Quel che non vedi
C'è qualcosa che pervade il Giappone e non vedi.
Percepisci come un'eco, si sedimenta nel cervello.
Strato.
Dopo Strato.
Ma non la vedi.
Ieri mattina sono alla fermata e passa l'autobus.
Passa nel senso che si dimentica la fermata e tira dritto.
Piove.
Siamo in sette.
Lo vediamo, ne rimaniamo un po' sconvolti.
Si ferma poco più avanti, ma non lo vediamo, se non quando è troppo tardi e sta ripartendo.
Ci guardiamo.
Ridono.
Sorridono.
Scrollano le spalle.
Aspettiamo sotto la pioggia.
Ma va bene.
La sera, situazione speculare, attendo l'autobus per il ritorno.
Vedo due tassisti che fanno gesti strani, tra di loro.
Uno apre la portiera, l'altro abbassa il finsestrino e si sporge.
Parlano.
Ridono.
Sghignazzano.
E all'improvviso capisco due cose.
Qui sono quasi tutti allegri, tranquilli, mancano di aggressività, raramente li vedi sbuffare e arrabbiarsi. Non vedi quasi mai gente scontrosa, nervosa.
E l'altra cosa che capisco è che "pelati" è l'anagramma di "petali".
Rifletteteci.
