giovedì, giugno 18, 2009
martedì, giugno 16, 2009
Argo, il cane zen

Viaggio.
Treno.
Cinque minuti di ritardo.
Porta che non si apre.
Caldo.
Afa.
Gente.
Tanfo.
Metropolitana. Un negro sputa per terra.
Una Rom esige dell'elemosina.
Un italiano butta dell'immondizia per terra.
Il puzzo di piscio oggi è meno intenso del solito.
Tram.
Bloccato.
Non arriva.
La gente si nasconde nelle timide ombre di fragili frasche ai bordi della strada, mentre il traffico scorre caotico e rumoroso, molesto. Incivile, canzoni neomelodiche e tamarre che strabordano da automezzi che mi ricordano l'immagine che ho dell'India, il bianco scrostato, il parafango caduco.
La folla è irrequieta, il tram non arriva. Le leggende metropolitane si moltiplicano, ormai senza ritegno, ognuno dei presenti sostiene di saper gestire meglio l'ATM, e diventa improvvisamente una sorta di polemica campagna elettorale.
Arriva il tram, che ovviamente non va dove dovrebbe andare mentre la gente lotta per sedersi e lasciare donne incinte in piedi.
Poi scendo, sotto il sole.
Mentre cammino sulla sterpaglia ascolto il rumore dei miei passi, lo isolo da quello del traffico, cerco una certa pace, un certo richiamo.
E penso al futuro, mentre la mia banale odissea sta per terminare.
Chiudo gli occhi
E sono già là.
ALLE ORE: 12:41
giovedì, giugno 11, 2009
Binari

I miei sogni si sono sempre contraddistinti per una sorta di prevedibilità, non tanto nei contenuti, ma nel loro svilupparsi.
Mi spiego meglio.
Come se fossero composti da una rassicurante pasta onirica, piu' densa della realta', in cui per quanto folli fossero gli avvenimenti sognati e i loro sviluppi, lo stupore non esistesse se non come parte della "recita", come indicato sul copione. Come se più che vero stupore si trattasse dell'assecondare la trama che mi voleva stupito.
Per questo questo sogno mi ha colpito.
Ero in stazione, per mille motivi e in pratica dovevo fare qualcosa per incontrare Pan, la mia ex di cui qualche volta ho parlato in queste pagine, la ballerina di tanti video in Giappone.
Ero in stazione ed ero in ritardo, per cui, cosa che non faccio mai, attreversavo i binari. Vedevo il treno in lontananza e attraversavo i binari.
Ma non so come, ad un certo punto mettevo male il piede su quei sassi bianchi un po' sconnessi che stanno tra i binari e scivolavo, battendo la testa sul ferro, tramortendo a terra intorpidito.
E non me l'aspettavo, il mio sogno era su tutt'altro, quella e' stata un'improvvisa variazione, una deviazione mentale che non mi spiego, una delle mie altre personalità, un elemento esterno che mi ha choccato. A tal punto non da svegliarmi ma da distaccarmi dal sogno stesso, da contemplarlo dall'alto e da sognare di scriverne un post, su questo medesimo blog.
Tanto che adesso non so a che livello del paradosso sono, se sto scrivendo davvero, se lo sto sognando, se sono a terra tramortito con la testa sul binario mentre una folla in preda al panico mi urla di alzarmi mentre il treno si avvicina e non può far nulla per fermarsi, mentre Pan mi aspetta da qualche parte.
ALLE ORE: 13:19
