto, cerco di spiegare l'errore, lei mi fa zitto e capisco che è un favore.

Non ricordo niente poi, solo baci morbosi.