giovedì, giugno 07, 2007

Pionieri


Come i più accaniti sapranno, alcuni aparazzini verranno presi di peso e mandati al confino.
Scopo del gioco: andare a lavorare in Spagna per una nota multinazionale.

Mi sento parte di una grande missione, sono pervaso dagli stessi sentimenti che hanno animato i volontari per l'installazione della prima colonia umana su LV-426.

Segrate è presente. (at-tenti!)

mercoledì, giugno 06, 2007

E tu, hai mai letto Kundera?

Stasera vado a sentir suonare questo tizio qui.

edit by Apa

Gozzo turgido

Ok, questo lo devo raccontare in diretta, perchè poi mi mancherà la forza d'animo di rievocare questi momenti agghiaccianti. O meglio, lo racconto in diretta, ma lo posso postare solo in differita.
Sono sul treno, sto preparando un paio di copioni per oggi, quando una donna anziana si siede di fronte a me.
Ricorda vagamente la figura animata del personaggio della madre nel film dei Pink Floyd, The Wall.
La donna è truccata, bardata, abbronzata, ingioiellata, acconciata, voluminosa, molle, flaccida, gonfia, orrida. La pelle è cadente e grinzosa, di poche sfumature più chiara del cuoio. Ogni tanto si umetta le dita con una lingua stanca e polposa. Sta qui. Seduta di fronte a me. La gonna le si è aperta, cosce venate, carnose, avvolte da pelle che sembra morta paiono introdurre a un disgustoso e raccapricciante inferno. Le vesti morbide svelano un seno che ha ormai abbandonato ogni fiero istinto di lotta alla gravità.Le uniche cose che riesce a sfidare sono la dignità... e il buon gusto.

E' infastidita dalla mia presenza, mi arrivano continuamente calcetti accompagnati da sguardi impertinenti, mi tocca con la borsa, con l'ombrello. Che voglia in qualche modo darmi noia? Che abbia pietà, come ne ho io di lei. Di questa soldatessa che ha ormai perso la sua lunga guerra contro il passare del tempo, ma che è troppo ottusa per capirlo. E ostinata pensa di gabbare il mondo.

Quel gozzo. Quel gozzo turgido.

martedì, giugno 05, 2007

Blast from the Past - Episode X

E siamo così arrivati alla decima puntata, o alla puntata X, se preferite.

Parlavamo, nell'episodio precedente, delle puntate di anniversario, delle ricorrenze celticopaleocristiane dei numeri relativi e altre cazzabubole (TM) del genere.
Ebbene, devo ammettere che trovare un video con cui celebrare i nostri primi 10 momenti trash insieme non è stato affatto difficile, anzi: è stato immediato, nel momento in cui ho realizzato che non vi avevo ancora presentato neanche uno dei capolavori di quelli che sono un pò i maestri di tutto il pacchiano anni '80, se non cronologicamente, di certo qualitativamente. Il gruppo che più di ogni altro, agli occhi dello spettatore medio, rappresenta un decennio in cui il buon gusto sembrava essere stato bandito una volta per tutte; una vera e propria icona, di quelle che perdurano perché, guardandole, noi ci si possa illudere che negli ultimi 20 anni l'umanità si sia evoluta.

Perché Blast from the Past non è un rubrica snob tesa a cercare il trash "che nessuno conosce". E' una rubrica trash nel vero senso della parola, e quindi nazional-popolare per definizione, nascita e convinzione.

Ladies and gentlemen...

The VILLAGE PEOPLE!

Tecnologia in rivolta

Attacco la mia splendida chiavetta bluetooth al pc per scaricare le foto fatte in una bella serata dal telefonino, qualche problema a connettersi ma si sa che il bluetooth è un poco instabile.
Finalmente la connessione funziona, scarico le mie belle foto e la richiudo.

Dopo qualche ora parto con uno dei miei consueti giri di telefonate agli amici:
> Coguara
> chiama
> sto chiamando la Coguara

“Pronto?” una voce che non assomiglia affatto a quella della Coguara mi risponde, è il Monaco curativo.

Altra chiamata:
> Maga risoluta
> chiama
> sto chiamando la Maga risoluta

“Pronto?”
“Maga?”
“Sì sono io…” mi pareva strana la sua voce ma comunque inizio a dire quello che ho da dire
dopo un pò: “… ma te non sei la Maga risoluta… sei la Maga dell’albergo”
“Sì sono io… perchè?”

Altra chiamata (comincio a spazientirmi):
> Elfo verboso
> chiama
> sto chiamando l’Elfo verboso

“Pronto?” eh no! Questa non mi pare proprio la sua voce!
“Sono il Vetusto folletto”

Ecco come la mia bella e moderna tecnologia si è ribellata! Non voleva proprio saperne di chiamare chi volevo io, e aveva pure l’ardire di prendermi “per le mele”!
Vi chiederete che razza di nomi hanno i miei amici, in effetti questi non sono i loro nomi ma i loro soprannomi. (se non si era capito)

Microcosmi

Mi sono, per motivazioni sfuggite al mio controllo, ritrovata in un locale che altrimenti non avrei nemmeno guardato da tenuta distanza. Si chiama Waldsee. Una location carina, ai piedi di un laghetto, impolverata da una sembianza estiva. Entro e mi ritrovo un’orda di adolescenti, avvolti dal velo della post-pubertà. Fertilità da una parte, tsunami di testosterone dall’altra. All’ingresso sostano gli unici over-21 del locale: scarpe scure, visi marcati e sguardi concentrati sulle ninfe entranti. Dato che la situazione non è adatta ai miei plaisirs quotidiani, decido di attivare la funzione RP-antropologia-spiccia e inizio ad osservare quel microcosmo di adolescenti, dai 14 ai 20 anni, un po’ sorridenti, un po’ sbronzi, un po’ assenti.
Le ragazze, a parte qualche spunto di stile visto qua e là, sono un orgia di vestiti H&M. Ci si potrebbe giocare come con i playmobil: puoi scambiare teste, busti, gambe e alla fine la sostanza non cambia. I ragazzi sono un po’ più eterogenei. Si dividono in 2 categorie: il fighetto tedesco e il tamarro turco. Il fighetto tedesco ha i mocassini bianchi, oppure quelle scarpe che ci mettevano quando eravamo piccoli, le spadrillas. Sempre bianche. Ha spesso una maglietta polo ed un cappellino un po’ storto. I tamarri turchi sono i miei preferiti: girano a gruppi e si atteggiano come qualche rapper americano di pessima fattura. Questo presuppone dei vestiti giganti, sempre tendenti al bianco. Stanno sempre al cellulare e sembrano sempre fumati. Hanno anche delle mini casse per il cellulare, che si appendono al collo, così per strada possono sfortunatamente condividere con il resto della popolazione la musica che la manciata di mega dei loro cellulari permette.
Gli adolescenti della foresta nera ascoltano musica da rimorchio, robaccia tipo reggeton, house con qualche accenno di elettronica (holy sintetizzatore!), comunque tutta musica che fa cagare a tutti ma che tutti, per ragioni di coesione sociale, ballano, ammiccando, invitando con gli occhi innocenti ma con substrato peccaminoso. Ho pensato “stasera mi porto a casa un 19enne” (e, credetemi, ce n'erano alcuni che meritavano proprio), ma poi riflettendo ho pensato che è un po’ troppo cheap, non nel mio stile.
Mi sono bevuta la mia birra, fumata il mio cannino e ho lasciato il locale, dirigendomi verso un parcheggio costituito da macchine non al di sotto dei 30 mila euro. Ho preso la mia bicicletta, Diamant, un vero cimelio della Germania dell’est, senza freni (devo pedalare all’indietro per frenare) e mi sono diretta nella mia accogliente casina, mentre la polizia, 200 metri dopo l’uscita, ritirava patenti appena prese e gettava in sacchi gialli etilometri intrisi di umido e caldiccio fiato adolescenziale al di sopra dei 0,3.

lunedì, giugno 04, 2007

Un tentativo

Probabilmente la mia esistenza qui per voi si risolverebbe nel mio amore per byfluss, che dovrebbe fiorire nonostante le avversità.
Ed è proprio così: non fiorisce. Anche se proprio in questo non-fiorire la grazia delle parole byflussiane si illumina, in modi e formule magiche così efficaci.

In ogni modo non voglio parlare di lui, dato che non sono ahimè creduta.
Ma parliamo di luci.
Spesso e non volentieri mi sento poco adeguata, a parlare delle luci.
Altre volte poi, inaspettatamente, c’è chi con infallibile piglio elettricistico dice: ma come è ben illuminato qui.
È strano addormentarsi con la luce, non più del dare la buonanotte mentre fuori ogni cosa va illuminandosi.

Ammetto che, dato che è la prima volta che scrivo qui, ho una certa forma di pudore (cosa che alla maggior parte di voi forse risulterà poco chiara e imperscrutabile. Ma fa nulla – del resto il mondo è bello perché è litigarello) e mi sento impacciata, anche se non c’è nessuno che mi vede, a parte il buondio che lui tutto sa e tutto vede, e infatti chiuse gli occhi quel mattino.
Che poi prima volevo dire di lui (non del buondio, ma del buonbyfluss), poi l’ho presa più alla lontana, parlando di luci. In effetti è sempre la stessa storia, anche se non la si sa.
Fondamentalmente è sempre una questione di consonanti.

Rendendomi conto di non aver saputo dir nulla, chiudo il cerchio (illuminato) e forse riesco a tranquillizzarvi, dicendovi che ho finito. So glad to meet you.

A volte Milano

A volte Milano ha i suoi attimi. Attimi raccapriccianti.
Esci dalla metropolitana e c'è il sole. Il Duomo è coperto dalle pubblicità dell'alitalia, proprio il giorno dello sciopero. La puzza di urina è in posti diversi dal solito, e sbaglio i tempi di apnea. La gente è più lenta e stordita del solito. Si muove a caso, non lascia passare, vaga senza meta.

In galleria c'è una Rom, una ragazza tra i venti e i trent'anni, ha il viso bellissimo. Le hanno spezzato le ginocchia da bambina, ora ha gli stinchi in avanti, cammina sui femori con il resto della gamba molle e contorto... e chiede l'elemosina. Mi chiedo se porti rancore alla sua famiglia. Immagino di no. Immagino che gente che spezzi le ginocchia ai propri figli per chiedere l'elemosina non li cresca poi con un'idea, seppur vaga, che esista la libertà o un'altra possibile vita.

Più avanti c'è il solito gruppo di raggazzini filippini che incontro ogni mattina da Mac Donald's. Sono tutti vestiti da Rapper e Gangsta, mi fanno ridere. Una delle ragazzine si sta facendo sistemare un piercing sulla lingua da un'amica, ha la lingua tumefatta. Mi domando se sia normale, ma l'unica persona che conosco che ha un piercing sulla lingua non è una persona con la quale parlo più troppo spessso.

domenica, giugno 03, 2007

All we hear is Radio Aparazzi


Una voce dalla provincia Kyoto, Lombardia.
Selezione musicale pettinata, dediche erotiche, pubblicità di locali scambisti.

Tutto questo è Radio Aparazzi, la radio del babbuino.

Collegatevi asfregio inziccando l'indirizzo apposito in WMP, VLC, WinAmp.

L'indirizzo cambia sempre, in fin dei conti è la mutevole natura delle cose. Sarà mia premura scriverlo ogni mattina sui cessi della stazione di Gran Via.
Se non passate da quelle parti, provate asufuregio con:
http://yp.shoutcast.com/directory/?s=APARAZZI

E la banfa entrerà nelle vostre case, soave e poco invasiva, come la voce del suo DeeJay dell'amore, l'unico, l'imparagonabilmente bello: Apa.

venerdì, giugno 01, 2007

Storie di straordinario entusiasmo del Mak secondo il fu Columba Palumbus

L'entusiasmo é un sentimento a tratti divino, é una sorta di coinvolgimento così forte da risultare contagioso e dirompente. Come l'aviaria. Nel blog - e nei vostri uffici - si aggira un losco individuo portatore sano di entusiamo. Sì, é lui.. the Mak. Mak adora la sua Nikon. Ormai non se ne separa più, la porta ovunque nella speranza di catturare l'attimo fuggente. Dati alla mano, ha scattato più di 1400 foto in due settimane. Quando gli domando come va/come stai lui mi risponde bene, ho fatto delle foto lusso o male, niente foto interessanti. E il mio hard disk inizia a guardarmi in cagnesco, visto che ospita 72 immagini (e non ce n'é nemmeno una porno. Ma insomma!) di Mak per un totale di 242 mb occupati. Poi io non so nulla di tecniche del flash anale in seconda tendina, diaframmi che si aprono/chiudono, iperfocali della morte. Eppure Mak mi fa partecipe di questi argomenti. Sempre. Costantemente. Con entusiasmo. E lo immagino mentre svolazza come una zanzarina sfavorevole nel vostro ufficio, fotografando voi e la macchinetta del caffé. Sempre con tanto entusiasmo.
...
Cmq ieri Mak mi ha passato un'immagine scattata nel primo pomeriggio che ha come soggetto l'università statale. Osservandola con attenzione ho notato la presenza di un cadavere sul marciapiede.



Questa é la prova che l'entusiasmo uccide. Povero piccione. E poveri noi. Mak é una mina vagante ed io ho già mal di testa. Devo - anzi dobbiamo - correre ai ripari. Subito. Questa tessera ci salverà.



Mettetela nel portafoglio e all'occorrenza mostratela al nostro entusiasta di sfiducia. Tuttavia temo che - folgorato dall'entusiasmo - le scatterà una foto. E sarà "lusso asufregio con diaframma aperto per non sovraesporre quello che c'é nel piano focale".
Buahhhh!!!.