domenica, novembre 22, 2009

No ai dinosauri








Ho deciso di applicare una radicale rivisitazione alla mia politica sull'odio.

Tutti sanno che non soffro di particolari forme di odio di categoria.

A parte per le persone stupide, per gli interisti e per i berlusconiani. E per il Mak. Ma poi è ridondante visto che appartiene a due delle categorie precedenti.

Ho deciso che è il caso che io abbia un approccio più sistematico e creativo alla cosa e ho deciso che odio i dinosauri.

Voglio dire, con dinosauri, tutte quelle bestie schifose lì. Ittiosauri, plesiosauri, mosasauri e i pliosauri, che non sono dinosauri, ma ci siamo capiti.

Mi spiego, l'uomo esiste sulla faccia della terra da quanto, 150 mila anni? E prendo dentro anche quando eravamo poco più che bestie, un paio di passi evolutivi dietro a Byfluss per intenderci.
Questi schifosi hanno invece scorrazzato per la terra per CENTINAIA di milioni di anni.

Questo ha delle ripercussioni, la prima delle quali è che mi fa girare le palle.
La seconda, parliamoci chiaro, come si fa a parlare di cristianesimo quando palesemente siamo un puntino minuscolo nei 5 miliardi di anni circa di esistenza del nostro pianeta? E sapete quanto ci tengo alla mia religione e alle nostre tradizioni.
La terza, che poi alimenta la prima, come posso continuare a pensare di avere un qualche ruolo di importanza nell'universo?

Bestie schifose.
Per questo ho deciso di dire no ai dinosauri.

giovedì, novembre 19, 2009

Trovato!






Cesso.
Altro piccolo capolavoro di quando Pippo Franco era ancora un comico.
L'LP era Cara Kiri.

Una dedica




Dedicato al mio caro amico Ergonomico.

martedì, novembre 17, 2009

Le sgarsuline








Le ragazze giapponesi sono per lo più sgarsuline.

Non so cosa voglia dire sgarsuline, in bresciano, con esattezza, ma la parola mi piace. E nella mia testa dà assolutamente l'idea precisa di quel che voglio dire.

E sono abbastanza sicuro che veicoli.

It delivers.

Comunque.

Gambette ignude, introverse, magre.
Hot pants, minigonne, stivali.

Capelli lisci lunghi.
Sempre tendenti al tiratissimo zoppiccano goffamente per le strade di Tokyo.

Durante le mie permanenze in loco ho elaborato una serie di postulati, o assiomi se volete, che vi potrebbero essere utili.

Primo postulato, viste da dietro il 67% delle giapponesi sembra figa, ma è fondamentale vederle anche da davanti. Quella che può sembrare l'agile ventenne, può risultare un'infida quarantenne vestita con i pon pon.

Secondo, quelle belline, sono belline solo se stanno ferme, nel momento in cui si muovono cominci a notare le ginocchia iperstorte e l'incapacità di camminare decentemente.
Hanno quasi tutte un particolare stonato. E non di quei particolari che danno personalità o verve.
Proprio qualcosa che non va, e spesso emerge in movimento.

Quel che se ne conclude è che non bisogna farsi ingannare da immobili sgarsuline che vi danno le spalle. Anche se tirano fuori due metri di coscia e da chiappa a chiappa sono larghe una spanna.

Capito Razzi?

Orologiao








Quand'ero bambino i miei genitori non mi lasciavano guardare Drive in.

No, non è un post in cui parlo di come a colpa di ciò le mie pulsioni onanistiche si siano quindi rivolte a fantasie su Orazio e Clarabella e questo mi crei ancora oggi degli scompensi.

Voglio parlare di umorismo.

Ovviamente essendo stato drive in quello che è stato, nonostante non me lo lasciassero guardare, è capitato che lo vedessi. O quando fuori a cena, o quando da solo, o in età più avanzata.
Ricordo che trovavo particolarmente divertente Beruschi. Beruscao.
Aveva una storia o storiella.
Faceva le facce buffe.
Era rassicurante.

E questa è una di quelle cose che nella mia memoria definisce l'evoluzione del mio senso dell'umorismo.
Ricordo, per fare altri esempi, una cosa che mi faceva morire dal ridere.
Ed era Paperino che, entrando in un hotel, lasciava come nominativo "Signor Cippirimerlo". Avrò avuto sei anni, e ogni volta che rileggevo quella vignetta, ridevo.

Mi domando come sarebbe la mia vita se il mio senso dell'umorismo fosse rimasto così. Più per Beruschi che per Cippirimerlo.
Probabilmente ora sarei tipo il Mak.
Magari più simpatico, ma tipo il Mak.

Ad ogni modo, ricordo quando ho cominciato ad avere la percezione che il mio senso dell'umorismo stava per cambiare, affinarsi.

Ed è legato sempre alla televisione.

In prima istanza a blob, che guardavo perchè facevano vedere i cartoni animati, prima. Ricordo ancora un video di qualche gruppo punk d'assalto che aveva come sottotitolo "andiamo tutti all'oratorio".

E in seconda istanza a Luttazzi su Magazine 3.

Probabilmente tra vent'anni riderò per Pippo Franco e guarderò il commissario Rex in DVD.
La cosa positiva è che posso osservare il Razzi, e farmi un'idea di cosa mi aspetta tra quindici anni.

venerdì, novembre 13, 2009

Casoncelli








Quanto mi mancano.

martedì, novembre 10, 2009

Oedo Line








La odio.

Oedo line di merda.

Dieci rampe di scale mobili per entrare, dieci per uscire.

Il dubbio è che si arrivi al centro della terra, si facciano due metri in treno e poi si risalga a destinazione.

E ovunque si vada, si deve tenere a mente che ci vogliono altri 10 minuti per uscire dalla stazione.

Il mio attuale appartamento si trova proprio sopra una fermata della suddetta linea.

Un motivo in più per cambiare casa.

domenica, novembre 08, 2009

Codardo






Formaggio di fossa








"Una bara in casa può sempre servire.
Eppure la gente solitamente la compra soltanto a decesso avvenuto, a morto caldo.
Io ne ho una persino in cantina, ci metto dentro i formaggi.
Non sai come si conservano bene.."

- L'addetto alle onoranze funebri un attimo prima di regalarmi l'ennesima penna biro.

Pulling a Razzi on you








Lo so.
Vi sto tirando una Razzata.
Sono sparito, assente.

Scusate ma in questi giorni la mia vita giapponese mi sta prendendo più del solito.

E poi non succede nulla di che.

Lavoro.
Incontro porno starlette che girano intro ai loro DVD monografici per le strade di Nishishinjuku.
Incontro lottatori falsi wrestling e le solite sgarzoline giapponesi mezze nude, vestite da Yu, Creamy, Api maya, Arale.
Ho discussioni surreali su mie potenziali nuove case che si concludono "Scusa ma sono confuso, non capisco." e la risposta dell'agente immobiliare "Se sei confuso... allora sono confuso anche io ora!".

Ma soprattutto lavoro.

Ma la settimana prossima sarà diverso, vedrete.

martedì, novembre 03, 2009

Cartelli stradali








.. old?

What's love got to do with it









Qualcuno potrebbe pensare che, vista la scelta di vita che ho fatto, io abbia una cieca passione per il Giappone.
Beh, ci sono cose che invece mi fastidiano, mi addolorano, mi colpiscono profondamente.

Come certi movimenti razzisti, certe manifestazioni di disprezzo verso la cultura occidentale, per esempio leggete cosa è successo la notte di halloween in occasione di una festa organizzata sulla yamanote line.

Da rimanerne sconcertati, affranti.

Ma ci sono cose che odio ancora di più di questo paese.

Come la loro maniacale, sistematica ossessione per impacchettare singolarmente i singoli biscotti.
La quantità di cartacce e rifiuti che produci per mangiarti un cazzo di biscotto o merendina è impressionante.

Oltre al fatto di aprire una confezione di Oreo e trovarsi con CINQUE e dico CINQUE biscotti.



lunedì, novembre 02, 2009

Rapimenti giapponesi








Certi giapponesi ti rapiscono.
Chiedi un'informazione, e la loro lentezza, la loro attenzione alle regole, la loro affettata disponibilità ti ruba il resto della giornata. I bancari. Le poste. I tassisti che si perdono REGOLARMENTE e che non sanno usare il navigatore satellitare.
Credo che in Giappone per fare il tassista basti avere dei guantini bianchi.

In banca. Ore a parlare.
Solo per scoprire alla fine che quello che mi interessava di più, non potevano offrirlo.
O che i documenti che ho, forse non sono sufficienti. FORSE.

Ma la volta migliore è stata quando sono finito per sbaglio al municipio di meguro o sarcazzo invece che all'ambasciata italiana.
Ho chiesto quindi, dov'è?

Il tizio mi ha preso per il braccio, tirato, portato nel suo ufficio. Ogni mio tentativo di liberarmi era inutile, se solo dicevo "ma non serve grazie", mi afferrava, per lui ero un gaijin pazzo che non capiva che mi stava aiutando.
Come se fossi un animale spaventato e lui un veterinario, qualcuno che sapeva molto meglio di me cosa fosse giusto per me e io quasi incapace di intendere e di volere.

Mi sorrideva con accondiscendenza, mi teneva saldamente il braccio.
Ha chiamato tutto il suo team a raccolta, evidentemente era un pezzo grosso, hanno aperto una mappa della città, e hanno tracciato un itinerario. Mi hanno poi dato un indirizzo che avevo già.

Il mio avvocato mi aspettava venti minuti prima.

Ci metto due ore a uscire dal tentacolare municipio, esco, vedo un taxi, salvezza.

Salgo sul taxi e gli dico dove devo andare.
Gli mostro l'indirizzo scritto in giapponese sul mio cellulare (l'avevo dall'inizio).
Gli mostro la mappa.

Mi guarda.

Con quello sguardo da tassista giapponese che non ha capito esattamente un cazzo.
Ha degli splendidi guantini bianchi e mi guarda scoppiare a piangere sul sedile posteriore.

Il gobbo






Non so cosa aveva questa donna, qualcosa di inquietante e insieme di buffo, infantile. Una figura di Ciprì e Maresco al femminile, le rimaneva un cappotto che non le andava più. Una sigaretta in bocca, troppo grossa per le sue magie, rossetto sbavato e orecchini di perle smunte su parole che ti lambiccano la testa fino a che non te la gratti per bene. Un cappotto stretto per l'inverno non le serve più.



Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall'espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
... e nessuno m'aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d'allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.



Alda Merini

domenica, novembre 01, 2009

Per fortuna...



...che dalla sodomia di un asino su una zebra non nasce nulla.
Sennò sai che mostro....

sabato, ottobre 31, 2009

La cina è vicina - part faiv - I ban bao









Durante la conference in Cina uno dei tizi ci parla di COPIGN. Dice che in Cina non si copia solamente, ma è un misto di COPY e DESIGN. COPIGN, appunto.

Abbiamo riso della cosa per giorni. Il concetto in sè ci faceva un po' ridere, ma soprattutto il relatore si chiamava Pon Pon.

Lo smog ci dava alla testa, i ravioli cinesi pieni di zuppa bollente ci urticavano il palato, facevamo a botte con i tassisti, evitavamo sputi e ambulanti. Le nostre giornate trascorrevano così.

L'ultima sera in un centro commerciale sono entrato in un Toys'r us.

E lì ho capito il COPIGN.

Lì ho incontrato i Ban Bao.

I Ban Bao sono i cugini figli di puttana dei lego.
Sono identici, costano un decimo, e sono bastardi. Violenti, maschilisti, militaristi. Se dei lego puoi trovare la casa, la villa, l'ambulanza, la macchina di formula uno, tra i ban bao trovi i carriarmati con cento cannoni, le portaerei, gli elicotteri, i jet, i bombardieri, tutti con un vago sapore di orgogliosamente armata cinese.

Ma i migliori erano i ban bao poliziotti, le illustrazioni sulle scatole, a partire dal logo, violenti, incazzosi, spaccaossa. Vedi quello che scende dalla camionetta, manganello in mano, che ha già un'erezione, lo si capisce dal sorriso, o quelli che trascinano il prigioniero in catene dal motoscafo, una specie di COPIGN del waterboarding, immagino.

Inutile dire che i ban bao sono entrati nella mia personalissima mitologia abbastanza velocemente.

Cosa interessante è che sul sito dei ban bao, ci sono le stesse foto di qui sopra, ma edulcorate.
Nella fattiscpecie, per esempio, il logo è meno incazzoso, e non pare che stiano cercando di affogare il criminale, ma che gli lancino la corda per salvarlo.