mercoledì, dicembre 30, 2009

Propositi per il nuovo anno





Sta finendo il 2009.
L'anno con meno post nella storia di Aparazzi.
Fossi in voi mi vergognerei, ma non sono in voi, per cui sono tranquillo.
Talmente tranquillo che da giorni non ho più soldi sul cellulare, per cui scusate se non ho risposto ai vostri sms di auguri e ovviamente non aspettatevene per il capodanno.

Ad ogni modo la fine dell'anno è sempre un momento di bilanci e riflessioni.
Di proposte di miglioramento, di promesse a se stessi.
Giuramenti.
Fioretti.
Propositi di diventare persone migliori.

Il che va benone, per persone come il Razzi, che hanno tanto lavoro da fare su se stessi.
Ma per me è sempre un momento difficile, trovare qualcosa in cui migliorare.

Ho smesso di fumare l'altro ieri.
Che altro mi potrebbe rimanere?

Non scervellatevi, qualcosa c'è.
Qualcosa che mi ha sempre turbato parecchio.

Non sono capace di scendere le scale velocemente.
Le faccio a due a due, ma non riesco a fare quella bella scalata veloce ed elegante,
Ecco.

Qualcosa da fare pure per me.

giovedì, dicembre 24, 2009

Per quelli che sono tristi a Natale e non solo

Preterizioni natalizie







Boh.
Buon Natale?

Ero distratto a fare mille cose, a preoccuparmi, a godermi mille cose.
Vivacchiare.
Vivere, dai.

E poi boh, aereo, gente, LK, cose, Ergo, Razzi, gente, LK, Thesp disperso verso Firenze, cose. LK.
Lavoro, patenti smarrite, cibo, momenti topici, scogli, giri di boa, traguardi.

Ed è Natale.

Manco me ne sono accorto.
Certo il freddo bastardo e la neve aiutano.

Come le milleduecento notification di FB che riempiono la casella di posta.

Perchè ovviamene tutti quest'anno hanno avuto l'originale idea di Ignazio, taggarti in una foto natalizia, spigliata, divertente e originale... e via di commenti e di ringraziamenti. Di gente che non conosci.

E poi i commenti, gli status.
Perchè ovviamente ognuno deve gridare al mondo che c'è, soprattutto ora, e dire che è unico nella propria unicità. Che è speciale. Che esiste, e che vive il Natale, come te, ma soprattuto non come te. Però come te. Questa voglia di appartenenza e di unicità.

Ma è Natale.

Quindi si è tutti più buoni.
Ma in questo caso è soprattutto importante essere più veloci a detaggarsi di quanto non lo siano gli altri a postare minchiate.

E buon Natale a tutti.

Che sia come lo volevate da bambini.
Quando ancora ci credevate per davvero che fosse un giorno diverso dagli altri, e quella stessa convinzione lo rendeva tale.

Quando non si cercava per forza un modo originale per fare gli auguri, quando non si doveva trovare qualcosa di intelligente da dire sul Natale, qualche cosa di cinico, qualche cosa di pungente.

Quando bastava esserci.
Senza dover dire a tutti che ci sei, perchè allora era chiaro che era una cosa stupida.

Crescendo non ha smesso di essere stupido. Ha smesso solo di essere chiaro.

martedì, dicembre 22, 2009

I galantuomini

Nonostante le continue vessazioni di cui sono vittima su queste pagine, mi sono fatto il culo per partecipare allo Strachì Paràt, passando mezze giornate intere nelle stazioni d’Italia, con 10 gradi sotto zero e treni che accumulavano fino a 425 minuti di ritardo (probabilmente la vettura su cui viaggiava Ignazio). Treni e uomini congelati in un mondo diventato uno stupido freezer. Ma ne è valsa la pena, perché ho avuto l’onore di sedermi al fianco di Byflussino e ricevere in dono un costume Cutie Summer Sailor, da sexy marinaretta giappo, che mi fa sognare la bella stagione.


Tralasciando gli altri invitati, poiché soggetti del tutto insignificanti, la mia curiosità antropologica pregustava soprattutto l’incontro con Apa, Byfluss e Thesp. Tralasciando anche quest’ultimo, che non si è degnato di presentarsi, devo ammettere che gli altri due mi hanno fatto un’impressione ottima quanto sorprendente.

Della brutale irruenza che Byfluss senior sfoggia su questo blog non c’era traccia. Mi aspettavo che mangiasse con le dita, imbrattandosi la faccia, e sbattesse il pugno sul tavolo ridendo fragorosamente. Cose così. Invece niente, al suo posto c’era un amabile padre di famiglia, dai modi persino compiti. Un uomo affabile e sereno. In compenso, Byflussino si è comportato molto male: non voleva mai starsene al suo posto, se non per ingozzarsi di cotolette.

Anche il vecchio Apa mi ha stupito. Niente cinismo, nessuna sopraffazione. Si è divertito a giocare con l’ingordo Byflussino e distribuire regali. Aveva un portamento armonioso che non gli avevo mai visto addosso prima, non privo di un filo di fascinosa malinconia, il portamento di chi ha stretto con il mondo un patto onorevole e soddisfacente per entrambe le parti. Sarà che Ergo era troppo lontano per stuzzicare la sua verve pestifera e il Mak troppo assente per fare da capro espiatorio, ma sembrava addirittura una persona buona.

Tutti e due insomma, sia lui che Byfluss, avevano l’aspetto di gente perbene. Con queste parole spero di non offenderli. Ma possono sempre difendersi dicendo che ho frainteso, che ritrovandosi nel lato sfortunato della tavolata, ovvero nei miei paraggi, si stavano semplicemente annoiando, che la loro vera natura è altra.

Possono accampare molti alibi, perché mi rendo conto che la mia conclusione contiene i germi dell’eresia e rischio di non rivederli mai più, ma voglio proclamarla comunque e con forza: signori, Apa e Byfluss, dal vivo, sono dei veri galantuomini. Che meraviglia.

venerdì, dicembre 18, 2009

Gioco Google traduction: Cuore di spurgo e Carme - culatta Mandingo



"...Di un muro idrorepellente, mentre tutto su e giù per i quattro margini di questa roba..."
"...uno straziante bel giovane paolo con testi d'amore per la gola nel suo epos, una pianura - vice riff di Tannerò, un nome duca di un centinaio e trentadue..."
"...Carme - culatta Mandingo, tagliando un trattino grande in una nuovissima due Guinea abito da sera e un hogsford burla assunto per una venia..."

-

Il signor Thesp (che mi invitò a partecipare a questo strano blog) mi ha raccontato che un tempo si divertiva con un certo traduttore automatico scrauso, a fargli tradurre dei testi rock dall'inglese all'italiano, ottenendo, per esempio, "cuore di spurgo":

Il mio cuore di spurgo

Quando sveglio di mattina l'odore del vostro odore
Il dio sa che non sto facendo bene
Siete la mia clementina, il mio sole dolce
Un diamante scintillante nel vostro occhio

Cuore di spurgo, il mio cuore di spurgo
Non taglierete il mio cuore di spurgo?
Sopra le montagne dal mare e dal puntello
Spero che veniate battendo al mio portello

Il bambino del bambino viviamo in un pattino
E gli dirò alcune cose che usi fare
Siete un libro rotto, un truffatore del truffare
Avete rubato il mio cuore con appena uno sguardo

Cuore di spurgo, il mio cuore di spurgo
Non taglierete il mio cuore di spurgo?


(non mi ricordo assolutamente di che canzone si tratta).

... mi diceva anche che adesso purtroppo i traduttori automatici sono "migliorati", e non è più così divertente, la traduzione non è più così surreale.
Stamattina al lavoro mi son messo un po' a giocare con Google traduction, "traducendo" un certo passaggio di un certo libro abbastanza famoso, abbastanza surreale di suo, e "passandolo" in seguito per il correttore automatico di Word.
Ne ho messo dei pezzi all'inizio del post.

Chi indovina che razza di libro è, vince tantissimo, anche perché non è per niente facile. (Signor Thesp, tu lo sai! non dirlo.)
Buon gioco.

Addio ai moji






Nella foto, vedete, il popolo giapponese che celebra la mia partenza con un simpatico rituale.
Mi vogliono già bene.
Almeno il doppio di quanto io ne voglia loro.
E pure il Giappone, questo drago addormentato, dolcemente si fa più freddo, man mano che si avvicina l'ora della mia partenza.
Quasi mi voglia abituare al gelo italiano.
Quasi muoia piano, al ritmo della mia dipartita.

Quando leggerete queste righe sarò già in volo.
Se invece sarò già morto, lascio tutto a LK.

giovedì, dicembre 17, 2009

Strachì parat






Ho prenotato per 16.

Nella fattispecie
1)io
2)LK
3)Razzi
4)Ergo
5)Mozzy
6)Ali
7)Baku
8)Byflu
9)Byflussino
10)Diable Blanc
11)La di lui bella
12)Valvola
13)Verduraz
14)Rebo
15)Mak
16)Che ne so

Ho dimenticato qualcuno?


EDIT - Ci si vede davanti a casa mia alle 12.30

Banfutsu






Il Giappone, più che ogni altro posto, si presta allo smarrirsi.
Almeno a me fa questo effetto.
Sarà che non esistono numeri civici, che spesso le strade sono tutte simili, che ci sono 100 negozi tutti uguali, tutti nella stessa zona.
Sarà per quello, ma mi perdo spessissimo.
Shinjuku la conosco come le mie tasche, eppure prendo ancora le strade sbagliate.

La cosa bella è che in genere me ne accorgo quasi subito.
Solo che il fatto di essere biondo e barbuto aumenta la mia già considerevole self awareness, per cui mi sono spesso trovato a sentirmi particolarmente sciocco, a sentirmi osservato mentre come un pirla mi fermavo e facevo un'inversione a 180 gradi.

Per cui ho elaborato questa particolare manovra, che si è rivelata utile in moltissime occasioni.

Quando ti rendi conto che stai andando a passo spedito nella direzione errata, rallenti, mano in tasca, estrai il cellulare.
Viso di chi legge e dice "AH!".
Attenzione, deve essere un "AH!" abbastanza generico.
Non vogliamo forzare l'espressione, caricarla di significati, è un errore che molti, alle prime armi, fanno, vanificando poi tutta la performance.
Dopo l'AH!, sono importantissimi quei due, tre passi incerti.
Titubanti.
Ecco, in questi passi e nella successiva virata, è qui che potete far emergere il vostro piglio artistico.
E la virata.
Decisa, ma non arrogante.
Espressiva ma mai contenta di se stessa.
Una virata solida.

E via, vi ritroverete soddisfatti e sulla giusta strada.

A meno che non vi siate sbagliati nel ritenere la prima strada errata, nel qual caso siete dei pirla e c'è ben poco che il banfutsu possa fare per voi.

mercoledì, dicembre 16, 2009

Merda

Ci sono due tizi, un ungherese e un polacco, che camminano insieme andando al mercato.
A un certo punto vedono un mucchio di merda. L'ungherese dice:
- Se mangi uno stronzo intero, ti dò 280 euro.
Il polacco riflette, riflette, e dice... OK. Prende uno stronzo e piano piano se lo mangia. Intasca i 280 euro, e tutti e due ricominciano a camminare.
L'ungherese pensa e ripensa, e vedendo che il polacco continua a camminare tranquillo e, inghiottito lo stronzo, non sembra aver molto sofferto, si dice che ha semplicemente perso 280 euro.
Vedendo un secondo mucchio di merda, l'ungherese dice al polacco:
- Se mangio quello stronzo là, mi ridai i 280 euro?
- Ok, va bene, dice il polacco dopo una breve riflessione.
L'ungherese si mette all'opera e, con gran pena, soffocandosi e brontolando, inghiotte le stronzo.
Si rimettono in cammino. Mezz'ora più tardi, il polacco chiede all'ungherese:
- Visto che voi ungheresi siete coì intelligenti, mi potresti dire perché abbiamo mangiato tutta 'sta merda?
Non conosciamo la risposta dell'ungherese.

L'uomo come pupa del cadavere



Per venire incontro ai vostri gusti ho inserito una bella immagine a inizio post.
Questo post doveva intitolarsi altrimenti, ma ho promesso a S.A.B. di usare il suo SMS di incoraggiamento come titolo. Non sono pessimista, ma di tanto in tanto anche io ho le mie inquietudini, mica solo Apa.

Al Razzi l'ultima volta che ci siamo visti gli ho detto che avevo paura di fare un Errore Grossolano.
Mi ha chiesto cos'è un Errore Grossolano e gli ho detto che è un gesto innocuo con conseguenze disastrose.

Togliere le gocce di pioggia dallo specchietto della vespa, salire sulla scala mobile con una scarpa slacciata, sporgersi dal balcone per curiosità. Cose che fai senza pensarci, senza sapere che quello è l'ultimo fotogramma.

Quello dopo, che non vedrai, è questo.
Primo piano su uno specchietto pulitissimo e poi lo sguardo si allarga su tutti gli altri pezzi della vespa sparpagliati sull'asfalto. E poi altri pezzi ancora, pure questi sparpagliati sull'asfalto, solo che sono rossi viola neri e bagnati e sono pezzi di te.
Fossero gialli e fatti a mattoncini avrebbero tutta la gioia del potenziale, di quello che possono diventare e invece così c'è solo la malinconia per quello che sono stati e non saranno più.
Il nostro corpo per certe cose non è molto pratico, non si smonta facilmente e quando si cerca di rimontarlo raramente funziona bene come prima, spesso non funziona proprio.

C'è questa canzone dei Crash Test Dummies (ironia del nome) che dice: "how come all my body parts so nicely fit together? all my organs doing their jobs, no help from me".
La contropartita per questo miracolo ingegneristico è un'estrema fragilità.
Sui siti che parlano di lana ho trovato questo avvertimento: l'infeltrimento è un processo irreversibile.
Il momento in cui premo il tasto di avvio sulla lavatrice ho condannato il mio maglione a essere un panno e mai più un maglione. Se prendi un uovo sodo e lo scuoti forte torna come fresco. Ma no, putroppo no.

Sono steso nel letto e dato che la tapparella non l'ho fatta mai riparare la luce entra anche di notte, quella dei lampioni. E sopra il mio corpo a mezz'aria immaginate questo disco metallico lucido e perfetto che riesco a vederci specchiati i miei piedi.
Un mese prima mia madre mi ha detto che il mio lampadario era caduto, fortunatamente non c'era sotto nessuno.
Avevo fatto fare questa lastra d'acciaio su misura: ottanta centimetri di diametro e un solo millimetro di spessore per moderarne il peso, non ero sicuro che il cavo elettrico avrebbe retto. E infatti.

Ma allora perché quel disco è ancora lì?
Un millimetro di spessore, cinque chili di peso, due metri da terra, acciaio inox. Visualizzo una scena da Papillon, la scena della ghigliottina e mi chiedo se sia questo il mio Errore Grossolano e mi dico che la moquette l'ho sempre odiata, ma che toccherà comprarla perché conoscendomi sarò troppo pigro per arrampicarmi sulle sedie quando non avrò più le gambe e già penso al Giappone e ai suoi tavoli bassi, penso positivo.


E' dunque questo il mio errore, The Big One?
Se così fosse vorrebbe dire che un EG (chiamiamolo così d'ora in avanti) non è necessariamente commesso l'istante prima dell'irreversibile, può essere un'azione o una scelta fatta tempo addietro che si rivela solo successivamente fatale.

Abbiamo quindi due tipi di EG quello esplosivo e quello incombente (Damocle la spada, io il disco).

Per quelli del primo tipo la letteratura è ampia, basta pensare che è stato istituito un premio annuale per i migliori. Ma potrei anche citare la scena che mi raccontò mio padre, a Pechino in qualità di architetto per seguire la costruzione della prima fiera internazionale delle macchine utensili, gli anni settanta. Il cantiere era grande e c'era questa costruzione in tubi che gli operai stavano smontando, guardando in alto a una ventina di metri dal suolo vede un vecchio cinese a cavalcioni su un tubo. C'è qualcosa in questa immagine che lo turba e non capisce cosa, una contraddizione visiva. Poi un brivido di sgomento: quel vecchio con la chiave inglese sta sbullonando il trespolo su cui siede e tra un istante precipiterà nel vuoto, una befana in stallo. Come finisce il racconto esula dal proposito dell'esempio.

Ho letto la prima metà di un libro di Chuck Palahniuk intitolato Cavie, ve lo posso sconsigliare dato che dopo l'introduzione la storia si trascina in ripetizioni irritanti e noiose.

Quello che mi interessa di questo libro è l'esempio di EG che ci racconta un personaggio di nome San Vuotabudella. Questo tizio parla di due fratelli appassionati di masturbazione. Il maggiore è in marina, sempre in viaggio per servizio ritorna periodicamente dal minore a raccontare strabilianti ed esotiche maniere di menarselo raccolte in giro per il mondo. Questa volta gli spiega come gli arabi si infilano una sottile bacchetta metallica nell'uretra con effetti sorprendenti.

Naturalmente il piccolo perverso vuole provare e una sera prima di cena gli viene in mente di prendere una colata di cera dalla candela che ha sul comodino e usarla come bacchetta.
L'esperienza è così sconvolgente che si dimentica completamente di essersi carotato il cazzo e quando si riprende è troppo tardi, la bacchetta è scomparsa.

Lo chiamano per cena e cerca di non pensarci più, ma nei giorni successivi comincia a provare dolori mostruosi e a tal punto insopportabili che decide di farsi portare dal medico. Dopo qualche esame si trova costretto a confessare tutto, ormai è in pericolo la sua vita, ha una palla di cera nella vescica che si sta gonfiando come un cumulo di neve assorbendo cristalli di calcio e conglomerandosi in un grosso calcolo. Non voglio nemmeno pensarci.

Tutti i risparmi per il college vengono spesi in una costosa operazione da cui esce umiliato, per uno stupido errore addio alla carriera di avvocato.

Per la cronaca anche San Vuotabudella ha la sua storia di masturbatore estremo, il suo numero lo fa sott'acqua sul fondo della piscina di casa dove se lo mena mentre la pompa dell'acqua gli titilla l'ano. Tutto bene finché a un certo punto, volendo riprendere aria, non riesce più a staccarsi dal fondo a causa di un serpentone bianco-azzurro che sembra tenerlo agganciato al buco della pompa. Facile da intuire quel serpentone è il suo stesso colon rivoltato come una seppia. Cito la soluzione al problema nel caso doveste trovarvi nella medesima situazione.

"Ecco quello che dovete fare: dovete come torcervi, agganciare un gomito dietro al ginocchio e tirare la gamba il più possibile verso la faccia. Poi cominciate a mordere e dilaniare il vostro stesso culo."

Risultato: niente più fagioli, carne, tonno, polenta, qualsiasi cosa con più di due ore di digestione e un fisico da campo di concentramento per tutta la vita.

Queste storie ci dimostrano che a volte l'anelito verso la felicità può far commettere una sciocchezza. Una mossa che ci sembra geniale nasconde in sé una trappola mortale.

E qui torniamo alla domanda che vi siete fatti all'inizio di questo post. So che ve la siete dimenticata, la domanda era: che cazzo è questa foto?

Questo post doveva uscire il 9 novembre, ventennale della caduta del muro di Berlino, ma quel giorno ero occupato a costruire bacchette in metallo e il resto del mese l'ho speso in piscina.

Guardate con attenzione questo filmato.




Ora tornate alla foto lì sopra e fissatela nella vostra mente.

Tanti sono morti tentando di scavalcare il muro di Berlino, quest'uomo invece ce la fa. Grazie al cazzo direte, una rete alta venti centimetri, un valico che in teoria doveva sorvegliare lui stesso. Trascuriamo il livello di eroismo dell'impresa e concentriamoci sul momento immortalato dalla foto: il punto di non ritorno.

L'apice del salto di Conrad Schumann è la vetta della libertà oltre la quale si apre la valle di una vita felice. Questo è quello che pensa il soldato Conrad quel ferragosto 1961 in quell'istante in cui lo vedete sospeso sopra il filo spinato.

Peccato che invece non sia la vetta della libertà ma uno storico EG del secondo tipo.
Infatti Conrad per trent'anni vive nella paura di essere punito e nel rimorso di aver lasciato amici e famiglia alle spalle.
Poi il muro finalmente cade e Conrad può tornare a casa dopo il lungo esilio.
Peccato che parenti e amici non siano dello stesso avviso, lui ha mollato loro e ora loro mollano lui, lui che è scappato, lui che ha tradito.
Il 20 Giugno 1998 il corpo di Conrad viene rinvenuto nell’orticello della sua casa a Kipfenberg, appeso a una corda. Conrad si è impiccato.

Questa storia oltre a rendermi triste mi ha molto turbato, tanto che ho avuto il bisogno di aprire le tende e condividere con voi le mie riflessioni.
E con questo il breve saggio sugli EG si chiude.

Ora cambiamo tono.
Volevo fare un piccolo regalo di Natale ai lettori di Aparazzi, chi sente di non meritarlo ha ancora qualche giorno per ravvedersi prima delle sante celebrazioni.
Si tratta di una playlist preparata secondo quel che mi ha dettato il gusto, potete trattare il mio gusto con famigliarità e non risparmiare critiche.
Le critiche le ascolto volentieri, poi mi volto dall’altra parte e per un po’ non vi parlo più.

Dopo il tradimento di last.fm, il fallimento di spotify, le occasioni mancate di blip.fm mi sono spostato su grooveshark e funziona benissimo. Funziona ovunque tranne che in Cina... ah no scusate Italia, volevo dire Italia.

Per i pochi rimasti in quel paese o che pensano di tornarci: qui trovate semplici istruzioni per aggirare la censura di Pechino.

Noterete che la selezione ammicca alla frocieria indiefolktronica quindi se non vi piace il genere ahimé sarà carbone.
Ho cercato senza sempre riuscirci di lasciare il recente passato alle spalle e di inserire qualche novità. Non la cresta dell’onda ma musica degli ultimi due tre anni, più qualche zombie a sorpresa.

Una panoramica di cosa aspettarsi:

MGMT - pericoloso ammetterlo ma penso che Oracular Spectacular sia l’album più orecchiabile degli ultimi tempi. L’equivalente del primo Franz Ferdinand. Tra qualche anno mi pentirò di averlo scritto e qualcuno andrà in giro dicendo che il mio gruppo preferito sono gli Arctic Monkeys (senza offesa Apa).

Lykke Li - una simpatica svedesina anche lei con un bell’album di debutto: Youth Novels.

The XX – molte aspettative su questo gruppo e troppa attenzione dei media, finiranno nel mainstream e l’unico loro album buono sarà il primo, quindi godetevelo.

The 1900s – relativamente poco noti, melodie allegre a plim plim plim

Jesca Hoop – amabile e poco coperta, se vi piacciono le donne approfondite

Darwin Deez – al limite della zarrata, ma indubbiamente abile. Amico degli MGMT.

Vampire Weekend – se siete stati esposti alle radiazioni a lungo quanto me saltate pure la traccia.

Final Fantasy – non ha ancora prodotto l’album perfetto, ma qualche canzone formidabile sì. Una sera ho giocato con lui a calcio balilla quindi lo metto dentro. I rockettari lo saltino.

The Fiery Furnaces – adorabili insopportabili, quando l’originalità estrema ti può anche rompere seriamente i coglioni. Impossibile ascoltare un intero album senza scagliare il computer dalla finestra. Ciononostante cara ti amo.

Little Joy e Albert Hammond Jr. – che fine han fatto gli Strokes? Ecco quel che ci resta. Comunque non male.

Grizzly Bear – una marea di fan su internet, tutti i critici a favore. La tecnica c’è tutta.

The Books – ho una fissazione per An Animated description of Mr. Maps, non so che farci.

Il resto commentatelo da soli.
Io vi lascio un comodo sondaggio per valutare l’impatto di questa aggiunta sonora al blog, niente risposte sagaci stavolta, mi spiace.

Ah, la prima canzone è dedicata a te, Apa.


martedì, dicembre 15, 2009

Risposte Sagaci

Se pensavate che quelle raffinate barre di scorrimento sarebbero rimaste anche per tutto il 2010 vi siete sbagliati. Piuttosto chiudo di mio pugno questo sondaggio.

LE IMMAGINI PRIMA DEI POST, COSA NE PENSI?

Vi abbiamo dato tutto il tempo per rifletterci, ecco come avete risposto:


1. Mi fanno schifo al cazzo, levale, eliminale, evitale. 0 (0%)
2. Sono gustose, aggiungono spesso gradevolezza al post e possono essere usate come ulteriore piano di lettura. 14 (56%)
3. Mi sono indifferenti. 0 (0%)
4. Magari usa sempre la stessa immagine per le stesse rubriche o gli stessi argomenti, immagini nuove solo per post estemporanei. 2 (8%)
5. Sono Fiodor, in che modo posso risponder per rompere maggiormente il cazzo? 9 (36%)


Commentiamo i risultati.
Nessuno odia le immagini prima dei post, perlomeno nessuno lo ammette.
L'unico che avrebbe potuto dare la risposta 1 è stato deviato dal creatore del sondaggio tramite l'astuto diversivo della risposta 5.

La risposta numero 2, la vincente, è purtroppo quella sbagliata. Come sappiamo infatti le immagini prima del post sono solo un pagliativo per la cronica mancanza di creatività dell'autore, il quale piuttosto che ingegnarsi a creare una immagine originale ne prende una a caso da freakincoooolimagestoblowyourmind.com. Spazzatura.

La risposta 3 lascia indifferenti.

Chi ha dato la risposta 4, insieme all'ideatore del sondaggio, meriterebbe uno scappellotto fortissimo. Secondo loro il fastidio di una brutta immagine non è sufficiente, bisogna reiterarlo all'infinito. Bravi.

La risposta 5 è il classico diversivo che serve a confondere le acque, la soluzione sagace che compromette irrimediabilmente il valore del sondaggio portando tutti i brillantoni a cliccare quella.

Devo comunque ringraziarvi, con la vostra scelta mi dimostrate il vostro affetto. Se ho imparato qualcosa da questi sondaggi e ad avere stima di me. Basta guardare i precedenti (1, 2, 3, 4) per capire da che parte pende la bilancia.




Favole e fantasie





Sono una persona, un giovane uomo, dotata di una spiccata fantasia.
Fantasia che ho imparato a regolare, controllare.
A tenere per me.
Con chiunque tu possa parlare, nessuno ti dirà mai che la fantasia non sia una qualità, una bella cosa.
Anzi, si stupiscono in molti, sorridendo, avendo però in viso un'espressione giudicante, tra il meravigliato e il biasimante.
Quel biasimo che viene dal credere certe cose fondamentalmente inutili.
Certo, non è come nei libri, come quei topos di letteratura spicciola, vedi Harry Potter, dove nel mondo si contrappone la squadra di chi abbraccia la fantasia in ogni sua forma e di chi la odia e la combatte.
Il mondo è molto più neutro.
Chi la loda e abbraccia apertamente, in genere loda e abbraccia la propria, e non gli garba molto la altrui.
Poi ci sono gli altri, che si sentono un gradino, o due, o tre, più in sintonia di te con il mondo. Con il "reale". Con la vita vera.
Sono quelli a cui la filosofia fa un baffo. Quelli che "belle storie, sì, ma la vita è un'altra cosa".

Ad ogni modo, io la mia fantasia ho imparato che è una bella cosa e che me la tengo per me.
Vado a letto e immagino le storie degli X-men che non ho mai scritto. I videogiochi che non ho mai inventato. Pagina per pagina di romanzi, fiabe, trame e dialoghi.
E mi piacciono le favole.
Trame possenti, archetipiche, vibranti.
La mia preferita è "I vestiti nuovi dell'imperatore".
L'ho sempre trovata moderna, viva, sanguigna. Vera.
Poi invece succedono cose che un po' ti colpiscono al fianco. Che ti fanno riflettere su quanto forse arrivi anche il tempo in cui una fiaba, una favola, non ci racconti più anche un po'di noi.
Nella favola, quando, a secondo delle tradizioni, il bambino, il pazzo, lo scemo del villaggio, gente la cui mente è ancora toccata dall'innocenza e dalla ingenuità, grida "il re è nudo", sveglia dal torpore le coscienze, è un allarme per tutti, accecati dalla paura, da quello che gli era stato ordinato di vedere, da quello che dovevano pensare.

Se vivessimo nelle favole, l'altro giorno, dopo la prima, dopo una pausa, sarebbe stato un tripudio di statuette del duomo, chiavi, monete, cellulari, scagliati, gettati, da mani gioiosamente risvegliate, da dita che ritrovano la lucidità, il gioco, quella innocenza infantile. Una festa, un rito collettivo di risveglio, di rinascita.
Invece è ancora inverno.
E venerdì dicono che nevichi.

lunedì, dicembre 14, 2009

E forza Bari




Alè alè.

giovedì, dicembre 10, 2009

1877




Oggi è il compleanno di Mak e in queste occasioni è consuetudine preparare un bel post in onore del festeggiato.

Tuttavia non me la sento di scrivere qualcosa, d'altronde ho le mie buone ragioni.

Conosco Mak.

Se lo facessi tempo due secondi e pubblicherebbe un brano redatto di suo pugno per farsi gli auguri oppure aspetterebbe il mio compleanno per celebrarmi con frasi dai contenuti agghiaccianti.

Voi potete capirmi, rischiare è inutile.
Non sono mica un formaggino Babybel.

Di conseguenza non scriverò nulla, saranno le immagini che lui ama tanto a donargli la giusta gloria.

Del resto una foto vale più di mille parole.

Quindi.

Lasciamo che questi scatti rendano omaggio al Mak.
Lasciamo che questi scatti ci accompagnino nella sua realtà, nella sua storia.

Dagli albori agli allori.

Ciumbia che finale accattivante.

mercoledì, dicembre 09, 2009

Allarmi






Sono in uno studio di registrazione.
Si registra canzoncine per bambini in giapponese.
Belle.
Carine.
Dolcine.
Vorrei dire due palle, ma anche no.

Visto che sonoo, bene o male. accessorio a tutto il processo, mi confinano su uno sgabellino.
Piccolo.
Nero.
Scomodo.
Col mio laptop.

E avete presente la mirmicia? Quando si addormentano, informicolano le gambe.
Quella sensazione fastidiosa, ai limiti del sopportabile?

Ecco.
A mi si è addormentato il cazzo.

martedì, dicembre 08, 2009

Ops!







(per fortuna mi sono svegliato alle cinque per guardare il secondo tempo)

La caratura di un uomo






Razzi.
Razzi è persona modesta e sincera.
Razzi ha il sapore della sua terra sulle dita.

Razzi ha l'integrità dei grandi uomini, di uno Sgarbi, di un Violante, di n Capezzone.


Razzi sa sempre darti soddisfazione.
A Razzi fai un post elogiativo, gli dedichi un video e che fa?

Apa "Visto il video?"
Razzi "L'ho fatto partire, poi non partiva, ho lasciato perdere."


C'è chi griderebbe "Merda!", come Ergo. Ma non io. Io grido "modestia." E applaudo.
Applaudo un uomo che cerca i propri limiti procedendo per difetto.

lunedì, dicembre 07, 2009

Op!


domenica, dicembre 06, 2009

Finalmente!




Il video che stavate tutti aspettando.

sabato, dicembre 05, 2009

Persino




Persino gli arabi facciamo ridere.

Chissà cosa ne pensa la lega.

venerdì, dicembre 04, 2009

Il mistero risolto







Uno si chiede.
Uno si domanda.

Il Razzi dov'è.
Il Razzi che fa.
Il Razzi lavora.

Ok, tutti lavoriamo. Ok, quasi tutti.
Cazzo Apa lavora anche 13 ore al giorno.

Ma posta.
Si fa sentire.

Regge davvero la scusa?

Regge davvero?

Dov'è.

Cosa fa.

Con chi se la fa.


Ora.

La modestia di quest'uomo e senza limiti.

Era in Svezia.


Altro che merda.

giovedì, dicembre 03, 2009

Finezze



Rimane da sperare che siano i primi scricchiolii.
Ma come sempre in Italia, forse qualche polemica, e poi non succederà un cazzo.
A meno che non salti fuori qualche video di Fini con qualche troione.

O qualche bel servizio sulla suina o sul film del compaesano di Hazey, l'artista Checco Zalone.

Inversione etica del dentifrizio






Ho comprato un dentifricio nuovo.
E cià il bionium.

Non so cosa cazzo sia, ma è bello che ci sia.
Voglio dire, può solo essere una buona cosa. Il BIONIUM.
Sa di uomo da sei milioni di dollari. Sa di cosa figa.
Solo che il dentifricio, immagino anche per questo bionium, sa veramente di merda.

Raramente lavarsi i denti è stata una sensazione così sgradevole.
Amaro, piccante, aspro, acre, sgradevole. Un gusto che mentalmente assoceresti solo al sudore delle palle del demonio.

Eppure ti convince.
Una cosa talmente schifosa non può che farti bene.

Ma, mi viene da ponderare, esattamente perchè nasce in me questo pensiero?

Da un lato una consapevolezza consumistica, credo. Non produrrebbero merda che non sia però in un certo qual modo utile, non venderebbe...
Poi penso ai film di Checco Zalone e scarto questa ottimistica ipotesi.

Dall'altro, scavando, trovo in me una sorta di associazione mentale spontanea.
Abissale.
Sepolta.
Inconscia.
Ciò che mi piace, mi fa male. Per derivazione, ciò che non mi piace, mi fa bene.
Il salame fa male, la droga fa male, il sesso è peccato...

Peccato.
Un concetto che ci fotte la vita da millenni.
Se godi è peccato.
Se soffri va bene, e sopporta e porgi l'altra guancia.

E mi piacerebbe poterlo davvero credere e che non fosse per me un semplice riflesso condizionato sentirlo.

Ma i dinosauri.
Si sarebbero mai lavati i denti col bionium?

mercoledì, dicembre 02, 2009

Strachì parat






Domenica 20 dicembre.
Ripeto
DOMENICA VENTI DICEMBRE.

A pranzo.


Brione, Concesio, Brescia.
Polenta.
Formaggi.
L'Cuzz, che, ricordiamolo, è piatto maschio.

Fatemi sapere chi c'è.

Fatemi sapere la scusa per non venire questa volta del Razzi. E quella di Ignazio.
(ovviamente nessuno dei due si degnerà di darne)

Hazey tirà già il bidone dopo le mille promesse, il chè la qualifica come spergiura e non affezionata.


Special Guest: Ergo.
Most wanted special guest: Byflussino

martedì, dicembre 01, 2009

Lettere da un desaparecido






Mi scrive Razzi, chiedendo di pubblicare la sua lettera.
Ancora in viaggio, ancora alla ricerca di qualcosa che gli sfugge. Ma questa volta è un viaggio diverso, come lui stesso spiega.


Caro Apa,
Continua il mio viaggio, continuano le mie peregrinazioni, ma questa volta non mi perdo per le vie del mondo, piuttosto mi lascio andare per i dolorosi, scoscesi sentieri della memoria.
Basta poco, i tramonti del castello di Caporiacco, il profumo del frico, un vecchio ubriaco, ma poche cose sono poderose come una fotografia, proprio come dicevi tu.
E questa foto che ti mando ha risvegliato in me ricordi sopiti, sfogli un libro ed esce, ed eccomi qui, 15, 16 anni fa, ancora con i capelli lunghi, in un momento spaesato e felice, come ce n'erano tanti, con i miei amici di allora. Quello tatuato è Sergio, quello ricciolo è Palombo. Non li sento, non li vedo più.
Ho pensato quasi di chiamarli, quando ho trovato questa foto, ma poi non ce l'ho fatta. Voglio ricordarmeli così, voglio che Sergio e Palombo siano per me bloccati in questo momento, con Palombo che mi costringe generosamente i genitali e io che faccio altrettanto con Sergio.
Ma cosa è successo a quei periodi spensierati? L'unica risposta che so darmi è che è successa la vita. Il lavoro. Le scelte di diventare maturo, di proteggere la mia immagine, di curarla. Il lavoro. Il tempo che non ho per tutti voi, per noi.
Perchè diciamolo, se non ho avuto tempo per Sergio e Palombo, perchè mai dovrei averlo per voi stronzi?



Maledetto Razzi.
Sa sempre andare dritto al cuore.