venerdì, novembre 28, 2008

Quel che non vedi



C'è qualcosa che pervade il Giappone e non vedi.
Percepisci come un'eco, si sedimenta nel cervello.
Strato.
Dopo Strato.
Ma non la vedi.

Ieri mattina sono alla fermata e passa l'autobus.
Passa nel senso che si dimentica la fermata e tira dritto.
Piove.
Siamo in sette.
Lo vediamo, ne rimaniamo un po' sconvolti.

Si ferma poco più avanti, ma non lo vediamo, se non quando è troppo tardi e sta ripartendo.

Ci guardiamo.
Ridono.
Sorridono.
Scrollano le spalle.

Aspettiamo sotto la pioggia.

Ma va bene.

La sera, situazione speculare, attendo l'autobus per il ritorno.

Vedo due tassisti che fanno gesti strani, tra di loro.
Uno apre la portiera, l'altro abbassa il finsestrino e si sporge.
Parlano.
Ridono.
Sghignazzano.

E all'improvviso capisco due cose.
Qui sono quasi tutti allegri, tranquilli, mancano di aggressività, raramente li vedi sbuffare e arrabbiarsi. Non vedi quasi mai gente scontrosa, nervosa.

E l'altra cosa che capisco è che "pelati" è l'anagramma di "petali".

Rifletteteci.

giovedì, novembre 27, 2008

A present For Apa

Visto che sono leccaculo...

E tanto per essere puntigliosa e rompere le palle rovinando la magia di questa canzone d'autore vi svelerò che la canzone parla di parchi divertimenti, una specie di Gardaland tecnologico. (http://sega.jp/joypolis/tokyo/recommend/)

mercoledì, novembre 26, 2008

Autunno giapponese




In certi momenti il Giappone non ti dà scampo.
Ti lascia lontano, straniero, un po' basito.

Stamane c'era il traffico bloccato.
Il motivo? Incomprensibile. Pare che fosse perché ieri sono cadute le ultime foglie dagli alberi e per questo c'è gente, per strada, che le ramazza.
Ora.
In Giappone se qualcosa può essere fatta in due la fanno in sei, la loro soluzione alla disoccupazione.
Per cui c'erano otto persone in mezzo alla strada, con le loro tutine blu da ninja, le ciabatte in paglia infradito, le calzine sempre blu, le mascherine, con scope in mano a spazzare foglie che poi venivano di nuovo buttate in strada dal vento, e un paio di questi che bloccavano in modo alternato il traffico.

Un lavoro inutile e anche follemente frustrante, eppure svolto con diligenza.

E io in queste dinamiche mentali proprio fatico ad entrare, posso anche arrivare a vagamente intuirle, ma fatico ad anticiparle e a farle in qualche modo mie, capirle sul serio.

Ed è qui che il Giappone traccia una linea, di aliena, ti allontana, ti ricorda di come tu sia fondamentalmente un ospite, che lo sforzo per capire l'altro, chi ti ospita, è tutto tuo, un tuo fardello.

E l'autobus non arriva, ovviamente, bloccato in quella follia normale.
E allora cammini.
E le foglie spostate dal vento di fanno solletico alle gambe, il vento, fresco e non inopportuno ti gonfia la giacca.
La gente ti sorride, dai ristoranti escono profumi assurdi. Il caos di una bellezza fatta di sinestesie squisitamente nipponiche.

E il Giappone, bastardo, ruffiano, ti ritorna a scorrere strafottente. sotto la pelle

martedì, novembre 25, 2008

Voci nella notte





Ho un russo in casa.
Vado a dormire. Tardi.
Gli dico "devo assolutamente dormire, domani ricomincio a lavorare".
Mi metto mascherina.
Tappi per le orecchie.

E provo a dormire.
Passa tipo mezz'ora.
A un certo punto una voce...
"Mi senti?"
E io "Sì"...
e lui "vedevo se mi sentivi anche con i tappi"
e io "sì, ti sento."
"Ah ok, vabbè, volevo telefonare a Ljuba."
E io dico "come?"
"niente".
Al che penso vabbè, alla fine è un bravo ragazzo.
E' pazzo ma coscienzioso.
Si sincera per il benessere degli altri, mette i propri desideri in secondo piano.

Un minuto dopo è lì che telefona a Ljuba.

Dopo mezz'ora di telefonata mi alzo e lo guardo.
Mi sorride.
Evidentemente il mio sguardo non è abbastanza eloquente. O lo sa.
Lo sa.

Riappoggio la testa.

Dopo altri quindici minuti, visto che la conversazione non finisce, comincio ad accendere e spegnere la luce.
ClicCliClicClicClicClicClicClicClic

Dopo un po' la conversazione notturna scema. Onestamente sarei un cretino se credessi di avere in qualche modo influenzato la cosa.

In realtà la mia idea era quella di alzarmi e accendere una sigaretta in camera da letto e domandargli "Ah, ti dà fastidio?" continuando a fumarla.

Purtroppo le mie migliori idee rimangono inespresse.

Passaparola



Come dicevo, vorrei renderlo un appuntamento fisso.

Ogni lunedì alle due in diretta sul web, il martedì lo posto qui su Aparazzi.




Mezz'oretta.

Po Poooooooooooo



Credo che non sia giusto che solo io e il russo si goda di certa arte, di un testo struggente, di una performance così.

Shibuya, l'una e mezza di notte, alla ricerca di un pub maledetto, che abbiamo raggiunto quei 40 minuti prima della chiusura.

Ma a Tokyo l'arte è sempre dietro l'angolo, e allora capita che camminando per strada, tra un'offerta di massaggio della studentessa o donnina di turno incappi in un momento tipicamente aparazzino.


lunedì, novembre 24, 2008

sabato, novembre 22, 2008

si, di merda.

venerdì, novembre 21, 2008

Kubla Khan



Con un certo tipo di timore mi appresto a scrivere due righe sull'Italia.
Mi si taccia, infatti, di essere quello che sputa sul paese che l'ha cresciuto, dall'estero.

Vorrei far presente come tra tre settimane tornerò in Italia.
In un paese di merda.

Un paese in cui succedono cose come il caso Villari e il caso La Torre. Un paese in cui, a seguito di questi, non succede nulla. Il niente.
Le chiacchiere.
Le polemiche.
E chiedo a voi, ma la gente, che dice?
Non voi. La gente.
Le proteste? Le reazioni? "Indignazione" ormai è diventata una parola che si legge solo sui giornali o sbaglio?
E Floris, quello di ballarò, che dice che non è poi un dramma se succedono cose sottobanco (parlando di La Torre), che poi l'importante sono le azioni politiche.
Quella E' un'azione politica.
Questo è un golpe. Neppure in Sud America si permetterebbero di fare cose del genere e non punire nessuno.
Io non ce la faccio più, è una vergogna.
SIAMO un paese di merda. Non gli altri, lo siamo tutti.
E al peggio aggiungiamo il peggio, sostenendo Berlusconi, che oltre alla casta protegge sé stesso, quindi la Mafia. Ma va bene così. Tanto gli altri sono uguali, ed è forse quasi vero. Forse. Quasi.
Ma un forse e un quasi che nonostante sembrano valere poco, sono immensi.

Paese di merda.
Noi, il nostro campalinismo, la nostra pasta, la nostra pizza, la nostra mozzarella. Il nostro si vive bene qui. Il nostro cortile. Il nostro vino, il nostro orgoglio. Il nostro cartolaio che ci vuole bene, la nostra vituncola che va bene così. E i nostri sabati con Inter-Juve, le nostre giornate di sole, i nostri comici del cazzo, la nostra libertà fittizia e le canzoncine d'amore. Il nostro discutere su noi stessi prendendoci per il culo, sanremo, i tg, i finti giornalisti, l'odio per persone come travaglio "un po' saccenti", il nostro dimenticare Falcone e Borsellino, il nostro ricordare Falcone e Borsellino.
Aida. Come sei bella.

Vergognatevi.
Vergognamoci.

martedì, novembre 18, 2008

Aparazzifest - raccolta alle armi



In occasione del mio rientro e delle feste natalizie mi sembra sia giunto il momento di organizzare un buon festino orgiastico.

Il WE che propongo è quello del 20/21 dicembre.

Diciamo che si parla di andare a mangiare alla Madia, quindi posto di formaggi, polenta, arrosti, lumache, cose leggere. Probabilmente per il pranzo domenicale.

Non me ne frega un cazzo che il razzi non mangi formaggi, sto da tre mesi in Giappone che non rompa i coglioni. Mi informa or ora che non c'è. Meglio. Mi sta sul cazzo.

Possibilità di ospitare nella nuova, rinnovata, ristrutturata (mentre ero via ho fatto sistemare la casa) APAMANSION.

Fatemi sapere chi c'è, persone che hanno garantito la loro presenza sono già

-Ergo
-La Dott.sa Inglima
-Byflo
-Ali
-Bakunio
-Rebo
-L'uomo che fuma di X-files
-Geppo, il diavolo buono